confortate di pianto è forse il sonno
della morte men duro?
Foscolo iniziava così a scrivere appassionatamente a scrivere all'amico Pindemonte "dei sepolcri" ed io così inizio a scrivervi. Da cinque anni mi occupo di verosimiglianza del modello, algoritmi di ottimizzazione e cose simili, ma non ho mai smesso di essere e rimanere "classicista" dentro. Per capire quando ne ho avuto la netta conferma, facciamo un passo indietro.
Ahi! su gli estinti
non sorge fiore, ove non sia d'umane
lodi onorato e d'amoroso pianto.
Dal dí che nozze e tribunali ed are
diero alle umane belve esser pietose
di se stesse e d'altrui, toglieano i vivi
all'etere maligno ed alle fere
i miserandi avanzi che Natura
con veci eterne a sensi altri destina.
Da venerdì a domenica una folta compagnia di padovani è andata a dilettarsi dell'aria toscana su all'Appennino a casa di Jacopo. Sabato la nostra meta è Firenze. Passiamo per il passo del Giogo, e dopo tornanti e frazioni, ville o ruderi in pietra serena, Firenze appare imperiosa dall'alto.

Già da subito mi vengono in mente migliaia di aneddoti e di cose da raccontare su Firenze, che alcuni lettori ricorderanno e che per i miei interlocutori di due giorni fa sarebbero state troppe da capire e noiose da ascoltare.
Proteggete i miei padri. Un dí vedrete
mendico un cieco errar sotto le vostre
antichissime ombre, e brancolando
penetrar negli avelli, e abbracciar l'urne,
e interrogarle.
In preda ad emozioni comprensibili solo a me stessa arrivo a Santa Croce, e le suggestioni sono potentissime. All'interno troviamo una guida volontaria (-> gratis) e incredibilmente appassionata che ci racconta un sacco di cose interessanti e ci mostra un altrettanto gigante numero di cose belle.
Avrei voluto sia sposare il tizio che fermarmi un sacco di tempo dentro, cose entrambi impeditemi dalle circostanze contingenti.
A egregie cose il forte animo accendono
l'urne de' forti, o Pindemonte; e bella
e santa fanno al peregrin la terra
che le ricetta.
Una volta fuori non ho potuto far altro che guardare la piazza, sentire quanto di bello c'è intorno a me e constatare che non potevo sottrarmi ringraziare mentalmente la Duranti e Coltorti (non da soli, in realtà).
- Te beata (=Firenze), gridai, per le felici
aure pregne di vita, e pe' lavacri
che da' suoi gioghi a te versa Apennino!
La promessa è subito scattata con le Muse: quest'estate vado agli Uffizi, a costo di venire a Firenze con la Sita. E ci passo un giorno intero. Immagino che se guardiamo la proporzione di quanti di noi sono stati agli Uffizi nella loro vita, raggiungeremo un numero decisamente lontano da 1. Vi rendete conto che un giapponese a saperlo potrebbe ucciderci, e neanche tanto a torto?
Quanto è difficile rendersi davvero conto di quanto c'è di bello intorno a noi. Di quanto si possa vivere una vita molto più diversa e intensa del "viver come bruti". Questa vita che intendo io non si costruisce riempiendoci ogni serata di cose diverse e di film, di incontri con miriadi di gente, di "come mi piacerebbe andare..". Perchè tutto quello che ho elencato è bellissimo, ma quando si trasforma in abitudine ci serve solo per fare scorrere il tempo senza farci domande, per metterci la maschera e cucircela a puntino addosso, per anestetizzarci il cuore nè più nè meno di una droga qualsiasi. 
Vivere in città ti riempe di input e ti ci fa lentamente abituare come chi si abitua a dormire coi binari fuori dalla finestra e quando passa il treno non lo sente più. Resto sempre stupita dalla sensibilità più acuta di chi vive in quel meraviglioso posto di boschi e salsicciata; nonchè dalla nostra, quando ci ripenso, di noi che vivevamo in provincia ed andavamo pure al classico.
Celeste è questa
corrispondenza d'amorosi sensi,
celeste dote è negli umani;
Concludo la narrazione del weekend: dopo la salsicciata di sabato notte, risveglio tardi mentre io silenziosamente sgusciavo alla pieve di Cornacchiaia attraverso il bosco, poi tutti insieme abbiamo pranzato e giocato al Camparino, nonchè ascoltato le schitarrate di Renè.
Ritornati a Padova la serata mi ha regalato la Lisistrata di Aristofane, in un'interpretazione decisamente frizzante che mi ha fatto divertire e pensare. Sì, anche quella di Lorenzo, che non sapevo assolutamente ci fosse anche lui, e che gli vale tutti i miei complimenti. Anche la Lisistrata m'ha riempito di voglia di riflettere, di pensare, di esistere (in realtà dovrebbe riempirti di altre voglie quello spettacolo lì, ma non era giornata..).
Siedon custodi de' sepolcri, e quando
il tempo con sue fredde ale vi spazza
fin le rovine, le Pimplèe fan lieti
di lor canto i deserti, e l'armonia
vince di mille secoli il silenzio.
Tant'è che stamattina ho riletto i Sepolcri. Niente di macabro. Solo chi evita di pensare alla morte non sa tirare neanche un filo della sua vita.
Sol chi non lascia eredità d'affetti
poca gioia ha dell'urna; e se pur mira
dopo l'esequie, errar vede il suo spirto
fra 'l compianto de' templi acherontei,
o ricovrarsi sotto le grandi ale
del perdono d'lddio:
(E anche per oggi, la tesi è andata a puttane..)
E tu onore di pianti, Ettore, avrai,
ove fia santo e lagrimato il sangue
per la patria versato, e finché il Sole
risplenderà su le sciagure umane.
1 commento:
Chi mi fa un sunto? asd
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