Ciao a tutti! Da un po' di tempo vi mancavano mie notizie attraverso questo blog, ma la mancanza di tempo, e il mio solerte impegno per valutare gli effetti della misclassification (ehm...) mi hanno tenuta lontano, mio malgrado, da codesto mezzo informatico. Tuttavia, so che i miei fans hanno bisogno di essere costantemente aggiornati sulle mie (instabili) condizioni psico-fisiche e sugli avvenimenti turbinanti e turbanti della mia vita. In realtà ci sono un sacco di cose che nelle scorse setttimane avrei voluto scrivere e non ho fatto, rimanendo un sacco indietro, quindi vi proporrò vari assemblaggi di cose vecchie e cose nuove, quelle che mi ricordo e che mi va di commentare.
Dall'ultimo semi-tragico post su Parigi, tante cose sono accadute: sono stata a Genova, il ragazzo delle ripetizioni ha deciso di farla finita per sempre con la statistica, ho scoperto che a fare la tesi mi aiuterà Babbo Natale, sono stata a casa, ho incontrato Ela nel bel mezzo di Roma Termini, e svariate altre cose. Ma quello di cui vorrei parlarvi oggi sono i paesaggi: (ringraziamo comunque tutti quelli che sono arrivati fin qui, anche se dopo l'ultima frase passeranno ad un'altra pagina web).
Sono stata sempre un po' tronfia nel ritenere le mie colline di una bellezza unica o quasi, nel considerare insostituibile nel mio cuore ciò che si vede dalla casa di mia nonna, piuttosto che da una delle tante strade di campagna che percorro durante le mie passeggiate. Effettivamente, stare qui in mezzo a codesta acquitrinosa pianura non aiutava...
Il caso, tuttavia, mi ha presentato in pochi giorni una sconcertante serie di controesempi.
Dovevo essere particolarmente rilassata decollando da Treviso per Paris (forse a causa dell'estenuante ritardo) perchè per una volta mi sono concentrata sulla sensazione unica di alzarmi in volo sopra qualcosa. Visto che era quasi notte, anzi notte, quello che vedevo era un'impressionate reticolo di luci. Che piacerebbe a un geografo curioso perchè già da quello puoi capire l'organizzazione di tutto un territorio. Da lì sopra capivi quali erano lampioni di strade molto trafficate, di quartieri residenziali, o quelli giallognoli di piste ciclabili solitarie che corrono in mezzo al nulla. Da là sopra cominciavo quasi ad apprezzare la terra veneta..
Dopo tanti anni di vita ed esplorazioni solitarie e curiose in quel di Genova, m'ero persa una delle parti migliori: le colline di Promontorio e Belvedere, sopra Sampierdarena, a due passi dalle Mura degli Angeli e dal Cimitero della Castagna. Più che altro, vedere una valle completamente verde e rigogliosa a Genova, fa un certo effetto. E da lassù è davvero bellissimo, perfino vedere i grattaceli di dubbia gradevolezza estetica davanti al mare. Merito del mitico libro "Andar per Creuse" della Corinna Praga, trovato dopo milioni di ricerche estenuanti tra libri vecchi/usati/improbabili, che avranno stressato Seb, Cri e Ja, venuti in giro per Genova con me. E poi ringraziamo anche Ja che m'ha pazientemente accompagnato nella scarpinata a Belvedere/Promontorio (e però ha potuto vedere itinerari millenari e incroci medioevali). Bravo lui!
Al ritorno da Genova, poi, un incidente ci ha costretto ad uscire dall'autostrada a Brescia Est. Rientriamo a Desenzano? Noooo c'è coda al casello (che furbi). Rientriamo a Sirmione? Noooo il cartello annuncia rallentamenti (mangiamo pane e volpe noi la mattina). Rientriamo a Peschiera! Eccoci allora mezzi spersi nella "strada dei vini e dei sapori del Garda", completamente immersa nella morbida campagna dei colli morenici in fondo al Garda. Certo, le altre macchine avranno sicuramente fatto prima di noi, ma è stato un bell'intermezzo che per qualche minuto ci ha trasportato in una realtà parallela.
Domenica scorsa, invece, è venuta a trovarmi la zia ed io ho deciso di portarla su ai colli euganei insieme a Jacopino. Non potendo arrivare fino ad Arquà Petrarca per mancanza di tempo (che tra l'altro anche stavolta ci siamo persi per campi), ci siamo fermati a Teolo per un giretto panoramico. Carini, nè, stì colli euganei che abbiamo pure mangiato pantagruelicamente in un'osteria grigliosa in quel di Torreglia. Anche il clima era decisamente più affrontabile di Padova, la cui afosità mi sta già uccidendo lentamente.
Infine, ieri andando a Roma per i miei consueti mali un po' immaginari un po' no, sono stata svegliata a Spoleto dalla voce roboante "prossima fermata Spoleto". Prima della stazione di Terni, di cui salutiamo un simpatico abitante di nostra conoscenza, sono stata colpita da una natura montagnosa e alberosa di incredibile bellezza. Un paesaggio che rinfresca l'anima e che ti fa pensare come è bello essere legati a una roccia, a una collina, a una montagna, a un mare. Ed ognuno di noi così sparsi per l'Italia, così progettuosi di giri strani e tesi all'esplorazione ed allo stanziamento temporaneo in Europa e oltre, lo è.
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2 commenti:
Tra l'altro il giro che mi ha fatto fare è stato davvero bello, e anche i posti erano belli, altro che quelle merde dei vicoli
Bene, Jacopino, il libro comprende un'altra decina di itinerari, da esplorare tutti... Sei contento??
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