sabato 16 febbraio 2008

a Zena cöse ti ghe vêu tornâ?! 2

"oudù de mà misciòu de pèrsa lègia
cos’àtru fa cos’àtru dàghe a ou cè"


Stamane mi sono svegliata di buon mattino (almeno relativamente..). Infatti ho un sonno abbastanza pesante. Non potevo mancare il mio appuntamento con la Genova del sabato mattina. Sono stata piacevolissimamente impressionata dalla presenza, nella città antica, di gente, negozi ed attività che vanno aumentando e vivacizzandosi ogni anno che passa. Il che mi riempie della consapevolezza che il centro storico più grande d'Europa e più affascinante del mondo possa tornare a rivivere e risogere dalla desolazione, dalla solitudine e dalla brutta nomea che lo hanno colpito per tanti decenni.
Il 19 mi scaricò a Piazza dell'Annunziata. Il nuovo di questo mio ritorno a Genova è la decisione di non prepararmi itinerari, non scegliere percorsi a priori, ma lasciarmi portare, pur avendo selezionato posti che ho il dovere morale di toccare nel mio girovagare, prima o poi. Cammina, cammina tra vie, vichi, caffetterie, focaccerie, friggitorie, besagnini e pesciaroli (beh, stavolta il termine non è esattamente genovese) mi sono trovata, forse quasi inconsciamente alla drogheria Torrielli di Via San Bernardo.
Uno dei posti più belli, odorosi e accoglienti e suggestivi in cui io abbia mai messo piede. Tutto lì è ancora primo-novecento, anche se manca ormai quel vecchio commesso primo-novecento degnamente sostituito da sue gentilissime discendenti, selezionatrici e consigliatrici di thè, spezie, cioccolate e quantaltro. Nei miei adorati insaporitori, in tanti sacchetti diversi, ho speso infine 20 euro, sentendomi discretamente in colpa. Il rimorso è sparito all'istante pensando a certi miei coetanei che spendono ben di più in altra sorta di droghe.
Il tour continua uscendo dal cuore grumoso e ancestrale del città, passando per il cappuccino al Caffè degli Specchi, altro posto fascinoso, per venire sputata nell'ariosissima Piazza De Ferrari, al capolinea del "mio" 44. Esso, tappa immancabile, mi ha portato fino ad un'altro luogo, altrettanto immancabile: il mercato orientale.
Qualcuno mi può spiegare il perchè del sottile piacere che provo nel mettermi davanti a quello che era il mio formaggiao di fiducia per confrontarne i prezzi coll'attuale che frequento qui a Padova? Per non parlare della mia voglia di comprare pere Paradiso e fagiolini, cosa che non posso certo fare essendo ospite dai miei "suoceri fra molte virgolette".
Ma è già tardi! Meglio prendere il 18 per Piazza Corvetto. Da qui, però, mi rimmergo, attraverso Salita Santa Caterina, nel grumo stretto della città. Osservo queste vie, ora Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco a strettissima distanza da zone della città, martoriate, distrutte, cancellate definitivamente dalla guerra e dalla più crudele speculazione anni 60'. Oppure, se non basta, tagliuzzate di qua e di là dalle grandi ed elaganti arterie ottocentesche. Forse, senza questi tagli, colpi, trasformazioni, innesti, Genova sarebbe ora una città morta. Non so, non voglio dire che sia stato tutto sbagliato. Fortunatamente le mie elucubrazioni sono interrotte, perchè mi ritrovo già in Luccoli, circondata da un più rassicurante MedioEvo. Da qui a Macelli di Soziglia il passo è breve. Devo essere sincera, questa via, già percorsa negli anni passati miliardi di volte, non pensavo potesse darmi molto, emozionarmi ancora.
Inve rimetterci piede, beh, mi sento scema, ma è stato brividoso, come non l'avessi mai vista prima, coi suoi negozi alimentari così, così..alimentari; alcuni sono cambiati (la panetteria diventata "Pane e tulipani") e alcuni meravigliosamente sempre uguali, alcuni, sempre di più, nuovi del tutto, segno di come questa zona pulluli ancora di vita, nonostante le avanzate marginali della prostituzione dalla vicina zona della Maddalena e la minuscola traversa di Via della Rosa.
Infine, i quaresimali che occhieggiano dalle bellissime pasticcerie di Soziglia mi sembrano un ottimo pensiero per la magnifica nonna Valeria, dalla quale pranzeremo. Piazza Banchi. Sottoripa coi suoi portici che sembra di essere in un mondo lontano, ad eccomi alla fermata dell'1 con le spezie in borsa ed il vassoio coi pasticcini di marzapane in mano.

Dopo lo strepitoso ragù di Valeria e un sonnellino la nostra famosa coppia di eroi è partita di nuovo alla volta di Genova centro a godersi l'atmosfera di Piazza de Ferrari seduti ai bordi della fontana spumosa, girovagando per vicoli già usati, compricchiando cose più o meno utili, e più o meno strane, trovate guardacaso a Genova, che non a caso i liguri hanno il modo di dire "Ghé de tutto comme a Zena". Messa in Cattedrale e cena in creperia. Che ci fa Marghe in creperia? Beh, in quella di stradone San Agostino ci mangia, grazie al nuovo servizio per celiaci. Non ho parole per la galettes di grano saraceno con gorgonzola, prosciutto, noci e calvados e la crepe mascarpone e nutella (quando ho finito di digerire tutto vi mando un fax), ma neanche per l'inaudita gentilezza del rattone che mi ha permesso di cenare lì, nonostante le difficoltà logistiche.
Infatti, una corsa in metro, ed eccoci a Sampierdarena, al Mazda palace, al concerto per il compleanno del Signor Fabrizio De Andrè, con quei buontemponi della PFM. Quelle note mi riportano a quasi 10 anni fa, quando le sue canzoni iniziavano a portare a spasso la mia anima in luoghi mai visitati prima e mi spingevano a cogliere ogni profumo di ogni gesto di ogni minuto della mia vita, cercando di riempire gli attimi, come quel Suonatore Jones di Spoon River che non a caso dice, alla fine della sua vita, "e ricordi tanti e nemmeno un rimpianto".

Un grazie commosso alla premiata ditta Barbieri&Cavicchi, che mi hanno permesso di essere al concerto, e a chi, per me, ha rinunciato non ad uno, non a due, ma ben a tre anticipi di serie A. Grazie

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