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mercoledì 22 aprile 2009

Scendendo la collina dall'altra parte


Attenzione: il seguente post può avere contenuti esistenziali. Assumere con prudenza.

Qui da Sky vedo le persone che si muovono nella vicina stazione di Rogoredo come delle formichine. In una Milano allo stesso tempo affollata e solitaria, i pensieri e le cose da raccontare si accumulano giorno dopo girono e rischiano di far strabordare questo post in un pastrocchio informe.

Scegliere il punto di partenza stavolta è semplice e non può essere che il bellissimo weekend passato a Padova nel consueto regime festaiolo che stavolta si è dedicato al mio traguardo quadrato perfetto. Traduzione: sto parlando della festa in giardino che quei mattacchioni di casa Perin hanno organizzato per il mio compleanno, (il mio compleanno inaugura sempre la stagione del giardino!) con tanto di ospiti misti, Jacopo vestito da cameriere per prendere le ordinazioni sulla farcitura delle crepes, l’immancabile tiramisù e l’immancabile aria di festa pompata dal solito Italian asd. Naturalmente la cosa mi ha fatto un immenso piacere e mi ha fatto dimenticare tutti i miei dubbietti “sarei dovuta restare a Milano, almeno per un weekend??!!”. Già in mattinata Padova mi aveva accolto con un sole fantastico ed un centro pieno di persone, di cani, di bambini, di bici, di bici coi cani nel cestino, di bambini col cane, di bici coi bambini sul seggiolino, di fragole bellissime e a buon mercato, di bici quindi stracariche di frutta e, purtroppo anche di SUV (coi cani e coi bambini a bordo, naturalmente). I regali poi sono stati graditissimi: già il mio coinquilino si è dimostrato molto interessato a Hansa il nuovo gioco da tavola, anche se non abbiamo ancora avuto modo di giocare, e mi sto facendo trasportare lontano da due libri “La mia famiglia e altri animali”, ambientata a Corfù, e “C’è di mezzo il mare” storia di uno che si fa tutto il Mediterraneo in bici. Mentre sono in metrò, mi sento già in Spagna col ciclista e la mia mente vola a mille progettini per le vacanze estive.

Il giorno stesso del mio compleanno non ero invece in un mood festaiolo, quanto più in un mondo tutto mio, nonostante gli sforzi di uno stupitissimo Jacopo (per una volta, no, non è un errore, ho messo la T e non la D ). Mi sentivo esattamente su uno spartiacque. Esattamente come quando vai in montagna e arrivando sul crinale scollini giungendo a vedere due valli diverse, sia quella da cui sei appena salito, sia quella per cui scenderai. Non stai certo attraversando il fiume degli “enta”, però ora lo vedi, merda. Mentre prima sembrava una cosa lontanissima e quasi irreale.

La giornata l’ho passata, in fondo molto piacevolmente, a ripercorrere tutto il tragitto fatto fin qui.

L’aspetto del 5x5 non è semplicemente una particolarità matematica, ma nel mio caso trasborda in un mondo carico di significati più intimi e reali, in quanto potrei davvero segmentare la mia vita di cinque anni in cinque anni, in cui ogni volta cambiava tutto.

Sarò breve: basta snocciolare gli incredibili cambiamenti dei miei 15 anni, l’essere partita per l’Università e il mio rimbecillimento da persona indipendente a persona iperimbecilmente innamorata, per finire con la recente fine degli anni di studio, segnata tra l’altro dall’ennesimo trasferimento geografico. Non esagero nel dire che, come in “Uno, nessuno e centomila” ognuno di questi periodi abbia visto una Margherita molto diversa, almeno apparentemente. I personaggi che hanno popolato le varie zone della mia vita forse conoscono tutti una mia diversa facciata e se si dovessero confrontare su di me non penso che si troverebbero d’accordo su molti punti. Ad esclusione della mia indole, naturalmente, che sempre quella è.

Indubbiamente di ognuno di questi lustri mi porto dietro una barcata di ricordi e un buon numero di amicizie, e mercoledì è stata l’occasione per appuntarmeli tutti nella mente, per scorrere elenchi di persone ed esperienze la cui lunghezza mi faceva capire quanto fossi fortunata. Non che fossi triste, ero solo schiacciata dall’immane dolce peso della nostalgia. E dall’immane meno dolce peso dei tutti i bivi incontrati e di tutte le strade che potevano essere e non sono state perché ho fatto scelte diverse. Di tutte queste scelte non posso dire se in una lunga prospettiva, siano state giuste o sbagliate. Posso solo dire, ripensandoci, di averle fatte tutte, o quasi, col cuore.

lunedì 16 marzo 2009

Menomale che ci stanno Anna e Iva a sdoganare..


Oggi non parliamo dei miei episodi di vita recente, ma di un argomento che ci prende tutti molto di più, indubbiamente. Le polemiche del festival di Sanremo.

Non mi interessa rilevare le polemiche in sé, ma rilevare che esse derivano dal fatto che alcune delle canzoni presenti tocchino temi delicati e sconvolgenti, come l’omosessualità e il sesso senza amore, che mai la canzone la canzone italiana aveva osato menzionare prima.



Eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeehhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh………………………..



Già. Ci voleva proprio Iva Zanicchi per sdoganare questo tema così scomodo e pruriginoso. Rileviamo solo poche piccolissime eccezioni. In fondo Mina nel recentissimo '73 cantava solo

Questa notte potevamo morire

e sfruttare al meglio tutto di noi.

Con il desiderio di non finire mai

l'amore premierà,

due corpi che al pudore,

han gridato fai pietà

non troverai ogni notte

due amanti come noi.

[...]Ci siamo consumati

rischiando la follia

un'altra notte uguale

non si ripeterà.

E certo non ci incontreremo più

come si fa

fra amanti di valore

E che dire di un’esplicitissima Le farfalle della notte del 71, tra l’altro non relegata nel fondo di un lp misconosciuto ma cantata anche in tv nello show del sabato sera all’epoca seguitissimo e amato da tutte le famiglie italiane. Potrei continuare con gli esempi di canzoni quantomeno coraggiose per l’epoca, tipo “Amante amore", “L’importante è finire”, “Inibizioni al vento” ecc.



Qualcuno potrà dire che Iva Zanicchi potrebbe sicuramente avere il doppio degli anni di un eventuale oggetto del desiderio a cui è dedicata la canzone e una così radicale differenza di età non è stata mai proposta all’interno di alcuna canzone. In “18 ans” del '74, poi tradotta anche in italiano, Dalidà (che nessuno sa chi è ma vi assicuro all’epoca essere decisamente popolare) se la faceva con un 18ottenne quando lei di anni, almeno nella canzone, ne aveva 36.


E va bene, di scopazzate qua e là s’è sempre cantato, pensa a Gianna che non perdeva mai un minuto per fare all’amore, ma sempre tra un uomo e una donna, che cavolo!

Bisogna obiettare che non raramente veniva fuori un terzo/a, e non parlo di canzoni d’elitè ma anche di canzoni popolarissime. Non vi viene in mente niente? “Il pensiero stupendo nasce un poco strisciando”. Anche la biscia, secondo la Rettore è un pensiero che striscia.. Però quello di Patty (1977) è un po’ più affollato: "E tu E noi E lei Fra noi" e poi "Vorrei Vorrei E lei adesso sa che vorrei Le Mani le sue E poi un' altra volta noi due [...] E tu ancora E noi ancora E lei un' altra volta fra noi Le mani questa volta sei tu E lei a poco a poco di più, di più..."


Gli “uomini farfalla” di Mia Martini è altrettanto esplicita, e che dire di Renatone e del suo, giustappunto, “Triangolo”???!!!! (del '78)


Vediamo allora quale tema possiamo sdoganare il prossimo anno a Sanremo, caro Povia. Un bel tema etico tipo l’aborto, eheh, pensa che scandalo. Cazzo, c’ha già pensato Guccini in “piccola storia ignobile”. Allora la storia di un transessuale, bella pruriginosa tutta psicologica. Nooooooooooo, c’è già “Princesa” di De Andrè. Ma allora cosa? Un transessuale che abortisce? No, quello è impossibile, cavolo.

Tranquillo Povia, qualsiasi tema, anche toccarsi le tette per esempio, appena approda a Sanremo fa subito scandalo. Alla faccia di chi scandalo l’ha già fatto, e con cose meno banali, mettendoci la faccia più di 30 anni fa.


Il benpensante canticchia le canzoni ma non si ferma a interpretarne una sola riga. Figurati se si era accorto che Patty faceva le cose a tre nella canzone. Al contrario, il suddetto benpensante legge tutti gli articoli che contengono “scandalo” nel titolo e i giornalisti in concomitanza del festivalone non trovano di meglio da fare che sfornarne a centinaia.

Partendo da queste considerazioni, mi sono quindi divertita a scartabellare nella memoria in cerca di tutti i brani con sesso occasionale, omosessualità, orge, e qualsiasi altro tema che può essere considerato scottante in una canzone nella storia della musica italiana e sono sicura di averne trovati alcuni ma dimenticati molti, e che voi volendo sarete capaci di trovare anche più esempi di me. (però “Facciamo Fiki Fiki insieme” diciamo che non vale)



domenica 15 febbraio 2009

Tra Forum, Fantozzi e Creuza de ma

Nuovo resoconto della settimana.
Questa settimana non è successo praticamente nulla, a parte il delirio del povero ratùn e il breve ritorno nel finesettimana al mio paese natale.
Nel frattempo sto scoprendo la bella Milano, ma questo lo sapevate già. Quindi che dire, stavolta finisco il post, ciao a tutti, tante belle cose, alla prossima.

E invece no. Ve piaceva, eh? Invece niente de niente. Vi voglio raccontare che sto leggendo questo libro:

ed è divertentissimo. Nel senso che ho davvero modo di scoprire cose della vita di Fabrizio De Andrè che proprio non immaginavo ed episodi decisamente originali.
Il libro racconta che la casa di Piero Repetto, un ragazzo affetto da una grave forma di paralisi, diventò una specie di circolo dove si riunivano tutte le notte un buon numero di amici e una serie innumerevole di avventori vari. Tra i personaggi che popolavano queste riunioni, Fabrizio De Andrè, Paolo Villaggio e, ogni tanto, incredibile a dirsi Tina Lagostena Bassi


compagna di università di Paolo Villaggio. Entrambi eccelsi studenti, Tina è in realtà più grande e affrontava l'Università pur essendo già sposata ed avendo una bambina ed avvalendosi degli appunti di Villaggio. Tina Lagostena Bassi, conosciuta perchè faceva il giudice a Forum, è in realtà una grandissima donna e un grandissimo avvocato, cruciale nell'evoluzione del nostro paese per quanto riguarda la dignità ed i diritti della donna.
"Stavamo lì tutte le notti, qualche volta si giocava a carte, ma soprattutto era solo creatività. Non si beveva, non esistevano droghe, non esisteva un cazzo; non so come, ma tutte le notti si facevano le sette del mattino. [...] Eravamo di un'allegria assoluta, ogni notte di partiva per la tangente, era un viaggio psichedelico...anzichè rifugiarci nell'alcol, nella droga, ci eravamo rifugiati nell'allegria vera".
Infatti facevano degli scherzi deficentissimi. Uno dei quali riguarda da vicino il Ratùn. Sampierdarena, dove vive il nostro amico, era una volta una dolce spiaggetta piena di ville nobiliari a ridosso di Genova. Nell'ultimo secolo è stata riempita invece di fabbriche, calate portuali e casermoni e (soprattutto fino qualche decennio fa) un bel posto non lo è più.

"All'inizio della primavera andavamo a Sampierdarena, una borgata di Genova ancora oggi una delle cose più atroci che abbia mai visto, di un'atrocità terribile, ripugnante. Io [è Villaggio che parla] fungevo da Cicerone e tutti erano muniti di finte guide turistiche. Si incomincia come dei turisti: "Questo che loro vedono è indubbiamente uno dei posti più belli del mondo!" Quando si era radunata un po' di gente a dir poco incuriosita dalla cosa si iniziava a dire "Che meraviglia! Che bello! Vengano, vengano qua, guardi come si vede bene". E allora Fabrizio o qualcun'altro del nostro gruppo "Guardi, così, apparentemente, sembra una merda. Ma questo è uno dei posti più ripugnanti sulla faccia della terra!".

E poi le amicizie impreviste si moltiplicano: Tenco, Andrea Grillo fratello di Beppe (definito da Fabrizio "sto ragazzino rompicazzo"), Michele il cantante anni 60'. Sì, quello di "Se mi vuoi lasciare dimmi almeno il perchè", pezzo di cui ricordiamo le memorabili interpretazioni del duo "Barbero&Santoni- washing the dishies".

Non solo scopro che questo tale era un intimo amico di Fabrizio, ma che aveva una grande cultura musicale e che da questo punto di vista i due si sono scambiati molto, anche collaborando ad alcune canzoni. Per farvi un'idea: Michele è coautore della musica del "Testamento di Tito", uno dei pezzi che a più diritto rimangono nell'empireo delle canzoni Deandreiane, ma soprattutto nel cuore.

Concludo dicendo che i grandi uomini nascono dalle granzi amicizie. Ma anche quelli "medi" come tutti noi, quando fioriscono i gruppi giusti diventano grandi.
Questo post vuole essere un neanche troppo malcelato omaggio a "casa perin", intesa come crogiuolo di persone, esperienze e soprattutto follia. Non voglio assolutamente dire "Eh, con questa esperienza diventerò una grande come la Lagostena Bassi" (anche perchè Cavaz non è Paolo Villaggio..), voglio solo dire che mi mancate un po'.

martedì 23 dicembre 2008

Chiacchiere da mezzo di trasporto

Tram 20 a Genova, direzione Sampierdarena.
Sono le 17.30 di domenica e vari tifosi tornano dallo stadio. I personaggi principali della conversazione sono due signore anziane con tanto di maglia e sciarpa della Samp e due giovani che daterei sui 17 anni e uno di 12. Non capita spesso di vedere dialoghi intergenerazionali nelle nostre città, e a Genova le due squadre riescono a fare anche questo. All'animata discussione sull'opportunità da parte del presidente Garrone di acquistare altri giocatori e sul fatto che la compagine avversaria avesse vinto con un gol al 93' o giù di lì (i vocaboli sono stati volutamente edulcorati dalla scrivente) partecipavano di volta in volta altri personaggi: signori baffuti, vecchietti e una donna di mezza età con sciarpa blucerchiata vezzosamente attaccata alla borsetta. A volte basta un episodio per capire una città.

Oggi, EurostarCity (cioè intercity con prezzo da Eurostar) per tornare a casa.
Dialogo di signore anziano ma non troppo con giovane signorina.
"La mamma mi ha detto che avrei dovuto prenotare per tempo il treno altrimenti non avrei trovato posto"
"Macchè signorina! Adesso c'è la crisi, la gente non si muove. Il posto lo trovava eccome" (eh, sì infatti io starò in piedi perchè sono pirla che, tra l'altro, ho fatto il biglietto giovedì scorso)
[Seguono varie previsioni infauste sulla crisi]
"Beh, comunque, anche in passato, ora non ricordo quando, ci sono state crisi un po' simili in Italia"
"Oh, no, no. Beh, forse cent'anni fa. Sì, quella del Golfo, di Israele, ma niente in confronto a questa" (Già già. Parliamo di tutti quelli che sono emigrati nel mondo perchè la miseria se li portava via o della fame che c'era anche solo in campagna da me?) "E poi, signorina, questo ancora non è niente, la crisi quella vera deve ancora arrivare, vedrà vedrà, che disastro"

Ora, io non voglio sminuire la situazione internazionale, non voglio assolutamente dire che va tutto bene e il mondo è splendido. Ma a cosa serve essere dei gufi appollaiati sulla vita? Dei gatti neri che provano gusto a dipingere futuri apocalittici e conseguenze quasi ridicole (tipo che nessuno prende più il treno). Questo fatalismo ha fatto male e continua a fare male alla nostra Italia, che invece ha bisogno di un'attitudine alla vita completamente diversa. Perchè credo che questo nostro paese campa e sia campato nonostante tutti gli innumerevoli problemi solo grazie a tutti quelli che hanno saputo guardare con coraggio e costanza alla propria vita.
(Non volevo finire per scrivere una cosa così seria.. sigh..)

lunedì 24 novembre 2008

Baruffe Chiocciotte (Paura, eh?)

"Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
lo, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantanoi ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni."

Dopo essermi bullata con la solita citazione colta, da Montale, andiamo a iniziare questo post, che non so da che parte prendere. Era da così tanto tempo che non scrivevo, che neanche mi ricordavo più dove dovevo cliccare.
Forse, anch'io, come Giulia, potrei proporvi delle riflessioni sul dove andare, argomento riguardo al quale anch'io sento più di qualche malriposta tensione. Tuttavia penso che sia più corretto prima aggiornarvi sul dove sono arrivata.
Ecco quindi, una serie di cazzate (ho solennemente giurato di non dilugarmi) sulla mia situazione attuale.

Beh, sì, mi sono laureata e questo lo sapevano tutti. Nei giorni seguenti alla laurea mi hanno tenuto compagnia vari ospiti, tra cui i Barbieri's al completo.
Ora invece sono in un periodo di vuoto e depressurizzazione totale (della mia testa, s'intende) che, come la città è in questo momento sommersa da una coltre di neve.



La foto mostrata è stata scattata con un regalo meraviglioso che mi è stato fatto da tante persone, compresi molti lettori di questo blog. Questa e le altre foto mostrano la situazione in tempo reale mia e di casa Perin.

La "Hall of Fame" di casa, ormai quasi al completo.


L'ospite d'onore della festa di laurea, ovvero il grande Hulk Hogan, qui fotografato con la sua fidanzata, anche lei venuta a trovarmi, che egli stringe teneramente tra le braccia.


Il ratùn, con felpa tarocca della Samp, mentre si presta alle mie prove fotografiche.

Finisco ringraziando i miei pochi neuroni rimasti e tutti coloro che hanno condiviso con me i festeggiamenti della mia laurea ed erano tanti (ma non sapre proprio dire esattamente quanti).
Un ultimo abbraccio virtuale dalla chioccia al suo pulcino, che in questo momento è molto molto lontano, per tutto quello che hanno condiviso negli ultimi giorni e per i bivi che ci si parano davanti sempre nello stesso momento.

Il tempo è scaduto. Un post in un quarto d'ora! Sìììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììì!!!!




domenica 22 giugno 2008

Per quest'anno non cambiare, stessa voglia di studiare


Ieri entrava ufficialmente l'estate, e fisicamente si è decisamente sentito. Ho passato tutto il giorno sull'orlo dello svenimento, esattamente come adesso. Eppure, io mi sento in una specie di primavera infinita. Quando le preoccupazioni non esistono, oppure, "senti, io la versione di greco non la faccio proprio, tanto, cosa vuoi che succeda?". Ora la versione di greco si è trasformata in una tesi, e, anche se l'esito della seconda è più foriero di conseguenze, non è cambiato niente.
Tuttavia, tutte le mie giornate, sono fatte di eventi irripetibili e di piccoli grandi impegni non derogabili, come andare al mercato, cucinare sughi diversi da pomodoro e tonno, e fare compagnia a chiunque in cucina faccia colazione/merenda/pausa suicidio o quant'altro.

"Perchè sempre allegri sono i buoni,
salvo che per cattiva sorte,
e la gente allegra ama il violino,

la gente allegra ama ballare."


A proposito di eventi irripetibili, vi racconto la mia grande gioia di essere stata venerdì sera al concerto di Branduardi (gratis) davanti al Santo, una location fantastica.
[Ora, piccola digressione, stavo pensando passandoci in bici alla Basilica del Santo. Che è bellissima, ma anche, bruttissima. ha la bellezza dell'indefinibile. Se ci fate caso, praticamente tutte le Chiese che voi vedete potete incastonarle più o meno forzatamente in uno stile: romanico, gotico, barocco ecc. che, con le dovute varianti e misture sono classi decisamente omogenee al loro interno (dicevo giusto in un altro post che le basiliche gotiche son tutte uguali, no?).


Invece il Santo mi sfugge. Non mi va dentro a nessuna scatola. Può darsi che gli studiosi l'abbiano classificato senza il mimino problema, beata la mia ignoranza. Ma per me costituisce una categoria a parte. Così come il giudizio estetico, che rimane indefinibile]
Ma ora torniamocene ad Angelo, simpatico, appassionato ed emozionante. Ha proposto "Infinitamente piccolo", il disco dedicato alla vita di San Francesco.


Io e Giulia conoscevamo già quelle canzoni, credo quasi uniche nella piazza gremitissima, ma son sicura che per lei come per me, è stata un'emozione fortissima, decisamente diversa dell'ascoltarlo in cd. Poi i suoi "grandi successi" ci hanno scatenato, al ritmo forsennato del suo violino. Avrei decisamente apprezzato anche "il violinista di Dooney", ma la sua rassegna è stata comunque fantastica.

"Voglia di stringersi e poi
vino bianco, fiori e vecchie canzoni
e si rideva di noi
che imbroglio era
maledetta primavera."

Ieri invece siamo state al compleanno di Erika, una nostra compagna di scatenati balli caraibici. Ottimo menù, invitati simpatici, nonchè lezioni di merengue e bachata impartite da Giulia ed Erika ad alcuni malcapitati, che comunque si sono mostrati all'altezza della situazione. Del resto il mio ruolo era quello dell'assistente che corregge gli errorri e guarda se uno muove bene il sederone (mica scema!).
Io e Giulia per tornare ci siamo fatte 20 minuti di bici in un'aria finalmente frescolina. Alle 1.30 di notte sul lungargine abbiamo incontrato la Francesca a spasso col cane (in Facoltà non ci vediamo mai e ci siamo incontrate in quel posto a quell'ora..fantastico) e poi ci siamo messe a cantare un intenso repertorio anni 60'-70' a squarciagola, approfittando dell'amenità del posto. Tra un "Una carezza in un pugno", un "Che sarà" e un "In ginocchio da te" ho capito che in certi momenti non c'è assolutamente niente di meglio di alcune vecchie canzoni, checchè ne dicano i critici musicali o i musicisti critici.

E allora mentre parcheggiavo la bici, ripensando alla canzone scritta sopra, ho capito che non c'era il vino, la voglia di stringersi e forse neanche i fiori, però la primavera c'era tutta in quel momento. La primavera che non accenna a lasciare spazio ad un'estate di sudore e frutti succosi di laurea, lavoro, testa a posto. Niente. Solo germogli di inesauribili cazzate. Ma stamattina, nonostante l'afa implacabile ero felice, ero a Messa ed ero piena di gioia, e allora ho capito che è giusto così. Per ora.


lunedì 26 maggio 2008

Take me down to Sigliola city

All'ombra de' cipressi e dentro l'urne
confortate di pianto è forse il sonno
della morte men duro?


Foscolo iniziava così a scrivere appassionatamente a scrivere all'amico Pindemonte "dei sepolcri" ed io così inizio a scrivervi. Da cinque anni mi occupo di verosimiglianza del modello, algoritmi di ottimizzazione e cose simili, ma non ho mai smesso di essere e rimanere "classicista" dentro. Per capire quando ne ho avuto la netta conferma, facciamo un passo indietro.

Ahi! su gli estinti
non sorge fiore, ove non sia d'umane
lodi onorato e d'amoroso pianto.
Dal dí che nozze e tribunali ed are
diero alle umane belve esser pietose
di se stesse e d'altrui, toglieano i vivi
all'etere maligno ed alle fere
i miserandi avanzi che Natura
con veci eterne a sensi altri destina.

Da venerdì a domenica una folta compagnia di padovani è andata a dilettarsi dell'aria toscana su all'Appennino a casa di Jacopo. Sabato la nostra meta è Firenze. Passiamo per il passo del Giogo, e dopo tornanti e frazioni, ville o ruderi in pietra serena, Firenze appare imperiosa dall'alto.



Già da subito mi vengono in mente migliaia di aneddoti e di cose da raccontare su Firenze, che alcuni lettori ricorderanno e che per i miei interlocutori di due giorni fa sarebbero state troppe da capire e noiose da ascoltare.

Proteggete i miei padri. Un dí vedrete
mendico un cieco errar sotto le vostre
antichissime ombre, e brancolando
penetrar negli avelli, e abbracciar l'urne,
e interrogarle.

In preda ad emozioni comprensibili solo a me stessa arrivo a Santa Croce, e le suggestioni sono potentissime. All'interno troviamo una guida volontaria (-> gratis) e incredibilmente appassionata che ci racconta un sacco di cose interessanti e ci mostra un altrettanto gigante numero di cose belle.

Avrei voluto sia sposare il tizio che fermarmi un sacco di tempo dentro, cose entrambi impeditemi dalle circostanze contingenti.

A egregie cose il forte animo accendono
l'urne de' forti, o Pindemonte; e bella
e santa fanno al peregrin la terra
che le ricetta.

Una volta fuori non ho potuto far altro che guardare la piazza, sentire quanto di bello c'è intorno a me e constatare che non potevo sottrarmi ringraziare mentalmente la Duranti e Coltorti (non da soli, in realtà).

- Te beata (=Firenze), gridai, per le felici
aure pregne di vita, e pe' lavacri
che da' suoi gioghi a te versa Apennino!



La promessa è subito scattata con le Muse: quest'estate vado agli Uffizi, a costo di venire a Firenze con la Sita. E ci passo un giorno intero. Immagino che se guardiamo la proporzione di quanti di noi sono stati agli Uffizi nella loro vita, raggiungeremo un numero decisamente lontano da 1. Vi rendete conto che un giapponese a saperlo potrebbe ucciderci, e neanche tanto a torto?

Quanto è difficile rendersi davvero conto di quanto c'è di bello intorno a noi. Di quanto si possa vivere una vita molto più diversa e intensa del "viver come bruti". Questa vita che intendo io non si costruisce riempiendoci ogni serata di cose diverse e di film, di incontri con miriadi di gente, di "come mi piacerebbe andare..". Perchè tutto quello che ho elencato è bellissimo, ma quando si trasforma in abitudine ci serve solo per fare scorrere il tempo senza farci domande, per metterci la maschera e cucircela a puntino addosso, per anestetizzarci il cuore nè più nè meno di una droga qualsiasi.
Vivere in città ti riempe di input e ti ci fa lentamente abituare come chi si abitua a dormire coi binari fuori dalla finestra e quando passa il treno non lo sente più. Resto sempre stupita dalla sensibilità più acuta di chi vive in quel meraviglioso posto di boschi e salsicciata; nonchè dalla nostra, quando ci ripenso, di noi che vivevamo in provincia ed andavamo pure al classico.

Celeste è questa
corrispondenza d'amorosi sensi,
celeste dote è negli umani;


Concludo la narrazione del weekend: dopo la salsicciata di sabato notte, risveglio tardi mentre io silenziosamente sgusciavo alla pieve di Cornacchiaia attraverso il bosco, poi tutti insieme abbiamo pranzato e giocato al Camparino, nonchè ascoltato le schitarrate di Renè.

Ritornati a Padova la serata mi ha regalato la Lisistrata di Aristofane, in un'interpretazione decisamente frizzante che mi ha fatto divertire e pensare. Sì, anche quella di Lorenzo, che non sapevo assolutamente ci fosse anche lui, e che gli vale tutti i miei complimenti. Anche la Lisistrata m'ha riempito di voglia di riflettere, di pensare, di esistere (in realtà dovrebbe riempirti di altre voglie quello spettacolo lì, ma non era giornata..).

Siedon custodi de' sepolcri, e quando
il tempo con sue fredde ale vi spazza
fin le rovine, le Pimplèe fan lieti
di lor canto i deserti, e l'armonia
vince di mille secoli il silenzio.

Tant'è che stamattina ho riletto i Sepolcri. Niente di macabro. Solo chi evita di pensare alla morte non sa tirare neanche un filo della sua vita.

Sol chi non lascia eredità d'affetti
poca gioia ha dell'urna; e se pur mira
dopo l'esequie, errar vede il suo spirto
fra 'l compianto de' templi acherontei,
o ricovrarsi sotto le grandi ale
del perdono d'lddio:

(E anche per oggi, la tesi è andata a puttane..)

E tu onore di pianti, Ettore, avrai,
ove fia santo e lagrimato il sangue
per la patria versato, e finché il Sole
risplenderà su le sciagure umane.

venerdì 16 maggio 2008

Aggiornamenti

Ciao a tutti! Da un po' di tempo vi mancavano mie notizie attraverso questo blog, ma la mancanza di tempo, e il mio solerte impegno per valutare gli effetti della misclassification (ehm...) mi hanno tenuta lontano, mio malgrado, da codesto mezzo informatico. Tuttavia, so che i miei fans hanno bisogno di essere costantemente aggiornati sulle mie (instabili) condizioni psico-fisiche e sugli avvenimenti turbinanti e turbanti della mia vita. In realtà ci sono un sacco di cose che nelle scorse setttimane avrei voluto scrivere e non ho fatto, rimanendo un sacco indietro, quindi vi proporrò vari assemblaggi di cose vecchie e cose nuove, quelle che mi ricordo e che mi va di commentare.

Dall'ultimo semi-tragico post su Parigi, tante cose sono accadute: sono stata a Genova, il ragazzo delle ripetizioni ha deciso di farla finita per sempre con la statistica, ho scoperto che a fare la tesi mi aiuterà Babbo Natale, sono stata a casa, ho incontrato Ela nel bel mezzo di Roma Termini, e svariate altre cose. Ma quello di cui vorrei parlarvi oggi sono i paesaggi: (ringraziamo comunque tutti quelli che sono arrivati fin qui, anche se dopo l'ultima frase passeranno ad un'altra pagina web).
Sono stata sempre un po' tronfia nel ritenere le mie colline di una bellezza unica o quasi, nel considerare insostituibile nel mio cuore ciò che si vede dalla casa di mia nonna, piuttosto che da una delle tante strade di campagna che percorro durante le mie passeggiate. Effettivamente, stare qui in mezzo a codesta acquitrinosa pianura non aiutava...
Il caso, tuttavia, mi ha presentato in pochi giorni una sconcertante serie di controesempi.
Dovevo essere particolarmente rilassata decollando da Treviso per Paris (forse a causa dell'estenuante ritardo) perchè per una volta mi sono concentrata sulla sensazione unica di alzarmi in volo sopra qualcosa. Visto che era quasi notte, anzi notte, quello che vedevo era un'impressionate reticolo di luci. Che piacerebbe a un geografo curioso perchè già da quello puoi capire l'organizzazione di tutto un territorio. Da lì sopra capivi quali erano lampioni di strade molto trafficate, di quartieri residenziali, o quelli giallognoli di piste ciclabili solitarie che corrono in mezzo al nulla. Da là sopra cominciavo quasi ad apprezzare la terra veneta..

Dopo tanti anni di vita ed esplorazioni solitarie e curiose in quel di Genova, m'ero persa una delle parti migliori: le colline di Promontorio e Belvedere, sopra Sampierdarena, a due passi dalle Mura degli Angeli e dal Cimitero della Castagna. Più che altro, vedere una valle completamente verde e rigogliosa a Genova, fa un certo effetto. E da lassù è davvero bellissimo, perfino vedere i grattaceli di dubbia gradevolezza estetica davanti al mare. Merito del mitico libro "Andar per Creuse" della Corinna Praga, trovato dopo milioni di ricerche estenuanti tra libri vecchi/usati/improbabili, che avranno stressato Seb, Cri e Ja, venuti in giro per Genova con me. E poi ringraziamo anche Ja che m'ha pazientemente accompagnato nella scarpinata a Belvedere/Promontorio (e però ha potuto vedere itinerari millenari e incroci medioevali). Bravo lui!

Al ritorno da Genova, poi, un incidente ci ha costretto ad uscire dall'autostrada a Brescia Est. Rientriamo a Desenzano? Noooo c'è coda al casello (che furbi). Rientriamo a Sirmione? Noooo il cartello annuncia rallentamenti (mangiamo pane e volpe noi la mattina). Rientriamo a Peschiera! Eccoci allora mezzi spersi nella "strada dei vini e dei sapori del Garda", completamente immersa nella morbida campagna dei colli morenici in fondo al Garda. Certo, le altre macchine avranno sicuramente fatto prima di noi, ma è stato un bell'intermezzo che per qualche minuto ci ha trasportato in una realtà parallela.

Domenica scorsa, invece, è venuta a trovarmi la zia ed io ho deciso di portarla su ai colli euganei insieme a Jacopino. Non potendo arrivare fino ad Arquà Petrarca per mancanza di tempo (che tra l'altro anche stavolta ci siamo persi per campi), ci siamo fermati a Teolo per un giretto panoramico. Carini, nè, stì colli euganei che abbiamo pure mangiato pantagruelicamente in un'osteria grigliosa in quel di Torreglia. Anche il clima era decisamente più affrontabile di Padova, la cui afosità mi sta già uccidendo lentamente.

Infine, ieri andando a Roma per i miei consueti mali un po' immaginari un po' no, sono stata svegliata a Spoleto dalla voce roboante "prossima fermata Spoleto". Prima della stazione di Terni, di cui salutiamo un simpatico abitante di nostra conoscenza, sono stata colpita da una natura montagnosa e alberosa di incredibile bellezza. Un paesaggio che rinfresca l'anima e che ti fa pensare come è bello essere legati a una roccia, a una collina, a una montagna, a un mare. Ed ognuno di noi così sparsi per l'Italia, così progettuosi di giri strani e tesi all'esplorazione ed allo stanziamento temporaneo in Europa e oltre, lo è.

sabato 12 aprile 2008

La cosa indaco, la campagna verde e il corso ciofecus



Domani si vota ed io non ho le idee molto chiare. Ho l'impressione, come succede a molti, di essere delusa da tutte le forze politiche in campo, e di aver scelto per pura esclusione. Temo che l'unica soluzione sia fondare un partito femminista, di cui a breve vi arriveranno le tessere a casa.
Certo, un bel problema sarebbe la scelta del nome. Per aiutarmi nella difficile questione si è scatenato un utile dibattito con altri esponenti politici di spicco quali Vally, Laura e Giulia Chiarelli. LaQuaglia, infatti, venuta a conoscenza del nascente nuovo partito, cosa di cui in Italia si sente sempre fortemente la mancanza, ha d'istinto consigliato "la cosa rosa".
Sì, vabè, ma basta questi stereotipi maschietto/femminuccia, dobbiamo essere innovativi, quasi trasgressivi... "la cosa azzurra!"... No, beh, azzurra meglio di no..
"la cosa viola?" No, troppo macabra, quasi quaresimale
"la cosa verde?" uhm..troppo padano
"la cosa lilla!"..quello fa Vladimir Luxuria, consiglia saggiamente la nostra Laura.
No no, ci vuole un colore caldo, ma non stucchevole. Un colore bello. Passando per il ciclamino, eccomi arrivata all'indaco, ultimo particolarissimo colore dell'arcobaleno.
A parte queste idiozie penso che quando a qualunque questione politica che riguarda noi donne smetteremo di appiccicare l'aggettivo "rosa" sarà un gran passo avanti per le nostre teste.

Sono tornata a casa ieri e mi sono ritrovata davanti uno spettaccolo che mi ha tolto il fiato.


(Altre foto su questo bel blog, che piacerebbe a Rotolo)

La nostra campagna in questo periodo si veste a festa, e il paesaggio dei colli così morbido e vario ti rimette in pace col mondo intero. Le colture di grano sono di un verde intensissimo e squillante. Ma, guardandosi tutto intorno, è incredibile quante sfumature di verde si possono riuscire a contare: questo davvero penso sia un record della mia terra! Da quelli più vivaci dell'erba a quelli più o meno cupi degli alberi: i cipressi, gli ulivi, gli arbusti, gli alberi da frutta coi fiori bianchi. E poi gli sterpi e le erbacce dei greppi, i fossi in lontananza rigogliosi di vegetazione, le vigne sparse sul dorso pacioso dei colli. Oggi io e nonna siamo uscite dietro casa sua e ci siamo affacciate alla balconata. In lontananza la striscia netta e azzurrissima del mare, da Senigallia a Falconara come minimo. Più vicino a noi Morro d'Alba mollemente appoggiata sul crinale. Tra noi e l'altro paese altri crinali, case di campagna, orti, campi, fossi, ognuno prezioso di una sfumatura diversa.
Il fatto che parlo sempre di Genova non significa che non ami la mia terra. Posso provare a descrivere a parole ciò che provo per Genova. Ma l'amore viscerale per i miei campi non si parla e non si spiega. Si sente e non ci si scappa.

Certo, i paesini della vallesina brillano per il verde dei loro campi, ma non per le opportunità intellettuali e di svago offerte alla loro non vasta popolazione. Ieri ho pensato di accompagnare i miei al loro corso di balli caraibici che hanno organizzato nel mio paesino, approfittando delle mie ormai elevate capacità. Ecco, diciamo, che d'ora in poi, se ci lamentiamo di Eugenio, il maestro cus facciamo un delitto. per carità, ognuno ha i suoi metodi, ma penso di non aver fatto mai attività così tanto ripetitive finora. Probabilmente lavorare in una catena di montaggio è più divertente e creativo: la stessa figura (lunghissima) ripetuta allo sfinimento, fisico e psicologico, ogni volta con un partner diverso. Mentre i maestri, con una verve degna di Paolo Vanin (chi ha seguito microeconomia sa di cosa parlo), ripetono ossessivamente i vari passi da fare. Non parliamo poi del loro tentativo di spiegare il passo base del merengue ai malcapitati. è bello però vedere come i miei concittadini ancora partecipanti al corso (decisamente pochi) si divertivano lo stesso, riempendosi di battute idiote a vicenda e cogliendo comunque l'occazione per muoversi e rilasciarsi. Essere "campagnoli" significa anche saper valorizzare il poco, e io, non cambiata nel dentro, mi rimetto nella definizione che da di sè Guccini in una canzone "sempre un momento fa campagnolo inurbato".

Cavolo, adesso che lo rileggo..anche questo è stato un post geniale! Se continuo a scrivere cose troppo belle sul blog..inizio ad avere paura..ASD

giovedì 28 febbraio 2008

Crisi esistenziali

Comincio mettendo un asd, non vorrei mai che voi fraintendeste pensando che questo sia un post serio: asd asd.

Ultimamente sento parecchi di voi e di altre persone che dicono di avere problemi esistenziali, crisi di personalità e cose simili. Io invece in 23 (quasi 24) anni (anzi compleanni, se no Rossi si incazza asd) non ho mai avuto particolari momenti difficili dal punto di vista personale. Cioè, a meno che non mi sia successo qualcosa di brutto o di grave, non mi sono mai posto problemi sulla mia vita e sul mio futuro. Eppure ho dovuto già prendere decisioni difficili (una su tutte, venire a Padova a fare la specialistica). Perchè tutti hanno crisi e io no? Sono un alieno? O sono gli altri che interpretano male la vita? La vita è un dono meraviglioso, dobbiamo godercelo finchè si può, non rovinarla pensando alle numerose scelte che dovremo fare per farla rendere al meglio. (poi ovvio che queste crisi occupino l'1% del tempo di chi le ha, mentre il restante 99% è felicità, però anche quell'1% per me dovrebbe essere cancellato).

Insomma cari amici basta pensare a se fare il dottorato o andare a lavorare, basta pensare a dove andare a vivere e con chi, basta dubbi: si sceglierà quando arriverà il momento. Per ora asdate e godetevi questo ultimo periodo di università che poi tempo per il cazzeggio non ce ne sarà più così tanto!!!

Ratùn

P.S.: ho scritto questo post così Cavazz non rompe asd
P.P.S.: ho scritto questo post perchè ho una crisi: domani NYMAN o SULLIVAN??? asd asd

venerdì 22 febbraio 2008

Vota Antonio vota Antonio (Cassano o il collega tutor? bah)

"Allora, alle prossime elezioni?" "Come la vedi tutta 'sta cosa della politica adesso?" "Hai visto come siamo messi?". Ecco, queste le domande più frequenti che mi vengono rivolte da un po' tutte le categorie di quelli che conosco (nonne, conoscenti, compagni dell'università, mezzi sconosciuti ecc.). Ma io, per rispondere, non ho più parole. Francamente non riesco più a esprimere anche solo più una mezza frase di previsione, di speranza, di fiducia nel mondo politico italiano. [Ma vorrei sottolineare nel mondo politico, che il mondo degli italiani veri, di quelli che conosco, di quelli onesti, di quelli di tutti i giorni, di quelli che lavorano è sempre andato avanti indipendentemente da (anzi nonostante) quello che fa la nostra classe dirigente]

Non avendo più parole, mi affido a quelle della sciura Mina.
Non smetteranno mai di scherzare se non li fermeremo. Mi riferisco alle recenti «performance» politiche bianche rosse e verdi. E mi sembra già di vederli insorgere a denunciare il qualunquismo di tutti quelli che proprio non ce la fanno più a credere, sopportare, ascoltare.

Vorrei gentilmente inviare qualche improperio bilaterale o omnilaterale, tanto per non fare confusioni né esclusioni, a tutti quegli uomini che parlano di sé invece che di noi, del loro futuro invece che del nostro. Vorrei dedicare un’altrettanto gentile maledizione ai loro colpevoli e conniventi amplificatori cartacei e audiovisivi dai quali viene loro concesso di urlare e sbracciarsi nel tentativo di spacciarsi per difensori dei nostri interessi. Vorremmo avere il diritto alla non informazione per un momentino piccolo a piacere. Desidereremmo restare in pace durante una pausa di riflessione. La loro intendo.[...]

E ancora..

In politica, ogni certezza diventa un po’ più incerta e il senso di giustificazione può, incolpevolmente, essere ampliato fino al limite ultimo della legalità. Il politico, cultore della pratica della mediazione e del compromesso, si può concedere ampi spazi, ma non può prendere in giro «chicche e ssia», come diceva Totò. Altrimenti non sarà odiato soltanto dall’anarchico e dall’individualista, ma da tutti. Mi vien voglia di sperare che non si riaffacci nessuno, con camuffamenti costituzionali, a reiterare inefficienza, quando va bene, o disastri, se la dea si sbendasse.

Non mi abbandona un presentimento. Non smetteranno mai di scherzare se non li fermeremo. E se qualche intelligente mi vuole zittire, sono a disposizione.

Già che ci siete, beccatevi anche questo, e, già che siamo a 30 facciamo 31, andate a scoprire cosa potete regalarmi per le occasioni future non prossime.

P.S. Mi scuso per aver imperdonabilmente dimenticato di allegare al mio ultimo post i complimenti e le congratulazioni per il pulcino che mano a mano esce dal nido e fa i suoi primi passi sulla paglia, come l'incredibile step formativo di fare l'orlo ai pantaloni. Neanche mamma chioccia sa farlo (non sa neanche attaccare un bottone, precisamente), ma ha una giustificazione: sarà il ratùn ad imparare questa nobile arte, essendo io già avvezza allo stiraggio.
Ma ritorniamo al pulcino, il cui cammino verso la maturità e l'indipendenza va di pari passo con quello del suo giovane computer Pino. Me ne compiaccio, caro pulcino, ma hai visto che avevo ragione io che non potevi andare avanti senza orlo?

giovedì 21 febbraio 2008

Civiltà scomparse

Vanno di moda le civiltà scomparse. Canali in chiaro o satellitari ci propongono ogni sorta di speciali su egizi, assiro-babilonesi, popolazioni pre-colombiane e tribù varie ed eventuali. E molta gente, della precedente come della mia generazione, si interessa e si appassiona a tutti i misteri ancora da chiarire riguardo la vita, l'organizzazione, la primitiva tecnologia di questi uomini. è bello, ed è importante: arricchiamo la nostra cultura conoscendo altre culture (scusate il gioco di parole) e impariamo anche qualcosa di scienze varie, che c'è sempre l'esperto che ti spiega come gli scienziati hanno fatto a scoprire questo o quell'altro.
Quello che ho scritto fin qui non era sarcastico. Anche a me piace farmi domande e cercare risposte sui modi di vivere di tante civiltà, del passato o contemporanee, anche se non guardo mai i documentari. Però vorrei saperne di più anche su un'altra grande civiltà, scomparsa nel nulla e abbastanza all'improvviso, di cui nessuno parla mai: la civiltà contadina (con questo termine non voglio intendere semplicemente rurale) di 50 anni fa.
I miei coetanei ascoltano Alberto Angela parlare (che parola grossa) dei riti sacrificaoli dei maya, e non si accorgono se sta passando accanto a loro un testimone oculare di un'altra grande civiltà scomparsa. Alla nostra generazione non gliene frega niente forse proprio perchè non c'è nessun mistero insondabile sotto, visto che basta chiedere ai propri nonni. Invece spesso ai nostri nonni gli chiediamo solo "come stai?" sì e no rimanendo in attesa della risposta.
Forse la generazione successiva, quella dei nostri figli, si appassionerà all'argomento, quando ormai l'intera schiera dei "testimoni oculari" non ci sarà più. E forse ci rimprovererà di non esserci sbattuti, di non esserci fatti domande e di non averle fatte a nostra volta a chi poteva risponderci. Forse quella generazione sì, si appassionerà, considerando esotico e introvabile qualsiasi oggetto di comunissimo uso fino a pochi decenni fa. Apprenderà della struttura familiare dei fenici, come di quella dei suoi più vicini avi, dalla tv.
Ma io vorrei che mio figlio sentisse da me, e non dal prossimo discendente degli Angela, cos'è il pertigaro (nel mio dialetto una specie di aratro) e la storia di come i nostri nonni e zii si sono innamorati, si sono sposati ed hanno messo al mondo figli. Non mi resta che "ascoltare", e non nel senso di fare sì con la testa e dire "beh, certo" ogni tanto, chi ha cinquant'anni più di me. A volte si impara più che a certe lezioni in facoltà.

mercoledì 13 febbraio 2008

Alla mia fedele compagna tutta viola

Care ragazze di casa Perin, un dato salta all'occhio rispetto all'anno scorso, quell'ottobre in cui ci siamo trovate tutte qui: le nostre bici sono più vecchie. E, beh, anche noi.

Le bici nuove appena le compri sono tutte lucide. L'idea che si sporchino non ti sfiora nemmeno. Figuriamoci quella che si rompano. Invece, pur esistendo bici più resistenti ed altre più sfigate, non ho mai visto una bici non rovinarsi col tempo. Non ho mai visto una bici, già un po' usata, senza colpi sul telaio, dinamo che si arrugginiscono, parafanghi storti sbattendo di qua e di là, cigolii sospetti, freni andati, strati di polvere. E va bè che il vecchino della bici te la aggiusta o gli amici ti rinfilano la catena che si era tolta in piena notte in una strada del centro: la tua bici è comunque più vecchia.
Ora, ci sono delle persone che rinunciano a comprarsi una bici, per paura di furti o danni. E non capiscono che, entrambi, sono ampiamente ripagati dalla comodità di andarci sopra, sulla bici. Ecco, queste persone sono degli emeriti cretini.

Eccoci qui, scricchiolanti, acciaccatelli, pieni di segni di graffi o urti, nessuno escluso, ma ancora perfettamente funzionanti.
Branduardi cantando "che la gente buona è sempre allegra, salvo che per cattiva sorte" mi ha fatto pensare l'altro giorno a quelle persone piccole grandi ordinarie-straordinarie che mi hanno lasciato capire la loro forza e bellezza di vivere una vita col sorriso in bocca, sempre, quando si può. Viva loro!

domenica 3 febbraio 2008

Droghe devastanti

Gli anni del liceo, non so se avevo qualche droga in corpo, ma spesso, amando fare un sacco di cose e dovendo anche, nel tempo libero da queste, studiare, pescavo un'energia incredibile chissà da dove per fare tutto. Di sicuro non la pescavo dalle mie scarse ore di sonno nè dalle ore di ozio (ma esistevano quella volta? cazzo, internet non aveva fatto ancora il suo effetto).
[Un bacio, se stessero leggendo, a chi era anche peggio di me da questo punto di vista...]
Non sapevo dunque se fosse qualche strana sostanza psicotropa somministratami senza che ne fossi consapevole a riempirmi di energia e voglia di andare avanti, ma, nel caso, il somministratore misterioso dev'essere tornato di soppiatto. Eccomi da qualche giorno, infatti, a chiedermi, come non facevo da un lustro almeno, "quest'energia da dove mi esce fuori?". Le 3.45 ore di sonno di stanotte non mi hanno ancora steso. Anzi, mi sto impegnando con vigore nell'esame del codice R usato nelle lezioni di statistica laboratorio.

Ieri sera mi è sbucata da chissà dove anche una cosa di [ginocchia che fanno giacomo-giacomo] 8 anni fa..il sorprendermi a guardare la mia vita con commossa partecipazione sulle note di Otherside. Che fosse su un pulman diretto presumo in quel di Siena, o in un locale di Padova che da punto di vista strettamente razionale considererei l'inferno su questa terra, essa [=la mia vita] mi appariva come qualcosa di straordinario che mi stava scivolando dalle dita e al tempo stesso mi apparteneva forte. E di cui comunque potevo davvero sentirmi soddisfatta.

[In cuor mio, ma forse no, è solo una teoria strana e visionaria, credo di aver sempre saputo quale strana sostanza mi circolasse allora e circoli ora nelle vene. Lo so che è un sacco trasgressivo dirlo, in questi tempi, infatti quasi quasi mi vergogno. Credo fosse gioia..ma non ditelo a nessuno, che ormai è considerata quasi più pericolosa e devastante della coca]

Infine volevo fare un momento -elogio all'artista- in pieno stile chioccia. Solo che questa volta l'"artista" vi sorprenderà un po', almeno rispetto a quello che uno s'aspetta da me. Kylie Minogue. Posto che le canzoni fanno schifo, con le ovvie eccezzione di Can't get out of my head e In your eyes. Ma vi rendete conto che nei suoi video c'è una coreografia?? è una cosa inaudita, al giorno d'oggi. E si prende la briga di vestire sè stessa ed i suoi ballerini in maniera, diciamo così, sperimentale, quando basterebbe denudarsi a caso e fare mossette allusive? Peccato non l'abbiano messa ieri sera, altrimenti sarebbe stata l'apoteosi.
Buona domenica, ritorno al codice

mercoledì 30 gennaio 2008

C’è una dolcezza giù nella vita che non cambierei con niente...

...di ciò che appartiene al cielo", scriveva Giuseppe Conte, "E’ quando chissà da che fra due bocche estranee fino ad allora cominciano i miracoli trepidi d’aurora dei baci”

Anch’io, come il poeta, sceglierei nella vita qualcosa di dolce e insostituibile, anzi due cose. Ve le propongo entrambi, così potete scrivere nei commenti quale secondo voi è la principale tra le due, o proporre qualcos’altro che ritenete altrettanto insostituibile e io ho dimenticato.

Vedere un amico che si rialza dopo una caduta, che riapre gli occhi dopo un momento di buio, che sceglie un sentiero dopo un momento di assoluto smarrimento. Che sente una felicità immanente e ritrovata o, altrettanto dolce, percepisce una speranza della stessa.

Non proprio essere innamorati. (Cioè, anche quello è altrettanto bellissimo, però non è ciò di cui sto parlando ora). Ma essere innamuricchiati. Quando senti che nasce un qualcosina che non sai assolutamente classificare. E senti anche dall’altra parte un’affinità e un piacere immane nel parlare insieme anche solo di krapfen con cioccolato dentro. Quando ti scopri a pensare ad una persona in momenti impensati della giornata, senza però esserne ancora rincoglionito e “impregnato” come quando sei innamorato perso. Il Vorrei..,non vorrei…, ma se vuoi…[E soprattutto tu,vuoi? oppure no? No, famoce a capisse, perché quella sera lì 5 giorni fa mi sembrava proprio di sì…a devo essere io che mi sto bevendo il cervello…eccettera eccetera]

Quale di queste due sensazioni colora di più l’esistenza umana, secondo voi?

lunedì 21 gennaio 2008

Torniamo a parlare di noi..

Da tempo il blog non riflette quello che succede nel suo rovescio della medaglia non virtuale: il pollaio!! Tempi armonici al pollaio, se si esclude la preparazione degli esami che assorbe gran parte del tempo e dei nervi di chioccia e pulcino, due esponenti di un certo livello della comunità pollica.

Ma quanti nuovi esponenti, invece, dalla comunità europea! E che esponenti! Greide (sperando di aver scritto giusto) dalla Lituania, e Charlotte e Anita from England.

Le polle nostrane sono rimaste davvero colpite dalla loro gentilezza, dalla loro disponibilità, e soprattutto dalla loro comunicatività e voglia di parlare con noi. Nonostante le provenienze, infatti, chiaccherare insieme è davvero un piacere. Merito della dimestichezza con le lingue delle ragazze (chi parla francese, chi parlucchia qualcosa di italiano ecc.) e degli sforzi di moderare accenti e velocità per rendersi comprensibili agli altri.

Loro sono gentilissime, ma anche noi non scherziamo a premure... con Anita, colpita dall'influenza, siamo già entrate in modalita "mamma italiana", propinandogli minestre, medicine e i soliti consigli gratuiti!


Ieri sera, come apice a quanto appena raccontato, una serata ben riuscita. Avevamo invitato personaggi eterogenei tra loro, discreta parte dei quali non si conoscevano tra loro; eppure i vari personaggi si sono ben armonizzati tra loro, con soddisfazione tronfia delle pennute padrone di casa. [In realtà, se anche tu sei eterogeneo, ci stai un minimo simpatico (anche solo un centesimo di quanto ci è simpatico Rotolo) sappi che avremmo voluto invitare anche te. Solo che lo spazio è quello che è. E soprattutto, ultimamente, sommando quelli che vanno invitati a priori perchè abitano in casa, perchè sono morosi o perchè sono Rotolo si raggiunge un numero sufficente a riempire la cucina (anzi, il numero massimo di persone che della gente normale accetterebbe in una cucina come la nostra). Prima o poi sarà anche il tuo turno..considerala una minaccia]
Così, ieri sera, dopo un momento di stallo, in cui non sapevamo cosa fare, aspettandoci che le straniere si defilassero come facevano le altre che abitavano con noi, e non accadendo ciò, abbiamo preso il toro per le corna e deciso di giocare ai lupi ...in inglese!!
La performance linguistica del nostro amato master è stata superba, coniugando chiarezza espositiva, letteratura pura e dinamicità nei suoi discorsi.

In realtà la comunione linguistica di casa nostra forse è solo una metafora, un'immagine, la parte visibile di qualcosa che questo periodo c'è in me e si fa sentire. Una strana armonia, comunione con gli altri, gioia di riempire le giornate. Dal punto di vista dell'attualità, è un momento in cui prevale il pessimismo. In tutti. E non posso certo fargliene torto.
Ma ogni volta che mi è capitato, e sono state tante, di considerare i tanti problemi che affligono il nostro paese e la nostra società, ho cercato di sbrogliare la matassa, di intravedere una soluzione da qualche parte. E non ci riuscivo: troppa inevitabile disonestà, troppo corruzione ormai incacrenita ed ineliminabile. Ed anche in chi verrà dopo di noi e ci sostituirà.
Va tutto male. E niente servirà a niente per rimediare.
Però.
Se fosse davvero così. Perchè tanta gente buona intorno a me? Perchè tanti ragazzi che si fanno ancora progetti per il futuro, sono felici di stare insieme, si aiutano a vicenda? Quante persone oneste conosco e ho conosciuto. Quante continuano giorno per giorno a fare il loro dovere, anche quando è noioso e controproducente. Magari anche credendoci.
In tutti loro rivedo l'armonia che vi dicevo c'è ora in me. Grazie.

sabato 29 dicembre 2007

Family day

Per questo nuov post improvviso, ma vi anticipo già che girerà intorno al macrotema della famiglia. Siamo sotto Natale, sono a casa, cosa c'è di più attuale che parlare di famiglia?
Tantopiù che proprio oggi, andando a Messa, si festeggiava la Sacra Famiglia. C'è anche qualche frasetta della lettura di San Paolo (che peraltro è toccato leggere a me..ufaufa) con cui non sono propriamente d'accordo. Ma, bontà sua, diciamo che le abbia scritte a causa dell'influenza della cultura del suo tempo, e basta.. Se siete curiosi, visto che spesso parlo di cose senza dire di cosa di tratta, vi lascio qui il link (http://liturgia.silvestrini.org/letture/2007-12-30.html).
C'è poco da fare, quando si parla di famiglia, perchè questa sia Famiglia nel vero senso della parola, non ci vuole il rispetto di rigide regole esteriori e precise norme di comportamento, nè il ritagliarsi addosso ruoli ben definiti, non ci vuole neanche un albero genealogico elegante e ben delineato. Ci vuole semplicemente amore. Amore inteso non tanto in maniera romantica, alla Barbie&Ken o alla famiglia del Mulino Bianco. Ma più come sopportazione dell'altro e degli altri nelle loro bassezze quotidiane. E ancora di più, il voler investire in quelle bassezze, il saper costruire da un insieme di bassezze e difetti che ben combinati possono creare cose incredibilmente alte.
Io, ad esempio, penso che nella mia famiglia, che non è esattamente una famiglia del Mulino Bianco, ma più propriamente una gabbia di matti, ci siano punte di amore incredibili e probabilmente anche poco visibili "ad occhio nudo". Non a caso, commentavo in maniera esaltata il pranzo in famiglia dell'altro giorno, nell'ultimo post. Diciamo che mancava qualcuno, altrimenti non sarebbe stato un pranzo in famiglia, ma in Famiglia, con la F maiuscola. Ma ho capito quanto la gabbia di matti stia vivendo un bel momento, e soprattutto quanto sia importante accorgersene, visto che tendiamo a dare per scontato qualsiasi cosa.

Domani "cambio famiglia" per un po' di giorni. Vado dagli "acquisiti". Il blog resta chiuso per un po', ci risentiremo a partire da martedì. In realtà mi mancano altre mie "famiglie" [giacchè dicevamo che per fare famiglia non è necessario un albero genealogico, ma bastano quintalate di affetto], come ad esempio quella di Padova (ma è solo un esempio, ce ne sono anche altre ;-)).. Mi mancate tutti ragazzi...Momento commovente e strappalacrime..

Annuncio! Annuncio! La premiata ditta (a conduzione familiare, appunto) Barbieri&Santoni vi aspetta tutti, i primi giorni del nuovo anno per una cerimonia attesissima e scoppiettante.
Macchè matrimonio!! Vi sembra che io possa sposare uno come Jacopo???!!!
Stiamo parlando dell'assegnazione e della consegna dei Commo d'oro (piccolo riferimanto a un film che non tutti coglieranno..).
La succitata ditta, vuole valorizzare le realtà che vive e vede intorno a sè, e quindi, per ogni particolare categoria, premierà l'individuo che più si è distinto nel corso dell'anno 2007. Tra, ci teniamo a precisare, tutti quelli che conosciamo.
[Aspettatevi, quindi, di non conoscere la totalità dei vincitori, ma un loro qualche sottoinsieme]
Ma chissenefrega! Seguite pedissequamente il nostro blog, tramite cui decreteremo i fortunati ad aggiudicarsi l'ambitissimo riconoscimento.

A proposito di famiglia, cioè, in realtà non c'entra veramente un beatissimo torroncino ricoperto, questa sera su raiuno alle 21.30 ci sarà "Colazione da Tiffany" con la mitica, ma che dico mitica, immane Audrey Hepburn. Film che io mi fionderò a vedere, naturalmente.

Non posso chiudere il post senza augurare a tutti un gioiosissimo 2008. (E Buon Capodanno). A prossimamente...

mercoledì 19 dicembre 2007

Piccoli pensieri natalizi

Oggi il mio pensiero è andato su quante opportunità ho ed ho avuto la fortuna di avere finora.

e' un peccato che certi pensieri vengano solo a Natale.

Mi riferisco alla fortuna di ascoltare le canzoni di Guccini, di giocare con R, di guardare nei suoi occhi e capire che capisce, di conoscere il sapore del pandoro con la crema di mascarpone, di aver visto il tramonto avanzato e violaceissimo sulla campagna veneta, di aver provato la sensazione di essere innamorata.

mercoledì 7 novembre 2007

Il gruppo di studio

Al corso per "tuttor" ci presentarono lo strumento del gruppo di studio. In cosa consiste? C'è un tutor che non trasmette contenuti, ma fa da "coach" ovvero organizza e supporta il lavoro degli altri. E poi ci sono i partecipanti, che, di appuntamento in appuntamento, si preparano ed espongono agli altri particolari argomenti della materia che si sta trattando. Non è un corso, dove uno più bravo di te ti fa vedere come fare le cose e tu lo copi, è un modo di imparare insieme agli altri quello che devi studiare ma soprattutto come studiare.

E' ormai evidente che non farò mai un GdS di Calcolo, nè di Analisi, nè tantomeno di Statistica cp. (Anche colpa vostra, che, a parte alcune eccezioni, non avete partecipato al mio dibattito appositamente creato sul forum, su cosa potesse fare un tutor per la gente della specialistica).

Però una cosa ancor più bella sarebbe quando non la Facoltà, ma un gruppo di amici si organizza per un "gruppo di studio". Non di Calcolo, nè di Analisi, nè tantomeno (purtroppo per voi) di Statistica cp. A me piacerebbe farne su Dio, o sul "teatro-canzone" di Gaber. Oppure uno sul ballo, in cui ognuno porta le proprie competenze, dal caraibico, al classico, al moderno e via così. Oppura sulla lettura collettiva de "Il secondo sesso" di Simone de Beaouvoir. O, ancora, sulla storia della matematica, o sui Structural equation Models. E a voi?
(Si è capita la domanda?)

Chioccia

martedì 6 novembre 2007

Ghe sboro!

Per la prima volta nella mia vita sono "preoccupato" per gli esami: voglio darne 3, di cui uno punto a copiarlo, un'altro non è da studiare in quanto si espone una relazione e il terzo è da studiare ma chiede solo cose generali (e pare dia 30 a chi ha seguito... basta che non faccia come De Sandre che invece mi ha dato 29). Tutto tornerebbe a mio favore, visto il livello di fancazzismo che mi perseguita. Però non so se riesco a fare tutto, perchè oltre a studiare un libro e mezzo da 400 pagine in tutto (sono a pagina 20 per ora) ho da fare altre 3 relazioni di una menosità ancestrale che mi porteranno via ore preziose. Inoltre un esame è fissato per sabato mattina (!!!), il che implica che non posso tornare a Genova dopo gli esami.
Tutta questa situazione si può riassumere alla Cavazz: GHE SBORO!!!

ratùn

P.S.: non so se ogni tanto mi sentite dire termini dal significato oscuro: ecco un riassunto.
ASDARE: fare così
PESSARE: giocare a PES
ANCESTRALE: qualcosa di incredibile
PUIARE/PUIABILE: credere, possibile