giovedì 29 maggio 2008
Quanto dolore e quanta rabbia
Oggi in un cantiere del mio piccolo paesino, San Marcello, è morto un uomo.
è caduto da un'impalcatura, dall'altezza di 6 metri. Ho deciso di risparmiarvi i particolari della modalità del suo decesso. Non ne so molto di più, solo che aveva 54 anni e che suo figlio, anche lui muratore nello stesso cantiere, si è precipitato a soccorrerlo, ma non ha potuto fare niente per salvarlo. E poi una cosa molto importante so: che ovviamente questo lavoratore non aveva alcuna protezione.
Non riesco a trattenere il mio profondo sdegno, per non dire parole ben peggiori, per chi mette in pericolo la vita del gli altri per un fottutissimo misero risparmio sulle condizioni di sicurezza. Non riesco a trattenere il mio profondo senso di frustrazione, anche in questo caso edulcoro le parole, per uno Stato che se ne frega di far applicare le proprie leggi, uno Stato che non fa un controllo sui cantieri e sui posti di lavoro per dirne uno, uno Stato che sicuramente non condannerà adeguatamente gli indifferenti responsabili di un assassinio, tanto più ignobile quantopiù perpretato per un po' di soldi da risparmiare.
Mi è sempre più evidente tutta l'assurdità di un paese che lotta contro la microcriminalità (di per sè cosa buone e giusta) e se ne strabatte le balle della criminalità. Di un paese che per il reato rubare intende solo 'sfilare i portafogli' e per il quale il reato omicidio si restringe al caso di aggressione fisica tramite armi, meglio se da parte di soggetti deviati/pazzi/extracomunitari.
Ma non intendo solo la classe politica. No. Intendo l'opinione pubblica. Intendo quelli -e sono tanti -che ti fanno notare che i vicoli sono il cuore della criminalità genovese, tutti spaventati e sdegnosi, e non si rendono conto di quanti ce ne sono, coi vestiti eleganti e le mani sporche di sangue, seduti nelle loro ampie scrivanie ai piani nobili di via XX Settembre, nelle squisite pallazine di Castelletto, nei prestigiosi uffici di Via di Francia.
Cerco di spegnere il mio indigno pensando semplicemente ad una morte, che rimane tale a prescindere dal contesto, ma si tinge comunque nel mio cuore delle tinte foschissime dell'evitabilità.
Litfiba-Pelù
dall'altare alla polvere...
I Litfiba (ghigo+pelù) sono stati l'unico vero grande gruppo rock italiano.
La loro grandezza sta soprattutto nella felice accoppiata Ghigo - Pelù
rispettivamente chitarra principale e voce.
Riescono a creare un loro genere (med-rock, non so... chiamatelo come volete... ) particolare mettendo assieme col tempo molteplici influenze musicali...
Ghigo è stato il più grande chitarrista elettrico italiano...
un musicista dallo stile inconfondibile... preciso e mai eccessivo...
Pelù era uno dei migliori cantanti che l'Italia ha mai avuto...
I testi delle canzoni sono fantastici ed evocativi così come la voce di Pelù...
Sono tante le canzoni mitiche... per citarne qualcuna tra le più famose Cancaceiro, El Diablo, Tex, Terremoto, ecc...
Tra gli album della band il migliore è secondo me "Spirito" dove c'è un po' di tutto e TUTTO fatto bene...
Se Spirito è la vetta... dopo inizia la discesa verso un genere
dei più schifosamente pop commerciali...
Mondi sommersi (che avevo comprato pieno di fiducia... fanculo!) segna l'inizio della fine: c'è qualcosa che non quadra... e la conferma si avrà con gli album successivi... (che canzone è "Mascherina"?!?!?!?)
poi Ghigo se ne va... e allora finiscono DI FATTO gli ex-più grandi rocker (forse meglio)...
Pelù da solo sarà
solo un imbarazzante sosia del cantante di Cangaceiro...
andrà in tv diventando l'idolo di troppi che di musica non hanno mai capito una mazza... e che lo iniziano a conoscere per "Toro Loco" o simili cagate...
e che spesso, IRONIA DELLA SORTE, vengono da me a chiedermi "è bravo di Pelù... lo conosci?" e allora mi viene una stretta al cuore...
ecco i GRANDI LITFIBA di un tempo:
http://www.youtube.com/watch?v=L6oKqDdDpAE
e il piccolo pelù:
http://www.youtube.com/watch?v=AwILHnIvxdQ&feature=related
lunedì 26 maggio 2008
P.S.
Capoeira in piazza S. Croce
La sindrome di Stendal...
Kajak sull'arno..
Grazie al ratun, ai suoi amici di Sigliola e soprattutto a Renè che ci ha cucinato una salsicciata davvero spettacolare! :o)
Besos
Take me down to Sigliola city
confortate di pianto è forse il sonno
della morte men duro?
Foscolo iniziava così a scrivere appassionatamente a scrivere all'amico Pindemonte "dei sepolcri" ed io così inizio a scrivervi. Da cinque anni mi occupo di verosimiglianza del modello, algoritmi di ottimizzazione e cose simili, ma non ho mai smesso di essere e rimanere "classicista" dentro. Per capire quando ne ho avuto la netta conferma, facciamo un passo indietro.
Ahi! su gli estinti
non sorge fiore, ove non sia d'umane
lodi onorato e d'amoroso pianto.
Dal dí che nozze e tribunali ed are
diero alle umane belve esser pietose
di se stesse e d'altrui, toglieano i vivi
all'etere maligno ed alle fere
i miserandi avanzi che Natura
con veci eterne a sensi altri destina.
Da venerdì a domenica una folta compagnia di padovani è andata a dilettarsi dell'aria toscana su all'Appennino a casa di Jacopo. Sabato la nostra meta è Firenze. Passiamo per il passo del Giogo, e dopo tornanti e frazioni, ville o ruderi in pietra serena, Firenze appare imperiosa dall'alto.

Già da subito mi vengono in mente migliaia di aneddoti e di cose da raccontare su Firenze, che alcuni lettori ricorderanno e che per i miei interlocutori di due giorni fa sarebbero state troppe da capire e noiose da ascoltare.
Proteggete i miei padri. Un dí vedrete
mendico un cieco errar sotto le vostre
antichissime ombre, e brancolando
penetrar negli avelli, e abbracciar l'urne,
e interrogarle.
In preda ad emozioni comprensibili solo a me stessa arrivo a Santa Croce, e le suggestioni sono potentissime. All'interno troviamo una guida volontaria (-> gratis) e incredibilmente appassionata che ci racconta un sacco di cose interessanti e ci mostra un altrettanto gigante numero di cose belle.
Avrei voluto sia sposare il tizio che fermarmi un sacco di tempo dentro, cose entrambi impeditemi dalle circostanze contingenti.
A egregie cose il forte animo accendono
l'urne de' forti, o Pindemonte; e bella
e santa fanno al peregrin la terra
che le ricetta.
Una volta fuori non ho potuto far altro che guardare la piazza, sentire quanto di bello c'è intorno a me e constatare che non potevo sottrarmi ringraziare mentalmente la Duranti e Coltorti (non da soli, in realtà).
- Te beata (=Firenze), gridai, per le felici
aure pregne di vita, e pe' lavacri
che da' suoi gioghi a te versa Apennino!
La promessa è subito scattata con le Muse: quest'estate vado agli Uffizi, a costo di venire a Firenze con la Sita. E ci passo un giorno intero. Immagino che se guardiamo la proporzione di quanti di noi sono stati agli Uffizi nella loro vita, raggiungeremo un numero decisamente lontano da 1. Vi rendete conto che un giapponese a saperlo potrebbe ucciderci, e neanche tanto a torto?
Quanto è difficile rendersi davvero conto di quanto c'è di bello intorno a noi. Di quanto si possa vivere una vita molto più diversa e intensa del "viver come bruti". Questa vita che intendo io non si costruisce riempiendoci ogni serata di cose diverse e di film, di incontri con miriadi di gente, di "come mi piacerebbe andare..". Perchè tutto quello che ho elencato è bellissimo, ma quando si trasforma in abitudine ci serve solo per fare scorrere il tempo senza farci domande, per metterci la maschera e cucircela a puntino addosso, per anestetizzarci il cuore nè più nè meno di una droga qualsiasi. 
Vivere in città ti riempe di input e ti ci fa lentamente abituare come chi si abitua a dormire coi binari fuori dalla finestra e quando passa il treno non lo sente più. Resto sempre stupita dalla sensibilità più acuta di chi vive in quel meraviglioso posto di boschi e salsicciata; nonchè dalla nostra, quando ci ripenso, di noi che vivevamo in provincia ed andavamo pure al classico.
Celeste è questa
corrispondenza d'amorosi sensi,
celeste dote è negli umani;
Concludo la narrazione del weekend: dopo la salsicciata di sabato notte, risveglio tardi mentre io silenziosamente sgusciavo alla pieve di Cornacchiaia attraverso il bosco, poi tutti insieme abbiamo pranzato e giocato al Camparino, nonchè ascoltato le schitarrate di Renè.
Ritornati a Padova la serata mi ha regalato la Lisistrata di Aristofane, in un'interpretazione decisamente frizzante che mi ha fatto divertire e pensare. Sì, anche quella di Lorenzo, che non sapevo assolutamente ci fosse anche lui, e che gli vale tutti i miei complimenti. Anche la Lisistrata m'ha riempito di voglia di riflettere, di pensare, di esistere (in realtà dovrebbe riempirti di altre voglie quello spettacolo lì, ma non era giornata..).
Siedon custodi de' sepolcri, e quando
il tempo con sue fredde ale vi spazza
fin le rovine, le Pimplèe fan lieti
di lor canto i deserti, e l'armonia
vince di mille secoli il silenzio.
Tant'è che stamattina ho riletto i Sepolcri. Niente di macabro. Solo chi evita di pensare alla morte non sa tirare neanche un filo della sua vita.
Sol chi non lascia eredità d'affetti
poca gioia ha dell'urna; e se pur mira
dopo l'esequie, errar vede il suo spirto
fra 'l compianto de' templi acherontei,
o ricovrarsi sotto le grandi ale
del perdono d'lddio:
(E anche per oggi, la tesi è andata a puttane..)
E tu onore di pianti, Ettore, avrai,
ove fia santo e lagrimato il sangue
per la patria versato, e finché il Sole
risplenderà su le sciagure umane.
venerdì 23 maggio 2008
Genova di caserma. Di latteria. Di sperma.

martedì 20 maggio 2008
La festa parallela ai celtici
Arrivato in casa Moncelli verso le 15, dopo 5 minuti inizia a diluviare, e Sandro ha la brillante idea di andare a comprare un gazebo per riparare i soli 27 invitati asd. Successivamente si scopre che non è un gazebo ma due maxi teloni da legare agli alberi. Obiettivo centrato in pieno visto che nonostante la pioggia nessuno (almeno finchè sano) si bagna. Mentre il buon Sandro fa avanti e indietro per caricare i 23 invitati privi di macchina (tutti tranne io, Golo, Erica e Gale, pure loro presenti a Padova indi conosciuti da alcuni di voi), una partitina a misere viene vinta dalla solita donnaccia (che ricordiamo possiede il record mondiale con 350 punti finali). Verso le 20 siamo tutti presenti e si inizia a mangiare (per la verità noi avevamo iniziato da due ore... asd) e soprattutto a bere: 42 litri di alcol verranno prosciugati anche se non del tutto dai grandi esperti, mentre i piccoli compagni di classe di Francesca, salvo qualche eccezione, si rifanno sulle 10 bottiglie di elisir di rocchetta comprate (e rimaste quasi intatte asd) dalla gentilissima signora Moncelli e sull'acqua. A metà serata l'apertura dei regali: l'asdosità raggiunge un picco vertiginoso quando Sandro apre il primo regalo: la roulette alcolica. Erica (incaricata di acquistargliela) ci dice "ma non è la nostra!!!" asd asd asd. Sia noi che altri gli abbiamo fatto lo stesso regalo, giusto per evidenziare la considerazione che hanno le persone su Sandrino asd asd. Verso le 23 (dico a caso visto che comincio a non avere ricordi certi asd) si inizia l'ormai famoso gioco di Lorenzo, che a breve mette ko la simpatica Sara, di cui mi ricordo la posizione sul dondolo insieme a Barbara, Alberto e Costanza (rulez, non ho rimosso tutto asd) poco prima di sboccare. Inoltre mi tocca la penitenza del quarto K, e mi tocca bere con i pantaloni calati... Discorsi di alto livello con loro, Beppe (un tipo sosia di Julio Cruz) e Giacomo (emo, asd) mi fanno capire di aver passato la soglia
della decenza, visto che fossi sano li avrei caldamente ignorati asd.
La serata si conclude alle 3, quando Sandro, che fortunatamente è lucido, ci porta a casa della ignara sorella (asd, cmq lei era a Firenzuola, ignara nel senso che Sandro non gli ha detto che avrebbe portato quattro persone a dormire lì, ma solo che se avesse avuto tempo sarebbe andato lì con Francesca... senza pudore asd) a Firenze, dove dormiamo fino alle 11. Prima di ripartire, mezzora a ricomporre il divano letto lasciato da Selene (la sorella) con una combinazione di cuscini e vestiti ripiegati che solo una foto scattata prima di disfarlo ci aiuta a risistemarlo come se nessuno fosse stato lì. Un saluto alla stazione di Prato a Erica, che deve rientrare subito per tenere il fratellino Gabriele, e che molto carinamente mi lascia le chiavi di casa sua di Sigliola, in modo da poterla devast... usare venerdì sera, poi via a riprendere le macchine... ma manca il marsupio di Golo! E non è cosa da poco visto che dentro c'è il navigatore e l'i-pod. Io ricordo (strano ma vero) che prima di partire per Firenze lo avevo in mano per cercare di infilarci senza successo l'autoradio. Poi un flash di Sandro che si ricorda che ce l'avevo in mano in casa a Firenze. E allora dopo una sosta pranzo al McDonald (rulez) torniamo là dove effettivamente ritroviamo sotto il letto il marsupio. Possiamo finalmente ripartire con 5 litri a testa di birra avanzata nel baule (più o meno) per poi festeggiare la vittoria nel fantacalcio Sigliola, i cui dettagli li trovate qui. Un grazie ai festeggiati per la bella serata in attesa di replicare sabato prossimo!
Celte notti





Obelix



sabato 17 maggio 2008
Mescolamenti nel pollaio
[Già che ci sono, faccio una piccola nota. Ultimamente, tra i miei fans, c'è una FAQ, che in quanto tale rispondo una volta per tutte: "Perchè non fai il dottorato, visto che tu saresti adattissima/bravissima/interessatissima ecc. a farlo?". Ebbene, caro il mio pisquano, io tre anni di dottorato li farei pure, anzi, se la scelta investisse solamente quello che andrò a fare nei prossimi tre anni, sceglierei il dottorato perchè mi piacerebbe di più che buttarmi subito nel lavoro. Tuttavia il dottorato, pur portando sperabilmente una vita lavorativa che non mi dispiacerebbe, mi vincolerebbe molto di più da altri punti di vista, quali il luogo dove passare la mia vita e i tempi in cui si svolgerebbe la mia vita personale, familiare ecc. Indi, visto che la vita non è fatta solo della sua parte lavorativa, lascio. Anche perchè so che ci sono già tanti carissimi amici, e degnissimi, che vorranno percorrere questa strada, indi non credo che il mio intelletto sarà una grave mancanza per il futuro della scienza e della tecnica..]
Il pollaio, oltre a variare i suoi componenti fissi, ospita una piccola girandola di individui occasionali. Gli esempi più recenti? Questa settimana Giedre, la ragazza lituana, ha potuto ospitare il suo papà, di cui immagino sia stata felicissima. La prossima settimana, per alcuni giorni, avremo tra noi il mitico cardinale (compagno di classe del ratùn, che la banda dei polli ha avuto modo di conoscere nelle trasferta triestina) con una sua amica interessata, il prossimo anno, a buttarsi nel mondo della statistica, in cui noi le faremo strada.
venerdì 16 maggio 2008
Aggiornamenti
Dall'ultimo semi-tragico post su Parigi, tante cose sono accadute: sono stata a Genova, il ragazzo delle ripetizioni ha deciso di farla finita per sempre con la statistica, ho scoperto che a fare la tesi mi aiuterà Babbo Natale, sono stata a casa, ho incontrato Ela nel bel mezzo di Roma Termini, e svariate altre cose. Ma quello di cui vorrei parlarvi oggi sono i paesaggi: (ringraziamo comunque tutti quelli che sono arrivati fin qui, anche se dopo l'ultima frase passeranno ad un'altra pagina web).
Sono stata sempre un po' tronfia nel ritenere le mie colline di una bellezza unica o quasi, nel considerare insostituibile nel mio cuore ciò che si vede dalla casa di mia nonna, piuttosto che da una delle tante strade di campagna che percorro durante le mie passeggiate. Effettivamente, stare qui in mezzo a codesta acquitrinosa pianura non aiutava...
Il caso, tuttavia, mi ha presentato in pochi giorni una sconcertante serie di controesempi.
Dovevo essere particolarmente rilassata decollando da Treviso per Paris (forse a causa dell'estenuante ritardo) perchè per una volta mi sono concentrata sulla sensazione unica di alzarmi in volo sopra qualcosa. Visto che era quasi notte, anzi notte, quello che vedevo era un'impressionate reticolo di luci. Che piacerebbe a un geografo curioso perchè già da quello puoi capire l'organizzazione di tutto un territorio. Da lì sopra capivi quali erano lampioni di strade molto trafficate, di quartieri residenziali, o quelli giallognoli di piste ciclabili solitarie che corrono in mezzo al nulla. Da là sopra cominciavo quasi ad apprezzare la terra veneta..
Dopo tanti anni di vita ed esplorazioni solitarie e curiose in quel di Genova, m'ero persa una delle parti migliori: le colline di Promontorio e Belvedere, sopra Sampierdarena, a due passi dalle Mura degli Angeli e dal Cimitero della Castagna. Più che altro, vedere una valle completamente verde e rigogliosa a Genova, fa un certo effetto. E da lassù è davvero bellissimo, perfino vedere i grattaceli di dubbia gradevolezza estetica davanti al mare. Merito del mitico libro "Andar per Creuse" della Corinna Praga, trovato dopo milioni di ricerche estenuanti tra libri vecchi/usati/improbabili, che avranno stressato Seb, Cri e Ja, venuti in giro per Genova con me. E poi ringraziamo anche Ja che m'ha pazientemente accompagnato nella scarpinata a Belvedere/Promontorio (e però ha potuto vedere itinerari millenari e incroci medioevali). Bravo lui!
Al ritorno da Genova, poi, un incidente ci ha costretto ad uscire dall'autostrada a Brescia Est. Rientriamo a Desenzano? Noooo c'è coda al casello (che furbi). Rientriamo a Sirmione? Noooo il cartello annuncia rallentamenti (mangiamo pane e volpe noi la mattina). Rientriamo a Peschiera! Eccoci allora mezzi spersi nella "strada dei vini e dei sapori del Garda", completamente immersa nella morbida campagna dei colli morenici in fondo al Garda. Certo, le altre macchine avranno sicuramente fatto prima di noi, ma è stato un bell'intermezzo che per qualche minuto ci ha trasportato in una realtà parallela.
Domenica scorsa, invece, è venuta a trovarmi la zia ed io ho deciso di portarla su ai colli euganei insieme a Jacopino. Non potendo arrivare fino ad Arquà Petrarca per mancanza di tempo (che tra l'altro anche stavolta ci siamo persi per campi), ci siamo fermati a Teolo per un giretto panoramico. Carini, nè, stì colli euganei che abbiamo pure mangiato pantagruelicamente in un'osteria grigliosa in quel di Torreglia. Anche il clima era decisamente più affrontabile di Padova, la cui afosità mi sta già uccidendo lentamente.
Infine, ieri andando a Roma per i miei consueti mali un po' immaginari un po' no, sono stata svegliata a Spoleto dalla voce roboante "prossima fermata Spoleto". Prima della stazione di Terni, di cui salutiamo un simpatico abitante di nostra conoscenza, sono stata colpita da una natura montagnosa e alberosa di incredibile bellezza. Un paesaggio che rinfresca l'anima e che ti fa pensare come è bello essere legati a una roccia, a una collina, a una montagna, a un mare. Ed ognuno di noi così sparsi per l'Italia, così progettuosi di giri strani e tesi all'esplorazione ed allo stanziamento temporaneo in Europa e oltre, lo è.
lunedì 12 maggio 2008
Vasco Rossi
A grande richiesta, inizio con Vasco Rossi.
Cosa dire di questo pagliaccio lardoso e ingobbito?
Beh, di certo che non fa musica Rock.
Le canzoni di Vasco sono urli rimbombanti disperati e monotoni.
Famosi i suoi riempitivi "eeeeeeeeeehhhhhhhh" anche se è sempre stato in grado di emettere lamenti con tutte le 4 vocali che
conosce (la i non l'ha ancora scoperta per fortuna...).
Ha una ampiezza vocale che non compre neppure un'ottava...
un giorno i suoi musicisti esasperati dal fatto che non riusciva ad emettere neppure l'ombra di un acuto
provarono a stritolargli le palle: niente da fare, al posto di un'acuto stile Mika o Cugini di Campagna
esce il solito "eeeeeeeeeehhhhhhhh"...
I testi sono pura poesia.
la canzone "Un senso" è formata da 2 ritornelli identici di pura poesia:
Sai che cosa penso
Che se non ha un senso
Domani arriverà...
Domani arriverà lo stesso
Senti che bel vento
Non basta mai il tempo
Domani un altro giorno arriverà...
e da 7 strofete identiche:
Voglio trovare un senso a (...)
Anche se (...) un senso non ce l'ha
dove a (...) vengono sostituite varie parole... probabilimente generate a caso da un processo white noise...
nonostante l'estrema idiozia dell'algoritmo che ha generato la struttura della canzone, Vasco si supera concludendo in bellezza questa meravigliosa canzone:
Voglio trovare un senso a tante cose
Anche se tante cose un senso non ce l'ha
la grammatica viene inutilmente stuprata...
In una intervista rilasciata a TRL qualche anno fa, Vasco ha detto che non canta in Inglese perché vuole
che i suoi testi arrivino direttamente al cuore della gente, che siano genuini...
in realtà non sa neanche pronunciare la parola REWIND, titolo di una sua canzone...
In America o in Inghilterra non gli avrebbero nemmeno permesso di definirsi cantante, lo avrebbero chiuso in uno zoo...
I "live" di Vasco
Vasco fa dei concerti incredibili, pieni di adrenalina. Sul palco si muove come un gorilla disadattato e
quando non sa che fare emette i suoi famosi: "eeeeeeeeeehhhhhhhh" a cui la folla risponde con dei
"eeeeeeeeeehhhhhhhh" altrettanto potenti...
il Vasco parla al pubblico e canta allo stesso modo: "eeeeeeeeeehhhhhhhh".
Il più grande tour che Vasco ha fatto una decina di date di cui un paio con migliaia di disperati...
Vasco di fatto è solo un fenomeno mediatico, e vive di rendita e si fa i soldi facendo 2 concerti a san siro
l'anno e producendo canzoni con strutture simili a quella citata sopra...
Il carisma di Vasco
Vasco è molto stempiato, gobbo e panzone, pertanto cammina come un gorilla che è appena stato impalato...
Nonostante tutto... da vero Rocker vuole i capelli lunghi, probabilmente attaccati direttamente al berrettino che
porta sempre in testa.... forse proprio per non far vedere le calvizie...
I fan di vasco sono per lo più dei finti rockettari italioti che si definiscono tali ma che non hanno mai sentito
una canzone degli Ac/Dc... e che credono che il rock sia quello...
Vasco è un fenomeno (da baraccone) del pop italiano che non potendo essere catalogato come "gorilla urlatore"...
per il bene della nazione viene etichettato come "grande del rock italiano" nella cui categoria c'è peraltro solo lui...
Vasco Vs Rock vero
Per valutare le doti canore e di composizione di Vasco ecco un educativo paragone tra Vasco e il vero Rock.
(notare gli "eeeeeeeeeehhhhhhhh" anche a fine parola, la base molto rock e la incredibile energia fisica di Vasco...)
sentite Vasco:
http://www.youtube.com/watch?v=yFqxBlaRWoA
e poi sentite questo:
http://www.youtube.com/watch?v=OsrDv3K7RNI&feature=related
venerdì 9 maggio 2008
Aggiornamento
Per il resto vi auguro un asd dal profondo del cuore.
asd
domenica 4 maggio 2008
E allora lo faccio anch'io!
A volte mi ritorna un po' di orgoglio blogger. Tipo quando vedo che tutti scrivono post su come hanno passato i vari ponti. E allora lo faccio pure io.
Sarò breve, visto che in questi giorni ci sono stati pochi (ma buoni) eventi degni di nota nel mio pollaio marchigiano.
1. Mega-abbuffata di cibi ipercalorici nelle campagne della vallesina (precisamente Borghetto di Monte san Vito) per l'ultimo saluto (tipo estrema unzione, tiè!) al fisico Jacopo (non il ratun ovviamente), che tra due settimane ci lascerà per conquistare l'Australia. In bocca al lupo e al coccodrillo!
2. Trasferta al Velvet di Rimini per il concerto degli Afterhours: fantastici!!!
Nonostante la nostra posizione strategica, le foto sono penose, ma le metto lo stesso così il post sembra più lungo...
A presto!
Gallina
giovedì 1 maggio 2008
Moueil
Il giorno dopo inizia con una meravigliosa prestazione della chioccia che nemmeno le leggi della fisica sono riuscite a spiegare: è in bagno, esce, chiude la porta (con la chiave dentro) che si blocca come se fosse chiusa a chiave pur non essendola. Dopo mezz'ora di tentativi con i più disparati oggetti (un metro pieghevole, una graffetta, un coltello della serie Miracle Blade, un foglio, ecc ecc) la nostra amica Isabella riesce a tirar fuori quella maledetta chiave e a riaprire la porta.
La giornata prosegue facendo un giro per il quartiere Marais, visita a Notre Dame e salita a Montmartre. Si hanno i primi segni di cedimento della chioccia che a causa del caldo rischia di svenire tre volte come Gesù sul Calvario. Mentre riscendiamo arriva il mancamento del ratùn a causa del gol di Maggio per lo 0-1 momentaneo della Samp sulla Fiorentina (grazie a Golo per gli aggiornamenti). Per lui la visita di Parigi riprende dopo mezz'ora, ovvero al gol del definitivo 2-2 di Gastaldello (cosa abbiamo visto nel frattempo??). Dopo l'inutile ricerca dell'Hard Rock Cafè per tutti i 76 km di rue Montmartre decidiamo che è l'ora di tornare a casa. Spesa allo Shopi e cena a base di pasta ai quattro formaggi (così Giulia ci invidia). Dopo cena monologo esilarante del senatùr (Albe) riguardo ai cantanti del panorama della musica italiana.
Il lunedì è in programma la 600 km a squadre di Parigi: si parte da casa (Marais), si va al Pantheon, poi quartiere latino, Saint Germain, Madeleine (pranzo), Campi Elisi (dall'inizio all'Arco di Trionfo) tutto rigorosamente a piedi (i mezzi di trasporto parigini sono in effetti poco efficienti come quelli di Padova...) guidati dalla nostra chioccia che perde anche tempo a leggere gli inutilissimi cartelli sulla storia degli orfanatrofi sperduti per i quartieri più malfamati. Mentre attraversiamo la Senna all'altezza del Louvre una macabra scoperta: Marghe per un giorno e mezzo ha fatto foto senza avere il rullino nella macchina.
Dall'Arco di Trionfo recuperiamo la nostra tesista Isa e ci dirigiamo in metro (finalmente rulez) alla Tour Eiffel. Però salire costa troppo indi stiamo lì sotto e poi torniamo verso casa (in RER rulez). Sosta a Les Halles nel paradiso del ratùn: il Go sports è un grande magazzino sportivo che vorrei svaligiare in tutti i suoi articoli. Poi altra passeggiata (ufaufa) attraverso il Centre Pompidour per raggiungere di nuovo casa. Cena in un locale gay (rendez-vous des amis)... Ce ne siamo resi conto troppo tardi, vedendo solo coppie dello stesso sesso all'interno...
Martedì è il giorno di rientro in Italia, prima però vogliamo visitare il Louvre per poter lasciare al guardaroba le valigie che dobbiamo portarci dietro. Peccato che scopriamo soltanto all'entrata che il martedì è giorno di chiusura. Ripieghiamo allora sul Musèe d'Orsay. Dopo un'ora di coda sotto la pioggia, con le valigie, vediamo che ce ne sono altre tre previste, indi anche questo museo lo evitiamo. Andiamo allora a Les Halles per fare shopping per poi andare al museo di arte contemporanea del Centre Pompidour. Ma indovinate che giorno chiude il Centre Pompidour? Bravi!!! Pranziamo allora in un ristorante tibetano (ravioli eccezionali per essere una specialità asiatica) e ci appropinquiamo poi verso l'autobus che ci riporterà all'aeroporto. Qui l'ultima nota: un poliziotto francese di merda mi sequestra uno dei tre formaggi francesi acquistati e non me lo fa nemmeno mangiare sul momento, ma lo butta via, e soprattutto non si capisce perchè (sono note le famose bombe al formaggio con cui si possono fare attentati aerei? Magari il pilota è Giulia e in quel caso possiamo minacciarla per dirottare il mezzo asd).
FIN!!!

