Genova sempre umana,
presente, partigiana.
Baruffe chiocciotte 12 [11]

In tante poesie, anche non espressamente ambientate a Genova, lo spazio è limitato da muri d’orto che, malchiusi, si aprono verso realtà nuove. Ad esempio “Meriggiare pallido e assorto” sembra essere ambientata a due passi da quella che era casa mia, appoggiata su una vecchia creuza di campagna stretta ai due lati da muri di calci a limitare le proprietà, le villette, gli orti.
“Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d' orto”
Ritrovo in questa poesia caratteristiche precisissime di tante volte che ho percorso quella strada: il sole che abbaglia e arroventa, riempiendoti di una voglia immane di riposare al fresco dell’ombra (meriggiare, appunto). E soprattutto quei tipicissimi cocci in cima a tutti i muri, economica e decisamente sicura protezione da scavalchi indesiderati, inequivocabile segno di una parsimonia tutta ligure.
"E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com' é tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia"
Montale ne fa una dolceamara metafora del vivere umano, attribuendo al seguitare dei travagli la stessa interminabilità dei muretti laterali delle creuze. Ma altra impagabile caratteristica di queste stradine, un tempo sistema viario portante del genovesato, sono i profumi, i fiori, le fronde sottratti dalla protezione dei muri e offerti alla nostra percezione. Sono gli odori dei fiori che arrivano dai giardini più belli, le viste rubate da qualche inferriata o portoncino d’orto, le piante rampicanti che riempiono anche i muretti dei loro fiori o gli alberi che sporgono alti al di sopra di essi. Fattosta che percorrere le creuze in primavera, deliziati dal vedo non vedo delle ville che le bordano, è un vero piacere della vita. Così, anche Montale, riempie le sue poesie dei momenti di sollievo tra un coccio aguzzo e un altro, che qualcosa di “malchiuso” permette di gustare, quasi per sbaglio, anche a noi umani destinati a tanto travaglio.
I limoni:
lo, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.
[...]
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l'odore dei limoni.
Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s'abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l'anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
[...]
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo dei cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d'oro della solarità.
Sprazzo da corno inglese:
(Nuvole in viaggio, chiari
reami di lassù! D'alti Eldoradi
malchiuse porte!)
Di quanto mi piaccia andare per creuze parleremo anche più avanti, sempre discutendo di un’altra opera.

Genova della mia Rina.
Valtrebbia. Aria fina.
Genova paese di foglie
fresche, dove ho preso moglie.
[..continua..]
presente, partigiana.
Baruffe chiocciotte 12 [11]
Nella costante ricerca e dettagliato resoconto di tutte le espressioni artistiche che mi riportano nella mia Genova, oggi ci imbattiamo in Montale. In realtà Montale è un poeta che mi appartiene già dagli anni del liceo, in cui l’ho amato per tutte le impressioni sulla vita che mi ha regalato attraverso quelle sue frasi asciutte ma incredibilmente evocative.
Ma, se percepivo già da allora io e Leopardi appartenere allo stesso mondo, inteso dal punto di vista geografico, allo stesso modo sentivo Montale provenire da un mondo diverso, non certo fatto di morbidi colli e interminabili spazi al di là di una siepe.

In tante poesie, anche non espressamente ambientate a Genova, lo spazio è limitato da muri d’orto che, malchiusi, si aprono verso realtà nuove. Ad esempio “Meriggiare pallido e assorto” sembra essere ambientata a due passi da quella che era casa mia, appoggiata su una vecchia creuza di campagna stretta ai due lati da muri di calci a limitare le proprietà, le villette, gli orti.
“Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d' orto”
Ritrovo in questa poesia caratteristiche precisissime di tante volte che ho percorso quella strada: il sole che abbaglia e arroventa, riempiendoti di una voglia immane di riposare al fresco dell’ombra (meriggiare, appunto). E soprattutto quei tipicissimi cocci in cima a tutti i muri, economica e decisamente sicura protezione da scavalchi indesiderati, inequivocabile segno di una parsimonia tutta ligure.
"E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com' é tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia"
Montale ne fa una dolceamara metafora del vivere umano, attribuendo al seguitare dei travagli la stessa interminabilità dei muretti laterali delle creuze. Ma altra impagabile caratteristica di queste stradine, un tempo sistema viario portante del genovesato, sono i profumi, i fiori, le fronde sottratti dalla protezione dei muri e offerti alla nostra percezione. Sono gli odori dei fiori che arrivano dai giardini più belli, le viste rubate da qualche inferriata o portoncino d’orto, le piante rampicanti che riempiono anche i muretti dei loro fiori o gli alberi che sporgono alti al di sopra di essi. Fattosta che percorrere le creuze in primavera, deliziati dal vedo non vedo delle ville che le bordano, è un vero piacere della vita. Così, anche Montale, riempie le sue poesie dei momenti di sollievo tra un coccio aguzzo e un altro, che qualcosa di “malchiuso” permette di gustare, quasi per sbaglio, anche a noi umani destinati a tanto travaglio.
I limoni:
lo, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.
[...]
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l'odore dei limoni.
Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s'abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l'anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
[...]
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo dei cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d'oro della solarità.
Sprazzo da corno inglese:
(Nuvole in viaggio, chiari
reami di lassù! D'alti Eldoradi
malchiuse porte!)
Di quanto mi piaccia andare per creuze parleremo anche più avanti, sempre discutendo di un’altra opera.

Genova della mia Rina.
Valtrebbia. Aria fina.
Genova paese di foglie
fresche, dove ho preso moglie.
[..continua..]
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