mercoledì 9 aprile 2008

Genova che non mi lascia. Mia fidanzata. Bagascia.

[baruffe chiocciotte 7,8,9]

Genova ch'è tutto dire,
sospiro da non finire.

Genova quarta corda.
Sirena che non si scorda.
Genova d'ascensore,
paterna, stretta al cuore.

Genova mio pettorale.
Mio falsetto. Crinale.
Genova illuminata,
notturna, umida, alzata.

Anche le città possono avere le ferite. La scorsa puntata di questa mia straziante serie di post (19 marzo) si conclude con il riferimento ad un maestoso brano sulla morte di un figlio e di una città. Questo sì, veramente straziante, ma in un altro senso. L'immagine potentissima dell'eredità del figlio nascosta in quella stessa città che adesso sta bruciando contro un cielo di fuoco, nella maccaia estiva. E, davvero, passeggiando nelle ferite della città non si può fare a meno di pensare alle eredità che la città nasconde per i suoi figli morti. è un'espressione che letteralmente non vuol dire niente, ma di una potenza evocativa incredibile per chi conosce e vive Genova. Perchè forse Genova stessa è un monumento aperto ai suoi figli caduti, alle sue rovine perdute, alle sue battaglie perse, alle sue ferite ancora brucianti.
Nella puntata di oggi parlerò proprio di queste sue ferite. Sotto le ricostruzioni, le cicatrizzazioni, i rabbellimenti, chi sente la città come un organismo riconosce le sue ferite mai davvero rimarginate del tutto.
In prima battuta, i colpi delle guerre. Quelle di ogni epoca, descritte dal brano precedentemente citate di De Andrè, o più specificatamente l'ultima. Riguardo all'ultimo conflitto mondiale ho letto "Storie dell'altro ieri": tra la quotidianità dei bambini, fatta di giochi, si ergono palazzi di cui rimane solo la facciata, il treno per il ponente come unica speranza di una madre, i binari del tram, simbolo dell'infanzia e della modernità, divelti e inservibili, le bombe che trasformano tutto. E allora eccoli, non ferite, ma veri e propri strappi, morsi nel tessuto urbano: interi quartieri divelti. Alcuni letteralmente amputati egli anni 60': Piccapietra, Madre di Dio. Cicatrici troppo evidenti in mezzo alla carne sana: il palazzo (credo RAS) a Caricamento. Tagli lasciati marcire troppo tempo prima di essere curati: il teatro Carlo Felice. Potrei fare un lungo elenco, e mi farmo qui.
["Tempo dell'altro ieri -Anni di guerra in Liguria", Corinna Praga, Fratelli Frilli. I primi capitoli sono pallosissimi, ma abbastanza "tinte pastello" per stridere, e tanto, coi colori forti della guerra. ]

Genova di mio fratello.
Cattedrale. Bordello.
Genova di violino,
di topo, di casino.

Genova di mia sorella.
Sospiro. Maris Stella.
Genova portuale,
cinese, gutturale.

Genova di Sottoripa.
Emporio. Sesso. Stipa.
Genova di Porta Soprana,
d'angelo e di puttana.

Poi ci sono altri posti, ad esempio una piazza, che porta il segno di una ferita, anche se nessuna maceria c'è o c'è mai stata: si chiama Piazza Alimonda. Piazza Alimonda è anche il titolo di una canzone di Guccini (che si conclude con questo verso "la traccia aperta di una ferita", per dire). Che poi la storia di sta piazza è già strana di suo perchè c'hanno traslato mattone per mattone un chiesone immane, che prima era in centro ma ostacolava la costruzione di Via XX. Incredibile.
Piazza Alimonda è la piazza più anonima dell'universo. Una chiesa. Aiuole. Il chiosco dei giornali. Il bar. Negozi. Il 45, dalla stazione a casa mia, che la attraversa. Niente di strano. Niente di diverso da tutte le altre piazze. Eppure ci sono storie che non si scindono così facilmente dalle due parole scritte sulla targhetta di marmo: "Piazza Alimonda". Dice Bacci Pagano, che chi è lo vediamo dopo, "Era trascorso poco più di un mese dalla tragedia del G8. L'evento che doveva mettere Genova in vetrina, e vendere i fasti della sua immagine al mondo. E ancora brucia il ricordo delle strade messe a ferro e fuoco da una violenza gratuita e senza scopo. Dei cortei avvolti dal denso fumo dei lacrimogeni. Dei feroci pestaggi della polizia. Dei lividi impressi sulla carne viva del buon senso come indelebili testimonianze di una sconfinata, brutale stupidità. E la città si portava dentro la morte di quel ragazzo come una ferita inutile. Evitabile. E proprio per questo, difficile da sanare. Ma quel dolore era il suo, e non voleva che se ne parlasse troppo. Quasi contenta all'idea che il mondo si sarebbe presto dimenticato di lei"

Genova di coltello.
Di pesce. Di mantello.
Genova di lampione
a gas, costernazione.

Genova di Raibetta.
Di Gatta Mora. Infetta.
Genova della Strega,
strapiombo che i denti allega.

Ho quelle urla ancora nelle orecchie. Di gente che vede devastata la stradina sotto casa dove portano a pisciare il cane, gente chiusa in casa coi bambini. L'urlo della ragazza la cui macchina, comprata coi risparmi, brucia.
Io non so chi è l'autore del documentario sul G8 che ha avuto l'idea di inframezzarlo con le telefonate dei cittadini che arrivano al centralino, impazzito, della polizia. So che quell'uomo è un genio. Non so come si chiama il documentario. So che l'ho visto su la7 e quella sera sono stata male come poche altre volte nella mia vita.
La guerra non è fatta solo di bombe che squarciano la città. Ci sono taglietti che la dissanguano come una ferita profonda di bomba. Sangue immotivato in via Casaregis, camionette rovesciate in Corso Torino, vetrine di Di per Dì e negozietti di sfigati spaccate in corso Sardegna, interi condomini sconvolti e atteriti in Piazza Merani (scuola Diaz), tombini tappati col piombo in Corso Gastaldi, violenza di morte intorno a Tommaseo e alle sue aiuole, muri di container in via Cesarea, salottino borghese, che bloccano la città come un laccio emostatico che, mi hanno spiegato, fa schizzare il sangue alle stelle se messo dal verso sbagliato rispetto alla ferita.
Violenza immotivata. Violenza gratuita. Violenza dalle due parti, che "sangue su sangue non macchia va subito via".

Non ho vissuto quel luglio. Ma ho vissuto quei posti, e tanto. E giuro che vederli macchiati di sangue, pieni di rovine di qualcosa che per qualcuno era prezioso, fa male, un male porco.

Prendete Piazza Alimonda e Via dei Biscotti o delle Fate. Indipendentemente dai loro alberi, dalle loro aiuole, dalle loro incoerenti ricostruzioni e riusi, dalla loro vita normale che ci passa dentro, che sia il 45 o una pizzeria, saranno rovine e lo saranno per sempre.

Genova che non si dice.
Di barche. Di vernice.
Genova balneare,
d'urti da non scordare.

Genova di "Paolo & Lele".
Di scogli. Furibondo. Vele.
Genova di Villa Quartara,
dove l'amore s'impara.


[..continua...]

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Certo che questi post e commenti sdolcinati su genova ci hanno proprio rotto i maroni! non se ne puo piu!

Anonimo ha detto...

Uffi uffi...però io vi ricordo che tutto il mondo è libero di saltare a piè pari i miei post.
E poi che hanno rotto i miei commenti sdolcinati me lo posso far dite da chiunque, ma proprio da chiunque chiunque, ma da Giulia NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!

Anonimo ha detto...

Chi osa interpellarmi? io non ho scritto assolutamente nulla, non sono neanche seduta al computer, sono fuori sotto la pioggia! ma insomma, prima di scrivere pensa! è impossibile che sia in due posti contemporaneamente! eh!

Anonimo ha detto...

Siè, sotto la pioggia!! Ringrazia solo il cielo che prima non ti sei firmata Pulce Bagnata come stavi per fare..senò..vabè, stasera sono un po' acida..

Anonimo ha detto...

vorrei spezzare una rancida a favore della signorina chioccia. e dire a tutto il mondo che, se non apprezza la di lei opera intellettuale, è autorizzata ad esercitare il proprio diritto a sostare silenziosamente all'esterno alla mercè delle intemperie, senza per questo turbare la psiche già sconvolta di chi ha dovuto, suo malgrado, far recentemente fronte ad esperienze musicali delle quali è di gran difficoltà il valutare le ripercussioni, né anco per mezzo di sofisticate tecniche statistiche prevesive, quali gli AdvancedStatisticalDecisors (ASD).
Con affetto

Anonimo ha detto...

Rotolo, sei un genio!! un genio!!!

Anonimo ha detto...

Chi osa interpellarmi? io non ho scritto assolutamente nulla, non sono neanche seduto al computer, sono fuori al sole! ma insomma, prima di scrivere pensa! è impossibile che sia in due posti contemporaneamente! eh!

:D