lunedì 31 marzo 2008

sabato 29 marzo 2008

Ohi Ohi

Volete sapere cosa fa






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Un pulcino bruciacchiato!

Resoconto discoteca

Ecco per la gioia di Seb il mio personale resoconto sulla serata trascorsa in discoteca per la festa di laurea di Rizz. Potete trovare questa versione sia sul chichichi blog che sul gruppo smid.

La serata inizia con un sms di Vally: Maggio gooooooool. Sono le 20.42 e la preoccupazione per dover entrare di nuovo dopo 5 anni in discoteca si fa meno intensa. Anche perchè vado a prendere cuffiette e radio, e dopo 5 minuti intervento da San Siro per il 2-0 firmato Del Vecchio. Un'ora di tensione poi il gol di Paloschi e la tensione schizza alle stelle. Miracolo di Castellazzi (?!?!?) al 94' e la Samp espugna il Meazza. A questo punto posso entrare in discoteca felice. Sono le 23 e poco quando varco la soglia. Musica a volume decente e soprattutto... musica, e non merda! Sembra davvero una serata magica. Si inizia a mangiare e bere, poi però inizia ad arrivare altra gente, il volume della musica si alza e inizio a vedere tutti che saltano come dei bambocci... Facciamo un giro nella discoteca vera e propria (eravamo nel privè) ed è l'inferno: gente sbronza che salta ovunque e soprattutto non si passa da quante persone ci sono. Non parliamo del volume della musica che è indecente. Torniamo di là e la situazione peggiora costantemente visto che nemmeno lì ormai c'è lo spazio per respirare e muoversi. Per fortuna almeno le canzoni permettono cori in favore della squadra che ha vinto a Milano, e l'arrivo della torta troppo buona rendono la serata tutto sommato piacevole.
Insomma non credo che tornerò in discoteca a breve, ma cmq è andata meno peggio del previsto. La presenza di Seb significa che la scommessa di algebra è considerata pagata. La mia domanda però è: se la Samp avesse perso sarebbe andata ugualmente così decentemente?

martedì 25 marzo 2008

Cari amici vicini e lontani..

Cari amici,
è tanto che scriviamo di varie cavolate che ci passano per la mente (chi scopiazza libri, chi parla sempre dello stesso argomento (ehm..), chi parafrasa post incomprensibili, chi fa divulgazione sul fancazzismo via web e chi si improvvisa gran Mogol), ma da un po' non assolviamo al dovere di cronaca. è vero, infatti, che vari nostri lettori sanno già quello che ci succede, incrociandoci tutti i giorni e sorbendosi i nostri racconti ed aneddoti. Ma non pensiamo a tutti gli amici, vicini e lontani, che non godono di codesto privilegio? Ecco allora un breve riassunto degli ultimi avvenimenti nel pollaio.
Ricolleghiamoci, a domenica scorsa, quando, come già sapete tutti, la Quaglia Laura ci ha portato sui colli. Intrepidi io, il pulcino, la Cri e Rotolo special guest, ci dirigiamo in autobus di prima mattina fino a Piove di Sacco, nonostante il tempo promettesse tutt'altro che qualcosa di buono. Il simpatico gruppo, sceso dal torpedone soltanto grazie al mio provvidenziale intervento (ma perchè devo sempre fare tutto io??), è stato poi trasportato fino alla meta della gita dalla sapiente guida di Laura. Durante il tragitto ne abbiamo approfittato per studiare la storia locale. Sapevate che Bertipaglia si chiama così perchè Berta ha rubato da paglia al villaggio vicino in modo che i cavalli potessero vincere la battaglia? Che ovviamente si è svolta a Battaglia terme, visto che i cavalli dopo aver combattuto si sono rifocillati con le acque termali.. e poveri quelli di Terradura, i cui campi, privati dalla Berta delle colture di foraggio, sono rimasti per sempre inariditi e dalla dura consistenza.
Menomale che questa fase è passata, così ci siamo dati al cammino nella nebbia, ed al pranzo nel castello di Beatrice. Il tempo con noi, alla fine, è stato clemente, ed abbiamo potuto goderci il tiepido sole del pomeriggio stravaccati sotto gli alberi, con tutti i petali rosa..(che romantico!)

La sera, tempo di riposarci e agghindarci, si apprestava per me, Giulia e Cristina un'occasione davvero mondana e attesa: la festa di compleanno del nostro maestro di balli caraibici! Per onorare cotanto invito ci siamo impegnate a produrre, nonostante il tempo scarseggiasse, una raffinata torta a base di mascarpone e nutella.
Gnammi, gnammi, ce l'abbiamo quasi fatta, basta sovrapporre alla metà di pan di spagna ricoperta di crema cioccolatosa la seconda metà, e ualà...è finito tutto per terra! Ovviamente dalla parte della Nutella, sul nostro pavimento così igenizzato che Mastro Lindo ci invidia e si chiede qual'è il nostro segreto...
Dopo urla isteriche durate svariati minuti, si è deciso con la nostra consueta economia domestica, tipica a grandi linee del tempo di guerra, di salvare ciò che non aveva toccato il suolo e mangiarcelo per colazione. Gallo+gallina ringraziano.

Che giorno lungo da raccontare! Ma gli altri volano via veloci..c'è solo da segnalare la visione di "Troppo belli" per il ciclo Alta Tensione a Casa Perin..finchè non arriva un altro immancabile appuntamento: la festa di laurea di Stefano, detto amichevolmente cicloweb, compagno di tanti giochi dei lupi. La serata si è svolta in disco (ex-Pachuca), quindi più che una mia cronaca immagino siate interessati a gustarvi quella del ratùn, che invito a pubblicare come commento o successivo post. Importante sottolineare una tenera e importante presenza tra noi in questi giorni: nientepopodimenoche Seb! Il nostro reduce di Inferenziale ha approfittato della laurea del suo amico di bici per esplorare il nostro ambiente universitario, che in un futuro prossimo(??) sarà anche il suo.

Ora però le strade di tutti i polli si dividono. Io e Ja partiamo da Padova giovedì mattina. La chioccia si gode il meritato(?) riposo facendo più o meno niente, a parte compagnia alla nonna leggendo assurdi libri in inglese e sorbendosi ancora più assurde trasmissioni trash che la cara vecchietta sceglie in tv. La cosa veramente bella del tornare a casa, però, è ritrovare gli amici.
Che sia una colazione, una tisana, una cena o una semplice visita l'importante è parlare, raccontare aneddoti idioti, confrontarsi. Spiegare con qualche storia e la descrizione sommaria di qualche personaggio, come si svolgono le proprie vite ognuna così lontana dalle altre. Lontananza geografica(quanti in ogni posto d'Europa per erasmus, stage o quant'altro!) o sostanziale, visto che spesso ci si vede a distanza di mesi anche se si vive a pochi kilometri di distanza..
Ovviamente io, che non sono opportunista..no.., dai viaggi degli altri traggo sempre ispirazioni per viaggi (a scrocco) miei, esistenza di tratte low-cost permettendo. Santa Ryan-Air, bastano poche ore (di ripetizioni; è la mia nuova unità di misura del denaro) per svolacchiare a destra e a manca.
Come al solito, ho scritto uno sproloquio. Se sono stata inesatta o incompleta invito i miei vicini di blog a correggermi o scrivere altre versioni del lasso di tempo raccontato.
Anche se in ritardo, buona Pasqua! (tanto la Pasqua, in stretta teoria dura 50 giorni, e in larga pratica può essere sempre)

mercoledì 19 marzo 2008

Genova di torri bianche. Di lucri. Di palanche.

Baruffe chiocciotte 12 [4,5,6]

Che poi, tutte le diverse idee di Genova, che riporterò una ad una, in molti casi, secondo me, si conoscono. E si confrontano tra loro. Citandosi a vicenda fino a formare un intreccio complicato di riferimenti: ci sono versi messi come dedica all’inizio del libro, altri messi in bocca al protagonista del libro, altri usati per descrivere luoghi.
Amare e capire chi ha amato la tua stessa città è un altro segno d’amore per la città stessa. Una specie di senitrsi parte di un amore collettivo per una creatura. Niente emoziona di più di una poesia o una canzone che sembra scritta apposta per la persona che ami. Il poeta sembra condividere con te lo stesso identico ardore, la stessa identica meraviglia. Invece è per un’altra. Ma chi se ne frega..

Genova in salamoia,
acqua morta di noia.

Genova di mala voce.
Mia delizia. Mia croce.
Genova d'Oregina,
lamiera, vento, brina.

Un po’ come quando persone diverse fotografano lo stesso posto, che il posto è sempre lui, ma è impresso diverso sulla pellicola. Di immagini della città, mi vengono in mente, tra tutte le svariatissime che ho visto, quelle di “Agata e la tempesta”. Quel film sarò andata a vederlo al Sivori, quel bel cinema in cima a salita Santa Caterina. O all’America di via Colombo, quell’altro che ti accoglie col pavimento patternato di vecchie locandine colorate, che ti fa pensare a quanti film vorresti vedere e non hai ancora visto. Invece no, era l’Odeon di Corso Buenos Aires.
(Corso Buenos Aires è uno dei posti più anonimi del mondo, ma rimane nel mio cuore per la successione di elementi che ho fatto diventare miei: le vetrine del negozio di scarpe che ha pure le Oxs, il gelato di Romoli con la sua panera (sigh!), la fermata del 44, la rosticceria di cui sbirciare i piatti del giorno, il cinema Odeon di cui scoprire la programmazione di settimana in settimana.)
Il film avrò deciso di vederlo proprio per la sua locandina vista tanti giorni di seguito dal 44: protagonista spaparanzata sulla sdraio su sfondo arancione. Di esso mi è rimasto, sfumato dagli anni, una vaga sensazione di piacevolezza della trama, immagini di Genova come sfondo alla vita, e l’evento chiave del film che avviene proprio in uno dei luoghi da me più calpestato, fotografato, visto.

Genova nome barbaro.
Campana. Montale, Sbarbaro.
Genova dei casamenti
lunghi, miei tormenti.

Genova di sentina.
Di lavatoio. Latrina.
Genova di petroliera,
struggimento, scogliera.

Genova di tramontana.
Di tanfo. Sottana.
Genova d'acquamarina,
area, turchina.

Allora, dicevamo, che sarà capitato anche a voi, no?, di ascoltare una canzone, o vedere un film, o leggere una poesia. E dopo un po’ vi accorgete che parla proprio di una persona che conoscete, e magari è anche quella che amate. E quelle parole non descrivono altro che i particolari di lui/lei che più amate-odiate-portate impressi dentro.
Quel Natale costrinsi i miei a regalarmi il cofanetto di cd di Mina da Del mio meglio 1 a Del mio meglio 9. Nell’iniziare quell’abbuffata un po’ indistinta di tante canzoni nuove da assaggiare tutte insieme, non era certo quella del cd n.4 in un’indistinguibile lingua che notai di più. Invece, poi mi accorsi che l’inesauribile Mina cantava in genovese, e cantava “Ma se ghe pensu”. Collezione un po' stereotipata di posti visti e rimasti nel cuore, e pensati nella lontananza. Anche se non sono un emigrato genovese da decenni in Argentina, avrò anch'io la mia lista di buoni motivi per tornare a Genova ogni tanto, se non altro perchè "riveddo o Righi e me s'astrenze o chêu" o "a séia Zena illûminâ" (che vogliamo parlare di quando è sera e dalla sopraelevata ti fai un'infilata di luci, quelle del porto, quelle delle finestre della palazzata, quelle della città aggrappata sulle alture immediatamente retrostanti? Mi ricordo quella sera che ho pianto. Ma lì era complice Sweet Child 'o Mine, dall'autoradio della cinquecento blu che tanto mi manca, e stavo considerando quanto ero una persona fortunata).


Genova di luci ladre.
Figlioli. Padre. Madre.
Genova vecchia e ragazza,
pazzia, vaso, terrazza.

Genova di Soziglia.
Cunicolo. Pollame. Trilia.
Genova d'aglio e di rose,
di Pré, di Fontane Masrose.

Genova di Caricamento.
Di Voltri. Di sgomento.
Genova dell'Acquasola,
dolcissima, usignuola.

Dai 15 anni, quando mi regalarono l’opera di De André, ai 19 “Creusa de ma” fu l’unico album che non mi cagai di striscio: era in genovese, non ci capivo nulla. Se lo ascoltavo mi scivolava addosso e non mi lasciava niente. Quando decisi di partire per Genova, iniziai a scoprirlo curiosa masticandone il significato con le traduzioni. Ma in fondo quanto potevano darmi canzoni che parlano di qualcosa che non conoscevo affatto?
È stato dopo, dopo che ho scoperto lei e l’ho vissuta, che ho captato un sincronismo strano tra città e brani. A parte il testo, che ok, è in genovese e parla di Genova. Sembra che la musica stessa abbia il ritmo della città vecchia, certi giorni, anche se ovviamente tra i vicoli non ci sono i musicisti a suonare la vastissima gamma di strumenti del Mediterraneo che Fabrizio usa. O forse è che le sue canzoni sono impregnate di Mediterraneo, e la città pure. E non tanto per la nazionalità di chi incroci in via Pré. Ma a prescindere. Sarà il ritmo suo intrinseco. Vedi, non se ne esce.
Ma anche Fabrizio, caro, l’aveva capito. Non a caso fonde nella musica i suoni del mercato del pesce. Allora è come se tu, mentre ascolti, vivi nella città. Che io me la immagino sempre piena di sole. Prima sbarchi giù al porto “ne sciurtìmmu da u mä pe sciugà e osse da u Dria a a funtan-a di cumbi 'nta cä de pria” (1) e ti ripari nelle solide mura della città, tenere e materne nonostante siano impregnate di unidità e salsedine. La città ti offre un ricco menù di cibi strani “paciûgu in aegruduse de lévre de cuppi” (2) e, alla faccia dell’accoglienza materna, esperienze esotiche più o meno succulente come la Jamin-a della seconda canzone (non traducibile qui..vedi mai ci leggesse qualche under 18…).
Ma anche se la città ti tiene tra le sue tette come la notte di Ligabue, un po’ porca un po’ mamma com’è, resti chissà perché vincolato a quel mare fortemente luminoso d’“'a corda marsa d'aegua e de säche a ne liga e a ne porta 'nte 'na creuza de mä” (3).
Se il solo attacco musicale di Creuza de ma, quello col piffero, basta a farmi sentire in Canneto il lungo, i testi altrettanto trasportanti di 4 ore di Intercity sono quelli di “città vecchia”, ma soprattutto “A’ cimma”, già citacchiata in altri post, e piena di sfumature e profumi “Ti t'adesciàe 'nsce l'èndegu du matinch'à luxe a l'à 'n pè 'n tera e l'àtru in mà” (4)
Finora ho parlato di situazioni idilliache legate alla città: rifugio, pesce, sesso. Ma la città raramente si dona così. Più spesso si raggruma in rovine di dolore.

"e doppu u feru in gua i feri d'ä prixúne
'nte ferie a semensa velenusa d'ä depurtaziún
perchè de nostru da a cianûa a u meü
nu peua ciû cresce ni ærbu ni spica ni figgeü


ciao mæ 'nin l'eredítaë
l'è ascusa'nte sta çittaë
ch'a brûxa ch'a brûxa
inta seia che chin-ae
in stu gran ciaeu de feugu
pe a teu morte piccin-a" (5)

Ma questa è un’altra storia. Fatta di tante, ripetute storie di guerra. E di questo ne parleremo la prossima volta.

Genova tutta colore.
Bandiera. Rimorchiatore.
Genova viva e diletta,
salino, orto, spalletta.

Genova di Barile.
Cattolica. Acqua d'Aprile.
Genova comunista,
bocciofila, tempista.


Genova di Corso Oddone.
Mareggiata. Spintone.
Genova di piovasco,
follia, Paganini, Magnasco.



[..continua...]

(1) usciamo dal mare per asciugare le ossa dall'Andrea

alla fontana dei colombi nella casa di pietra

(2) pasticcio in agrodolce di lepre di tegole (gatto)

(3) corda marcia d'acqua e di sale

che ci lega e ci porta in una mulattiera di mare

(4) Ti sveglierai sull'indaco del mattino

quando la luce ha un piede in terra e l' altro in mare

(5) e dopo il ferro in gola i ferri della prigione

e nelle ferite il seme velenoso della deportazione
perché di nostro dalla pianura al molo
non possa più crescere albero né spiga né figlio


ciao bambino mio l'eredità
è nascosta
in questa città
che brucia che brucia
nella sera che scende
e in questa grande luce di fuoco
per la tua piccola morte.

lunedì 17 marzo 2008

Genova mia città intera. Geranio. Polveriera.

Sottotitolo: baruffe chiocciotte 12 [1,2,3]

Il titolo avrà fatto scappare il 90% delle persone, esclamando "Ancora?? Ma basta!!!". Delle restanti, metà saranno state scoraggiate dal sottotitolo. Se stai ancora leggendo credo tu sia Alessio, o Rotolino, o uno che non ha niente da fare, oppure sei un mio compagno SMID, che hai, se non niente, poco da fare. Ma il numero di lettori non mi interessa. La lunga serie di libri, parole, versi, musiche, esperienze, che descrivono la città che più mi apre il cuore al mondo, che proporrò immagino non sia il testo più facilmente condivisibile e fruibile tra quelli che io possa scrivere, ma parla di me più di quanto possa fare un mieloso post di confessioni e confidenze.

Genova di ferro e aria,
mia lavagna, arenaria.

Genova città pulita.
Brezza e luce in salita.
Genova verticale,
vertigine, aria scale.

Come si può scoprire una città, se non immergendosi nel suo passato? Capire chi l'ha costruita e perché, e da cosa. E chi e come l'ha modificata, ampliata, stratificata, distrutta e riedificata, quando e soprattutto perché. Corinna Praga, che dall'idea che mi son fatta di lei dev'essere una stramba nostalgica vecchietta, ti immerge in una visione della città non più sincronica, ma completamente diacronica. Voglio dire, non più un insieme di muri che è lì, in quel momento, così, ma un organismo che si evolve e si è evoluto, adattandosi ad ogni esigenza di ogni epoca umana.
Ogni città ha sicuramente vissuto queste successioni di trasformazioni, ma, a Genova, la conformazione del tutto particolare del territorio e la scarsità di spazi hanno reso questa storia urbana del tutto originale rispetto alle altre città, dando luogo a sovrapposizioni, soluzioni strane e ingarbugliamenti davvero affascinanti.
["Andar per caruggi intorno all'Acquario di Genova", Corinna Praga, Sagep. Avvertenza, avvertenza: la guida, nel descrivere gli itinerari, fa costante e dettagliato riferimento a tutti gli elementi del luogo. Leggetela quindi solo se avete una grande conoscenza e memoria di tutto il centro storico, o se siete a Genova e avete modo di visitare i posti in parallelo alla lettura. Ormai è introvabile, quindi chiedetemelo in prestito]


Genova nera e bianca.
Cacumine. Distanza.
Genova dove non vivo,
mio nome, sostantivo.

Genova mio rimario.
Puerizia. Sillabario.
Genova mia tradita,
rimorso di tutta la vita.

Genova in comitiva.
Giubilo. Anima viva.
Genova in solitudine,
straducole, ebrietudine.

Il finale di questo libro è stato per me quanto di più deludente. Il che però significa che il resto del libro era stato gradevole e avvincente. Ma soprattutto affascinante. In questa storia intricata i misteri si susseguono e si rincorrono in epoche diverse. Come il protagonista viene "intrappolato" in città da forze oscure, dall'amore, dalla curiosità, da richiami ancestrali, così noi lettori rimaniamo intrappolati per (quasi) tutto il libro in una città misteriosa, piena di meraviglie nascoste ad un primo sguardo e per questo ancora più affascinanti. Santa Maria di Castello non è più un luogo fisico, una chiesa antica o un insieme di caruggi, ma un posto magico, il nucleo di un mondo seminascosto e pieno di storie, esistente da sempre.
["Trittico del tempo. Un mistero sulle antiche tracce di Pellegro Piola e Dino Campana", Branchi Michele, Fratelli Frilli. Bello per la trama che ti intrippa e le ambientazioni piene di fascino, è in realtà un susseguirsi di cazzate dall'inizio alla fine. Sotto l'ombrellone]


Genova di limone.
Di specchio. Di cannone.
Genova da intravedere,
mattoni, ghiaia, scogliere.

Genova grigia e celeste.
Ragazze. Bottiglie. Ceste.
Genova di tufo e sole,
rincorse, sassaiole.

Genova tutta tetto.
Macerie. Castelletto.
Genova d'aerei fatti,
Albaro, Borgoratti.

Per avere qualche idea del numero di strati e straterelli che si sovrappongono in questa strano agglomerato, leggetevi le curiosità presenti su questo libretto. Quando camminiamo in una città, l'idea che l'ambiente in cui siamo prima di essere urbano fosse naturale, non ci sfiora minimamente; sembra quasi non concepibile: invece, facendo una qualsiasi passeggiata in centro, calpestiamo e attraversiamo fiumi e torrenti: avete un'idea di quanti? (considerate la cresta di monti che circonda la città..). E poi passaggi segreti per far scappare il principe, cisterne gigantesche, depositi di scheletri. Tutto sotto i nostri piedi.
["Genova sotterranea", curato da Capocaccia Orsini L., Bixio R., ERGA. Curiosello. Non vale la pensa comprarlo. Sempre ammesso che lo troviate. Chiedetemelo]

Genova che mi struggi.
Intestini. Caruggi.
Genova e così sia,
mare in un'osteria.

Genova illividita.
Inverno nelle dita.
Genova mercantile,
industriale, civile.

Genova d'uomini destri.
Ansaldo. San Giorgio. Sestri.
Genova in banchina,
transatlantico, trina.

Genova tutta cantiere.
Bisagno. Belvedere.
Genova di canarino,
persiana verde, zecchino. -> L'ultimo strato, di appena un secolo


[...continua...]

domenica 16 marzo 2008

studio & cazzeggio

Prima di essere riempita di insulti per aver completamente disertato il pollaio's blog negli ultimi decenni, volevo consigliarvi un valido compagno di cazzeggio:


Non sarà demenziale ai livelli di Nonciclopedia, ma fa comunque lo stesso effetto: farti perdere tempo anzichè studiare.

In sintesi, è un generatore di frasi casuali sui temi più assurdi. Alcuni esempi:

ultima edizione di studio aperto
simulatore di enrico ghezzi
testi dei verdena
cavallo goloso
lettere a riviste per adolescenti
discorsi di flavia vento
trame delle puntate di beautiful
TG5 - Gusto
interviste a calciatori


Vi consiglio di farvi un giro nel sito!

Ciao!


Gallina

venerdì 14 marzo 2008

mercoledì 12 marzo 2008

Gita sui Colli

Salve a tutti! Domenica prossima, 16 marzo, è prevista una piccola escursione (anzi passeggiata) sui colli Euganei sotto la guida della sottoscritta, che per non perdersi lunga la via, oggi ha fatto un giro di perlustrazione in modo da conoscere con sicurezza strade e sentieri.
Come già detto ad alcuni di voi, metto a disposizione la mia auto, con due posti già prenotati per Giulia Manga e Rotolo; altre due persone ci stanno, ma se siamo di più è il caso di organizzarci con una seconda auto.
Il luogo ideale di ritrovo è alla stazione di Piove di Sacco verso le 9:00 raggiungibile con l’autobus della SITA che parte sia dalla stazione dei treni alle 8:30 che dal piazzale boschetti (quello degli autobus – corsia 1-) alle 8:34 con destinazione Sottomarina. Servono biglietti di terza classe.
Per il ritorno gli autobus partono da Piove di Sacco alle 0.41 di ogni ora.
Il programma è il seguente:
- Ritrovo a Piove di Sacco alle 9:00
- Si arriva sui colli verso le 10:00 - 10:15 (chi va piano va sano e va lontano…)
- Molliamo le auto davanti a una ‘trattoria’ e iniziamo la passeggiata.
- Arrivo previsto verso le 12:00 (andando con mooooolta calma)
- Pranzo al sacco a villa Beatrice (quindi fatevi i panini!!!)
- Ritorno verso le 15:00 con spriz e pancetta fatta in casa alla trattoria (se è aperta :P)
Il percorso è molto semplice, si svolge su una prima parte di strada asfaltata e poi su strada sterrata, quindi sono sufficienti un buon paio di scarpe da ginnastica (evitate i tacchi a spillo… Asd) e abiti comodi, portatevi via giacche a vento e un cambio nel caso piovesse, oltre a panini e acqua (non ci sono ristori una volta iniziato il percorso).
Avendo fatto un giro di ricognizione, ho potuto constatare che i mandorli che fiancheggiano buona parte del percorso sono completamente fioriti, ed è uno spettacolo fantastico.
Al ritorno ci possiamo fermare in una azienda vinicola se volete.
Per chi avesse esperienza di montagna chiedo scusa per la parte pallosa in cui suggerisco quello da portare nello zaino…
Per quelli che non hanno mai fatto escursioni, ribadisco che è una passeggiata SEMPLICISSIMA, che fanno anche i vecchietti e le mamme coi bambini! Comunque nessuno ci corre dietro e possiamo fermarci quanto vogliamo lungo la via!
Nota sul meteo: non chiamano bellissimo per questo fine settimana, ma a meno che non piova già al mattino direi di partire lo stesso.
Nel caso diluviasse, proporrei di trovarci lo stesso e fare una bella spaghettata a casa mia, ma questa opzione posso confermarla solo venerdì sera (devo prima assicurarmi che i miei mi lascino casa libera…)

Note: pubblico questo sul blog di casa Perin e lo mando a un po’ di gente tramite mail, ma non ho l’indirizzo di Rotolo, quindi sarebbe carino se qualcuno gli inoltrasse la missiva.
Per Giulia “Treviso”: se hai problemi a tornare a casa, la sera puoi fermarti da me senza problemi.

Ok, mi pare di aver scritto tutto, se ci sono dubbi scrivete sul blog, visto che a causa di alcune linee di febbre domani non sarò in facoltà.
Laura la Quaglia.

Trieste

Visto che nessuno ha scritto nulla, ci pensa la rediviva Quaglia ad informare tutti gli appassionati lettori del blog della fantastica gita a TRIESTE dello scorso fine settimana!!
Sabato (11 marzo) la nostra comitiva (Giulia “Treviso”, Giulia “Manga Pulcino”, Margherita “Chioccia”, Cristina, Elena, Cavazz, Jacopo ”Ratun”, Rotolo e la sottoscritta Laura “Quaglia”) sotto la guida di una scatenatissima Pulcina è partita alla conquista di Trieste con una cartella piena di panini e parecchi ombrelli (uno dei quali smarrito lungo la via…).
Siamo arrivati in treno verso mezzogiorno e abbiamo pranzato in un parco cittadino con i panini che casa Perin ha pazientemente preparato per tutti noi la sera precedente.
La giornata l’abbiamo trascorsa piacevolmente girovagando per il centro; nonostante ogni tanto scendesse un po’ di pioggia, nel complesso siamo stati graziati dal tempo (niente Bora…).
Dopo tanto pellegrinare durante il giorno, e aver incontrato una vecchia conoscenza del Ratun (sorry, ma non mi ricordo il nome…), per ristorarci abbiamo cenato con pesce in un grazioso ristorantino del centro e terminato la serata con un trionfo di grappe dai gusti improponibili!
Particolarmente belle erano le camere del B&B, una per coppia con un salottino in comune, dove non è potuto mancare il consueto torneo di carte, tanto caro a noi statistici… Asd
Il giorno dopo, prima di rientrare, abbiamo fatto una bella passeggiata fino al castello di Miramare, visitato gli splendidi giardini e mangiato un’altra caterva di panini, che dopo la camminata avevano un gusto eccezionalmente buono!
Per finire in bellezza, poiché Cavaz ha fatto una scommessa con Jacopo, e ovviamente ha perso, alla stazione di Mestre, mentre aspettavamo la coincidenza per Padova, è stato costretto a mangiarsi un panino del McDonald’s, che ha trangugiato con la stessa espressione con cui il diavolo berrebbe un bicchiere d’acqua santa…
La Quaglia.

venerdì 7 marzo 2008

Prendere per i fondelli

E' da un po' di tempo che cerco invano di tradurre le versioni di greco che l'esimio professore di scienze politiche mi aveva insinuato di provocare una lesione interna alle narici. Eppure non ci sono riuscito, perchè temevo che giocando Odnodvortsev al posto di Svartedal mi potesse venire un ascesso dal profondo dell'egregia prole. Per questo, se mi è d'uopo, credo che i post debbano oltremodo accrescere la cultura insita negli angoli più refusi che il signor arbitro decise di pigmentare mentre suonava il flauto.
Credo di non avere più speranze di trovare una ragione per sostenere la leggerezza che solo una persona superficiale potrebbe pensare di esimersi e di assumersi come responsabilità.
Pes.
Asd.
P.S.: ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente voluta

sabato 1 marzo 2008

Il vento

Lasciarsi portare dal vento o sbatterci contro? Sentire la sua potenza, sentire che preme contro di te. A ogni passo aumenta la convinzione, la certezza, di potercela fare. Ad andare contro il vento. E la sfida stessa ti dà l'energia per affrontarla. Ti dà potenza.

"Togli i fermi", disse. Il pianoforte incominciò a scivolare, sul legno della sala da ballo, e noi dietro a lui.. E mentre volteggiavamo tra i tavoli, sfiorando lampadari e poltrone, io capii che in quel momento, quel che stavamo facendo, quel che davvero stavamo facendo, era danzare con l'Oceano, noi e lui, ballerini pazzi, e perfetti, stretti in un torbido valzer, sul dorato parquet della notte.

Come quando arrivi in fondo a una strada, che ti sembra di percorrere da sempre. Arrivi a un certo punto e capisci che è ora di tornare indietro. Ti volti e scopri con stupore che tutto è diverso. Le piante, il fiume, le nuvole, il riflesso della luce sull'acqua, è come se li vedessi per la prima volta. La realtà che ti sta attorno, tu lo sai, è sempre la stessa, ma tu sei cambiato. Ed è cambiato il tuo modo di guardare il mondo.

A me m'ha sempre colpito questa faccenda dei quadri. Stanno su per anni, poi senza che accada nulla, ma nulla dico, fran, giù, cadono. Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro a un certo punto, fran, cadono giù, come sassi. Nel silenzio più assoluto, con tutto immobile intorno, non una mosca che vola, e loro, fran. Non c'è una ragione. Perché proprio in quell'istante? Non si sa. Fran.