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lunedì 26 maggio 2008

P.S.

Cena multi-etnica, lunedì sera.

Rebecca e Lucy ci cucinano una cena espanolita di tutto rispetto:
5 tortillas, ce n'erano di tutti i tipi - la classica patate e cipolle, con formaggio, tonno, wurstel.. e chi più ne ha più ne metta - tacos, e l'immancabile sangria!!!! Per la felicità mia! sangria che scioglie la lingua e districa le menti, e si inizia a conversare amabilmente in inglese, di tutto, anche di politica, e quando si riesce a parlare di politica con una greca e una spagnola in inglese, ci si può proprio ritenere soddisfatti! ;op Anche Jacopino si butta nella mischia del pollaio, e ormai si immedesima perfettamente nel clima interculturale, spiaccicando qualche parolina in inglese! Per non parlare della spettacolare esibizione di Ale in salsa cubana improvvisata con Marghe! y olè!

Ma niente in confronto a quello che farà Jacopietto sabato sera... del resto me l'aveva promesso. Sue testuali parole: "se sono sbronzo, ti prometto che ballo con te la salsa"! ed è stato di parola, anzi, era scatenato, non solo la salsa ha voluto ballare, ma anche il merengue e la bachata muy sensual!!! e la danza classicaaaaaaa! ragazzi, un vero spettacolo! peccato che fosse notte fonda e non si poteva riprendere nulla (forse a questo aveva pensato il furbissimo ratun!)
E per non parlare della Lauretta, che tutto in una serata scopre quanto sia buono il lambrusco, offerto gentilmente da Jacopino, e - udite, udite- il rum!!! ma non il rum puro, prima lo diluisce con l'acqua, e constata che fa ancora schifo, e poi con il tè alla pesca, e allora inizia a ritenerlo accettabile! Numeri, ragazzi! E poi i racconti attorno al fuoco, Elenina che non si dà pace un istante e gira tutto il bosco quasi a carponi - perchè non si vede assolutamente una cippa- nell'estenuante ricerca di rametti e ramoscelli per ravvivare il focherello!

Purtroppo però, nessuna foto, che testimoni questa serata di pura follia! accipicchia!
In compenso, qualche immagine del weekend...

Sigliolaaaaaaa!

Un posticino davvero bellino, in mezzo al verde, ai boschi, alle ginestre.. mi ha fatto tornare con la testa un pò a casa...



E le ficattole - gnum, gnum- focaccine unte e straunte ripiene di salumi e formaggio a piacere.
Una sosta obbligata!

e Firenze...

Capoeira in piazza S. Croce

La sindrome di Stendal...

Kajak sull'arno..

Grazie al ratun, ai suoi amici di Sigliola e soprattutto a Renè che ci ha cucinato una salsicciata davvero spettacolare! :o)

Besos

Take me down to Sigliola city

All'ombra de' cipressi e dentro l'urne
confortate di pianto è forse il sonno
della morte men duro?


Foscolo iniziava così a scrivere appassionatamente a scrivere all'amico Pindemonte "dei sepolcri" ed io così inizio a scrivervi. Da cinque anni mi occupo di verosimiglianza del modello, algoritmi di ottimizzazione e cose simili, ma non ho mai smesso di essere e rimanere "classicista" dentro. Per capire quando ne ho avuto la netta conferma, facciamo un passo indietro.

Ahi! su gli estinti
non sorge fiore, ove non sia d'umane
lodi onorato e d'amoroso pianto.
Dal dí che nozze e tribunali ed are
diero alle umane belve esser pietose
di se stesse e d'altrui, toglieano i vivi
all'etere maligno ed alle fere
i miserandi avanzi che Natura
con veci eterne a sensi altri destina.

Da venerdì a domenica una folta compagnia di padovani è andata a dilettarsi dell'aria toscana su all'Appennino a casa di Jacopo. Sabato la nostra meta è Firenze. Passiamo per il passo del Giogo, e dopo tornanti e frazioni, ville o ruderi in pietra serena, Firenze appare imperiosa dall'alto.



Già da subito mi vengono in mente migliaia di aneddoti e di cose da raccontare su Firenze, che alcuni lettori ricorderanno e che per i miei interlocutori di due giorni fa sarebbero state troppe da capire e noiose da ascoltare.

Proteggete i miei padri. Un dí vedrete
mendico un cieco errar sotto le vostre
antichissime ombre, e brancolando
penetrar negli avelli, e abbracciar l'urne,
e interrogarle.

In preda ad emozioni comprensibili solo a me stessa arrivo a Santa Croce, e le suggestioni sono potentissime. All'interno troviamo una guida volontaria (-> gratis) e incredibilmente appassionata che ci racconta un sacco di cose interessanti e ci mostra un altrettanto gigante numero di cose belle.

Avrei voluto sia sposare il tizio che fermarmi un sacco di tempo dentro, cose entrambi impeditemi dalle circostanze contingenti.

A egregie cose il forte animo accendono
l'urne de' forti, o Pindemonte; e bella
e santa fanno al peregrin la terra
che le ricetta.

Una volta fuori non ho potuto far altro che guardare la piazza, sentire quanto di bello c'è intorno a me e constatare che non potevo sottrarmi ringraziare mentalmente la Duranti e Coltorti (non da soli, in realtà).

- Te beata (=Firenze), gridai, per le felici
aure pregne di vita, e pe' lavacri
che da' suoi gioghi a te versa Apennino!



La promessa è subito scattata con le Muse: quest'estate vado agli Uffizi, a costo di venire a Firenze con la Sita. E ci passo un giorno intero. Immagino che se guardiamo la proporzione di quanti di noi sono stati agli Uffizi nella loro vita, raggiungeremo un numero decisamente lontano da 1. Vi rendete conto che un giapponese a saperlo potrebbe ucciderci, e neanche tanto a torto?

Quanto è difficile rendersi davvero conto di quanto c'è di bello intorno a noi. Di quanto si possa vivere una vita molto più diversa e intensa del "viver come bruti". Questa vita che intendo io non si costruisce riempiendoci ogni serata di cose diverse e di film, di incontri con miriadi di gente, di "come mi piacerebbe andare..". Perchè tutto quello che ho elencato è bellissimo, ma quando si trasforma in abitudine ci serve solo per fare scorrere il tempo senza farci domande, per metterci la maschera e cucircela a puntino addosso, per anestetizzarci il cuore nè più nè meno di una droga qualsiasi.
Vivere in città ti riempe di input e ti ci fa lentamente abituare come chi si abitua a dormire coi binari fuori dalla finestra e quando passa il treno non lo sente più. Resto sempre stupita dalla sensibilità più acuta di chi vive in quel meraviglioso posto di boschi e salsicciata; nonchè dalla nostra, quando ci ripenso, di noi che vivevamo in provincia ed andavamo pure al classico.

Celeste è questa
corrispondenza d'amorosi sensi,
celeste dote è negli umani;


Concludo la narrazione del weekend: dopo la salsicciata di sabato notte, risveglio tardi mentre io silenziosamente sgusciavo alla pieve di Cornacchiaia attraverso il bosco, poi tutti insieme abbiamo pranzato e giocato al Camparino, nonchè ascoltato le schitarrate di Renè.

Ritornati a Padova la serata mi ha regalato la Lisistrata di Aristofane, in un'interpretazione decisamente frizzante che mi ha fatto divertire e pensare. Sì, anche quella di Lorenzo, che non sapevo assolutamente ci fosse anche lui, e che gli vale tutti i miei complimenti. Anche la Lisistrata m'ha riempito di voglia di riflettere, di pensare, di esistere (in realtà dovrebbe riempirti di altre voglie quello spettacolo lì, ma non era giornata..).

Siedon custodi de' sepolcri, e quando
il tempo con sue fredde ale vi spazza
fin le rovine, le Pimplèe fan lieti
di lor canto i deserti, e l'armonia
vince di mille secoli il silenzio.

Tant'è che stamattina ho riletto i Sepolcri. Niente di macabro. Solo chi evita di pensare alla morte non sa tirare neanche un filo della sua vita.

Sol chi non lascia eredità d'affetti
poca gioia ha dell'urna; e se pur mira
dopo l'esequie, errar vede il suo spirto
fra 'l compianto de' templi acherontei,
o ricovrarsi sotto le grandi ale
del perdono d'lddio:

(E anche per oggi, la tesi è andata a puttane..)

E tu onore di pianti, Ettore, avrai,
ove fia santo e lagrimato il sangue
per la patria versato, e finché il Sole
risplenderà su le sciagure umane.

giovedì 3 gennaio 2008

Sigliola

Ammazzate quanta vita, sul blog. Toccherà a me, ancora una volta, sparare qualche cavolata. Tantopiù che oggi lo faccio volentieri.

[Ricordo a tutti i gentili utenti del blog (o almeno quelli che non sono in vacanza alle Maldive) che c'è un concorso ancora aperto ed in attesa di vincitore(vedere post "notizie 2"), che c'è il grande sondaggio da votare e che nei prossimi giorni avverrà l'attesissima cerimonia di premiazione degli ancora più attesi premi Commo d'oro 2007 che Chioccia&Ratùn assegneranno a cani e porci]

Ora invece parliamo dei piacevoli (ma pochi) giorni trascorsi a Sigliola in occasione del Capodanno. Per chi non lo sapesse, Sigliola è un minuscolo borgo di case in pietra serena posto sull'Appennino tosco-emiliano occhio e croce a metà strada tra Bologna e Firenze.

Caratteristica che salta all'occhio, di questi luoghi, è l'incredibile sprecarsi di toponimi (=nomi che indicano un luogo). Ca' di Balduccio è composta di due case arrampicate su un monte, e, per altro, entrambe di Sandro&family, eppure ha un nome apposito che lo indica.

Sigliola, agglomerato di 100 residenti, meno di un condominio, conta svariati luoghi che possono vantare un toponimo: il Piano, il Poggiolaccio, la Gora, la Greta, Sigliola (più propriamente detta), Istia, il Camparino, la Ranocchiaia, il Mulin de Lotti e magari anche altri che ci stiamo dimenticando. Si tratta di nomi "universalmente" riconosciuti e non assegnati all'interno di un ristretto gruppo di amici.

Per noi "di città" questo fa un po' strano. Non ci sogneremmo mai di dare un nome "universalmente" riconosciuto ad ogni isolato, ogni gruppo di case, ogni fila di edifici. Sì, ci sono i nomi delle vie, ma quelli sono una cosa diversa, hanno una funzione istituzionale. Ed infatti nessuno sa certo tutti i nomi a memoria delle vie che frequenta. Perchè? La mia personale ispirazione è che in città ci si conosce e si comunica di meno. Se io comunico solo con la mia cerchia ristretta è difficile che sappia come certe altre categorie appellano i loro luoghi di riferimento.

Ad esempio, io a Genova conoscevo i vari nomi delle zone della città, non dal dialogo con altre persone, ma dalle direzioni scritte sopra gli autobus.

Quella sopra era una digressione mia per calarci nello spirito del luogo. Ora io e Jacopo, aiutati da una serie di immagini, narreremo i suddetti giorni a Sigliola, e più in specifico della fiesta di Capodanno che si è svolta ad oltranza dalle 17 del 31 dicembre alle 18 del giorno dopo a Ca' di Balduccio a scrocco di Sandro.

Mostriamo allora i presenti all'evento:


Da sinistra a destra: Claudio (Nicola), Claudio (Gale), Marghe




Da sinistra a destra: Francesca, Alessio (mio fratello), Erica, Andrea (Sandro, che fa il fuoco), Marcolo. Ovviamente il fotografo è il principe della serata, Jacopo.

Il menù prevedeva crostini ai fegatini (gentilmente preparati dalla nonna di Gale), tortellini panna e prosciutto (gentilmente preparati dalla mamma di Sandro), salsiccia e rosticciana (gentilmente preparata da Sandro e Gale), lenticchie (gentilmente preparate da Marghe (e chi le avrebbe mai fatte sennò?)), tiramisù (gentilmente preparato da Jacopo), torta di frutta (gentilmente preparata dalla mamma di Gale).

Et voilà gli strepitosi tiramisù (2 tradizionali, 1 per Marghe e 1 all'ananas) preparati dallo chef...

...che qui vedete in azione mentre scola i tortellini.

asd

Poi si gioca a twister (tarocco), le posizioni provocano lesioni muscolari gravissime...

...che sono riassunte in questo sguardo asd.

Prima di andare a dormire non si può evitare di rompere i coglioni a chi è già nel mondo dei sogni... asd asd

Insomma, anche questo Capodanno è stato molto divertente. Peccato che manchino 363 giorni al prossimo. Menomale che Paolo Fox ci ha rassicurato sul nostro futuro..

Un ASD a tutti dal profondo del nostro cuore!! (E non perdete l'assegnazione dei premi!!)

venerdì 5 ottobre 2007

Baruffe chiocciotte 1

Questo titolo, benchè non abbia assolutamente senso, mi sembra sufficientemente culturale per la rubrica di recensioni che sto per varare. La chioccia, che fa? Sta tutto il giorni lì ferma a covare. Che palle! Allora nel frattempo divora grosse quantità di libri, che poi andrà a consigliare (o sconsigliare) ai gentili utenti del blog.

Francesco Guccini, Loriano Machiavelli
Un disco dei Platters - romanzo di un maresciallo e una regina
Mondadori

In questo libro c'è la montagna. Anzi, no, siamo più precisi (la montagna c'è in un sacco di posti, anche a Biella), c'è l'appenino tosco-emiliano. Non so se più tosco o più emiliano. Ci sono gruppi di case di pietra serena sparse tra sentieri e mulattiere che attraversano il bosco. C'è il piccolo paese. Che d'estate si popola di villeggianti che arrivano dalla città. E allora i bambini, sia quelli paesani che quelli in vacanza, si riuniscono per giocare insieme. E c'è il gruppo dei giovani, che va al vecchio mulino ad arrostire salsicce e bere vino. Alle fiere si comprano i brigidini, e... Non continuo, perchè a qualcuno di voi tutto questo avrà già iniziato a ricordare qualcosa, molte parole fa.
In realtà in questo libro ci sono anche molte cose in più. Qualche morte misteriosa. La storia dell'Italia sullo sfondo. Anzi, più che sullo sfondo dentro. Dentro la storia di tutti i personaggi. Tra cui il Maresciallo Santovito che, per ragioni oscure, si innamora di quei monti (e non solo) e torna.
Se ogni tanto non disdegnate di leggere qualche giallo, senza per forza relegarlo a genere da 15 agosto sotto l'ombrellone, se pensate che "la storia siamo noi" e quella storia vi piace, e se, come me, avete un cuore intrappolato in un grappolo di case, in un sentiero tra i boschi, in un cumulo di pietra serena, e in un groviglio di legami tra personaggi improbabili (e, come me, non spaete neanche voi perchè), questo è il libro per voi.

La chioccia (Marghe)