Vanno di moda le civiltà scomparse. Canali in chiaro o satellitari ci propongono ogni sorta di speciali su egizi, assiro-babilonesi, popolazioni pre-colombiane e tribù varie ed eventuali. E molta gente, della precedente come della mia generazione, si interessa e si appassiona a tutti i misteri ancora da chiarire riguardo la vita, l'organizzazione, la primitiva tecnologia di questi uomini. è bello, ed è importante: arricchiamo la nostra cultura conoscendo altre culture (scusate il gioco di parole) e impariamo anche qualcosa di scienze varie, che c'è sempre l'esperto che ti spiega come gli scienziati hanno fatto a scoprire questo o quell'altro.
Quello che ho scritto fin qui non era sarcastico. Anche a me piace farmi domande e cercare risposte sui modi di vivere di tante civiltà, del passato o contemporanee, anche se non guardo mai i documentari. Però vorrei saperne di più anche su un'altra grande civiltà, scomparsa nel nulla e abbastanza all'improvviso, di cui nessuno parla mai: la civiltà contadina (con questo termine non voglio intendere semplicemente rurale) di 50 anni fa.
I miei coetanei ascoltano Alberto Angela parlare (che parola grossa) dei riti sacrificaoli dei maya, e non si accorgono se sta passando accanto a loro un testimone oculare di un'altra grande civiltà scomparsa. Alla nostra generazione non gliene frega niente forse proprio perchè non c'è nessun mistero insondabile sotto, visto che basta chiedere ai propri nonni. Invece spesso ai nostri nonni gli chiediamo solo "come stai?" sì e no rimanendo in attesa della risposta.
Forse la generazione successiva, quella dei nostri figli, si appassionerà all'argomento, quando ormai l'intera schiera dei "testimoni oculari" non ci sarà più. E forse ci rimprovererà di non esserci sbattuti, di non esserci fatti domande e di non averle fatte a nostra volta a chi poteva risponderci. Forse quella generazione sì, si appassionerà, considerando esotico e introvabile qualsiasi oggetto di comunissimo uso fino a pochi decenni fa. Apprenderà della struttura familiare dei fenici, come di quella dei suoi più vicini avi, dalla tv.
Ma io vorrei che mio figlio sentisse da me, e non dal prossimo discendente degli Angela, cos'è il pertigaro (nel mio dialetto una specie di aratro) e la storia di come i nostri nonni e zii si sono innamorati, si sono sposati ed hanno messo al mondo figli. Non mi resta che "ascoltare", e non nel senso di fare sì con la testa e dire "beh, certo" ogni tanto, chi ha cinquant'anni più di me. A volte si impara più che a certe lezioni in facoltà.
giovedì 21 febbraio 2008
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