Visualizzazione post con etichetta giro d'italia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta giro d'italia. Mostra tutti i post

mercoledì 3 giugno 2009

La vita in rosa - Fèn (prima parte)

[Attenzione: questo post andrà in onda in forma frammentata per venire incontro alle vostre capacità mentali]

Mi mancano da raccontare questi ultimi giorni, in cui ho fatto sostanzialmente la cura del sonno. Ricordiamo a chi si fosse perso qualche puntata precedente, che ero a Padova da venerdì scorso e, da allora a stamattina, mi sono sorbita praticamente da sola il ratùn e le sue incombenti manie (vedere il suo post sullo sport domenicale nel suo blog per averne un qualche esempio).

C'è da dire però che forse anche lui ha qualcosa da lamentarsi con me: vi ricordate per esempio della mia imbarazzante idea di andare dal piadinaro in bici? Potevamo noi rinunciare a quest’idea? Ovviamente no, perché domenica alle 12 circa, quando è uscito il sole siamo subiti usciti, senza aver fatto merenda, e abbiamo percorso kilometri di piste ciclabili in un romantico paesaggio bord-de-canal. Il cielo, dopo che il sole si era ritirato, era “a pecorelle” e di un colore tragicamente vicino al blu scuro. Una volta arrivati a Caselle di Selvazzano Dentro, una località col cui nome si commenta da sola, il fidato piadinaro Zio Toni era prevedibilmente chiuso. Cinque minuti dopo aver pronosticato un suo imminente svenimento, Jacopo cambia idea decidendo di non fermarci in nessun posto alternativo perchè doveva farsi le mozzarelle in carrozza una volta a casa. Ripetizione in direzione opposta dei tre quarti d’ora di bici. Inspiegabilmente, il vento rimaneva sempre invariabilmente contrario.

Ma questa serie di post non doveva essere dedicata al Giro d’Italia? Eh sì, perbacco, allora bisognerà almeno dire che è finito. È finito in maniera estremamente prevedibile ma non mi sono persa neanche l’ultima tappa (nella location del centro di Roma) scucchiaiando la mia vaschetta Grom. Nonostante il secondo in classifica, Di Luca, non avesse alcuna possibilità di rimonta sul primo, Menchov, era molto bello sentire le voci concitatissime di Cassani e Bulbarelli gridare al “finale trhilling” e alla “incredibile suspence”. In realtà quando Menchov è caduto a un kilometro dal traguardo mettendo, almeno per una manciata di secondi, tutto in dubbio anch’io sono rimasta col cucchiaino in mano e la bocca aperta. Poi nessuna sorpresa, ha vinto lui, e meritatamente. Però davvero è stato un bel Giro. E davvero i suoi protagonisti sono stati agguerriti e fino all’ultima tappa, fino all’ultimo secondo, il che non fa mai male. Addirittura per qualche attimo abbiamo potuto pensare che anche un traguardo volante (traguardi intermedi che nessuno si è mai cagato di striscio) potesse contare qualcosa ai fini della competizione finale.

Per me, è stato davvero emozionante andare in “Giro” per l’Italia, anche solo con la mente. Molto perché è stato un tuffo in un passato bello e dimenticato. Ma non solo. Da tanto leggo libri di viaggi. Perché è il modo più economico di farsi una vacanza. E anche il Giro, per certi versi, è così.
Un’altra cosa di cui mi sono innamorata (perché tradizionalmente le cose le scopri di più quando ti mancano) è Padova e la sua possibilità di girare in bici. Mi piace tantissimo andare in bici; è la mia personale, vivace e –ancora economica- sensazione di libertà completa. Tornando da Selvazzano, domenica, ma anche ieri in una passeggiata, scoprivo posti di Padova centro in cui in due anni e mezzo non avevo mai messo piede. Il che è un po’ surreale, visto che non si tratta certo di una grande città. [..]

venerdì 29 maggio 2009

la vita in rosa 6

In questi giorni non vi ho aggiornato sulla mia esistenza a causa della mia incredibile esimiezza: infatti da martedì a giovedì ho avuto il corso di SAS base; non nel senso che lo seguivo, ma che lo tenevo, ad un manipolo di intrepidi alunni. Martedì riposo del giro, quindi ok, non ho perso niente. Ieri tappa inutile. Ma mercoledì c’era il Blockhaus, perdicibaccolina; tappa molto breve ma che almeno sulla carta poteva rimescolare un po’ le carte. Invece non ci sono stati ribaltamenti, almeno. Proprio in questo momento, invece, la Carovana Rosa si appresta ad arrivare ai piedi del Vesuvio ed a scalarlo tutto. Fra poco quindi arriverà qualche emozione vera. Mentre fino a poco fa ad emozionarmi ci pensava il panorama della Costiera Amalfitana. Che bello, ragazzi.
In ufficio oggi c’è proprio aria di vacanza. Figuratevi per me che dopo aver finito il corso di cui vi dicevo non c’ho letteralmente un cazzo da fare finchè non vengono definiti, questione di giorni, i prossimi progetti. Unica cosa fatta nella giornata: corso di inglese. Io non ho più parole, visto che l’ho captata fortemente per la seconda leziona di fila, per la puzza di piede del mio teacher. Il piede maschile, si sa, impregna la stanza. E questa penso sia un condizione abbastanza comune. Se mi sveglio in una stanza dove ha dormito tutta la notte Jacopo, il mio naso lo sente. Ma sto qui dopo un minuto che si toglie le scarpe (ho sbirciato sotto il tavolo, se le sfila proprio) si leva un’aria che toglie il respiro..sigh.
E oggi pomeriggio, chi parte per andare in vacanza, chi se ne torna a casa, a Napoli, nelle Marche, o altrove. Che nostalgia di casa.
Io invece sarò a Padova e per prendermi qualche giorno di puro relax: non ci sarà quasi nessuno e avremo buona parte delle giornate impegnate con lo studio. Unico impegno previsto: domani pomeriggio Cresima dei ragazzi a cui facevo Catechismo fino al dicembre scorso. Poi la mia idea un po’ suicida è di fare un giorno una scampagnata per andare a mangiare la piadina ma..in bici. Sai che gusto quando poi ti addenti la piadinozza??
Questi comunque sono stati molto piacevoli, e per un po’ di motivi. Perché ero impegnata sul lavoro e con qualcosa che mi piaceva, come fare un corso. Perché ora sto tutti i giorni in sede quindi posso mangiare, chiaccherare e condividere i vari momenti della giornata con i mie colleghi, con cui c’è un clima davvero amichevole. Infine, prchè dopo giorni di caldo senza tregua sono arrivati dei giorni di sollievo. Non che non facesse caldo, anzi, ma almeno di sera arrivava il frescolino e la notte riuscivo a dormire benissimo, com un bambino.
Lunedì scorso invece è stato terribile. Ho passato un paio d’ora senza riuscire ad addormentarmi e con un’angoscia terribile di come io e la mia pressione avremo passato l’estate milanese. Pensate che qui sono tutti così simpatici che quando la settimana scorsa segnalavo l’incredibile debolezza che l’afa mi metteva addosso la frase era sempre la stessa: “ah, ma è la prima estate che ti fai a Milano?? (Segue risatina irritante) Eh, bedrai a luglio”. Grazie a tutti per l’incoraggiamento, eh. Menomale che una delle poche cose che so fare alla grande è farmi coraggio da sola.
Prime scaramucce sulle rampe del Vesuvio. Mi godo la gara. Poi esco, e prendo il treno. Ma il treno dei desideri nei pensieri all’incotrario va…

lunedì 25 maggio 2009

La vita in rosa - intermezzo

Oggi non si parla di Giro d’Italia. Certo, vale la pena parlare delle ultime tappe, ma lo faremo nelle prossime puntate. Anche perché la tappa di oggi si corre nella mia terra, e quindi non sono proprio riuscita a perdermela.
Oggi mi sentivo un po’ precaria, un po’, come dire, “come d’autunno sugli alberi le foglie”. Questo perché stamattina sono uscita di casa per farmi le analisi del sangue, quindi digiuna e piena di tensione. L’afa ci mette il suo per abbassarmi la pressione, quindi ho passato soprattutto la mattinata, ma anche il resto della giornata, con la sensazione di spalmarmi da un momento all’altro sul pavimento.
Il caldo è stato forte anche nel resto del weekend che, come preannunciato, vedeva la mia partecipazione (eccezionale) al compleanno di Sandro e Francesca a Prato. La location, una casa di campagna su una verdissima altura alle spalle di Prato, era paesaggicamente spettacolare. La Toscana è una regione meravigliosa, molto simile alla mia (che è ancora meglio, intendiamoci), il suo paesaggio presenta comunque delle differenze che percepisco ma non riesco con precisione ad identificare.

Ciò di cui volevo parlare, invece, sono i “salti nel tempo” che piccoli particolari ti fanno fare, riportandoti alla mente tanti ricordi del passato. Un po’ come le Magdalenas di Proust, per intenderci. Le mie magdalenas sono state le voci di Bulbarelli e Cassano (eggià..) e una pasta fredda che mi son preparata venerdì sera mettendoci dentro, un po’ per disperazione, dei cubetti di parmigiano. Il sapore del tutto è subito passato dalla bocca al cuore, facendomi riassaporare col pensiero l’insalata di riso che in epoca genovese mi facevo fare regolarmente dal famoso “paninaro”. Ho in testa paninari, ingredienti, bottega e tutto come se ci fossi stata stamani a comprarmi il pranzo. La mia ricetta segreta prevedeva: mais, pomodorini, carote julienne, funghetti piccanti, tonno e cubetti di parmigiano. Uno spettacolo.

Ma venerdì non sono solo i ricordi che mi hanno fatto piangere nel bel mezzo della cena. La commozione derivava invece dal mio innato amore per la bellezza, questa volta fortemente sollecitato dalla scoperta della musica lirica dopo l’ascolto dell’ultimo album di Mina. I brani di Puccini mi pugnalavano il cuore, mentre li rimettevo varie volte. Bellissimi in sé stessi, e non tanto per l’interpretazione di Mina, che comunque ci mette quel “quid” in più.
Mentre Mimì ricorda a Rodolfo che lui “è l’amor, tutta la mia vita” e il protagonista della Tosca “muore disperato e non ha mai amato tanto la vita” la serata mi passava, senza che me ne accorgessi, a documentarmi di tutto questo, e ancora una volta affanculo alle pulizie rimandate.

Durante le mie documentazione internaute, però mi ritornò in mente un articolo letto la mattina stessa, che avevo poi momentaneamente rimosso durante la giornata di lavoro. Le dichiarazioni di Loredana Bertè, sulla morte della sorella Mia e su quello entrambe che avrebbero subito dal padre, sono agghiaccianti, un vero pugno nello stomaco. Non si può essere del tutto sicuri dell’attendibilità delle parole pesanti di Loredana, negli ultimi anni tristemente famosa per i suoi eccessi. Ma certi racconti non te le puoi inventare di sana pianta, nemmeno se sei piena di droga. La scena del padre che prende a calci il pancione della moglie, il pavimento del bagno che cambia colore, il fratellino che “lui non ce l’ha fatta”. Il mouse resta sospeso in mano, devo ricacciare indietro qualche lacrima spontanea.
Il mio pensiero va a quella canzone fortissima “Padre davvero”. A Mimì e alle interpretazioni magiche che ci ha lasciato. A tutti quei brividi che ci hanno fatto venire.
No, Mimì, gli uomini non cambiano. L’unica speranza, ora e per sempre, è nell’amore. L’unica cosa che ci tiene a galla.

“Amore gli uomini che cambiano
sono quelli innamorati..come te”

venerdì 22 maggio 2009

La vita in rosa 5

Arieccome qua. Dice, e perché?? Sia perché meglio raccontarvi qualche sciapada ogni giorno che non tediarvi poi ogni settimana con post lungissimi; e poi perché domani e domanica sarò a Prato, ospite di Sandro e Francesca per il loro compleanno, quindi questo finesettimana non avrò l’uso del computer.
Domani mattina mi concederò tre ore di assoluto relax e lettura intensa e svariata. Si tratta del mio viaggio, assolutamente in regionale, perché ogni tanto bisogna anche risparmiare. Sarò cullata dall’ “aria condizionata del regionale”, ovvero il finestrino aperto, che, a parte gli scherzi è molto più piacevole dell’aria condizionata vera degli altri treni che ha il solo potere di gelarti i piedi. E i miei, si sa, sono particolarmente sensibili.
E prenderò il viaggio come un vero e proprio tempo dedicato solo a me.

L’unico problema è che non potrò seguire le tappe di sabato e domenica; percorsi entrambi appenninici, costellati di medie asperrità, non saranno probabilmente decisive per la vittoria, ma potrebbero apportare qualche modifica alla classifica generale.
Vabè, ma almeno la tappa di ieri me l’ho goduta appieno: non so cosa avrenno pensato i miei colleghi nel vedee metà dello schermo occupato dal powerpoint su cui stavo lavorando e l’altra metà da Raitre che trasmetteva la Sestri Levante – Riomaggiore. Scenari da mozzare il fiato, ragazzi. Pur essendo una tappa decisiva, non so se passi più tempo a chiederti “come diventerà ora la classifica?” o “cazzo, ma da quant’è che non vado più alle cinque terre? E soprattutto, perché??”.

Ieri sera poi, preso il coraggio a quattro mani, ho affrontato ciò che da settimane non riuscivo a vincere: quel cumulo di roba da stirare appoggiato sulla mia poltrona. La fase preparatoria allo stiraggio comporta sempre l’ardua e cruciale fase della scelta del sottofondo musicale. Vicino allo stereo della cucina ecco che trovo un inedito (per me) disco di De Gregori, e con sommo piacere lo metto su. L’album rappresenta forse il picco di una cifra stilistica comunque sempre presente nella produzione di Degre, ovvero il Non- sense. Non a caso la canzone che apre l’album è “Non c’è niente da capire”.
Nonostante il senso di ogni frase non si intraveda molto facilmente (anzi, forse neanche c’è nelle intenzioni dell’autore) dalle canzoni trapela una poeticità struggentissima e intensa. Si riesce cioè, alla fine dell’ascolto, ad assorbire il senso totale del pezzo, senza aver capito quello dei suoi singoli versi.
Lo scialbo Jacopo Barbieri alcune di queste canzoni potrebbe vederle come la trasposizione in campo musicale delle “secchiate di colore”, definizione che egli appioppa a varie opere pittoriche di astrattisti e co.
Il non-scialbo Rino Gaetano, una cui raccolta ho messo su dopo il cd di Degre, è un altro che, pur in un genere completamente diverso, partorisce dei capolavori basati su un almeno apparente non-sense. Il fatto che molti miei coetanei non sanno neanche chi è, anzi, osano confonderlo con Mino Reitano (santo subito) è di una tristezza infinita. La metà di quelli che lo conoscono, invece, (e fino a poco tempo fa ero anch’io in questa categoria) lo rammentano solo per le spensierate Gianna o Berta filava. Che tra l’altro forse a sentirsi il testo proprio solo spensierate non sono. In quest’antologia, trovata anch’essa sullo stereo in cucina, ho scoperto dei piccoli gioielli, intensi, provocatori, allegri e, alcuni, anche di una tristezza incredibile (“Chi mi dice ti amo chi mi dice ti amo ma togli il cane escluso il cane”)

giovedì 21 maggio 2009

La vita in rosa 4

Siamo praticamente alla metà del giro (quindi tranquillo, Paolo, non arrivero a 362…a meno che non scriva circa 36 post al giorno, naturalmente..) e proprio oggi si disputa una tappa non cruciale, ma crucialissima. Una cronometro (significa che i ciclisti non corrono in gruppo, ma ognuno separatamente), atipica perché lunga e ondulata, che può far male a molti uomini di classifica.
Se contiamo anche la location magnifica, ovvero le montagne immediatamente a ridosso delle Cinque Terre, ci rendiamo conto che questsa è una tappa che non posso assultamente perdere. E che non voglio perdere neanche da punto di vista visivo, tanto che per una volta ho deciso di guardarmi il video in streaming mentre lavoro.
Oggi, infatti, non sono in Sky, ma nella mia aziendina. Perché, si chiederanno i miei piccoli amici? Perché il progetto con Sky è chiuso fatto finito basta.
Ieri è stato giustappunto il mio ultimo giorno a Sky. E potevo io ricordarmi che essendo l’ultimo giorno avrei dovuto portare via la mia roba? Chi mi conosce bene sa che la risposta è no: ad un certo punto a metà giornata infatti ho realizzato di avere una pila di quaderni/cartelline/manuali SAS e assolutamente niente dove metterli per portarmeli via.
Sono andata quindi al bar a chiedere delle buste di plastica e ho portato via tutto in queste due bustine (le avevo solo piccoline) e in quella con cui mi porto dietro il pranzo: basta con questi consulenti eleganti con la borsa Pi Quadro che costa un sacco di soldi o con la valigetta di pelle! Vuoi mettere le sportine di plastica??? C’ho proprio un eleganza innata, ragazzi.
Per portare tutte queste cose nel mio ufficio mi sono persa la conclusione della tappa di ieri, il cui esito comunque non ha intaccato in nessun modo la classifica. Martedì invece ho seguito l’esaltante tappa Cuneo-Pinerolo. Tanti anni fa la stessa tappa vide le imprese eroiche di Fausto Coppi, giusto per farvi capire in fondo l’aura di magia e a volte, mi permetto di dire, quasi di sacralità, che permea questo sport.
Stavolta ci sono state le imprese non eroiche ma quantomeno magnifiche prima di Garzelli e poi di Di Luca.
Questi giorni sta arrivando l’afa quindi mi sneto proprio liquefarmi. Questo per il meteo, perché di cronaca invece meglio che non ne parlo perché senò mi girano gli sbarabaus..

lunedì 18 maggio 2009

La vita in rosa 3

In ufficio, come la solito, la radio mi aggiorna e mi salva: oggi, su radio2, intervista a Pippo Franco (che ho scoperto in realtà chiamarsi Franco Pippo) inerente tra le altre cose alla sua canzone-capolavoro “Che fico!”. Anche se oggi è il giorno di pausa del Giro, mi son comunque beccata dei bei programmi.

Speriamo che questo giorno di pausa raffreddi un po’ gli animi e porti consiglio ai protagonisti della Corsa Rosa dopo gli incredibili avvenimenti di ieri: se non lo sapete, nel bel mezzo della tappa “celebrativa” di Milano, un percorso che si snoda tutto dentro la città attraverso i suoi ampi viali, i ciclisti si sono fermati ed hanno protestato contro la pericolosità del tragitto.

Certo, faceva quasi paura anche a me vedere questi che sfrecciano nei vialoni lastricati, sui binari del tram e soprattutto con gli spettatori che nei tratti non transennati si spingono pericolosamente verso il centro della strada e lasciano che i loro oggetti possano volare in giro: a questi ritmi anche un foglio di giornale può essere molto pericoloso.

Io e Ja, per alcune peripezie, siamo riusciti a non vedere quasi nulla pur essendo a Milano: giunti sul traguardo per vedere il finale, dopo aver accompagnato la zia alla stazione, abbiamo notato che mancava ancora molto (proprio per la protesta che ha rallentato tutto); abbiamo deciso di tornare a casa per vedere la corsa in tv, ma una volta arrivati naturalmente restavano solo gli ultimi 5 minuti. Mi ha però emozionato molto vedere il percorso snodarsi per strade ormai da me quasi totalmente conosciute e percorse in passeggiatine esplorative o nei percorsi “turistici” con tutte le persone che sono venute a trovarmi finora qui a Milano.

Questo finesettimana è stata la volta della zia. Grazie alla quale come al solito ci siamo riempiti la pancia senza badare a spese. Per causa sua ma anche per goderci la meravigliosa giornata, abbiamo perso la tappa di sabato, che comunque non era così importante da causare qualche cambiamento significativo.

Così come quella di venerdì, che invece è stata saltata per la Convention aziendale. Ora vi posso dire cos’è perché l’ho capita anch’io: una specie di reunion di tutti i dipendenti per illustrare quel che l’azienda ha fatto nell’ultimo anno e cosa si propone per il prossimo. Ho avuto un calo di attenzione tale che l’unica cosa fortemente memorizzata è che ad agosto si chiude tre settimane: ora annuso il profumo di vacanze ispaniche sempre più intensamente!

Inoltre, il fatto che nonostante la Convensssccion tutti fossero vestiti sgarrupati come sempre, mi ha fatto capire che ero finita bene, almeno per come sono fatta io, visto che da sempre nelle occasioni mondane guardando l’aspetto altrui io mi sento “la piccola fiammiferaia”.

Per ricollegarmi all’ultimo, leggitissimo post, mi manca solo da raccontare di giovedì pomeriggio, e ne vale la pena, visto che ci sono due aventi di un certo livello:

- vince la tappa Scarponi, il mio corregionale (se non sbaglio di Filottrano)

- Grom inaugura una nuova sede non lontano da casa mia: gelato aggratise!!!!

Forse per questo, pervasa da cotanto entusiasmo, commetto un passo falso. Con sprezzo del pericolo ed eccessiva fiducia nel mio self-control, credendomi guarita troppo presto, faccio la sbruffonata, come chi sta smettendo di bere ed entra in cantina, come l’ex-tossico che ritorna dallo spacciatore di fiducia per farci due chiacchiere.

Sono entrata nella libreria vicino casa mia. Ma solo “per dare un’occhiata”. Un’occhiata da 30 euro, per Giove! (Ma ho già iniziato il primo, è fighissimo!!!)

giovedì 14 maggio 2009

La vita in rosa 2

Visto l’incredibile successo del post precedente, continuiamo ad aggiornare questo ormai seguitissimo blog incrociando i racconti della Corsa rosa con quelli della corsa della mia Vita. Mamma mia, che immagini. Da premio nobel per la letteratura.

A proposito di letteratura, un divertentissimo libro che ho appena finito (grazie a Laura&Cardinal per questo regalo) e le bellissime giornata di sole a Milano mi aiutano a tenermi su e a mantenere uno sguardo generalmente rosa, appunto, sulla vita.

Martedì

Invece, a farmi passare con nonchalance e una punta di divertimento le giornata di lavoro, ci pensa la radio. Solita precisazione: lavoro lo stesso, mentre la ascolto! Presa in considerazione per ascoltare le radiocronache del Giro, ho scoperto che è piacevole ascoltarla anche in altri orari . Se non altro perché tra i lamenti ad alta voce dell’isterica nella scrivania davanti a me, le telefonate col vivavoce di quelli a fianco e le chiacchiere alla macchinetta del caffè dietro di me, non ne potevo veramente più. Meglio allora dividersi tra Radio1 e Isoradio, a parte quando c’è la rubrica di medicina asd. E poi sì, ho detto che ascoltare Isoradio (quella degli aggiornamenti del traffico) mi rilassa, oh! Pensatene quel che volete, a me rilassa.

L’unica problematica è che tra ascoltare una radiocronaca del giro e vederlo in diretta alla tv, c’è una gran bella differenza. In parte per l’effetto paesaggistico, che vi dicevo nel post precedente. In parte perché se ti perdi 3 secondi di radiocronaca lavorando, rischi di non capire più come cazzo stanno messi sti corridori. E soprattutto perché l’effetto visuale della corsa è tutt’altra cosa. L’arrivo in salita di martedì sera è stato comunque molto godibile. Per chi non lo sapesse si partiva da Padova e si arrivava a San martino di Castrozza. L’arrivo, va da sé avendo un minimo di cognizione geografica, è in salita. Non è una salitona tale da scuotere la classifica, però la tappa è ugualmente molto divertente.

Il mio problema nel seguire le corse è invece la cesura dei due anni precedenti, per cui nel mio immaginario è rimasto tutto a tre anni fa e devo fare degli sforzi notevoli per non vedere Di Luca con la tutina Liquigas, ma prima o poi c’è la speranza che mi abitui.

Invece il problema della giornata era il seguente: essermi resa conto che nel mio armadio non c’era assolutamente niente di pulito. Ecco allora martedì la serata del bucato, che segue la serata precedente dedicata alla pulizia della cucina. Vediamo se chi mi conosce capisce perché mi son messa all’improvviso a lavare la cucina da cima a fondo?? Perché c’erano le formiche. Ma ecco che spunta anche un’altra faccendona: lavare la mia camera! Vediamo se indovinate anche perché così, all’improvviso, mi metto a lavare per bene camera mia dopo millemila giorni che non lo facevo?? Perché sabato viene mia zia ed era piena di cracia! Bene, vedo che mi conoscete! La sintesi è che queste sere non ho avuto un minuto di tregua, sia per la mia innata lentezza, sia perché ovviamente c’è sempre da aggiungere il tempo per preparare la cena e il pranzo del giorno dopo.

Mercoledì

La tappa di ieri era ancor più godibile della precedente. O forse dovrei dire sarebbe stata, visto che alla radio si sono collegati solo pochissimi chilometri prima dell’arrivo. Certo, se non c’è la radio c’è pur sempre la cronaca su internet. Ma è un po’ come..vediamo.. è un po’ come se invece di assistere al massacro di Jacopo dopo la sua laurea e picchiarlo personalmente, voi foste a casa vostra e uno vi mandasse un sms ogni 10 minuti scrivendovi laconici e stringati messaggi sul suo grado di sopportazione. Non lo trovereste assolutamente terribile???

Tappa comunque molto emozionante, nonostante lo scarno collegamento, con arrivo in salita più duro della tappa precedente. Provando una certa simpatia per Cunego, sono rimasta un po’ delusa. Però diciamo anche che ci godo un bel po’ per Armstrong che ha perso terreno dai migliori.

Una volta arrivata a casa ho provato il bisogno di liberarmi di tutti i vestiti (cioè, non proprio, non prendete in maniera troppo letterale le mie affermazioni) e andare a fare un bella passeggiata per scacciare la malinconia. Venerdì infatti c’è la Convention aziendale (non mi chiedete che diavolo sia) che mi terrà impegnata tutto il pomeriggio e la serata, così Jacopo non potrà venire prima di sabato. Comunque o la passeggiata col mantra “Si può benissimo vivere senza di lui” o il mega gelato che mi sono regalata mi hanno fatto stare subito meglio.

In serata poi, nonostante le incombenze domestiche di cui sopra, sono riuscita a seguire la crucialissima (perché determina la sopportabilità di Jacopo) finale di Coppa Italia tra Samp e Lazio. Ecco, seguire i rigori tramite il Live di Yahoo! è un’esperienza assolutamente snervante che non augurerei neanche ad un mio nemico, soprattutto se debole di cuore.

Vorrei finire questo post, anche se non lo leggerà mai, per mandare un grandissimo abbraccio a Silvia, che domani ritornerà in Spagna.

lunedì 11 maggio 2009

La vita in rosa


È incredibile come alcune sensazioni cambino a seconda che io mi sposti in varie parti d’Italia; forse perché cambia il proprio “mood” o in generale quello di una città. Non a caso nel mio ultimo post dicevo che i vari periodi della mia vita mettevano in luce aspetti diversi di me: sì, sempre per la serie Uno, nessuno e centomila (eh, ragazzi, c’avevo la Pettinelli di italiano e saremo stati tre mesi su Pirandello…).

Ecco allora che torna ad esplodere la passione per il Giro d’Italia, forte più che mai negli anni genovesi, e un po’ smorzatasi nel mio soggiorno padovano. Il perché non è da ricercarsi nella vocazione più o meno ciclistica di queste terre, come tutti gli esperti di bici considereranno, ma come dicevo a qualche particolarissimo non scandagliabile “mood”.

Non è solo la direzione sportiva a prendermi. In primo luogo c’è la dimensione del paesaggio. Perché davvero il Giro d’Italia è quello che esprime già dal suo nome: un meraviglioso giro, appunto, nella nostra meravigliosa terra. Le immagini della corsa corrono su paesaggi di montagna, di mare, di collina, di campagna, di città ecc. facendoti scoprire tanti posti bellissimi di cui la maggior parte delle volte non conoscevi neanche l’esistenza. E ti sembra di viaggiare, pur restando nelle quattro mura della tua stanza.

Poi c’è la dimensione dei ricordi. Perché è inevitabile che alle varie tappe del passato si appiccichino eventi concomitanti, emozioni provate, le persone che erano con te in quel momento. Magari c’è anche il ricordo, chessò, del giovane ciclista che esplode proprio in quella determinata tappa, ma anche cose più personali, come una delle decisioni più importanti della mia vita presa mentre si apriva il collegamento alla penultima durissima tappa di montagna di un giro di tanti anni fa. E come si può evitare che faccia capolino nella mente quel ricordino del nonno che si guadarva ogni santissima tappa quando da bambina stavo con lui? Io ovviamente allora trovavo noiosissime quelle corse, ma ora non posso fare a meno di dadicare a lui tappine e tapponi.

Oggi la decisione di sentire la tappa odierna in radio (si avvertono i miei detrattori che non è che non lavorassi, ma che stavo facendo girare un processo con tempi macchina molto molto lunghi).

Anche se non è certo una delle tappe più memorabili (pur se spumeggiante e piena di colpi di scena) mi ha riacceso dentro la voglia di seguirlo fino in fondo questo giro: centenario, quindi già imperdibile di per sé, percorso stravagante, dinamiche assolutamente poco prevedibili che lo rendono, a mio giudizio, molto più godibile del seppur prestigioso Tour.

Domani si prevede già una tappa di quelle importanti; la mia radiolina è pronta, io anche. Piano piano arriveranno anche le mie simpatie o antipatie per gli atleti e le squadre fino a venire coinvolta in un mondo inestricabile di emozioni.

Delle quali vi aggiornerò.