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giovedì 7 maggio 2009

Incredibile aggironamento dell'asd

Mi sto talmente annoiando che ho deciso di aggironare anche questo blog. Di cosa parliamo? Ma dell'indimenticabile weekend genovese per la festa dell'asd!
Tutto è cominciato il 31 marzo, quando nel salutare Elena e Paolo ho detto "per il primo maggio c'è un bel ponte, venite a trovarmi a Genova!". Ecco, un ritrovo a tre (asd) è diventato un ritrovo a venti (superasd): infatti approfittando del mio compleanno ho avuto la simpatica idea di organizzare un'invasione a casa mia. E così oltre ai due torinesi (che alla fine, tra l'altro, sono stati i meno presenti) ecco arrivare in ordine di apparizione: la Madonna... asd asd. Tornando seri: Marghe, Martina, Laura, Ronky, Silvia, Checco, Ale, Vale, Elena, Paolo, Amico ElenaPaolo, Amica ElenaPaolo, Giulia e Cavazz da Padova; per non farci mancare nessuno, ecco anche Sandro, Francesca e Gale da Firenzuola! Il venerdì è stato dedicato al tour della città, della quale abbiamo visitato Pegli (ridente quartiere sul mare, dal quale sarebbe dovuto partire il navebus... sarebbe perchè avremmo dovuto aspettare 4 ore, indi ciao ciao asd) ed il centro storico, sfamandoci a focacce varie e facendo un ottimo aperitivo in piazza delle Erbe. La sera è stata dedicata alla politica e all'intervista della Bignardi a Pierferdi Casini asd.
Il sabato era il grande giorno. Peccato che sia stato una menata visto l'arrivo di 8 persone in 8 momenti diversi asd: prima Paolo, Elena e amici, che sbagliando strada sono comunque riusciti ad arrivare a casa mia, poi Cavazza e Giulia in treno, ed infine i firenzuolini, che fortunatamente sono amici anche di mio fratello Golo, indi sono stati accolti da lui. Nel frattempo i deandreani si sono fatti un giro per la mostra dedicata al più grande puttaniere di Genova (asd). Pranzo a base nuovamente di pizzette e focacce in quel di Nervi, frazione di estrema destra (nel senso che è il confine est della città, asd) famosa per essere il luogo in cui vive Antonio nostro Cassano. Lì dopo una pausa al parco è cominciato un diluvio asdoso, perchè oltre a piovere copiosamente c'era un sole che spaccava le pietre. E così dopo una pausa gelato sulla passeggiata, tutti a casa per prepararsi alla grande serata. Ad attenderci a Boccadasse in pizzeria ci sono anche i liceali Sir Enrico Pizzorno e Maestro Luca Tranzatto e gli smiddici Ale, Seb e il mitico Matte, che si renderà protagonista come suo solito di storie ai limiti della fantascienza (roba che quelle di Dal Compare in confronto erano banalità asd). La lentezza di Pizza Rò si scopre essere paragonabile a quella di Pipi (la pizzeria di Firenzuola), ma una volta finita tutti a casa a sbronzarci in allegria. Ed è qui che viene anche inaugurato uno dei regali ricevuto: la pompa di benzina alcolica, ovvero un serbatoio con tubo a forma di pompa di benzina da riempire di quel che si vuole per potersi rifornire di liquidi! Mitica, come mitiche sono le mutandine che sto indossando in questo momento (asd). Grazie per queste due cose a Sandro, Gale e Franca. Per festeggiare il più grande fantasportivo vivente, invece, fratello e cognata gli regalano l'oscar: grazie ad Alessio e Giulia! I liceali invece mi permettono di cambiare la cintura, ormai arrivata al limite del consumo: grazie al Sir e al Maestro! Ma la cosa più gradita (forse, visto che pure la cinghia e la pompa... asd) arriva dai padovani: è un bellissimo grembiule in cui viene messo in risalto il mio fisico! Davvero eccezionale, farò sempre da mangiare con quello. Grazie a Elena, Paolo, Giulia, Cavazz, Alessio, Martina, Ale, Vale, Laura, Marghe, Anna, Silvia e Checco! (che poi il grembiule fosse integrato con un altro grembiule, la griglia per fare il barbecue, appositi attrezzi per cuocere e pulire ed una maglietta adatta a tutti tranne che a Cassano è un altro discorso... asd). La serata è così proseguita con il gelato al cioccolato dolce un po' salato, con il vino e le birre comprate da Ronky e con la chitarra suonata ancestralmente da Checco, Silvia e dall'ormai leggenda dei Vejo's Leather. Come chi??? (Non chi?!?!?...) Guardatevi il link ignoranti, mica esiste solo l'italian asd nel mondo della musica!

martedì 10 marzo 2009

Breaking news

Vi aggiorno un po' sugli ultimi giorni della mia vita. Ecco il treno dei servizi!

Mercoledì- Nuovo coinquilino cercasi:

Mercoledì sera (o sarà stato lunedì o martedì, boh?) ero distesa sul mio letto sopraelevato in preda al sonno ed alla malinconia (ho dei sbalzi d’umore pazzeschi questo periodo), quando il mio coinquilino Alberto bussa e fa “Marghe, c’è qui un ragazzo a vedere casa!” Uhm, vedere casa? Devo essermi persa qualche informazione ultimamente, tipo che il mio coinquilino Marco ha deciso di andare negli Stati Uniti. Come succede in questi casi, abbiamo visto un bel campionario umano: da quello che parla così tanto che non riusciamo più a sbatterlo fuori, a quello che ha così fretta che non riesco neanche a fargli due domande. Il casting è ancora aperto.


Giovedì - Il corso SAS:

Da mercoledì a venerdì mi attendeva il corso SAS, al quale mi hanno spedito i miei datori di lavoro per rafforzare le mie abilità programmative. Eccomi dunque nel cuore del SAS institute con una serie di oggetti da far invidia a tutti gli studenti di stat: la borsa SAS, la penna SAS con relativo block notes, la matita SAS e il librone manuale Fondamenti di SAS2, che pesa quanto un’intera Treccani. Dice ammazza quant’è generosa la SAS.. beh, non proprio, il corso costa quasi come un anno di università. Utile, eh, ora ho capito addirittura i formati, ma approfittate della Sartorelli finchè potete: è aggratise.

Venerdì- Stazioni e via Crucis di cui sopra:
Venerdì pomeriggio il corso finisce tradizionalmente un po’ prima e arrivo con buon anticipo in stazione. Con tranquillità, faccio la fila alla macchinetta livello binari per il biglietto. Aspetto perché la signora davanti a me fa vari tentativi a vuoto. Tocca a me e il bancomat non va. Nuovo tentativo. Cambio macchinetta. Altra fila. Di nuovo problemi. Ormai mancano pochi minuti. Corsa in biglietteria: primo tapis roulant, giro per arrivare al secondo tapis roulant, secondo tapis roulant. Fila. Biglietto. Corro al treno, pensando proprio al mio ultimo post, quando si ode:“Dlin dlon. Si avvisano i viaggiatori che alle 6 in Cappella di stazione verrà celebrata la Via Crucis ”. Ecco, appunto..

Sabato- E vai con l'aperitivo:

Novità a Genova: in un posticino (attaccato al porto petroli asd) disponibili aperitivo&tapas anche senza glutine. Ci trascino subito il ratùn e un Seb raccapezzato per strada. Il fatto di riempirmi la pancia con crostini, salame, mortadella e co. me gusta così tanto che ordino la seconda, buonissima, kaipiroska. Per niente turbata dai due cocktails in corpo, mi dirigo col ratùn a vedere uno spettacolo molto molto divertente con Lella Costa: “Ragazze”. Sferzante ironia sul mondo maschile (quando si alzano le luci Jacopino sembra un po’ contrariato) ma anche affascinante rilettura dell’immortale mito di Orfeo e Euridice: il punto di vista di Euridice, visto dai classici del 900’ . Profondo, e vero.

Domenica- Posti che voi umani non potete neanche immaginare:


Ecco, io ce la metto tutta la buona volontà: consulto i libri, google maps e Tuttocittà: ma non riesco mai a prevedere dove andrò a finire nelle mia esplorazioni. Domenica programmiamo il giro Rivarolo-Fegino-Borzoli-Sestri, probabile tratto della romana Via Postumia. E ci troviamo a Rivarolo ad attraversare un binario abbandonato (con siringhe), a Fegino tra ville cinquecentesche di campagna, a Borzoli tra soleggiatissime cascine con tanto di piante di limone. Ma poi la strada si perde: qualcuno l’ha chiusa? O continuava oltre un pollaio? Percorso alternativo: finiamo in un posto abbandonato, lungo un ruscello coi rifiuti e sotto un ponte della ferrovia pieno d’acqua, ma poi la strada finisce di nuovo: maledetti, tocca prendere il 53!!

Lunedì- La lotta contro lo sporco:


Si ritorna alla dura realtà. Sabato arrivano i miei!! La casa è piena di cracia!! Aaaaaaaaaaahhhhhhh!

Ingaggio la mi personale battaglia contro lo sporco, che durerà varie serate. Ieri i bagni: ecco, io non pensavo che su delle piastrelle potesse accumularsi molto sporco: invece appena passavo la spugnetta bagnata veniva giù acqua nera. Ma la vasca: non ho mai creduto che tanto sporco potesse coesistere in una sola piccola vasca. Ieri il primo, violentissimo round, con un temibile alleato: il telefono della doccia manda un getto d’acqua bollente e potentissimo che dona un’incredibile sensazione di forza. Ma basterà? Ho già pregato di Jacopo di distrarre i miei mentre visitano la casa raccontandogli ciò che vuole, per esempio che si droga.


Martedì: mentre vi scrivo sono stanca morta, dopo il secondo round contro lo sporco. Pensate che a rendermi più lungo il compito succedono varie cose alcune delle quali inspiegabili: tipo che la scatola di cartone del ferro da stiro si è attaccata alla libreria su cui l'avevo appoggiata.

Prima in cucina il carrellino di plastica era in condizioni tali che l'ho direttamente smontato e sbattuto nel lavandino. Nel frattempo, ho acceso la radio ed ho beccato l'unico programma di tutta la radio italiana che trasmette solo musica reggae. Dev'essere il destino..

mercoledì 25 febbraio 2009

Schiaffi milanesi (titolo asd, ma post chioccesco)

Stavolta non scrivo tanto per fare un resoconto settimanale. Piuttosto perché la Proc Logistic ci sta mettendo millamila minuti a girare, e io sto guardando il soffitto aspettando il suo output.

Mercoledì scorso, mentre scendevo dal tram per recarmi al lavoro mi arriva un messaggio dall’infido ratùn. E diceva pressappoco: “Ehi, hai giò visto la mail che ti ho mandato? Scusa se la mando ora di fretta, ma devo partire. Però entro le 13 devi dirmi se accetti o no, così ci organizziamo”..

No, ero appunto in giro e non potevo ancora aver visto le mail. Ma cos’era successo? Cosa avrei dovuto accettare? Aveva deciso di regalarmi un voletto da qualche parte? Avevamo vinto una crociera intorno al mondo? Pur non aspettandomi niente di che, non nascondo che ero un po’ emozionata.

Arrivata in ufficio, si svela l’arcano: avevamo vinto due biglietti per Sampdoria-Atalanta di domenica. Anzi, ne avevamo vinti 4 in quanto era stata estratta come vincitrice anche la nonna del ratùn furbone.

E infatti domenica eccoci tutti insieme allo stadio: chioccia, ratun, fratello del ratun e relativo amico. Non nascondo di essermi divertita e ringrazio del biglietto gratis (anche se forse avrei preferito la crociera intorno al mondo). Peccato che compreso nel prezzo ci fosse “il vecchietto ligure” seduto dietro di me e specializzato nell’arte tutta ligure (ad appannaggio non solo dei vecchietti, ma anche delle altre categorie liguri) del “mugugno”.. Tale arte trova tutto il suo splendore, nonché la sua massima espressione in dialetto, quando applicata al mondo del calcio. Ma il problema non era assolutamente il mugugno applicato all’arbitro, a tutta la terna, agli atalantini e a dei non meglio precisati “bastardi”.. Il problema è che il signore possedeva un fischio potentissimo, che ha fatto in modo di usare per tutti i minuti di possesso palla da parte della squadra ospite; nonché tutti i minuti in cui il gioco era fermo e l’arbitro era impegnato nel prendere le sue decisioni. Io e Jacopo ne siamo usciti con le orecchie frantumate e una grandissima voglia di mostrare al signore che le due dita non si possono soltanto infilare in bocca per fischiare ma, perché no, anche altrove.

Memomale che la permanenza a Genova mi ha regalato anche altre dolcissime sensazioni. Partiamo alla visita alla mostra di De Andrè. Uscita dalla quale, sabato mattina, ho percorso un po’ di carruggi, per tornare a prendere l’autobus che mi avrebbe riportato a casa. Sabato era una giornata meravigliosa, con un sole tiepido e luminoso, e vedendo tutte quelle cose belle mi veniva quasi da piangere.. Ho ripensato alle parole di Remo Borzini, che paragona Genova ad una “Pompei insepolta ma non ancora scoperta”.

Per farvi capire cosa posso intendere con quest’espressione che a tanti aspetti e contraddizioni e punti della città può essere applicata, vi racconto che sabato pomeriggio sono salita a Coronata a piedi. Nel fare ciò mi sono trovata in una creuzetta, molto lunga e benissimo conservata, in cui sembra di fare un tuffo nel passato. Così tanto che essa non è usata da alcuna persona attualmente vivente; infatti non vi nascondo che ho quasi avuto paura, perché lì dentro tra quei muri chiunque avrebbe potuto farmi qualsiasi cosa che nessuno se ne sarebbe accorto e per un bel po’ di tempo. Ma non siamo in posti con densità abitativa pari a Pratrivero o alla Siberia. Stiamo anzi parlando di posti con strade trafficatissime, fabbriche, condomini, autostrade e depositi di container a due passi.

Salendo più su la stradina diventava meno solitaria, ma anzi popolata di cani e padroni e sembrava davvero di stare in una località di montagna estramamente amena. Invece ero a Genova, con autostrada e container ripeto a pochi metri dalle romantiche alture e vallette.

Ma parliamo della cosa più importante della settimana, ovvero il Festival di Sanremo. Che ne dite? Chi secondo voi meritava la vittoria? Io sono un sacco affranta dal non aver sentito la canzone della Zaniccona nazionale e il suo testo molto pregnante, nonché quella di Pupo e quella degli Afterhours (e stavolta sono seria perché anche Mina li ha chiamati per fargli i complimenti).

Peccato, perché in ognuno degli altri testi ho percepito vette di originalità, soprattutto in quello di Albano che ci informa che “l’amore è sempre amore”..

Invece ho appena letto di una novità icredibile asd!

Marco Carta volta pagina: presto un nuovo duetto con Riccardo Fogli!

martedì 23 dicembre 2008

Chiacchiere da mezzo di trasporto

Tram 20 a Genova, direzione Sampierdarena.
Sono le 17.30 di domenica e vari tifosi tornano dallo stadio. I personaggi principali della conversazione sono due signore anziane con tanto di maglia e sciarpa della Samp e due giovani che daterei sui 17 anni e uno di 12. Non capita spesso di vedere dialoghi intergenerazionali nelle nostre città, e a Genova le due squadre riescono a fare anche questo. All'animata discussione sull'opportunità da parte del presidente Garrone di acquistare altri giocatori e sul fatto che la compagine avversaria avesse vinto con un gol al 93' o giù di lì (i vocaboli sono stati volutamente edulcorati dalla scrivente) partecipavano di volta in volta altri personaggi: signori baffuti, vecchietti e una donna di mezza età con sciarpa blucerchiata vezzosamente attaccata alla borsetta. A volte basta un episodio per capire una città.

Oggi, EurostarCity (cioè intercity con prezzo da Eurostar) per tornare a casa.
Dialogo di signore anziano ma non troppo con giovane signorina.
"La mamma mi ha detto che avrei dovuto prenotare per tempo il treno altrimenti non avrei trovato posto"
"Macchè signorina! Adesso c'è la crisi, la gente non si muove. Il posto lo trovava eccome" (eh, sì infatti io starò in piedi perchè sono pirla che, tra l'altro, ho fatto il biglietto giovedì scorso)
[Seguono varie previsioni infauste sulla crisi]
"Beh, comunque, anche in passato, ora non ricordo quando, ci sono state crisi un po' simili in Italia"
"Oh, no, no. Beh, forse cent'anni fa. Sì, quella del Golfo, di Israele, ma niente in confronto a questa" (Già già. Parliamo di tutti quelli che sono emigrati nel mondo perchè la miseria se li portava via o della fame che c'era anche solo in campagna da me?) "E poi, signorina, questo ancora non è niente, la crisi quella vera deve ancora arrivare, vedrà vedrà, che disastro"

Ora, io non voglio sminuire la situazione internazionale, non voglio assolutamente dire che va tutto bene e il mondo è splendido. Ma a cosa serve essere dei gufi appollaiati sulla vita? Dei gatti neri che provano gusto a dipingere futuri apocalittici e conseguenze quasi ridicole (tipo che nessuno prende più il treno). Questo fatalismo ha fatto male e continua a fare male alla nostra Italia, che invece ha bisogno di un'attitudine alla vita completamente diversa. Perchè credo che questo nostro paese campa e sia campato nonostante tutti gli innumerevoli problemi solo grazie a tutti quelli che hanno saputo guardare con coraggio e costanza alla propria vita.
(Non volevo finire per scrivere una cosa così seria.. sigh..)

lunedì 22 dicembre 2008

E dopo i Beckam...arrivo io!!!!

Non solo non aggiorno codesto blog da molto tempo, ma nel suddetto tempo ne sono successe di tutte e soprattutto sono cambiate molto cose: dovrei quindi scrivere sugli 800 post per restare al passo. Non lo faccio, ma intanto vi tedio con quello che mi viene in mente.

La prima novità (mi dispiace se a qualcuno non ho ancora fatto in tempo a dirlo a voce) è che ho trovato lavoro a Milano e quindi già da gennaio prenderò baracca e burattini e mi trasferirò all'ombra della mia "bela madunina". La casa è già quasi scelta, la zona è quella dei Navigli; il lavoro, a poche fermate di tram, si trova leggermente più in basso rispetto al Duomo.
A dispetto di quanto dicevo un po' di tempo fa, l'idea di vivere un po' a Milano, soprattutto in una zona che ha veramente poco dello stereotipo della periferia grigia, non mi dispiace, anzi, mi stuzzica un po'. Merito forse della mia scimmiesca curiosità che mi fa gettare volentieri alla scoperta delle cose nuove. Venerdì, dopo il primo appuntamento con il mio neodatore di lavoro, mi mangiavo due panini nel parco delle Basiliche e continuavo la passeggiata per Corso di Porta Ticinese, assaporando festante la nuova atmosfera, che mi piaceva tantissimo. Mi stuferò dopo due settimane? Speriamo di no.

Penserò "era meglio se andavo in un altro posto"? è già successo e sarebbe successo quasi ovunque, visto la mia indiscussa e scomoda capacità di innamorarmi delle cose e dei posti. è successo oggi in una delle mie capatine genovesi. I complici di questa mai sopita voglia di Liguria? Una giornata stupenda fatta di sole caldo e cielo iperazzurro. La spianata (Ancora tu? Ma non dovevi emozionarmi più ?(viste le innumerevoli volte che sono capitata da te)). La crepe cioccolato e crema pasticcera di Stradone Sant'Agostino. L'uomo che amo che sceglie le direzioni a caso con me e mi trascina nei caruggi (esistono? esistono!) in cui non ero mai stata.

Inoltre, incredibile scoperta. Dopo soli 60 anni dalla fine della guerra ritorna sotto i nostri occhi e sotto i nostri passi un'intera zona dei caruggi: tra Stradone Sant'Agostino e Porta Soprana, per intenderci. Negli ultimi anni erano solo ruderi e impalcature e, se non sbaglio, inaccessibili. Ora, tutti i vicoli sono percorribili e tutti gli edifici ristrutturati o sostituiti da "terrazze" piatte adibite a luoghi di aggregazione (che forse stonano un po' e che non so quanto ruisciranno ad aggregare).
Iniziando a camminare in Vico del Fico sentivo il cuore della città ricominciare battere, prima piano piano poi sempre più forte, fortissimo. Così come il mio.
E poi altre strade, dai nomi suggestivi Vico delle Fate, Vico Mezzagalera, Vico Boccadoro, Vico del Dragone, Vico delle Carabaghe che ha il non trascurabile pregio di terminare in una fabbrica di cioccolato.
Dopo un giretto in questo nuovo quartiere, una visita alla facoltà di Architettura. Perchè? Beh, innanzittutto perchè si può fare la pipì gratis, e la cosa non è da buttare via. E poi perchè è costruita sui ruderi di conventi medioevali distrutti dalla guerra (e chissenefrega, indi, direte voi) a loro volta costruiti sui resti delle mura non solo romane, ma anche preromane. Macchevvistoadire a voi, guarda.

Poi sono tornata a casa.
Parliamo di cosa mi aspetta in questa vacanze. Un sacco di libri!!!
- Due su Genova (uno fotografico e l'altro della mitica Corinna Praga) vecchi, introvabili e scontatissimi
- Il seguito di "La Briscola a cinque"; divertentissimi misteri gialli ambientati in un bar toscano popolato di vecchietti e battute in dialetto
- Continua la lettura di "Viaggio in Italia", 800 pagine, ancora più emozioni. Ve ne parlerò..

Ai prossimi post!

giovedì 2 ottobre 2008

Schiaffi morali

Basta. Nel blog di Cavazz si parla di calcio e politica, nel blog di Vally si parla di calcio, nel blog di Ronky si parla di fantacalcio, nel blog di Jacopo si parla di trionfi incommensurabili... è giunta l'ora di parlare di sport anche in questo blog morto e sepolto, che si riattiva solo per invitare sconosciuti a feste a base di porchetta (o porcate asd).

Parliamo quindi della squadra più vincente dell'universo: il Boca Juniors. Il Boca Juniors fu fondato lunedì 3 aprile 1905 da Esteban Baglietto, Alfredo Scarpatti, Santiago Pedro Sana ed i fratelli Juan e Teodoro Farenga, emigrati da Genova Boccadasse e trasferitisi in Argentina, a Buenos Aires, nel quartiere genovese della Boca (da cui deriva il nome); desiderosi di ripristinare quella che era la loro passione in patria si ritrovarono, secondo la tradizione, in Plaza Solis per discuterne. Il nome fu tratto dal distretto che abitavano aggiungendo il termine inglese "Juniors" per dare una connotazione più prestigiosa e qualificante, vista la cattiva fama e la pessima nomea che distingueva la Boca a quel tempo. I colori assunti furono il giallo e il blu, gli stessi colori della bandiera del paese della prima nave che i cinque emigranti videro arrivare nel porto di Buenos Aires, che fu un'imbarcazione Svedese. Il Boca Juniors cominciò a giocare in leghe locali a nella seconda divisione (torneo amatoriale) finché fu promosso in prima divisione nel 1913, quando il massimo campionato fu allargato da 6 squadre a 15. Il Boca non retrocesse mai e vinse poco dopo sei campionati amatoriali (1919, 1920, 1923, 1924, 1926 e 1930). Con l'introduzione del professionismo in Argentina, il Boca vinse il primo titolo nel 1931. I calciatori e i sostenitori della squadra sono conosciuti con il nome di Xeneizes (da una translitterazione castellano-argentina del termine genovese Zeneize, che significa proprio Genovese), nome che appare ufficialmente sia sulle maglie che sullo stemma sociale ("La gloriosa squadra Xeneize").
Tutto questo per dire che il vero derby di Genova è quello tra Sampdoria e Boca Juniors!!! Il vecchio grifone, infatti, nacque "nelle sale del consolato britannico in via Palestro n.10 interno 4". Pertanto Sampdoria e Boca Juniors sono le uniche due squadre fondate da VERI GENOVESI!!!
Genova caput mundi!!! E genoa in serie B!!!

lunedì 14 luglio 2008

Finalmente: i testimoni di Genova!!



Dopo un poco perdonabile ritardo di quasi una settimana, sono lieta di presentarvi il gioioso video che girammo a Genova tre anni or sono, io e un manipolo di amici Indam venuti a trovarmi.
Potrete così vedere in esclusiva alcuni tratti, peraltro piuttosto scarsi, della mia abitazione genovese. Ma soprattutto gustare la nostra genialità nell'inventare questa storia, fortemente ispirata dalle serrature del mio portone.
Ecco a voi:
"Il signor M"
- Testimoni di Genova -




lunedì 7 luglio 2008

Esimi colleghi

Incredibile concentrarsi, per la sempre più affannata chioccia, di piacevoli incontri con colleghi (non me ne vogliano i matematici di questo termine) tutti bravissimi e appassionati, di cui molti prossimi alla laurea e fortemente interessati al dottorato.

Iniziamo da mercoledì sera, quando il caro collega tutor Antonio decide di organizzare la cena per " i statistici che vogliono fare il dottorato". Alla fine i presenti sono 5. Di cui gli effettivi iscriventisi alla scuola di dottorato 3. Machissenefrega. Alla fine i nostri tre mitici tutor (o dovremmo dire ex) con il pulcino e Francesca passano, insieme a delle notevoli paelle una piacevole serata di "pettegolezzi da dipartimento" e "studio subdolo del concorrente". Ovviamente abbiamo parlato anche di esaltanti funzioni nascoste di R, per la gioia del demografo infiltrato.
Una cosa che vorrei sbandierare, viste le mie manie socioeconopoliticheincazzatorie, è che da uno studio effettuato da A. Canale sui dati riguardanti i docenti di un dipartimento a caso (indovinate quale), risulta che una variabile che incide in maniera notevolmente significativa sullo stipendio è.. è...è... il colore dei capelli? il numero di scarpe? lo studio della normale asimmetrica? il sesso?
Indovinate voi.

Da venerdì a domenica, invece, siamo entusiasti (plurale maiestatis) di partecipare al IV (V? VI? boh?) incontro INDAM a Torino. [Ricordiamo per i più digiuni della mia esaltante biografia, che l'Indam (Istituto nazionale di Alta matematica) è l'ente che forniva di una borsa di studio a me e altri simpatici studenti, che ho poi conosciuto in incontri organizzati dal suddetto Indam]
Non vedevo i ragazzi da un paio di annetti ed è stato piacevolissimo passarci un finesettimana spensierato ed attivissimo (ehm..) in compagnia di quel zuzzurellone del Mimotto. Ovviamente li ringrazio di aver magnanimamente accettato la compagnia di uno statistico per alcuni giorni. Comprendo tutta la mia inferiorirità e mi commuove incredibilmente tutta la vostra sopportazione della mia misera esistenza (ed inferenza).
Ma andiamo a fare la loro conoscenza, da destra a sinistra:
- Andrea, che purtroppo ho visto per l'incredibile record di 5 minuti, per la serie "arrivi e partenze"..
- Teresa, gentilissima padrona di casa; la sua residenza è in comune sperduto che scatenerà reminescenze in qualcuno di voi: Trivero
- Pietro, instancabile macinatore di chilometri, studiando ora a Trieste
- Martino, appena di ritorno dall'Erasmus a Parigi, non poteva mancare. Perchè non gli abbiamo fatto dire: "Io non sono un lupo"????????
- Marco, quell'omino lì dietro con quella faccia lì si è preso la briga di organizzare questo incontro, tentando di mettere d'accordo svariate persone impegnate e forse un po' svagate per natura. Ci ha fatto girare tutta Torino con la sua auto, ispirandosi, diciamo così, al civile principio del "car sharing"
- Ubertino e Alberto, baldi giovani piemontesi anche loro lanciati verso la mitica avventura del dottorato Sissa
- Giulio,vicentino studente a Pd come Martino (entrambi invitati d'onore alle prossime serate Lupi)

Infine, domenica sera doveva esserci un incontro Smid a Genova, con i cari compagni di triennale. Io sono effettivamente andata a Genova, affrontando un mostruoso viaggio da Torino, ma che incontro Smid è se di Seb non ce n'è neanche l'ombra? Dove è andato il briccone? Al Giro d'Italia donne...al Giro d'.. lasciamo stare.
Presenti come sempre, però, Albe e la Isa, un'altra coppia che la frequentazione dello Smid ha segnato per sempre. Formiamo un quartetto di statistici di un certo livello, a parte che non abbiamo "stimato" bene il costo del ristorante brasiliano.. Anche con loro si discute sempre di scelte per il futuro. Per ora, la certezza è sempre quella. Che non si finisca a lavorare all'Istat.
Dopo cena, nonostante gli indescrivibili cataclismi scatenati dalla troppa carne al fuoco brasiliana, i nostri si sono lanciati in un giro "creuze inaspettate" affrontando gli impervi dislivelli di Castelletto. Alla fine, siamo comunque studiosi di un certo livello (quantomeno altimetrico).

Senza voler edulcorare o lodare e sborodolare nessuno. Ragionavo in un momento di improvvisa insonnia a quante persone ho incontrato in un'infilata di pochi giorni. Persone appassionate e geniali, da cui andremo sicuramente a pescare qualche futuro della ricerca o anche solo lavoratori amanti di quello che studiano e quello che fanno. Ma non mi glorio di questo perchè le mie conoscenze sono altisonanti e magari anche utili in futuro, che non si sa mai. Mi godo queste persone, perchè al di là del loro ranking nel gotha intellettuale, sono simpatiche, gentili, disponibili e in alcuni casi al limite della pazzia.
Ora vado a dormire e rassicuro docenti e studenti che cotanta infilata di menti e intenti non è bastata per sospingermi senza resistenza tra le braccia del Phd. E questo qualcosa vorrà dire.

Colgo l'occasione per congratularmi con la nostra bravissima e indefessa gallina, che nonostante periodi di densissimo lavoro, ha conquistato anche l'Esame di Stato entrando di diritto nell'Album degli Psicologi. A breve le figurine disponibili in edicola. A.A.A. Scambio figurina Valeria Duca con Raffaele Morelli!!

lunedì 2 giugno 2008

Genova che si riscatta. Tettoia. Azzurro. Latta.

Genova sempre umana,
presente, partigiana.

Baruffe chiocciotte 12 [11]


Nella costante ricerca e dettagliato resoconto di tutte le espressioni artistiche che mi riportano nella mia Genova, oggi ci imbattiamo in Montale. In realtà Montale è un poeta che mi appartiene già dagli anni del liceo, in cui l’ho amato per tutte le impressioni sulla vita che mi ha regalato attraverso quelle sue frasi asciutte ma incredibilmente evocative.
Ma, se percepivo già da allora io e Leopardi appartenere allo stesso mondo, inteso dal punto di vista geografico, allo stesso modo sentivo Montale provenire da un mondo diverso, non certo fatto di morbidi colli e interminabili spazi al di là di una siepe.


In tante poesie, anche non espressamente ambientate a Genova, lo spazio è limitato da muri d’orto che, malchiusi, si aprono verso realtà nuove. Ad esempio “Meriggiare pallido e assorto” sembra essere ambientata a due passi da quella che era casa mia, appoggiata su una vecchia creuza di campagna stretta ai due lati da muri di calci a limitare le proprietà, le villette, gli orti.

“Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d' orto”


Ritrovo in questa poesia caratteristiche precisissime di tante volte che ho percorso quella strada: il sole che abbaglia e arroventa, riempiendoti di una voglia immane di riposare al fresco dell’ombra (meriggiare, appunto). E soprattutto quei tipicissimi cocci in cima a tutti i muri, economica e decisamente sicura protezione da scavalchi indesiderati, inequivocabile segno di una parsimonia tutta ligure.

"E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com' é tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia"

Montale ne fa una dolceamara metafora del vivere umano, attribuendo al seguitare dei travagli la stessa interminabilità dei muretti laterali delle creuze. Ma altra impagabile caratteristica di queste stradine, un tempo sistema viario portante del genovesato, sono i profumi, i fiori, le fronde sottratti dalla protezione dei muri e offerti alla nostra percezione. Sono gli odori dei fiori che arrivano dai giardini più belli, le viste rubate da qualche inferriata o portoncino d’orto, le piante rampicanti che riempiono anche i muretti dei loro fiori o gli alberi che sporgono alti al di sopra di essi. Fattosta che percorrere le creuze in primavera, deliziati dal vedo non vedo delle ville che le bordano, è un vero piacere della vita. Così, anche Montale, riempie le sue poesie dei momenti di sollievo tra un coccio aguzzo e un altro, che qualcosa di “malchiuso” permette di gustare, quasi per sbaglio, anche a noi umani destinati a tanto travaglio.

I limoni:

lo, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.
[...]

Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l'odore dei limoni.

Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s'abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l'anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
[...]

Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo dei cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d'oro della solarità.

Sprazzo da corno inglese:

(Nuvole in viaggio, chiari
reami di lassù! D'alti Eldoradi
malchiuse porte!)

Di quanto mi piaccia andare per creuze parleremo anche più avanti, sempre discutendo di un’altra opera.



Genova della mia Rina.
Valtrebbia. Aria fina.
Genova paese di foglie
fresche, dove ho preso moglie.




















[..continua..]

venerdì 23 maggio 2008

Genova di caserma. Di latteria. Di sperma.

I miei post su Genova avevano rotto le balle a tutti, tranne a che a Marta Vincenzi. Visto che il mio riassunto di libri/parole/immagini/esperienze che mi riportano magicamente in città non era finito, ma anzi mancavano ancora i pezzi migliori, ho deciso di far decantare. Di far sì che la vostra saturazione si trasformazze in curiosità. Ed ora, eccomi tornata con una formula spezzettata: molti più post, molto più brevi.


Baruffe chiocciotte 12[10]


Genova mia di Sturla,
che ancora nel sangue mi urla.

Genova d'argento e stagno.
Di zanzara. Di scagno.
Genova di magro fieno,
canile, Marassi, Staglieno.

Genova è una specie di bambina luccicosa, che ti squaderna quintali di immagini diverse in giorni che si susseguono tutte uguali. Ad esempio quei giorni di giugno tutti uguali fatti di pranzi all'Acquasola e ascensore del Ponte Monumentale. Giorni di autobus che infatti c'avevo l'abbonamento annuale. Ma i genovesi hanno troppe cose sotto il naso e, la maggior parte dei giorni, non ci fanno neanche caso. Campanili, mare blu accesi e tetti di ardesia scorrono davanti agli occhi in sottofondo come, in un film, una colonna sonora ch enon di fa particolarmente notare. Quelli sono i giorni tutti uguali. Poi ci sono i giorni diversi, che scopri una cosa all'improvviso. Quella cosa è stata da sempre sottomano o sotto gli occhi, ma sei cambiato tu. Questo, più o meno, il senso del film "Giorni e Nuvole", anche lui come "Agata e la tempesta" (commentato in precedenza) di Soldini e, naturalmente, ambientato a Genova. Un po' lento come film, a dirla tutta. Inquadrature che ti sciolgono dentro, scatenanti un'immensa voglia di tornare. Più che altro, son stata tutto il film a chiedermi il perchè del titolo. E poi ho capito dopo che forse sì, tutto il mio stare a Genova non è stato fatto di altro che di giorni. E nuvole.

Genova di grige mura.
Distretto. La paura.
Genova dell'entroterra,
sassi rossi, la guerra.

Genova di cose trite.
La morte. La nefrite.
Genova bianca e a vela,
speranza, tenda, tela.

[...continua...]

mercoledì 9 aprile 2008

Genova che non mi lascia. Mia fidanzata. Bagascia.

[baruffe chiocciotte 7,8,9]

Genova ch'è tutto dire,
sospiro da non finire.

Genova quarta corda.
Sirena che non si scorda.
Genova d'ascensore,
paterna, stretta al cuore.

Genova mio pettorale.
Mio falsetto. Crinale.
Genova illuminata,
notturna, umida, alzata.

Anche le città possono avere le ferite. La scorsa puntata di questa mia straziante serie di post (19 marzo) si conclude con il riferimento ad un maestoso brano sulla morte di un figlio e di una città. Questo sì, veramente straziante, ma in un altro senso. L'immagine potentissima dell'eredità del figlio nascosta in quella stessa città che adesso sta bruciando contro un cielo di fuoco, nella maccaia estiva. E, davvero, passeggiando nelle ferite della città non si può fare a meno di pensare alle eredità che la città nasconde per i suoi figli morti. è un'espressione che letteralmente non vuol dire niente, ma di una potenza evocativa incredibile per chi conosce e vive Genova. Perchè forse Genova stessa è un monumento aperto ai suoi figli caduti, alle sue rovine perdute, alle sue battaglie perse, alle sue ferite ancora brucianti.
Nella puntata di oggi parlerò proprio di queste sue ferite. Sotto le ricostruzioni, le cicatrizzazioni, i rabbellimenti, chi sente la città come un organismo riconosce le sue ferite mai davvero rimarginate del tutto.
In prima battuta, i colpi delle guerre. Quelle di ogni epoca, descritte dal brano precedentemente citate di De Andrè, o più specificatamente l'ultima. Riguardo all'ultimo conflitto mondiale ho letto "Storie dell'altro ieri": tra la quotidianità dei bambini, fatta di giochi, si ergono palazzi di cui rimane solo la facciata, il treno per il ponente come unica speranza di una madre, i binari del tram, simbolo dell'infanzia e della modernità, divelti e inservibili, le bombe che trasformano tutto. E allora eccoli, non ferite, ma veri e propri strappi, morsi nel tessuto urbano: interi quartieri divelti. Alcuni letteralmente amputati egli anni 60': Piccapietra, Madre di Dio. Cicatrici troppo evidenti in mezzo alla carne sana: il palazzo (credo RAS) a Caricamento. Tagli lasciati marcire troppo tempo prima di essere curati: il teatro Carlo Felice. Potrei fare un lungo elenco, e mi farmo qui.
["Tempo dell'altro ieri -Anni di guerra in Liguria", Corinna Praga, Fratelli Frilli. I primi capitoli sono pallosissimi, ma abbastanza "tinte pastello" per stridere, e tanto, coi colori forti della guerra. ]

Genova di mio fratello.
Cattedrale. Bordello.
Genova di violino,
di topo, di casino.

Genova di mia sorella.
Sospiro. Maris Stella.
Genova portuale,
cinese, gutturale.

Genova di Sottoripa.
Emporio. Sesso. Stipa.
Genova di Porta Soprana,
d'angelo e di puttana.

Poi ci sono altri posti, ad esempio una piazza, che porta il segno di una ferita, anche se nessuna maceria c'è o c'è mai stata: si chiama Piazza Alimonda. Piazza Alimonda è anche il titolo di una canzone di Guccini (che si conclude con questo verso "la traccia aperta di una ferita", per dire). Che poi la storia di sta piazza è già strana di suo perchè c'hanno traslato mattone per mattone un chiesone immane, che prima era in centro ma ostacolava la costruzione di Via XX. Incredibile.
Piazza Alimonda è la piazza più anonima dell'universo. Una chiesa. Aiuole. Il chiosco dei giornali. Il bar. Negozi. Il 45, dalla stazione a casa mia, che la attraversa. Niente di strano. Niente di diverso da tutte le altre piazze. Eppure ci sono storie che non si scindono così facilmente dalle due parole scritte sulla targhetta di marmo: "Piazza Alimonda". Dice Bacci Pagano, che chi è lo vediamo dopo, "Era trascorso poco più di un mese dalla tragedia del G8. L'evento che doveva mettere Genova in vetrina, e vendere i fasti della sua immagine al mondo. E ancora brucia il ricordo delle strade messe a ferro e fuoco da una violenza gratuita e senza scopo. Dei cortei avvolti dal denso fumo dei lacrimogeni. Dei feroci pestaggi della polizia. Dei lividi impressi sulla carne viva del buon senso come indelebili testimonianze di una sconfinata, brutale stupidità. E la città si portava dentro la morte di quel ragazzo come una ferita inutile. Evitabile. E proprio per questo, difficile da sanare. Ma quel dolore era il suo, e non voleva che se ne parlasse troppo. Quasi contenta all'idea che il mondo si sarebbe presto dimenticato di lei"

Genova di coltello.
Di pesce. Di mantello.
Genova di lampione
a gas, costernazione.

Genova di Raibetta.
Di Gatta Mora. Infetta.
Genova della Strega,
strapiombo che i denti allega.

Ho quelle urla ancora nelle orecchie. Di gente che vede devastata la stradina sotto casa dove portano a pisciare il cane, gente chiusa in casa coi bambini. L'urlo della ragazza la cui macchina, comprata coi risparmi, brucia.
Io non so chi è l'autore del documentario sul G8 che ha avuto l'idea di inframezzarlo con le telefonate dei cittadini che arrivano al centralino, impazzito, della polizia. So che quell'uomo è un genio. Non so come si chiama il documentario. So che l'ho visto su la7 e quella sera sono stata male come poche altre volte nella mia vita.
La guerra non è fatta solo di bombe che squarciano la città. Ci sono taglietti che la dissanguano come una ferita profonda di bomba. Sangue immotivato in via Casaregis, camionette rovesciate in Corso Torino, vetrine di Di per Dì e negozietti di sfigati spaccate in corso Sardegna, interi condomini sconvolti e atteriti in Piazza Merani (scuola Diaz), tombini tappati col piombo in Corso Gastaldi, violenza di morte intorno a Tommaseo e alle sue aiuole, muri di container in via Cesarea, salottino borghese, che bloccano la città come un laccio emostatico che, mi hanno spiegato, fa schizzare il sangue alle stelle se messo dal verso sbagliato rispetto alla ferita.
Violenza immotivata. Violenza gratuita. Violenza dalle due parti, che "sangue su sangue non macchia va subito via".

Non ho vissuto quel luglio. Ma ho vissuto quei posti, e tanto. E giuro che vederli macchiati di sangue, pieni di rovine di qualcosa che per qualcuno era prezioso, fa male, un male porco.

Prendete Piazza Alimonda e Via dei Biscotti o delle Fate. Indipendentemente dai loro alberi, dalle loro aiuole, dalle loro incoerenti ricostruzioni e riusi, dalla loro vita normale che ci passa dentro, che sia il 45 o una pizzeria, saranno rovine e lo saranno per sempre.

Genova che non si dice.
Di barche. Di vernice.
Genova balneare,
d'urti da non scordare.

Genova di "Paolo & Lele".
Di scogli. Furibondo. Vele.
Genova di Villa Quartara,
dove l'amore s'impara.


[..continua...]

mercoledì 19 marzo 2008

Genova di torri bianche. Di lucri. Di palanche.

Baruffe chiocciotte 12 [4,5,6]

Che poi, tutte le diverse idee di Genova, che riporterò una ad una, in molti casi, secondo me, si conoscono. E si confrontano tra loro. Citandosi a vicenda fino a formare un intreccio complicato di riferimenti: ci sono versi messi come dedica all’inizio del libro, altri messi in bocca al protagonista del libro, altri usati per descrivere luoghi.
Amare e capire chi ha amato la tua stessa città è un altro segno d’amore per la città stessa. Una specie di senitrsi parte di un amore collettivo per una creatura. Niente emoziona di più di una poesia o una canzone che sembra scritta apposta per la persona che ami. Il poeta sembra condividere con te lo stesso identico ardore, la stessa identica meraviglia. Invece è per un’altra. Ma chi se ne frega..

Genova in salamoia,
acqua morta di noia.

Genova di mala voce.
Mia delizia. Mia croce.
Genova d'Oregina,
lamiera, vento, brina.

Un po’ come quando persone diverse fotografano lo stesso posto, che il posto è sempre lui, ma è impresso diverso sulla pellicola. Di immagini della città, mi vengono in mente, tra tutte le svariatissime che ho visto, quelle di “Agata e la tempesta”. Quel film sarò andata a vederlo al Sivori, quel bel cinema in cima a salita Santa Caterina. O all’America di via Colombo, quell’altro che ti accoglie col pavimento patternato di vecchie locandine colorate, che ti fa pensare a quanti film vorresti vedere e non hai ancora visto. Invece no, era l’Odeon di Corso Buenos Aires.
(Corso Buenos Aires è uno dei posti più anonimi del mondo, ma rimane nel mio cuore per la successione di elementi che ho fatto diventare miei: le vetrine del negozio di scarpe che ha pure le Oxs, il gelato di Romoli con la sua panera (sigh!), la fermata del 44, la rosticceria di cui sbirciare i piatti del giorno, il cinema Odeon di cui scoprire la programmazione di settimana in settimana.)
Il film avrò deciso di vederlo proprio per la sua locandina vista tanti giorni di seguito dal 44: protagonista spaparanzata sulla sdraio su sfondo arancione. Di esso mi è rimasto, sfumato dagli anni, una vaga sensazione di piacevolezza della trama, immagini di Genova come sfondo alla vita, e l’evento chiave del film che avviene proprio in uno dei luoghi da me più calpestato, fotografato, visto.

Genova nome barbaro.
Campana. Montale, Sbarbaro.
Genova dei casamenti
lunghi, miei tormenti.

Genova di sentina.
Di lavatoio. Latrina.
Genova di petroliera,
struggimento, scogliera.

Genova di tramontana.
Di tanfo. Sottana.
Genova d'acquamarina,
area, turchina.

Allora, dicevamo, che sarà capitato anche a voi, no?, di ascoltare una canzone, o vedere un film, o leggere una poesia. E dopo un po’ vi accorgete che parla proprio di una persona che conoscete, e magari è anche quella che amate. E quelle parole non descrivono altro che i particolari di lui/lei che più amate-odiate-portate impressi dentro.
Quel Natale costrinsi i miei a regalarmi il cofanetto di cd di Mina da Del mio meglio 1 a Del mio meglio 9. Nell’iniziare quell’abbuffata un po’ indistinta di tante canzoni nuove da assaggiare tutte insieme, non era certo quella del cd n.4 in un’indistinguibile lingua che notai di più. Invece, poi mi accorsi che l’inesauribile Mina cantava in genovese, e cantava “Ma se ghe pensu”. Collezione un po' stereotipata di posti visti e rimasti nel cuore, e pensati nella lontananza. Anche se non sono un emigrato genovese da decenni in Argentina, avrò anch'io la mia lista di buoni motivi per tornare a Genova ogni tanto, se non altro perchè "riveddo o Righi e me s'astrenze o chêu" o "a séia Zena illûminâ" (che vogliamo parlare di quando è sera e dalla sopraelevata ti fai un'infilata di luci, quelle del porto, quelle delle finestre della palazzata, quelle della città aggrappata sulle alture immediatamente retrostanti? Mi ricordo quella sera che ho pianto. Ma lì era complice Sweet Child 'o Mine, dall'autoradio della cinquecento blu che tanto mi manca, e stavo considerando quanto ero una persona fortunata).


Genova di luci ladre.
Figlioli. Padre. Madre.
Genova vecchia e ragazza,
pazzia, vaso, terrazza.

Genova di Soziglia.
Cunicolo. Pollame. Trilia.
Genova d'aglio e di rose,
di Pré, di Fontane Masrose.

Genova di Caricamento.
Di Voltri. Di sgomento.
Genova dell'Acquasola,
dolcissima, usignuola.

Dai 15 anni, quando mi regalarono l’opera di De André, ai 19 “Creusa de ma” fu l’unico album che non mi cagai di striscio: era in genovese, non ci capivo nulla. Se lo ascoltavo mi scivolava addosso e non mi lasciava niente. Quando decisi di partire per Genova, iniziai a scoprirlo curiosa masticandone il significato con le traduzioni. Ma in fondo quanto potevano darmi canzoni che parlano di qualcosa che non conoscevo affatto?
È stato dopo, dopo che ho scoperto lei e l’ho vissuta, che ho captato un sincronismo strano tra città e brani. A parte il testo, che ok, è in genovese e parla di Genova. Sembra che la musica stessa abbia il ritmo della città vecchia, certi giorni, anche se ovviamente tra i vicoli non ci sono i musicisti a suonare la vastissima gamma di strumenti del Mediterraneo che Fabrizio usa. O forse è che le sue canzoni sono impregnate di Mediterraneo, e la città pure. E non tanto per la nazionalità di chi incroci in via Pré. Ma a prescindere. Sarà il ritmo suo intrinseco. Vedi, non se ne esce.
Ma anche Fabrizio, caro, l’aveva capito. Non a caso fonde nella musica i suoni del mercato del pesce. Allora è come se tu, mentre ascolti, vivi nella città. Che io me la immagino sempre piena di sole. Prima sbarchi giù al porto “ne sciurtìmmu da u mä pe sciugà e osse da u Dria a a funtan-a di cumbi 'nta cä de pria” (1) e ti ripari nelle solide mura della città, tenere e materne nonostante siano impregnate di unidità e salsedine. La città ti offre un ricco menù di cibi strani “paciûgu in aegruduse de lévre de cuppi” (2) e, alla faccia dell’accoglienza materna, esperienze esotiche più o meno succulente come la Jamin-a della seconda canzone (non traducibile qui..vedi mai ci leggesse qualche under 18…).
Ma anche se la città ti tiene tra le sue tette come la notte di Ligabue, un po’ porca un po’ mamma com’è, resti chissà perché vincolato a quel mare fortemente luminoso d’“'a corda marsa d'aegua e de säche a ne liga e a ne porta 'nte 'na creuza de mä” (3).
Se il solo attacco musicale di Creuza de ma, quello col piffero, basta a farmi sentire in Canneto il lungo, i testi altrettanto trasportanti di 4 ore di Intercity sono quelli di “città vecchia”, ma soprattutto “A’ cimma”, già citacchiata in altri post, e piena di sfumature e profumi “Ti t'adesciàe 'nsce l'èndegu du matinch'à luxe a l'à 'n pè 'n tera e l'àtru in mà” (4)
Finora ho parlato di situazioni idilliache legate alla città: rifugio, pesce, sesso. Ma la città raramente si dona così. Più spesso si raggruma in rovine di dolore.

"e doppu u feru in gua i feri d'ä prixúne
'nte ferie a semensa velenusa d'ä depurtaziún
perchè de nostru da a cianûa a u meü
nu peua ciû cresce ni ærbu ni spica ni figgeü


ciao mæ 'nin l'eredítaë
l'è ascusa'nte sta çittaë
ch'a brûxa ch'a brûxa
inta seia che chin-ae
in stu gran ciaeu de feugu
pe a teu morte piccin-a" (5)

Ma questa è un’altra storia. Fatta di tante, ripetute storie di guerra. E di questo ne parleremo la prossima volta.

Genova tutta colore.
Bandiera. Rimorchiatore.
Genova viva e diletta,
salino, orto, spalletta.

Genova di Barile.
Cattolica. Acqua d'Aprile.
Genova comunista,
bocciofila, tempista.


Genova di Corso Oddone.
Mareggiata. Spintone.
Genova di piovasco,
follia, Paganini, Magnasco.



[..continua...]

(1) usciamo dal mare per asciugare le ossa dall'Andrea

alla fontana dei colombi nella casa di pietra

(2) pasticcio in agrodolce di lepre di tegole (gatto)

(3) corda marcia d'acqua e di sale

che ci lega e ci porta in una mulattiera di mare

(4) Ti sveglierai sull'indaco del mattino

quando la luce ha un piede in terra e l' altro in mare

(5) e dopo il ferro in gola i ferri della prigione

e nelle ferite il seme velenoso della deportazione
perché di nostro dalla pianura al molo
non possa più crescere albero né spiga né figlio


ciao bambino mio l'eredità
è nascosta
in questa città
che brucia che brucia
nella sera che scende
e in questa grande luce di fuoco
per la tua piccola morte.

lunedì 17 marzo 2008

Genova mia città intera. Geranio. Polveriera.

Sottotitolo: baruffe chiocciotte 12 [1,2,3]

Il titolo avrà fatto scappare il 90% delle persone, esclamando "Ancora?? Ma basta!!!". Delle restanti, metà saranno state scoraggiate dal sottotitolo. Se stai ancora leggendo credo tu sia Alessio, o Rotolino, o uno che non ha niente da fare, oppure sei un mio compagno SMID, che hai, se non niente, poco da fare. Ma il numero di lettori non mi interessa. La lunga serie di libri, parole, versi, musiche, esperienze, che descrivono la città che più mi apre il cuore al mondo, che proporrò immagino non sia il testo più facilmente condivisibile e fruibile tra quelli che io possa scrivere, ma parla di me più di quanto possa fare un mieloso post di confessioni e confidenze.

Genova di ferro e aria,
mia lavagna, arenaria.

Genova città pulita.
Brezza e luce in salita.
Genova verticale,
vertigine, aria scale.

Come si può scoprire una città, se non immergendosi nel suo passato? Capire chi l'ha costruita e perché, e da cosa. E chi e come l'ha modificata, ampliata, stratificata, distrutta e riedificata, quando e soprattutto perché. Corinna Praga, che dall'idea che mi son fatta di lei dev'essere una stramba nostalgica vecchietta, ti immerge in una visione della città non più sincronica, ma completamente diacronica. Voglio dire, non più un insieme di muri che è lì, in quel momento, così, ma un organismo che si evolve e si è evoluto, adattandosi ad ogni esigenza di ogni epoca umana.
Ogni città ha sicuramente vissuto queste successioni di trasformazioni, ma, a Genova, la conformazione del tutto particolare del territorio e la scarsità di spazi hanno reso questa storia urbana del tutto originale rispetto alle altre città, dando luogo a sovrapposizioni, soluzioni strane e ingarbugliamenti davvero affascinanti.
["Andar per caruggi intorno all'Acquario di Genova", Corinna Praga, Sagep. Avvertenza, avvertenza: la guida, nel descrivere gli itinerari, fa costante e dettagliato riferimento a tutti gli elementi del luogo. Leggetela quindi solo se avete una grande conoscenza e memoria di tutto il centro storico, o se siete a Genova e avete modo di visitare i posti in parallelo alla lettura. Ormai è introvabile, quindi chiedetemelo in prestito]


Genova nera e bianca.
Cacumine. Distanza.
Genova dove non vivo,
mio nome, sostantivo.

Genova mio rimario.
Puerizia. Sillabario.
Genova mia tradita,
rimorso di tutta la vita.

Genova in comitiva.
Giubilo. Anima viva.
Genova in solitudine,
straducole, ebrietudine.

Il finale di questo libro è stato per me quanto di più deludente. Il che però significa che il resto del libro era stato gradevole e avvincente. Ma soprattutto affascinante. In questa storia intricata i misteri si susseguono e si rincorrono in epoche diverse. Come il protagonista viene "intrappolato" in città da forze oscure, dall'amore, dalla curiosità, da richiami ancestrali, così noi lettori rimaniamo intrappolati per (quasi) tutto il libro in una città misteriosa, piena di meraviglie nascoste ad un primo sguardo e per questo ancora più affascinanti. Santa Maria di Castello non è più un luogo fisico, una chiesa antica o un insieme di caruggi, ma un posto magico, il nucleo di un mondo seminascosto e pieno di storie, esistente da sempre.
["Trittico del tempo. Un mistero sulle antiche tracce di Pellegro Piola e Dino Campana", Branchi Michele, Fratelli Frilli. Bello per la trama che ti intrippa e le ambientazioni piene di fascino, è in realtà un susseguirsi di cazzate dall'inizio alla fine. Sotto l'ombrellone]


Genova di limone.
Di specchio. Di cannone.
Genova da intravedere,
mattoni, ghiaia, scogliere.

Genova grigia e celeste.
Ragazze. Bottiglie. Ceste.
Genova di tufo e sole,
rincorse, sassaiole.

Genova tutta tetto.
Macerie. Castelletto.
Genova d'aerei fatti,
Albaro, Borgoratti.

Per avere qualche idea del numero di strati e straterelli che si sovrappongono in questa strano agglomerato, leggetevi le curiosità presenti su questo libretto. Quando camminiamo in una città, l'idea che l'ambiente in cui siamo prima di essere urbano fosse naturale, non ci sfiora minimamente; sembra quasi non concepibile: invece, facendo una qualsiasi passeggiata in centro, calpestiamo e attraversiamo fiumi e torrenti: avete un'idea di quanti? (considerate la cresta di monti che circonda la città..). E poi passaggi segreti per far scappare il principe, cisterne gigantesche, depositi di scheletri. Tutto sotto i nostri piedi.
["Genova sotterranea", curato da Capocaccia Orsini L., Bixio R., ERGA. Curiosello. Non vale la pensa comprarlo. Sempre ammesso che lo troviate. Chiedetemelo]

Genova che mi struggi.
Intestini. Caruggi.
Genova e così sia,
mare in un'osteria.

Genova illividita.
Inverno nelle dita.
Genova mercantile,
industriale, civile.

Genova d'uomini destri.
Ansaldo. San Giorgio. Sestri.
Genova in banchina,
transatlantico, trina.

Genova tutta cantiere.
Bisagno. Belvedere.
Genova di canarino,
persiana verde, zecchino. -> L'ultimo strato, di appena un secolo


[...continua...]

martedì 19 febbraio 2008

Genoa-Sampdoria 0-1

E' con colpevole ritardo che mi accingo a fare questo post sul derby più bello che una città possa proporre: Genoa-Sampdoria, il derby della Lanterna.

E' il 17 febbraio 2008, quarta giornata di ritorno del campionato di Serie A TIM. Il vostro ratùn è già felice per l'esito dello slalom speciale maschile di Zagabria quando si siede sul divano in compagnia della Chioccia Marghe, del fratello Alessio e dell'amico del fratello Luca (milanista, ma per l'occasione lurido genoano). Fischio d'inizio alle ore 15, passano 30 secondi e Christian Maggio fa subito capire di poter devastare la fascia sinistra rossoblù: tirocross insidioso che Rubinho blocca; passano altri 30 secondi e Di Vaio di testa impegna Castellazzi. E' passato un minuto ma ci sono state già più occasioni e più spettacolo rispetto al derby d'andata. Intanto rientra il padre del ratùn (lurido genoano) che si piazza sulla sedia di vimini, luogo notoriamente porta fortuna del vostro amato topo. Dopo 10 minuti Juric prende palla di mano e Sua Altezza Antonio non ci sta: manda platealmente a fanculo l'arbitro che lo ammonisce. I genoani si lamenteranno per la mancata espulsione (ogni asd è riduttivo) Purtroppo il primo tempo perde di vivacità: il Genoa gioca un po' meglio ma non crea occasioni colossali. Il divertimento è così alto che mio padre si addormenta... ma al 30' Sua Altezza si inventa un numero strabiliante, mette Maggio da solo davanti a Rubinho, ma il nostro numero 7 si beve il cervello, non tira e si fa fottere la palla. E' la prima occasione colossale della partita, e per il resto del primo tempo non ce ne saranno altre.

Si va al secondo tempo e la prima mossa tattica la faccio io: lascio il divano e mi siedo sulla sedia di vimini lasciata incustodita dal padre. In partita invece purtroppo dopo 5 minuti il Genoa mette in campo l'undicesimo giocatore: esce (? asd) Di Vaio ed entra Figueroa che dopo poco è subito pericoloso con un colpo di testa a lato, ma Castellazzi sembra sulla traiettoria. Pochi minuti e una nuova magia di Sua Altezza smarca di nuovo Maggio, che però si pisciazza di nuovo e tira in bocca a Rubinho. Christian però sulla destra è devastante e in 5 minuti provoca due falli da ammonizione a Danilo: il Genoa torna (asd) in 10 al 15' del secondo tempo. A questo punto la partita si fa incredibilmente bella, e non solo perchè le speranze di vittoria aumentano: prima Maggio è anticipato dall'uscita di Rubinho, poi il Genoa con il neoentrato Lucarelli impegna severamente Castellazzi in angolo. Ma la Samp ci crede: Sua Altezza smarca per la terza volta Maggio che al momento del tiro è fermato da Bovo. Poi Franceschini vince un rimpallo rimanendo solo con Maggio davanti a Rubinho, la passa al numero 7 che per la quarta volta tira a botta sicura: sta volta è Criscito che recupera e salva sulla linea. Sembra una partita maledetta, ma all'87' Sua Altezza inventa l'ennesima magia di una partita straordinaria, scarta 4 giocatori, smarca per la quinta volta Maggio su cui prima Rubinho si supera, ma sulla respinta nulla possono le statuine genoane che provano a respingere sulla linea: 0-1. La Sud, unica gradinata che canta a squarciagola per tutta la partita (e pure i genoani si sono lamentati di questo) esplode, il trionfo è vicino. Il Genoa però giustamente ci prova, ma non crea nessun pericolo serio se non un'incursione in area di Borriello al 94' che Palombo ferma rischiando non poco di provocare un rigore. Finisce 1-0 per i blucerchiati, unica vera grande squadra di Genova.

Le pagelle:

rubinho 6
de rosa 6
criscito 6,5
konko 7
rossi 5,5
milanetto 5
paro 6
juric 5,5
danilo 4,5
di vaio 5
borriello 5,5
(bovo 5,5
lucarelli 5,5
figueroa 5)

CASTELLAZZI 7
CAMPAGNARO 6,5
SALA 5,5
ACCARDI 6
MAGGIO 6,5
PALOMBO 6
FRANCESCHINI 6,5
DEL VECCHIO 5
PIERI 6
BELLUCCI 5
CASSANO 9
(VOLPI 6,5
BONAZZOLI s.v.
ZIEGLER s.v.)

Rizzoli 7 (tutto sommato partita facile, ma non ha sbagliato nulla)

lunedì 18 febbraio 2008

a Zena cöse ti ghe vêu tornâ?! 4

Per il giorno finale a Genova, vista la mia partenza programmata per le 12, potevamo permetterci solo una capatina veloce veloce da qualche parte, tanto più agevole da raggiungere in macchina. La nostra preferenza è caduta su un posticino niente male, di cui abbiamo una diapositiva. Questa spiaggetta, non si sa ben perchè, ha segnato momenti importanti della mia vita. Anche quello di oggi, in realtà, anche se solo segnato da brevi dialoghi, mi ha dato indicazioni importanti per il mio percorso futuro. In realtà questi giorni ho capito una cosa importante. Non è vero che io e Jacopo non abbiamo neanche una passione in comune. Sì, io amo cose che non lo sfiorano minimamente, la sua ardente adorazione per lo sport è in parte condivisa da me, ma solo a livello di interesse, e neanche per le stesse discipline, abbiamo gusti, abitudini e stili alimentari completamente opposti, nel tempo libero io andrei ovunque, lui neanche a pensarci... ma qualcosa che ci unisce c'è: il gorgonzola. Per due giorni di seguito, a cena fuori, abbiamo ordinato, uno indipendentemente dall'altra, la stessa specialità, e, in entrambi i casi, a base di gorgonzola. Non potrei mai passare la mia vita con qualcuno che odia il delizioso alimento, che mi guarda di sottecchi se ordino una pizza ai quattro formaggi, che mi lancia sguardi d'odio se ci condisco la pasta.

Ma ecco, che il mio soggiorno a Genova finisce. Ed io non vedo già l'ora di rinornarci. Il cuore diviso a pezzettini tra la voglia di vivere la mia vita padovana, l'irrestibile richiamo della città che mi affascina più di qualunque altra, il bisogno di ritrovare gli improbabili personaggi della mia famiglia, ogni tanto. Io girerei, in lungo e in largo, ed in continuazione tra questi tre ambienti, e anche per l'Appenino da cui ormai sono stata conquistata, ed anche per altri luoghi da esplorare. Ma, ahimè, i sghei nel percorso per diventare palanche e poi ritrasformarsi in guadrì, vengono spesi in grosse quantità. Non vi dico quanto ho speso in treno per queste vacanzine-fine-esami che lasciamo stare che è meglio che oggi si è pure guastato l'intercity e son ritornata in interregionale con 1 ora e mezza in più. Almeno, a risollevarmi e farmi percepire ancora fresco il clima vacanziero, l'esito di data mining, che chiude con gioia e sospiri di sollievo quest'ennesima -quasi ultima- sessione d'esami.

domenica 17 febbraio 2008

a Zena cöse ti ghe vêu tornâ?! 3

"Che Genova non è mai una cosa sola.
Ma sempre due cose assieme, o tre, o quattro.
Sempre, in ogni suo luogo, circostanza e anima"


Sono solo 24 ore, diamine, eppure la Genova della domenica mattina cambia completamente faccia da quella del sabato. è pressoche deserta, algida, ariosa. E dire ariosa di Genova, quanto di più stretto e sacrificato esiste tra roccia ed acqua, è proprio una cosa inusuale. Perchè, allora, girare la città di mattina, quando potevo benissimo farlo di pomeriggio, momento del giorno sicuramente più affolato di gente?
Se ti stai facendo questa domanda, sicuramente non sei genovese. Perchè se tu lo fossi, sapresti benissimo che oggi pomeriggio c'è il derby Genoa-Samp e sapresti ancora meglio, da sempre, che tale appuntamento è immancabile, inevitabile e imprescindibile. L'attesa di QUELLE squadre in QUELLO Stadio (che sia il Ferraris il vero, condiviso, cuore della città?) si sente palpabile nell'aria già da giorni.

Ma questa è una cosa diversa. Stamattina c'ero io, io solo, e visto che sono marchigiana e non soggetta all'inevitabile schieramento, di palpabile non c'era proprio niente, almeno per me. Beh, in realtà, una tensione c'era: ai miei polpacci. I poveri (e ciò basta a definire il mio stato di forma) hanno risentito della morfologia non esattamente piatta dell'agglomerato urbano e non mi permettono di scendere. Salite sì, agevolmente, discese no, che mi fanno un male boia. Qui ci vuole un itinerario ad hoc.
Grazie alla capillarità ed efficenza della mai abbastanza lodata AMT vado a scoprire, tramite funicolare, piazza Sant'Anna. La funicolare mi consegna su alla circonvallazione a monte, e appena dietro l'imponente viabilità inventata dal nulla poco più di un secolo fa (e che ora appare l'unica esistente) si scorge quella preesistente. Quella appoggiata lì, sul fianco del costone roccioso, da quando gli uomini sanno trasportare merci con imbarcazioni e muli, cioè un bel po' di anni fa. Sempra quasi che i palazzoni ottocenteschi siano dei paraventi, delle quinte di un teatro, così convincenti da sembrare l'unica realtà. Appena dietro, piazza S.Anna. Piazza viene chiamata qui a Genova, anche se è solo un delizioso luogo di sosta per chi sale, in forte pendenza anche questo, chiaro, con l'immancabile chiesa conventuale e la prospettiva così sghemba che un architetto ultramoderno e strambo che doveva costruirla a posta così, non ci riusciva.
Ma si diceva che dovevo costruire un itinerario mirato e solo in salita. Ecco allora, un ideale porto-castelletto che per ridiscendere da lì c'è l'ascensore. Al porto l'aria fresca spazza via tutto. Rimangono solo i turisti a fare la fila per entrare all'acquario e il cielo, come al solito sgombro di nubi. La sopraelevata e le palme.
Ma due passi, e la Superba mi risucchia. Da qui a castelletto sarà quasi sempre il Medio Evo a farci da sfondo. Solo largo Zecca è una profonda incisione fin-de-siecle nel territorio urbano. Si supera quella, e si ritrova l'immancabile creuza in salita, quella nascosta da tutto il resto, sì, le quinte ottocentesche. Questa mi sputa in luoghi pazzecchi, in un'altra piazza con chiesa dalla forma e dall'architettura poco credibili. La creuza continua a salire, fiancheggiata da abitazioni altissime di gente fortunata le cui finestre si affacciano sopra i giardini odorosi, sopra la città e sopra il mare, offrendo ad ognuno prospettive sghembe ed originalissime, alcune delle quali tra caseggiati, muri di calce e cancelli riesco a catturare anch'io. Sono luoghi più abitati, questi, anche di domenica mattina, dalle famiglie, dai parrocchiani e dai bambini con la bandiera del Genoa.
La trita e ritrita spianata non riesce neanche stavolta, mannaggia a lei, a lasciarti indifferente e superiore. è sempre come la prima volta, come accade per gli abbracci della persona che ami.

Ascensore di Castelletto. 18. Casa di Jacopo. Pranzo con le nonne, dopo che i fratelli dello sport invernale hanno finito di guardare l'interminabile biathlon.
Ed ecco, l'appuntamento che più ho aspettato nei miei tre anni di permanenza a Genova: vedere un derby in A. Contestualizziamo. Se il Bene e il Male decidessero, assumendo sembianze umane e gigantesche, di affrontarsi una volta per tutte sulle alture genovesi, uno coi piedi su Borzoli l'altro su Quezzi, i genovesi si dimostrerebbero meno interessati all'esito della sfida. E non solo i genovesi "target medio del tifoso": tipo uomini giovani o meno giovani del tipo "Bar sport". No, le sorti di tutti, delle ragazzine, dei bambini, delle coppie di vecchietti, delle madri di famiglia sembrano essere appese al risultato finale di quella stracavolo di partita. E nonostante questo, nonostante ci sia un'attesa enorme intorno, una sfida verbale a riguardo tra le due compagini che si protrae per non so quanto tempo, esso rimane sostanzialmente una festa, una festa di sport.




Ma quello di oggi (a parte che, lo aspetto da anni e doveva capitarmi proprio adesso che il calcio non mi piace più di tanto?) all'inizio non mi ha coinvolto affatto. Solo la precedente pennichella mi ha salvato dal crollare sul divano. Mano a mano la sfida si è intensificata, per lasciare spazio ai momenti finali di suspance. Ehm..è con somma riconoscenza e grande sollievo che vorrei ringraziare l'U.C. Sampdoria, in particolare nella persona del Signor Antonio Cassano per aver vinto la partita che altrimenti chi cavolo lo sopportava il ratùn per un lasso di tempo tristemente lungo susseguentesi la partita stessa?

Alla fine della serata, come una ciliegina sulla torta, un regalo grande grande, anche se per tutti sembra la cosa più normale e scontata del mondo: la possibilità di scorpacciarmi una focaccia al formaggio. Un grazie enorme alla famiglia Barbieri per questo squisito pensiero di invitarmi al ristorante dove preparano questa chicca senza glutine. (Questi giorni ho mangiato come un maiale)

sabato 16 febbraio 2008

a Zena cöse ti ghe vêu tornâ?! 2

"oudù de mà misciòu de pèrsa lègia
cos’àtru fa cos’àtru dàghe a ou cè"


Stamane mi sono svegliata di buon mattino (almeno relativamente..). Infatti ho un sonno abbastanza pesante. Non potevo mancare il mio appuntamento con la Genova del sabato mattina. Sono stata piacevolissimamente impressionata dalla presenza, nella città antica, di gente, negozi ed attività che vanno aumentando e vivacizzandosi ogni anno che passa. Il che mi riempie della consapevolezza che il centro storico più grande d'Europa e più affascinante del mondo possa tornare a rivivere e risogere dalla desolazione, dalla solitudine e dalla brutta nomea che lo hanno colpito per tanti decenni.
Il 19 mi scaricò a Piazza dell'Annunziata. Il nuovo di questo mio ritorno a Genova è la decisione di non prepararmi itinerari, non scegliere percorsi a priori, ma lasciarmi portare, pur avendo selezionato posti che ho il dovere morale di toccare nel mio girovagare, prima o poi. Cammina, cammina tra vie, vichi, caffetterie, focaccerie, friggitorie, besagnini e pesciaroli (beh, stavolta il termine non è esattamente genovese) mi sono trovata, forse quasi inconsciamente alla drogheria Torrielli di Via San Bernardo.
Uno dei posti più belli, odorosi e accoglienti e suggestivi in cui io abbia mai messo piede. Tutto lì è ancora primo-novecento, anche se manca ormai quel vecchio commesso primo-novecento degnamente sostituito da sue gentilissime discendenti, selezionatrici e consigliatrici di thè, spezie, cioccolate e quantaltro. Nei miei adorati insaporitori, in tanti sacchetti diversi, ho speso infine 20 euro, sentendomi discretamente in colpa. Il rimorso è sparito all'istante pensando a certi miei coetanei che spendono ben di più in altra sorta di droghe.
Il tour continua uscendo dal cuore grumoso e ancestrale del città, passando per il cappuccino al Caffè degli Specchi, altro posto fascinoso, per venire sputata nell'ariosissima Piazza De Ferrari, al capolinea del "mio" 44. Esso, tappa immancabile, mi ha portato fino ad un'altro luogo, altrettanto immancabile: il mercato orientale.
Qualcuno mi può spiegare il perchè del sottile piacere che provo nel mettermi davanti a quello che era il mio formaggiao di fiducia per confrontarne i prezzi coll'attuale che frequento qui a Padova? Per non parlare della mia voglia di comprare pere Paradiso e fagiolini, cosa che non posso certo fare essendo ospite dai miei "suoceri fra molte virgolette".
Ma è già tardi! Meglio prendere il 18 per Piazza Corvetto. Da qui, però, mi rimmergo, attraverso Salita Santa Caterina, nel grumo stretto della città. Osservo queste vie, ora Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco a strettissima distanza da zone della città, martoriate, distrutte, cancellate definitivamente dalla guerra e dalla più crudele speculazione anni 60'. Oppure, se non basta, tagliuzzate di qua e di là dalle grandi ed elaganti arterie ottocentesche. Forse, senza questi tagli, colpi, trasformazioni, innesti, Genova sarebbe ora una città morta. Non so, non voglio dire che sia stato tutto sbagliato. Fortunatamente le mie elucubrazioni sono interrotte, perchè mi ritrovo già in Luccoli, circondata da un più rassicurante MedioEvo. Da qui a Macelli di Soziglia il passo è breve. Devo essere sincera, questa via, già percorsa negli anni passati miliardi di volte, non pensavo potesse darmi molto, emozionarmi ancora.
Inve rimetterci piede, beh, mi sento scema, ma è stato brividoso, come non l'avessi mai vista prima, coi suoi negozi alimentari così, così..alimentari; alcuni sono cambiati (la panetteria diventata "Pane e tulipani") e alcuni meravigliosamente sempre uguali, alcuni, sempre di più, nuovi del tutto, segno di come questa zona pulluli ancora di vita, nonostante le avanzate marginali della prostituzione dalla vicina zona della Maddalena e la minuscola traversa di Via della Rosa.
Infine, i quaresimali che occhieggiano dalle bellissime pasticcerie di Soziglia mi sembrano un ottimo pensiero per la magnifica nonna Valeria, dalla quale pranzeremo. Piazza Banchi. Sottoripa coi suoi portici che sembra di essere in un mondo lontano, ad eccomi alla fermata dell'1 con le spezie in borsa ed il vassoio coi pasticcini di marzapane in mano.

Dopo lo strepitoso ragù di Valeria e un sonnellino la nostra famosa coppia di eroi è partita di nuovo alla volta di Genova centro a godersi l'atmosfera di Piazza de Ferrari seduti ai bordi della fontana spumosa, girovagando per vicoli già usati, compricchiando cose più o meno utili, e più o meno strane, trovate guardacaso a Genova, che non a caso i liguri hanno il modo di dire "Ghé de tutto comme a Zena". Messa in Cattedrale e cena in creperia. Che ci fa Marghe in creperia? Beh, in quella di stradone San Agostino ci mangia, grazie al nuovo servizio per celiaci. Non ho parole per la galettes di grano saraceno con gorgonzola, prosciutto, noci e calvados e la crepe mascarpone e nutella (quando ho finito di digerire tutto vi mando un fax), ma neanche per l'inaudita gentilezza del rattone che mi ha permesso di cenare lì, nonostante le difficoltà logistiche.
Infatti, una corsa in metro, ed eccoci a Sampierdarena, al Mazda palace, al concerto per il compleanno del Signor Fabrizio De Andrè, con quei buontemponi della PFM. Quelle note mi riportano a quasi 10 anni fa, quando le sue canzoni iniziavano a portare a spasso la mia anima in luoghi mai visitati prima e mi spingevano a cogliere ogni profumo di ogni gesto di ogni minuto della mia vita, cercando di riempire gli attimi, come quel Suonatore Jones di Spoon River che non a caso dice, alla fine della sua vita, "e ricordi tanti e nemmeno un rimpianto".

Un grazie commosso alla premiata ditta Barbieri&Cavicchi, che mi hanno permesso di essere al concerto, e a chi, per me, ha rinunciato non ad uno, non a due, ma ben a tre anticipi di serie A. Grazie

venerdì 15 febbraio 2008

a Zena cöse ti ghe vêu tornâ?! 1

riveddo o Righi e me s'astrenze o chêu"


Ma lo sapete dove sono?? Lo sapete?? Sì, lo sapete perchè ho già rotto i maroni a tutti con l'euforia per il ritorno a Genova dopo tanto tempo. L'attesa è stata ripagata, cari amici di tutti i bambini, perchè oggi è stata una giornata magnifica, ma che dico magnifica, sarebbe un termine quasi riduttivo.

Subito dopo pranzo il troglodita sampierdarenese mi ha portato su al Righi. I due temerari esploratori hanno raggiunto a piedi il forte Sperone, dominando così tutta la Valbisagno da una parte e la Valpolcevera dall'altra. Il clima ci ha sicuramente aiutato e ci siamo riempiti di sole. Ovviamente, in tali condizioni, la mia Yashica si è animata come di vita propria ed ho iniziato a scattare a destra e a manca. Vista la gradevolezza della giornata un sacco di gente, coppie, cani e cose varie affolavano i forti genovesi ed il lussureggiante verde circostante.
Dopo l'allegra scampagnata Jacopo è ritornato a casa, mentre io sono scesa in centro parzialmente a piedi e parzialmente in funicolare.
Sto diventando troppo romantica, quindi non mi dilungo sulla bellezza di quella creuza percorsa per scendere dal Righi, sul fatto che si vedesse il porto sullo sfondo, sul fatto che il cielo iperazzurro e terso emozionasse la regolazione dell'asposizione della mia macchina fotografica, del fatto che cercando a caso la stazione della funicolare ho scoperto vari angolini suggestivi.
E svaccarsi sulle panchine della stanzioncina aspettando il vagone rosso che ti porta a valle?
Poi, appena scesa, sono ecco la via Aurea e i suoi palazzi, le vetrine di Profumo, fontane marose e via XX. Infine, con somma gioia delle mie gambine, un simpatico treno per Voltri mi ha riportato da Brignole fino a Sampierdarena.
Però ho un problema. Un problema di fame. Stasera cena al Focone con pizza senza glutine ai quattro formaggi. Appena finita, volevo mangiarne un'altra...
Domani? Domani si continua, cari amici, con altri giri, giretti e Giletti, che non vi anticiperò ora.

Un commento del ratùn: Nosawa Onsen. Tempestivi al massimo. Pieralberto Carrara in testa alla gara. Nessun errore... Molto bene per il bergamasco, 15 tiri precisi! Fino alla seconda serie di tiri per il bergamasco era secondo posto; poi, grazie agli sci, (non ricordo come va avanti... Tratto dalla telecronaca di Franco Bragagna della 20km di biathlon delle olimpiadi di Nagano 1998).

p.s. Dimenticavo!!! Ho cambiato posizione ad Hulk Hogan! Sapete una cosa? Gli mancavo, si vedeva che era emozionato. Infatti poi mi ha detto tutte le cose carine che sa dire lui..

sabato 9 febbraio 2008

La terrazza da cui si vede il mare,

il pavimento di graniglia, la mensolina bianca del corridoio con sopra telefono e contascatti, il finestrone che si apre sulla sinistra subito dopo la porta, le ante della cucina cogli adesivi di Susanna il formaggino, la luce angolata che entra quando il pomeriggio è quasi finito. Forse il fatto di sapere che non ci potrò mai più mettere piede, in quel buc..ehm..casa, mi amplifica i ricordi,mi moltiplica le sensazioni (tipo, eccola eccola, quella del pranzo della domenica, sempre da sola, appena tornata da Messa, felice di prepararmi qualcosa di un po' speciale, aggiungendo magari il formaggio saporito che avevo comprato il giorno prima al Mercato Orientale).
E quando starò per partire da qui, da Padova, da via Perin? Forse potreste sopprimermi forzatamente, per non farmi soccombere gradatamente a tante nostalgie sovrapposte e inscatolate una nell'altra.

La prossima settimana, fortunatamente, sarò a Genova. La crisi d'astinenza stava diventando troppo acuta.

"ma chambre était bien la plus jolie chambre du monde
quand vous ouvriez vos bras"