Visualizzazione post con etichetta piaceri della vita. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta piaceri della vita. Mostra tutti i post

mercoledì 22 aprile 2009

Scendendo la collina dall'altra parte


Attenzione: il seguente post può avere contenuti esistenziali. Assumere con prudenza.

Qui da Sky vedo le persone che si muovono nella vicina stazione di Rogoredo come delle formichine. In una Milano allo stesso tempo affollata e solitaria, i pensieri e le cose da raccontare si accumulano giorno dopo girono e rischiano di far strabordare questo post in un pastrocchio informe.

Scegliere il punto di partenza stavolta è semplice e non può essere che il bellissimo weekend passato a Padova nel consueto regime festaiolo che stavolta si è dedicato al mio traguardo quadrato perfetto. Traduzione: sto parlando della festa in giardino che quei mattacchioni di casa Perin hanno organizzato per il mio compleanno, (il mio compleanno inaugura sempre la stagione del giardino!) con tanto di ospiti misti, Jacopo vestito da cameriere per prendere le ordinazioni sulla farcitura delle crepes, l’immancabile tiramisù e l’immancabile aria di festa pompata dal solito Italian asd. Naturalmente la cosa mi ha fatto un immenso piacere e mi ha fatto dimenticare tutti i miei dubbietti “sarei dovuta restare a Milano, almeno per un weekend??!!”. Già in mattinata Padova mi aveva accolto con un sole fantastico ed un centro pieno di persone, di cani, di bambini, di bici, di bici coi cani nel cestino, di bambini col cane, di bici coi bambini sul seggiolino, di fragole bellissime e a buon mercato, di bici quindi stracariche di frutta e, purtroppo anche di SUV (coi cani e coi bambini a bordo, naturalmente). I regali poi sono stati graditissimi: già il mio coinquilino si è dimostrato molto interessato a Hansa il nuovo gioco da tavola, anche se non abbiamo ancora avuto modo di giocare, e mi sto facendo trasportare lontano da due libri “La mia famiglia e altri animali”, ambientata a Corfù, e “C’è di mezzo il mare” storia di uno che si fa tutto il Mediterraneo in bici. Mentre sono in metrò, mi sento già in Spagna col ciclista e la mia mente vola a mille progettini per le vacanze estive.

Il giorno stesso del mio compleanno non ero invece in un mood festaiolo, quanto più in un mondo tutto mio, nonostante gli sforzi di uno stupitissimo Jacopo (per una volta, no, non è un errore, ho messo la T e non la D ). Mi sentivo esattamente su uno spartiacque. Esattamente come quando vai in montagna e arrivando sul crinale scollini giungendo a vedere due valli diverse, sia quella da cui sei appena salito, sia quella per cui scenderai. Non stai certo attraversando il fiume degli “enta”, però ora lo vedi, merda. Mentre prima sembrava una cosa lontanissima e quasi irreale.

La giornata l’ho passata, in fondo molto piacevolmente, a ripercorrere tutto il tragitto fatto fin qui.

L’aspetto del 5x5 non è semplicemente una particolarità matematica, ma nel mio caso trasborda in un mondo carico di significati più intimi e reali, in quanto potrei davvero segmentare la mia vita di cinque anni in cinque anni, in cui ogni volta cambiava tutto.

Sarò breve: basta snocciolare gli incredibili cambiamenti dei miei 15 anni, l’essere partita per l’Università e il mio rimbecillimento da persona indipendente a persona iperimbecilmente innamorata, per finire con la recente fine degli anni di studio, segnata tra l’altro dall’ennesimo trasferimento geografico. Non esagero nel dire che, come in “Uno, nessuno e centomila” ognuno di questi periodi abbia visto una Margherita molto diversa, almeno apparentemente. I personaggi che hanno popolato le varie zone della mia vita forse conoscono tutti una mia diversa facciata e se si dovessero confrontare su di me non penso che si troverebbero d’accordo su molti punti. Ad esclusione della mia indole, naturalmente, che sempre quella è.

Indubbiamente di ognuno di questi lustri mi porto dietro una barcata di ricordi e un buon numero di amicizie, e mercoledì è stata l’occasione per appuntarmeli tutti nella mente, per scorrere elenchi di persone ed esperienze la cui lunghezza mi faceva capire quanto fossi fortunata. Non che fossi triste, ero solo schiacciata dall’immane dolce peso della nostalgia. E dall’immane meno dolce peso dei tutti i bivi incontrati e di tutte le strade che potevano essere e non sono state perché ho fatto scelte diverse. Di tutte queste scelte non posso dire se in una lunga prospettiva, siano state giuste o sbagliate. Posso solo dire, ripensandoci, di averle fatte tutte, o quasi, col cuore.

domenica 7 settembre 2008

Schiaffi di colore

Rieccomi qua!, fisicamente ritornata a Padova da un po' di giorni, ma ancora in una vacanza mentale che non accenna a concludersi. Come annunciavo in qualche post pre-agostano, sarebbero state vacanze, queste, da dedicare più di altre alla scoperta del bello. Alla scoperta di quel bello troppo spesso a portata di mano ma non di interesse.

Ieri sono andata a Venezia. A immergermi, come sempre, nelle calli semisconosciute scelte con rigoroso criterio casuale, nella fiaccante atmosfera lagunare, nelle orde di turisti,che mai una volta che scelgono una strada diversa dalla tua. Il sole era abbagliante, caldissimo e Venezia piena di luce e sudore. A combattere la disidratazione incombente ci ha pensato il Peggy Guggenheim, grazie ai suoi giardini ombrosi con panchine, alla sua rigenerante vista sul Canal Grande, ai suoi bagni che permettono, con la loro presenza, di bere quantità d'acqua non limitate. Ma il Peggy Guggenheim, non è solo una villa sbattuta sul Canal Grande, è una collezione di arte contemporanea. Raccolta dalla suddetta Peggy nell'arco di tutta la sua vita. Che tu entri e ti trovi la bagnante di Picasso, lì sulla destra, che ti guarda. Davanti la terrazza che scende sul canale. A sinistra un altro Picasso. E poi stanze che si aprono, e capolavori del futurismo, e Ernst che mette su tela le sue foreste mentali, e Mondrian e il suo squarcio rosso che riempie tutto. E una sosta in terrazza a riprendere aria. Poi rientri, e come se nulla fosse, arriva Pollock e ti prende a schiaffi di colore. E farsi schiaffeggiare, seduta sul divanetto di pelle al centro dalla stanza, è un piacere incredibile: non solo le colate fittissime e cupe della foresta, ma squadri fatti di segni vivi, colorati, mai casuali, che ti riempono, appunto di schiaffi.
E io stavo lì, e continuavo a farmi violentare l'anima da Morandi, da Boccioni da uno stupendo inaudito Magritte. Stavo decidendo in quale stanza della mia futura casa avrebbe campeggiato questo:e valutando che quelli erano dipinti da tenere alle pareti, da guardare ogni giorno da riempirci tutte le stanze, come faceva Peggy. Ma non l'ho invidiata che per cinque secondi: dalle foto si vede lei sempre coi suoi amati cani, una donna circondata da persone eppure sola. Io sono un'"esteta de noantri", ma so che nessun dipinto, neanche quello che lo vedi e piangi provoca ciò che provoca l'abbraccio della persona giusta. Il capolavoro di gioia che nessuno genio umano potrà sostituire con qualcosa di pari effetto. Peggy è seppellita in un angolo del giardino, con una notevole lista di suoi amatissimi cani.
E poi uscire da lì a continuare a esplorare con misto di curiosità e casualità. Finire sotto il conservatorio, in un angolo che sembra un paravento magico , e ascoltare di straforo da una finestra una musica pressochè celestiale. Il mercato di Rialto, la bella sensazione di saper girare "a naso", un bicchierone di acqua frizzante a 50 cent per combattere la morte incombente. E scovare il punto esattamento opposto sul Canal Grande a un palazzo bellissimo mosaicato, per poterlo osservare in tutto il suo splendore.

Ma, come ormai saprete, la vostra "impara l'arte e mettila da parte" quest'estate è stata in Grecia, a Firenze, agli Uffizi..e questi sarebbero altri vasti capitoli, di cui vi do un'anteprima:

mercoledì 23 luglio 2008

Marghe e l'agostano ritiro a vita privata

Dopo aver dato l'ultimo esame (universitario) della mia vita, nella fattispecie "Analisi dei dati categorialiihhhh" ritorno a casina, giusto per farmi vedere ogni tanto. Del resto niente mi trattiene più a Padova, nè esami, nè tesi che tanto Paggi Paggi è in vacanza, nè tantomeno quegli altri polli, come ho avuto già modo di fargli notare.
Il pomeriggio di lunedì se n'è andato nello svacco più totale, grazie al mio nuovo materasso Ikea e nonostante i miei ormai epici errori di misura riguardo ad esso. In serata aperitivo casalingo, ma soprattutto ipermegafantasticapizza preparata da Vale per festeggiare la fine di esami e impegni studenteschi per tutti, stare insieme prima della partenza di me e Jacopo, nonchè celebrare l'evento che tutti noi aspettavamo frementi da mesi osservando il calendario: il ritiro del mio piumone dalla lavanderia. Ringraziamo Vale per la sua pizza, nonchè tutti gli altri componenti della casa per quest'altro anno fantastico che abbiamo passato insieme; chè, si sa, nel paragrafo prima scherzavo.
Ieri mattina, dunque, il giorno della partenza mia e di Jacopo diretti rispettivamente nelle Marche e in Toscana. La mattinata si apre all'insegna di un frenetico riempire di valige, dell'ansia che non c'entrerà mai tutto, delle solite cose che per la fretta lascio a Padova: si annoverano già occhiali da sole e quaderno-con-appunti-importanti-per-tesi nella lista, e chissà quanto sarà lunga.
Al momento della partenza, appena usciti da casa, l'inverosimile: trascinando la quantità immane di bagagli in macchina, con la bocca leggermente aperta per l'affanno, che stavo appena arrivando...ingoio un moscerino. Che schifo, mai capitata una cosa del genere.
Dopo un viaggio anche questo di completo svacco arrivo a casa e formulo un programmino di tutto benessere per le prossime due settimane: due ore al giorno, dalle 2 alle 4 nel godurioso e iperventilato giardino di nonna a prendere il sole (scopo non ustionarsi in Grecia) nonchè leggere/sonnecchiare, a seguire merenda dalla nonna, un giorno una un giorno l'altra. Poi, tesi tesi tesi, la mattina ed il resto del pomeriggio. Mcmc e scrittura della prima parte. Anche questi alternati nei giorni. Poi qualche serata di cirulla con nonna e zia, la cucina di mia madre buonissima anche se non pesante, e non faticosa, nel senso che io non faccio niente.
Poi le mie colline, e direi che ci siamo.
E a proposito di eventi rasserenanti, stamattina ho scoperto di essere a 50 kg, livello di peso lasciato non so quanti anni fa e mai più toccato neanche di striscio. Non è una questione estetica, lo sapete meglio di me, è una questione di sentirisi bene con un corpo che non esploda per motivi non chiariti.

Inoltre ieri, durante la mia consueta visita alle antenate, ho capito di non aver sbagliato a rinunciare al dottorato. Non so cosa quelle pietre abbiano, cosa quelle colline, non riesco a comprendere fino in fondo il loro potere stregato. So che quel potere ce l'hanno, e non posso escludere a priori di ritornare un giorno. Ora proprio no, non me la sento.

Ma, si sa, proprio nei momenti più spensierati, la tregedia è dietro l'angolo, inaspettata. E stavolta si tratta proprio di una tragedia dalle proporzioni inimmaginabili, che forse solo il mio amichetto Cavaz può capire quanto: si è rigato mina.live. Si è rigato mina.live!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!



Ora, le sue canzoni sono tutte su mp3 e comunque su cd non lo ascolto praticamente più, a parte quando a casa lavoro a computer..ok ok, ma quel cd no, lui no. Lui è un cimelio. Lo comprai a Genova, alla Ricordi. Ero piccolina, appena arrivata, e mi sembrava qualcosa di introvabile. Appena arrivata a casa lo ascoltai piena di ansia, e non deluse affatto le mie aspettative.
Poi oggi, il dramma. "Non può morire un'idea" sta per finire, e all'improvviso gracchia. Paura e smarrimento. "E poi..." completamente inascoltabile, proprio lei, proprio la sensualissima interpretazione live di "E poi..". Le altre canzoni filano lisce, comn un enorme sollievo. "Ancora ancora ancora", sopravvissuta al massacro, viene apprezzata ancora di più, con la stessa sensazione di uno che porta fuori un'opera d'arte dalle macerie. Ma in coda a "Margherita" di nuovo il gracchio. "Città vuota", subito dopo, spande regolarmente le sue dolci note, con mia gioia infinita. E invece...si è rovinato il ritornello. Non si può, non può essere vero, con tutta la roba che ha inciso Mina..
..poteva rigarmisi "Stessa spiaggia, stesso mare" (che tra l'altro neanche ce l'ho), e invece si rigano le canzoni migliori della registrazione dell'ultimo live che Mina ha fatto in vita sua, tra le canzoni che più ascolto volentieri e che più fanno capire che lei non è un'interprete fuori dal comune.

Come vedete, ho riempito un intero paragrafo perchè sono ancora sconvolta dal recente accaduto. Forse la tesi mi distrarrà un po'.

A tutti buone vacanze

mercoledì 25 giugno 2008

Padova (aggratis) per noi

Sempre per la serie che le belle cose sono gratis o comunque modeste, vi racconto un po' di cose degli ultimi giorni. Iniziamo con "Romeo e Juliet" dei Dire Straits, che suona ora nelle mie orecchie, tanto inattesa e gratuita, quanto ristorante. Come quest'arietta che finalmente dopo una calura al limite della sopravvivenza, ci ridona speranza di esistere.

Ci eravamo lasciati alla mia gioia domenicale. Pensate che domenica, ho avuto addirittura un pomeriggio produttivo dal punto di vista tesi (dopo aver perso tutta la giornata fino alle 3...). Domenica sera grigliata (gratis) alle Feste Paoline della mia Parrocchia, per aver collaborato ai pranzi del Grest. In questa occasione ho conosciuto il signor Aldo, il marito della signora con sui faccio catechismo. Si vede che il simpatico vecchietto è abituato ad entrare subito in contatto con persone di tutte le età, in tantissimi anni di collaborazione a campi e quant'altro, perchè mi ha subito parlato con sincerità, sia di cose importanti che futili. Dal tifo per la partita a piccole grandi storie sulla sua vita, dal mestiere che faceva alla speranza per il futuro. Il tutto con una naturalezza ed un rispetto che raramente si trovano in uno sconosciuto, anche solo quando parli del meteo o di cibo.
Poco dopo anche i nostri cari amici polli sono venuti a magnare a questa specie di sagra, con un'atmosfera del tutto paesana. In barba alla partita della Nazionale che campeggiava sul maxischermo, i nostri si sono dati a coinvolgenti e decisamente movimentate partite di biliardino (anche queste gratis). Nonostante nelle due partite giocatesi, (Giulia Vale) vs (Ale Marghe) e (Giulia Ale) vs (Vale Marghe), abbia perso la seconda formazione, a causa di un certo giocatore..emh.. mi sono proprio divertita, ho perso innumerevoli calorie e ho sudato come un maiale.

Lunedì sera invece Padova ci offriva l'evento gratuito dell' anno: Tutto Dante di Benigni. Inutile dire in numero di persone presenti a Prato della Valle e dislocate ovunque sul prato. Classicista dentro fino all'ultimo, tutte quelle parole del 33 del Paradiso sono ritornate prepotenti, senza mai essere uscite davvero per la verità. Del resto, come dimenticare quell'Universo che si squaderna da un punto? Quel "vergine madre, figlia del tuo figlio"? A volte penso al mondo infinito che degli anni di studio hanno aperto dentro di me, e che in realtà è rimasto intatto, al massimo coperto da un velo di polvere. Comunque sentire la voce enfatica di Benigni leggere versi con una passione che condivido, è stato fantastico seduta sul prato nel fresco della sera. Anche perchè si è aperto anche, con straordinaria leggerezza, a riflessioni "pesantissime" sull'amore, su Dio e soprattutto su di noi.

"Primavera non bussa lei entra sicura
come il fumo lei penetra in ogni fessura
ha le labbra di carne i capelli di grano
che paura, che voglia che ti prenda per mano.
Che paura, che voglia che ti porti lontano"

domenica 17 febbraio 2008

a Zena cöse ti ghe vêu tornâ?! 3

"Che Genova non è mai una cosa sola.
Ma sempre due cose assieme, o tre, o quattro.
Sempre, in ogni suo luogo, circostanza e anima"


Sono solo 24 ore, diamine, eppure la Genova della domenica mattina cambia completamente faccia da quella del sabato. è pressoche deserta, algida, ariosa. E dire ariosa di Genova, quanto di più stretto e sacrificato esiste tra roccia ed acqua, è proprio una cosa inusuale. Perchè, allora, girare la città di mattina, quando potevo benissimo farlo di pomeriggio, momento del giorno sicuramente più affolato di gente?
Se ti stai facendo questa domanda, sicuramente non sei genovese. Perchè se tu lo fossi, sapresti benissimo che oggi pomeriggio c'è il derby Genoa-Samp e sapresti ancora meglio, da sempre, che tale appuntamento è immancabile, inevitabile e imprescindibile. L'attesa di QUELLE squadre in QUELLO Stadio (che sia il Ferraris il vero, condiviso, cuore della città?) si sente palpabile nell'aria già da giorni.

Ma questa è una cosa diversa. Stamattina c'ero io, io solo, e visto che sono marchigiana e non soggetta all'inevitabile schieramento, di palpabile non c'era proprio niente, almeno per me. Beh, in realtà, una tensione c'era: ai miei polpacci. I poveri (e ciò basta a definire il mio stato di forma) hanno risentito della morfologia non esattamente piatta dell'agglomerato urbano e non mi permettono di scendere. Salite sì, agevolmente, discese no, che mi fanno un male boia. Qui ci vuole un itinerario ad hoc.
Grazie alla capillarità ed efficenza della mai abbastanza lodata AMT vado a scoprire, tramite funicolare, piazza Sant'Anna. La funicolare mi consegna su alla circonvallazione a monte, e appena dietro l'imponente viabilità inventata dal nulla poco più di un secolo fa (e che ora appare l'unica esistente) si scorge quella preesistente. Quella appoggiata lì, sul fianco del costone roccioso, da quando gli uomini sanno trasportare merci con imbarcazioni e muli, cioè un bel po' di anni fa. Sempra quasi che i palazzoni ottocenteschi siano dei paraventi, delle quinte di un teatro, così convincenti da sembrare l'unica realtà. Appena dietro, piazza S.Anna. Piazza viene chiamata qui a Genova, anche se è solo un delizioso luogo di sosta per chi sale, in forte pendenza anche questo, chiaro, con l'immancabile chiesa conventuale e la prospettiva così sghemba che un architetto ultramoderno e strambo che doveva costruirla a posta così, non ci riusciva.
Ma si diceva che dovevo costruire un itinerario mirato e solo in salita. Ecco allora, un ideale porto-castelletto che per ridiscendere da lì c'è l'ascensore. Al porto l'aria fresca spazza via tutto. Rimangono solo i turisti a fare la fila per entrare all'acquario e il cielo, come al solito sgombro di nubi. La sopraelevata e le palme.
Ma due passi, e la Superba mi risucchia. Da qui a castelletto sarà quasi sempre il Medio Evo a farci da sfondo. Solo largo Zecca è una profonda incisione fin-de-siecle nel territorio urbano. Si supera quella, e si ritrova l'immancabile creuza in salita, quella nascosta da tutto il resto, sì, le quinte ottocentesche. Questa mi sputa in luoghi pazzecchi, in un'altra piazza con chiesa dalla forma e dall'architettura poco credibili. La creuza continua a salire, fiancheggiata da abitazioni altissime di gente fortunata le cui finestre si affacciano sopra i giardini odorosi, sopra la città e sopra il mare, offrendo ad ognuno prospettive sghembe ed originalissime, alcune delle quali tra caseggiati, muri di calce e cancelli riesco a catturare anch'io. Sono luoghi più abitati, questi, anche di domenica mattina, dalle famiglie, dai parrocchiani e dai bambini con la bandiera del Genoa.
La trita e ritrita spianata non riesce neanche stavolta, mannaggia a lei, a lasciarti indifferente e superiore. è sempre come la prima volta, come accade per gli abbracci della persona che ami.

Ascensore di Castelletto. 18. Casa di Jacopo. Pranzo con le nonne, dopo che i fratelli dello sport invernale hanno finito di guardare l'interminabile biathlon.
Ed ecco, l'appuntamento che più ho aspettato nei miei tre anni di permanenza a Genova: vedere un derby in A. Contestualizziamo. Se il Bene e il Male decidessero, assumendo sembianze umane e gigantesche, di affrontarsi una volta per tutte sulle alture genovesi, uno coi piedi su Borzoli l'altro su Quezzi, i genovesi si dimostrerebbero meno interessati all'esito della sfida. E non solo i genovesi "target medio del tifoso": tipo uomini giovani o meno giovani del tipo "Bar sport". No, le sorti di tutti, delle ragazzine, dei bambini, delle coppie di vecchietti, delle madri di famiglia sembrano essere appese al risultato finale di quella stracavolo di partita. E nonostante questo, nonostante ci sia un'attesa enorme intorno, una sfida verbale a riguardo tra le due compagini che si protrae per non so quanto tempo, esso rimane sostanzialmente una festa, una festa di sport.




Ma quello di oggi (a parte che, lo aspetto da anni e doveva capitarmi proprio adesso che il calcio non mi piace più di tanto?) all'inizio non mi ha coinvolto affatto. Solo la precedente pennichella mi ha salvato dal crollare sul divano. Mano a mano la sfida si è intensificata, per lasciare spazio ai momenti finali di suspance. Ehm..è con somma riconoscenza e grande sollievo che vorrei ringraziare l'U.C. Sampdoria, in particolare nella persona del Signor Antonio Cassano per aver vinto la partita che altrimenti chi cavolo lo sopportava il ratùn per un lasso di tempo tristemente lungo susseguentesi la partita stessa?

Alla fine della serata, come una ciliegina sulla torta, un regalo grande grande, anche se per tutti sembra la cosa più normale e scontata del mondo: la possibilità di scorpacciarmi una focaccia al formaggio. Un grazie enorme alla famiglia Barbieri per questo squisito pensiero di invitarmi al ristorante dove preparano questa chicca senza glutine. (Questi giorni ho mangiato come un maiale)

sabato 16 febbraio 2008

a Zena cöse ti ghe vêu tornâ?! 2

"oudù de mà misciòu de pèrsa lègia
cos’àtru fa cos’àtru dàghe a ou cè"


Stamane mi sono svegliata di buon mattino (almeno relativamente..). Infatti ho un sonno abbastanza pesante. Non potevo mancare il mio appuntamento con la Genova del sabato mattina. Sono stata piacevolissimamente impressionata dalla presenza, nella città antica, di gente, negozi ed attività che vanno aumentando e vivacizzandosi ogni anno che passa. Il che mi riempie della consapevolezza che il centro storico più grande d'Europa e più affascinante del mondo possa tornare a rivivere e risogere dalla desolazione, dalla solitudine e dalla brutta nomea che lo hanno colpito per tanti decenni.
Il 19 mi scaricò a Piazza dell'Annunziata. Il nuovo di questo mio ritorno a Genova è la decisione di non prepararmi itinerari, non scegliere percorsi a priori, ma lasciarmi portare, pur avendo selezionato posti che ho il dovere morale di toccare nel mio girovagare, prima o poi. Cammina, cammina tra vie, vichi, caffetterie, focaccerie, friggitorie, besagnini e pesciaroli (beh, stavolta il termine non è esattamente genovese) mi sono trovata, forse quasi inconsciamente alla drogheria Torrielli di Via San Bernardo.
Uno dei posti più belli, odorosi e accoglienti e suggestivi in cui io abbia mai messo piede. Tutto lì è ancora primo-novecento, anche se manca ormai quel vecchio commesso primo-novecento degnamente sostituito da sue gentilissime discendenti, selezionatrici e consigliatrici di thè, spezie, cioccolate e quantaltro. Nei miei adorati insaporitori, in tanti sacchetti diversi, ho speso infine 20 euro, sentendomi discretamente in colpa. Il rimorso è sparito all'istante pensando a certi miei coetanei che spendono ben di più in altra sorta di droghe.
Il tour continua uscendo dal cuore grumoso e ancestrale del città, passando per il cappuccino al Caffè degli Specchi, altro posto fascinoso, per venire sputata nell'ariosissima Piazza De Ferrari, al capolinea del "mio" 44. Esso, tappa immancabile, mi ha portato fino ad un'altro luogo, altrettanto immancabile: il mercato orientale.
Qualcuno mi può spiegare il perchè del sottile piacere che provo nel mettermi davanti a quello che era il mio formaggiao di fiducia per confrontarne i prezzi coll'attuale che frequento qui a Padova? Per non parlare della mia voglia di comprare pere Paradiso e fagiolini, cosa che non posso certo fare essendo ospite dai miei "suoceri fra molte virgolette".
Ma è già tardi! Meglio prendere il 18 per Piazza Corvetto. Da qui, però, mi rimmergo, attraverso Salita Santa Caterina, nel grumo stretto della città. Osservo queste vie, ora Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco a strettissima distanza da zone della città, martoriate, distrutte, cancellate definitivamente dalla guerra e dalla più crudele speculazione anni 60'. Oppure, se non basta, tagliuzzate di qua e di là dalle grandi ed elaganti arterie ottocentesche. Forse, senza questi tagli, colpi, trasformazioni, innesti, Genova sarebbe ora una città morta. Non so, non voglio dire che sia stato tutto sbagliato. Fortunatamente le mie elucubrazioni sono interrotte, perchè mi ritrovo già in Luccoli, circondata da un più rassicurante MedioEvo. Da qui a Macelli di Soziglia il passo è breve. Devo essere sincera, questa via, già percorsa negli anni passati miliardi di volte, non pensavo potesse darmi molto, emozionarmi ancora.
Inve rimetterci piede, beh, mi sento scema, ma è stato brividoso, come non l'avessi mai vista prima, coi suoi negozi alimentari così, così..alimentari; alcuni sono cambiati (la panetteria diventata "Pane e tulipani") e alcuni meravigliosamente sempre uguali, alcuni, sempre di più, nuovi del tutto, segno di come questa zona pulluli ancora di vita, nonostante le avanzate marginali della prostituzione dalla vicina zona della Maddalena e la minuscola traversa di Via della Rosa.
Infine, i quaresimali che occhieggiano dalle bellissime pasticcerie di Soziglia mi sembrano un ottimo pensiero per la magnifica nonna Valeria, dalla quale pranzeremo. Piazza Banchi. Sottoripa coi suoi portici che sembra di essere in un mondo lontano, ad eccomi alla fermata dell'1 con le spezie in borsa ed il vassoio coi pasticcini di marzapane in mano.

Dopo lo strepitoso ragù di Valeria e un sonnellino la nostra famosa coppia di eroi è partita di nuovo alla volta di Genova centro a godersi l'atmosfera di Piazza de Ferrari seduti ai bordi della fontana spumosa, girovagando per vicoli già usati, compricchiando cose più o meno utili, e più o meno strane, trovate guardacaso a Genova, che non a caso i liguri hanno il modo di dire "Ghé de tutto comme a Zena". Messa in Cattedrale e cena in creperia. Che ci fa Marghe in creperia? Beh, in quella di stradone San Agostino ci mangia, grazie al nuovo servizio per celiaci. Non ho parole per la galettes di grano saraceno con gorgonzola, prosciutto, noci e calvados e la crepe mascarpone e nutella (quando ho finito di digerire tutto vi mando un fax), ma neanche per l'inaudita gentilezza del rattone che mi ha permesso di cenare lì, nonostante le difficoltà logistiche.
Infatti, una corsa in metro, ed eccoci a Sampierdarena, al Mazda palace, al concerto per il compleanno del Signor Fabrizio De Andrè, con quei buontemponi della PFM. Quelle note mi riportano a quasi 10 anni fa, quando le sue canzoni iniziavano a portare a spasso la mia anima in luoghi mai visitati prima e mi spingevano a cogliere ogni profumo di ogni gesto di ogni minuto della mia vita, cercando di riempire gli attimi, come quel Suonatore Jones di Spoon River che non a caso dice, alla fine della sua vita, "e ricordi tanti e nemmeno un rimpianto".

Un grazie commosso alla premiata ditta Barbieri&Cavicchi, che mi hanno permesso di essere al concerto, e a chi, per me, ha rinunciato non ad uno, non a due, ma ben a tre anticipi di serie A. Grazie

venerdì 15 febbraio 2008

a Zena cöse ti ghe vêu tornâ?! 1

riveddo o Righi e me s'astrenze o chêu"


Ma lo sapete dove sono?? Lo sapete?? Sì, lo sapete perchè ho già rotto i maroni a tutti con l'euforia per il ritorno a Genova dopo tanto tempo. L'attesa è stata ripagata, cari amici di tutti i bambini, perchè oggi è stata una giornata magnifica, ma che dico magnifica, sarebbe un termine quasi riduttivo.

Subito dopo pranzo il troglodita sampierdarenese mi ha portato su al Righi. I due temerari esploratori hanno raggiunto a piedi il forte Sperone, dominando così tutta la Valbisagno da una parte e la Valpolcevera dall'altra. Il clima ci ha sicuramente aiutato e ci siamo riempiti di sole. Ovviamente, in tali condizioni, la mia Yashica si è animata come di vita propria ed ho iniziato a scattare a destra e a manca. Vista la gradevolezza della giornata un sacco di gente, coppie, cani e cose varie affolavano i forti genovesi ed il lussureggiante verde circostante.
Dopo l'allegra scampagnata Jacopo è ritornato a casa, mentre io sono scesa in centro parzialmente a piedi e parzialmente in funicolare.
Sto diventando troppo romantica, quindi non mi dilungo sulla bellezza di quella creuza percorsa per scendere dal Righi, sul fatto che si vedesse il porto sullo sfondo, sul fatto che il cielo iperazzurro e terso emozionasse la regolazione dell'asposizione della mia macchina fotografica, del fatto che cercando a caso la stazione della funicolare ho scoperto vari angolini suggestivi.
E svaccarsi sulle panchine della stanzioncina aspettando il vagone rosso che ti porta a valle?
Poi, appena scesa, sono ecco la via Aurea e i suoi palazzi, le vetrine di Profumo, fontane marose e via XX. Infine, con somma gioia delle mie gambine, un simpatico treno per Voltri mi ha riportato da Brignole fino a Sampierdarena.
Però ho un problema. Un problema di fame. Stasera cena al Focone con pizza senza glutine ai quattro formaggi. Appena finita, volevo mangiarne un'altra...
Domani? Domani si continua, cari amici, con altri giri, giretti e Giletti, che non vi anticiperò ora.

Un commento del ratùn: Nosawa Onsen. Tempestivi al massimo. Pieralberto Carrara in testa alla gara. Nessun errore... Molto bene per il bergamasco, 15 tiri precisi! Fino alla seconda serie di tiri per il bergamasco era secondo posto; poi, grazie agli sci, (non ricordo come va avanti... Tratto dalla telecronaca di Franco Bragagna della 20km di biathlon delle olimpiadi di Nagano 1998).

p.s. Dimenticavo!!! Ho cambiato posizione ad Hulk Hogan! Sapete una cosa? Gli mancavo, si vedeva che era emozionato. Infatti poi mi ha detto tutte le cose carine che sa dire lui..

venerdì 2 novembre 2007

Ho fatto una camminata, e non era un processo stocastico

A me piace molto andare a camminare.

Recentemente ho usato spesso la tecnica della passeggiata casuale. Complice il mio lettore mp3, impostato su riproduzione casuale dell'intero insieme di canzoni in esso contenuto. Ad ogni incrocio, basta cambiare canzone per decidere, in base all'iniziale della stessa, quale delle due (o 3) strade disponibili prendere. Questa singolare tecnica, da me inventata, di conseguenza, lascia che sia la strada percorsa, sia la musica ascoltata come sottofondo, siano completamente decise dal caso. Trattasi quindi di processo stocastico. Mi dava un sacco di libertà, quell'ora della mia vita in cui non dovevo decidere niente: nessuna responsabilità, solo aleatorietà... (peccato non avere spazio per raccontarvi di proprietà matematiche delle passeggiate casuali devvero interessanti)

Oggi no. Oggi ho deciso di andare a piedi da San Marcello al cimitero di Jesi. Casa mia -> Serra -> Serretta -> Monsano -> Santa Lucia -> Cimitero. Giornata splendida. Sole tiepido. Campagna tutto intorno, di una bellezza che ti colpisce dentro come un pugno. (Che novembre sia il mese più bello per i colori di cui dipinge le mie colline? O forse lo penso di volta in volta di tutti i mesi?) Dicevamo. Rigoroso ordine nell'ascolto musicale: "La buona novella"; "Non al denaro, non all'amore, nè al cielo"; "Tutti morimmo a stento". Per chi non lo sapesse, tutti di Fabrizio.

Che questo cambiamento nell'ora di fitness sia solo un riflesso di qualcosa di più grande? Che stia smettendo di gironzolare nella vita a casaccio? Che abbia deciso dove voglio arrivare alla fine della mia vita? Che abbia deciso cosa e chi non posso staccarmi dal cuore, qualsiasi sia il luogo ove il suddetto cuore si troverà? Girando tra tombe dimenticate da tutti, a leggere storie improbabili e non, sto iniziando a pensare che per capire dove finisce un'amicizia e dove inizia un amore, chiedersi vicino a chi vorresti essere sepolto sia molto più efficace che chiedersi vicino a chi vorresti passare la tua vita.

Vi lascio a Fabrizio. Procuratevi il resto della canzone. (E del disco (E di quelli che ho ascoltato oggi (E di quello che ha cantato)))

Chioccia

[...]

Un castello
lo donò
e cento e cento amici trovò
l'altro poi
gli portò
mille amori
ma non trovò
la felicità

Uomini, cui pietà non convien sempre
mal accettando il destino comune,
andate, nelle sere di novembre,
a spiar delle stelle al fioco lume,
la morte e il vento, in mezzo ai camposanti,
muover le tombe e metterle vicine
come fossero tessere giganti
di un domino che non avrà mai fine
Uomini, poichè all'ultimo minuto
non vi assalga il rimorso ormai tardivo
per non aver pietà giammai avuto
e non diventi rantolo il respiro:
sappiate che la morte vi sorveglia,
gioir nei prati o fra i muri di calce,
come crescere il gran guarda il villano
finchè non sia maturo per la falce

Non cercare la felicità
in tutti quelli a cui tu
hai donato
per avere un compenso
ma solo in te
nel tuo cuore
se tu avrai donato
solo per pietà
per pietà...

sabato 27 ottobre 2007

i VERI piaceri della vita costano poco un cazzo

(post intimistico)

Dopo una serata a casa di amici dei miei, più allegra di quanto potessi aspettarmi, dopo il vino rosso di casa e non so più quante castagne...non mi viene in mente qualcosa di più dolce che mettermi sotto delle calde coperte e delle calde lenzuola di fustagno col mio caldissimo pigiamone di pile azzurro, a leggere Piccole Donne (più precisamente "I ragazzi di Jo", l'ultimo libro della serie), e ancora un capitolo e una altro ancora che tanto stanotte si dorme un'ora in più...e pensare, in realtà, ai miei amici di Padova che sono andati a vedere "Il tacchino", e pensare, in realtà, a tutti gli amici che ho e sono sparsi un po' ovunque, e pensare, in realtà, al mio amore custodito nel più profondo del cuore

Chioccia

sabato 20 ottobre 2007

Analisi del mercato

Ho sempre pensato che il luogo da visitare per capire meglio lo spirito di una città fosse il mercato (alimentare). Finora ne ho visti tanti e tanti sono così belli ed emozionanti da girare. Sto pensando, ad esempio, alla Vucciria e a Ballarò a Palermo. A quando a Parigi sono voluta per forza andare nello stesso mercato in cui si svolgeva la scena fondamentale de “Il favoloso mondo di Amelie”. A quello colorato di Nizza. A quando a Genova andavo ogni sabato, come la casalinga di Voghera, al (fantastico) mercato Orientale a fare scorte di formaggio, carne, frutta e verdura. Adesso è la volta di piazza delle Erbe, e, oggi, la piacevolissima scoperta, il mercato a Venezia, vicino a Rialto. Pieno di banchi di frutta, di pescivendoli, di gente in fila per l’aperitivo. Non sopporto l’opulenza immediata e sfacciata che occhieggia dagli scaffali di supermercati enormi. Adoro quella piccola ricchezza di ogni giorno, abbondare con allegria in mille banchi diversi. Gli odori, i colori. I besagnini invece della bilancia che premi il tasto (anche quelli odiosissimi che ti chiamano “Signora”). La possibilità di scegliere lo stesso tipo di frutta in tante bancarelle diverse, sentendosi per una volta un po’ donna di casa. Il magico rito di girare tutti gli stand per vedere qual è il prezzo migliore. L’estasi davanti al banco del formaggiaio, quello pieno di gente, che ti da quello buono, e ha mille forme esposte ognuna con un nome diverso.

Una cosa di cui non mi capacito ancora è quanto sia magica Piazza delle Erbe a Padova. Oltre allo stupendo Palazzo della Ragione. La mattina accoglie te, che arrivi pedalicchiando allegro, carica di bancarelle e resti organici buttati per terra. Già dopo pranzo, nel pomeriggio un po’ sonnolento, tutta sta mercanzia sparisce nel nulla per lasciare posto ad una piazza un po’ deserta, a malapena riempita dai tavolini dei bar. Con quella luce un po’ così, direi crepuscolare, che dà quel tono strano al palazzo della ragione. Di sera, soprattutto qualora sia mercoledì, è piena di giovini nonché di bottiglie. E la mattina dopo ritorna al punto di prima… e io ho l’impressione di essere sempre in un posto diverso…
Piaza delle Erbe è piazza nel vero e proprio senso di piazza. Qualcosa che a Genova forse è esistito per certi aspetti (Banchi?), che ora non esiste (piazza de Ferrari non è una "piazza piazza", è uno slargo immane che hanno fatto 100 anni fa buttando giù tutto) e probabilmente non esisterà più. I genovesi mi contraddicano se credono

Fine della digressione urbanistica

Chioccia