Visualizzazione post con etichetta viaggi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta viaggi. Mostra tutti i post

venerdì 7 maggio 2010

Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare dei tropici

Mentre la quasi totalità dei lettori di questo (ex)blog era impegnata a picchiare Cavazza, io ero presa da un’attività meno piacevole ma comunque spassosa: sguazzare alle Seychelles con la mia azienda al completo.
Azienda al completo di cui abbiamo una diapositiva:


(i capi sono uno all’estrema destra uno al centro con le braccia incrociate).

Ora l’azienda di cui sopra ma in versione svacco totale:



Il contesto lavorativo potrebbe far pensare ad un soggiorno tranquillo, a delle serene giornate in informale ma garbata compagnia. Macchè, il mio destino è finire in una “gabbia di matti” dopo l’altra e anche stavolta non mi sono smentita. Un’avventura dopo l’altra.

Si inizia, dopo 10 ore di volo, col raggiungere dall’isola principale l’altra dove staremo a bordo di questo aeroplanino che ricorda decisamente quello con cui nella pubblicità gli imbecilli sbronzi di Amaro Montenegro andavano a recuperare l’antico vaso (ricordate?).



Al ritorno rischieremo anche la vita in pulmino andando contromano in una specie di superstrada, ma come potete vedere ho ancora la mia pellaccia addosso.

Le giornate passano stando a mollo in acqua, girando l’isoletta in bici, poi facendo il bagno, poi scalando le montagne di infradito, di nuovo a mollo, andando con la barchètta, tornando in acqua, abbandonati in mezzo al mare a fare snorkelling (tra pesci coloratissimi e tartarughe marine), e poi visitando parchi naturali con coco de mer e uccelli, e di nuovo facendo un altro bagno. Fra un po’ mi crescevano le squame.
Ma che bagni, ragazzi! Alcuni rilassanti con l’acqua calma e caldissima, altri sferzanti con le ondone da saltare che se non stai attento ti ritrovi tutto fuori dal costume.




Qui sopra il mare, la barchètta e il paesaggio.

L’alternanza di bagni e delle più svariate attività ha comportato la necessità di cambiarci e sistemarci in tempi molto stretti e spesso anche in situazioni abbastanza precarie e promiscue (ad esempio nei bagni del ristorante dove siano andati l’ultima sera asd).

Avrete capito da quello che ho detto fin qui che i miei colleghi nonché i miei capi sono tipi molto easy. Un sollievo per me che non sono esattamente un tipino ricercato. A parte le Seychelles, la cosa bella del viaggio è stata proprio l’allegra compagnia che ci siamo fatti tutti quanti.

Mo’ beccatevi pure la tartaruga. Non mi viene in mente nient’altro ma su richiesta vi racconto ciò che volete.



Qui a Milano le piogge d’aprile si sono momentaneamente calmate, dopo giorni che hanno dominato la scena imperterrite, ma.. “Io chiedo che cadano ancora sul mio orizzonte
Angusto e avaro di queste voglie corsare,
Per darmi un'occasione ladra, un infinito, un
Ponte, per ricominciare” (Guccini)

[Lo so che è maggio, ma dai, una concessione poetica ogni tanto]

domenica 7 settembre 2008

Schiaffi di colore

Rieccomi qua!, fisicamente ritornata a Padova da un po' di giorni, ma ancora in una vacanza mentale che non accenna a concludersi. Come annunciavo in qualche post pre-agostano, sarebbero state vacanze, queste, da dedicare più di altre alla scoperta del bello. Alla scoperta di quel bello troppo spesso a portata di mano ma non di interesse.

Ieri sono andata a Venezia. A immergermi, come sempre, nelle calli semisconosciute scelte con rigoroso criterio casuale, nella fiaccante atmosfera lagunare, nelle orde di turisti,che mai una volta che scelgono una strada diversa dalla tua. Il sole era abbagliante, caldissimo e Venezia piena di luce e sudore. A combattere la disidratazione incombente ci ha pensato il Peggy Guggenheim, grazie ai suoi giardini ombrosi con panchine, alla sua rigenerante vista sul Canal Grande, ai suoi bagni che permettono, con la loro presenza, di bere quantità d'acqua non limitate. Ma il Peggy Guggenheim, non è solo una villa sbattuta sul Canal Grande, è una collezione di arte contemporanea. Raccolta dalla suddetta Peggy nell'arco di tutta la sua vita. Che tu entri e ti trovi la bagnante di Picasso, lì sulla destra, che ti guarda. Davanti la terrazza che scende sul canale. A sinistra un altro Picasso. E poi stanze che si aprono, e capolavori del futurismo, e Ernst che mette su tela le sue foreste mentali, e Mondrian e il suo squarcio rosso che riempie tutto. E una sosta in terrazza a riprendere aria. Poi rientri, e come se nulla fosse, arriva Pollock e ti prende a schiaffi di colore. E farsi schiaffeggiare, seduta sul divanetto di pelle al centro dalla stanza, è un piacere incredibile: non solo le colate fittissime e cupe della foresta, ma squadri fatti di segni vivi, colorati, mai casuali, che ti riempono, appunto di schiaffi.
E io stavo lì, e continuavo a farmi violentare l'anima da Morandi, da Boccioni da uno stupendo inaudito Magritte. Stavo decidendo in quale stanza della mia futura casa avrebbe campeggiato questo:e valutando che quelli erano dipinti da tenere alle pareti, da guardare ogni giorno da riempirci tutte le stanze, come faceva Peggy. Ma non l'ho invidiata che per cinque secondi: dalle foto si vede lei sempre coi suoi amati cani, una donna circondata da persone eppure sola. Io sono un'"esteta de noantri", ma so che nessun dipinto, neanche quello che lo vedi e piangi provoca ciò che provoca l'abbraccio della persona giusta. Il capolavoro di gioia che nessuno genio umano potrà sostituire con qualcosa di pari effetto. Peggy è seppellita in un angolo del giardino, con una notevole lista di suoi amatissimi cani.
E poi uscire da lì a continuare a esplorare con misto di curiosità e casualità. Finire sotto il conservatorio, in un angolo che sembra un paravento magico , e ascoltare di straforo da una finestra una musica pressochè celestiale. Il mercato di Rialto, la bella sensazione di saper girare "a naso", un bicchierone di acqua frizzante a 50 cent per combattere la morte incombente. E scovare il punto esattamento opposto sul Canal Grande a un palazzo bellissimo mosaicato, per poterlo osservare in tutto il suo splendore.

Ma, come ormai saprete, la vostra "impara l'arte e mettila da parte" quest'estate è stata in Grecia, a Firenze, agli Uffizi..e questi sarebbero altri vasti capitoli, di cui vi do un'anteprima:

sabato 26 luglio 2008

Consigli per gli acquisti

è estate, e d'estate cosa si fa a parte prendere il sole e mangiare gelato? Si legge. Si legge tutte quelle "porcate" che nel corso dell'anno non hai mai tempo perchè sei impegnato a leggere qualche dispensa sui dati sbarabaus, sulla statistica delle bolle di sapone ecc. Ora invece, i gusti di chiunque possono spaziare su quanto di più rilassante esista, anche se offensivo per l'intelletto umano: per qualcuno è "Novella 2000", per altri libri con soglia morti ammazzati minimo 5, altri ancora novelle da coma diabetico, infine chi opta per saggi stracciamaroni. Io faccio un misto di tutto, comprese queste quattro tipologie, ovviamente, per non farmi mancare nulla.

Se, come me, non rinunciate ad un bel giallo appassionante che per un giorno o due ti fa staccare da tutto il resto del mondo (ma che magari sia anche buona "letteratura" o ci si avvicini) cliccate questa pagina dell'Independent, in cui viene abbinato un buon noir a 80 luoghi del mondo, possibili destinazioni vacanziere. In Italia? La Firenze narrata nei romanzi di Michele Giuttari, la Sicilia di Andrea Camilleri e la Roma dell'inglese Michael Dibdin.
Anche a me piace tantissimo leggere storie ambientate in luoghi che conosco e che amo. Vi andrò dunque a proporre i miei abbinamenti, scegliendo luoghi un po' più casarecci:
siete a Genova? non perdetevi i libri di Bruno Morchio, narrenti le avventure di Bacci Pagano. Sono editi dai Fratelli Frilli, li trovate ovunque, sono tascabili e sono veramente imperdibili per sentirvi a casa.
siete a Bologna? ne dubito, ma vi consiglio comunque Lucarelli e il suo insuperabile Almost Blue
se siete immersi nell'appenino tosco-emiliano, il primo luogo vi invidio, in secondo luogo ciao Jacopo perchè sei l'unico che stai lì, in terzo luogo propongo i libri di Guccini e Machiavelli, come macaronì o un disco dei Platters per venire catapultati in un modo montagnoso e impervio, che lega il cuore e l'anima.

Quanto a letteratura abbinata ai luoghi, quest'anno sciacquo i panni in Arno; oltre a visitare gli Uffizi, infatti, mi dedicherò alla lettura della Divina Commedia. Due capolavori che, sebbene per gli stranieri siano decisamente meno accessibili, sono a volte da questi considerati con più interesse che da noi italiani. Che certo, ce ne gloriamo quando compariamo la nostra nazione ad altre, ma poi li lasciamo lì, in una stanzetta polverosa e nostalgica legata ai ricordi del nostro liceo. OT: per lo stesso filone, andrò anche a Bologna, che non ci sono incresciosamente mai stata, e mi dedicherò alla vicina Venezia ed alle sue gallerie.

Ma i miei conterranei pensaranno che, tra tanti luoghi geografici, io abbia dimenticato proprio casa mia. Beh, trovare un libro che mi parli della Vallesina è un po' troppo. Vi metto però questi due link. Il primo, vi porterà subito a casa e lo trovo bellissimo. Il secondo, riguarda una poesia dedicata al Marchigiano ed è di una tristezza immane.

Ho messo dei link pensando che non tutti saranno spaparanzati sulla spiaggia, ma qualcuno di voi sarà davanti al computer, forse anche a lavorichhiare, e avrà bisogno di qualche pausa in cui leggere qualcosa di interessante. Certo, ci sono sempre le fantastiche notizie di Yahoo, ma io vi aggiungo un altro "selected link" che piacerebbe al nostro gallo.

Infine, non c'entra assolutamente nulla con post ma lo scrivo lo stesso. Mio padre ha comprato un aspirapolvere. E voi direte chissenef... Effettivamente.
L'aspirapolvere precedente è stato dichiarato malfunzionante dal papi per motivi ancora da chiarire. Forse una perizia della parte avversa (mia madre) potrà fare luce sulle cause tecniche. L'oggetto del desiderio mio padre (che poi perchè uno debba volere quel robo non si sa) non era un normale aspirapolvere noooooooooooooooo, ma questo:




magari a voi non fa ridere, ma a me sì (più che altro un potrebbe regalare i soldi ai propri figli e sarebbero spesi meglio)

Infine, due selected link, questa volta spassosi: 1 e 2

martedì 10 giugno 2008

giorni BELGIOiosi 2

C'eravamo lasciati ieri con il racconto in sospeso del mio weekend in Belgio: manca infatti un reportage dettagliato della nostra domenica ad Ostenda.
Ostenda è una città portuale belga che si affaccia sul Mare del Nord. A quanto pare sti qui, in virtù della loro nordità, parlano gallone e vorrebbero distaccarsi dalla parte francese del Belgio. Ma cosa c'è ad Ostenda oltre al Mar del Nord? Ehm...

Abbiamo iniziato a porci questa domanda a partire da questo episodio: appena scese dal treno, io e Fra stavamo guardando un pannello con la cartina della città, quando ci si avvicina un gentile anziano signore, probabilmente membro del clero, chiedendoci se stavamo cercando qualcosa di specifico. Alla risposta di Fra "No, niente. Siamo due turiste e vorremmo visitare Ostenda" il signore fa una sottile risata sotto i baffi... (cosa avrà voluto dire???)

Ma io e Fra siamo coraggiose e non ci perdiamo d'animo. Dopo una visita all'immancabile cattedrale gotica (sono insensibile al fascino dell'arte io o davvero le cattedrali gotiche sono tutte sconsolatamente uguali??) e una ristorante colazione ci avviamo verso il mare.

Cavolo, ci voleva proprio. Non sarà immancabile come una visita ad un museo, ma questa vista e questa atmosfera sono davvero rilassanti. Soprattutto per noi abituati a spiagge affollate ed afose.

Una passeggiata sulla spiaggia, attente, a differenza degli autoctoni, a non bagnarci i piedi nell'acqua gelata, perchè comunque siamo meditteranee, noi.


Poi ci riinterniamo alla ricerca di cose belle da vedere in città. E, dopo un po', veniamo accontentati: per alcune vie un po' anonime si spande un'allegra musica, che ci sia una festa? Sì sì, una festa, però, così a occhio, sembra di essere in Romania (senza offesa per i rumeni,eh..). Si tratta di un mercatino pieno di cose imbarazzantissime da mettere in vendita. Ma la cosa ancora più angosciante è che c'era anche pieno di gente che contrattava, che comprava. Se pensate che io sia esagerata vi elenco una serie di oggetti in vendita: tavolette del cesso vecchie, una volpe impagliata, scarpe da paggio ottocentesco, musicacassette che già è tanto se dentro c'è ancora il nastro, piatti per bambini sporchi e vecchi, un copertone, latte di biscotti (trovabilissime al supermercato) e tanto altro (Fra, se ti vengono in mente articoli che non ho citato aggiungi pure nei commenti). Ovviamente non poteva mancare l'allegro complesso coi simpatici musicisti barbuti ed ubriachi, nonchè i loro ascoltatori attempatelli ma arzilli seduti ai tavoli ad acclamare i beniamini con pari tasso alcolico. Comunque giuro che la Sagra della salsiccia al confronto è una kermesse elegante.

Io e Fra torniamo dunque alla stazione convinte di aver visto tutto, satolle di cotal esperienza. Invece no, perchè ci adagiamo su una panchina, del tutto ignare di quello che i nostri occhi avrebbero veduto. Ora, la stazione di Ostenda pullula di gabbiani, piccioni, passerotti e non so se altri esseri alati. Nel seguire con lo sguardo tali esserini lottare per il cibo giriamo lo sguardo e vediamo un individuo nella panchina vicino a noi.
Seguiamo passo passo le fasi cicliche dell'operato del genio, che chiameremo il signor x:
- il signor x tiene in mano una mela e ne stacca un morso
- egli mastica codesto morso come tutte le persone normali, riducendo quindi il pezzo di frutta in piccoli frammenti
- quando il livello di masticazione del signor x raggiuge livelli da lui desiderabili egli estrae dalla sua bocca quanto defrantumato, deponendolo nella sua mano aperta
- codesti pezzetti di cibo vengono dalla sua mano aperta buttati in terra e generosamente distribuiti ai piccioni, che sembrano gradire.
Ovviamente io e Fra rimaniamo ammirate dalla civiltà tutta europea di premasticare sostanze altrimenti non digeribili dai piccioni per mancanza di qualche enzima. Cibare animali con sostanze da loro non assimilabili è un maltrattamento, un malcostume tutto italiano, da granturco in piazza San Marco, per intenderci.
A parte gli scherzi, cosa potevamo fare se non ridere come deficenti e avere la netta sensazione di aver assistito ad un evento incredibile?


Concludo il post, infine, con gli ultimi dettagli sulla visita a Bruxelles, di cui mi è piaciuto un sacco un altro particolare, che anche Fra mi ha fatto notare. Abitazioni vecchie o nuove, di epoche svariate si affiancano, ma creando un tutto armonico. Anche le diverse altezze di palazzi adiacenti non disturbano l'occhio. Si possono così ammirare palazzate elegantissime e varie, piene di contrasti e particolari deliziosi. A voi, anche se non sul tema, due foto dell'immancabile Grand Place e di Sainte-Catherine, di cui ringraziamo Fra (io ho lasciato la macchina i casa per non superare i limiti di peso Ryanair... sento già i vostri insulti a riguardo, inutile che li ripetiate nei commenti..)

Alle mie prossime avventure!!

lunedì 9 giugno 2008

giorni BELGIOiosi 1

Di solito noi italiani siamo, rispetto ai colleghi europei, i fanalini di coda in qualsiasi classifica possibile immaginabile, al massimo, quando va bene, a pari merito con l'Ucraina o il Tagikistan. Ecco perchè partiamo per l'estero sempre con un piccolo senso di inferiorità,aspettandoci di riscontrare nelle persone e nelle città tante caratteristiche di civiltà e superiorità culturale, a cui siamo poco abituati in Italia.

Forse anch'io questo finesettimana sono partita per il Belgio con la stessa sensazione. Sono andata a trovare Fra, una mia fantastica amica e compagna delle superiori, in questo momento a Bruxelles per uno stage alla comunità europea.
La sensazione è diventata angosciosa consapevolezza, dopo aver visto in casa di Fra una rivista con questa copertina:
e soprattutto dopo aver letto il relativo articolo...

Ho iniziato a cambiare idea sabato mattina, quando siamo andate al museo di arte moderna. Con la dovuta calma, visto che apre alle 11. Passata la lunga sezione dedicata all'800 arriviamo alla più golosa carrellata di opere del secolo scorso. Neanche un quadro cubista, e arriva una signora piuttosta esagitata a dirci che dovevamo uscire..per la pausa pranzo e rientrare un'ora dopo. La pausa pranzo??? Dove c'era scritto?? E quando mai è contemplata in un museo??
Del resto, direte voi, di mattina dovranno un po' carburare, ma faranno il grosso dell'apertura in orario pomeridiano o serale, no? No, chiudono alle 5.

Niente opere moderne, dunque ufaufa perchè dopo pranzo avevamo qualcosa di molto interessante da fare. Infatti sono stata così fortunata da beccare il giorno delle Istituzioni Europee Aperte. Siamo entrati nientepopodimenoche nella sala dove si riuniscono i Commissari europei e abbiamo visitato vari banchetti divulgativi delle varie unità, giusto per raccogliere poster e coupon informativi, per la gioia delle foreste. Poi porte aperte anche al Consiglio Europeo. Peccato solo per una guida simpaticona che passa il suo tempo a farci vedere le entrate dei vip al palazzo e spiegarci dove si mettono i traduttori, per la serie chi se ne frega..

Infine, arriviamo al Parlamento Europeo. Qui davanti, ammiriamo un fantastico coro italiano di canzoni popolari. Attempati ma bravissimi, tant'è che una piccola folla, anche se totalmente ignara del significato delle canzoni, seguiva incuriosita lo spettacolo. Noi, però, dobbiamo entrare per seguire una cosa molto interessante, anzi, fantastica: nella sala del Parlmento possiamo sederci nelle postazioni dei parlamentari per assistere ad un dibattito tra quattro di questi rappresentanti ed il pubblico presente. Il bello è che anche noi potevamo metterci le cuffie per ascoltare le domande degli spettatori e le risposte dei rappresentanti, di varie nazionalità, tradotte dagli omini linguistici nascosti dietro a dei vetri anneriti. Proprio come succede ai parlamentari veri!! Che figo! Mica capita sempre..

Ho dimenticato poi di rendervi partecipi di un'altra cosa che mi emoziona un sacco di questa città: quello stile vagamente liberty di tantissimi stabili. Un gusto arrotondato ma non troppo che mi costringeva a guardare ammirata fuori dai finestrini del tram o ad alzare spesso il naso passeggiando per la città, uau..

Domani, però, la parte migliore. La nostra visita ad Ostenda, città dimenticata se non da Dio, da molti, affacciata sul Mar del Nord..dove abbiamo visto cose che voi non belgi non potete neanche immaginare. Soprattutto quello che alla stazione...