domenica 11 novembre 2007

Io e te, tu e io - 3 - ratùn - A morte la pula

La domenica pomeriggio è iniziata con la notizia che un tifoso della Lazio è morto in seguito a scontri ad Arezzo con tifosi della Juve. Ok, la Lazio andava a Milano... ma che cazzo ci fanno i tifosi della Juve che devono andare a Parma ad Arezzo??? Non sono di Torino loro? Allora è vero che la maggioranza sono terroni... Vabbè, ma fin qui chi se ne frega. Il problema è che del tifoso non gliene frega a nessuno, indi le partite si giocano, e anche fin qui sono d'accordo (tranne che per il fatto che non so come gestire il fantacalcio), non si doveva fermare tutto inutilmente come l'anno scorso. Perchè se fermare, fare leggi e simili servisse a qualcosa sarei d'accordo, ma le autorità non si rendono conto che NON SERVE A UN CAZZO PERCHE' LA GENTE CONTINUERA' A MORIRE CON QUALSIASI LEGGE!!! Ma a parte queste cose su cui si può essere d'accordo o no, vorrei tanto inveire contro la polizia, e non me ne frega se chi legge ha il padre o un parente poliziotto. La rissa è finita tutti se ne stanno andando e sto cretino spara a caso. Fosse uno solo e inesperto si potrebbe anche lasciar passare, ma per chi non lo sapesse la maggior parte dei poliziotti è così, e una testimonianza diretta si ha dalla trasmissione Blu Notte relativa al G8 di Genova. Non mi dilungo perchè mi incazzo.
Cmq il pomeriggio è proseguito con tutto il calcio minuto per minuto, per fortuna che non tutti (autorità e tifosi) sono idioti da sospendere le partite come a Milano e Bergamo... Prima sconfitta stagionale della Fiorentina, peccato, ieri avevo fatto i gatti con Bobo Vieri asd.
Ora Pes e poi a cena nel pollaio. Di studiare oggi nemmeno l'ombra...

P.S.: forse era più appropriato nel blog di Vally asd asd

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Superasd, ci sono tante di quelle belinate nel tuo messaggio che non mi basterebbe tutta la notte per confutarle una a una. Mi limiterò a sottolineare le più importanti.
Doverosa premessa: quello del poliziotto è un lavoro, e come in tutti i lavori c'è chi lo sa svolgere più o meno bene.
1: La macchina di juventini era ad Arezzo, non so da dove venisse. Quel che è certo, è che tendo a escludere che l'incontro all'autogrill fosse casuale.
Nella macchina in cui è stato ucciso Sandri(pace all'anima sua) sono state ritrovate spranghe di ferro e nelle tasche della stessa vittima dei sassi(almeno secondo l'accusa, l'avvocato ha parlato di piccole formazioni calcaree...Ci si puliva il culo?). Questi tifosi della Lazio stavano andando alla trasferta di Milano contro l'Inter, e sono ormai anni che le tifoserie di Lazio e Inter sono gemellate. Cosa ci faceva quella roba insieme a Sandri?
2: Devo immaginare che tu fossi presente all'autogrill per dire che il poliziotto ha sparato a caso. In caso contrario, ti consiglio di aspettare l'esito delle indagini in corso. E' comunque certo che la decisione di sparare è stata esagerata, ma è altrettanto certo che, per questo motivo, Spaccarotella è ACCUSATO DI OMICIDIO VOLONTARIO, come un normale cittadino che spara e uccide un uomo.
Caro amico degli ultras, mi sai dire le centinaia di persone che hanno provocato gli incidenti di Catania, dove ha perso la vita Raciti, dove sono? Ce ne è anche uno solo che è ancora dentro?
La verità è che il problema dell'Italia calcistica, che evidentemente non ha intenzione di risolverlo, è che questi DELINQUENTI non vengono fermati. In Scozia il tizio che ha "colpito" Dida, sta fuori da tutti gli stadi per 3 anni e a vita dal Celtic Park.
E, aggiungo, LA POLIZIA NON HA ALCUN POTERE. Evidentemente non ti sei reso conto che sugli spalti di Bergamo è successo quello che è successo perchè il questore ha RITIRATO LA POLIZIA DALLO STADIO PER PRESERVARE LA SALUTE DEGLI AGENTI. Ti sembra normale questo??
Doni va dagli ultras a chiedere spiegazioni, e questi gli dicono con tranquillità "Se giocate non rispondiamo delle nostre azioni". Ma come cazzo stanno??
Dopo una minaccia simile, la risposta di un paese civile doveva essere "Se tu entri in campo, siamo noi a non rispondere delle nostre azioni". La verità è che i gruppi ultras sono un'associazione a delinquere, e come la mafia a suo tempo, non c'è la volontà delle istituzioni di combatterli.
3: non ho visto la puntata di blunotte, ma anche qui mi risulta che sia in corso un'indagine della magistratura per quello che è accaduto alla scuola Diaz.
Invece i noglobal che hanno distrutto Genova(Gabrio asd) dove sono?
Non venirmi a parlare di Giuliani, uno che minaccia con un'estintore un carabiniere quella fine se l'è cercata.

Conclusione: Spaccarotella ha perso la testa e ha sparato a caso, forse . E per questo è giustamente indagato. Ma se dall'altra parte della carreggiata i "tifosi" avessero bevuto un caffè e basta, la pistola non sarebbe mai stata estratta.

Anonimo ha detto...

Il caro Golo (=fratello del Ratùn) ha interpretatto perfettamente quello che avrei voluto dire io. Ammmassare il torto, il marcio e la violenza tutta da una parte della barricata è esattamente ciò che non ci serve in questo momento...

Anonimo ha detto...

Golo... avrai anche ragione. I tifosi (specie quelli organizzati) sono peggio della mafia. Ma c'è modo e modo di combatterli, e tra questi non c'è sparare tra la folla o spaccare la testa a gente PACIFICA che dorme (vedi Diaz)

Anonimo ha detto...

Ah, l'unica cosa su cui non discuto è che i tifosi dell'Atalanta sarebbero da chiudere in campo di concentramento

Tiziano Crudeli For President ha detto...

Caro Golo, immagino che fossi te nel comento del mio post :-D
Però vorrei farvi notare che c'è una bella differenza tra quello che successo alla Diaz e quello che è successo a Sandri: lì c'era in corso una rissa e, per quanto futile, l'intervento della polizia era giustificato. Alla Diaz non c'era un cazzo.

Sono il primo che prova ribrezzo per quei tifosi. E sono il primo che li definisce terroristi. Ma i poliziotti della Diaz sono ASSASSINI, perchè quello che dovrebbero evitare, ovvero spaccare la testa alla gente e alterare la scena di un crimine, lo hanno fatto. E siccome dovrebbero essere la legge, proprio per questo motivo FONDAMENTALE, dovrebbero subire una pena doppia.

Spaccarotella (e già il nome dice tutto) ha sbagliato e lo sa. Come Placanica, che è un povero Cristo alla fine.
Lasciamo perdere Giuliani, quelo la morte se l'è ampiamente cercata. Se avete visto la puntata di Annozero (e se non l'avete fatto vi invito a farlo, sul sito c'è la puntata in streaming) avrete visto il padre di Giuliani. Una persona incredibile, che difende l'operato dei poliziotti, nonostante tutto. Ma che ha il coraggio di non dimenticare e far dimenticare quel che successe alla Diaz.

Ci sono poche persone che vanno prese a modello (dopo Piero, of course asd): una di queste è sicuramente il padre di Carlo Giuliani. Cavazz

Anonimo ha detto...

Non ho commentato io il tuo post, non so neanche a quale ti riferisca...

Anonimo ha detto...

"L'avversario è un nemico, vogliamo picchiarlo per fargli capire chi comanda".
"Dopo la tragedia di Arezzo si doveva bloccare tutto. Ma il tombino in curva è stato un errore".

"Lo scontro è la nostra droga. Tutti gli ultrà cercano lo scontro. È una cosa che hai dentro, che ti sale su mano a mano che si avvicina la partita. Quando devi farti rispettare in una città che non è la tua. Oppure quando arrivano gli avversari in trasferta, ché alle dieci sei già lì, sul piazzale dello stadio. È la difesa del tuo territorio. La voglia di picchiarsi col nemico. Fargli capire che qui comandi tu. Ma - dice "Bocia", il capo, uno dei sacerdoti del nuovo rito curvaiolo - lo scontro non nasce dalla delinquenza; nasce dalla passione, dal cuore. E deve essere leale, non un'infamata. Se non sei un ultrà questa cosa non la capirai mai. Anzi, ti fa schifo. Noi invece cerchiamo di tramandarla, assieme ai nostri valori, condivisibili o no. Questa è la vita che abbiamo scelto. Così vivremo finché esisteremo".
Per entrare al "Covo", come lo chiamano loro, i monoteisti del tifo, devi salire una scala di ferro arrampicata sulla parete laterale di una concessionaria di automobili. Superi una porta di vetro tappezzata di adesivi nerazzurri e ecco un muro umano, una massa compatta di ragazzi in jeans e giubbotto radunati come militari in uno stanzone arredato con murales e bandiere e sciarpe e grandi foto che raccontano la storia del tifo organizzato atalantino. Di colpo sei inghiottito da un silenzio irreale.

Un silenzio rotto solo dalle parole del capo. Il "Bocia", al secolo Claudio Galimberti, 35 anni, faccia e modi da Braveheart di provincia, giardiniere, leader della Curva Nord dell'Atalanta. Al "Covo", una specie di tempio pagano, il pasdaran da stadio è indottrinato sui temi portanti della sua fede, della sua esistenza al limite. Si parla di "presenza" da fare, di orari di treni e pullman, di collette, di striscioni, di processi penali e mediatici, di droghe "buone" e droghe "non buone", di tifo organizzato, di "odiosa repressione", di "giornalisti infami". Tutti ascoltano muti. Odore denso di fumo. Operai. Universitari figli di papà. Impiegati. Insospettabili professionisti. Disoccupati e gente che sgobba 15 ore al giorno, e se c'è da seguire la squadra a Palermo, il lunedì si torna in fabbrica dopo avere attraversato l'Italia.

C'è anche qualche donna, una porta capelli viola fino alle spalle. Bocia sta seduto al centro. Intorno, il direttivo: una decina di persone, i luogotenenti. Tutte le curve hanno un capo e un direttivo. Eletti senza primarie. E migliaia di soldati semplici. Divisi in sezioni ognuna con un compito da portare avanti: coreografie, scontri, organizzazione dei viaggi, rapporti (solitamente complicati) con Digos e questura. Un sistema gerarchico, chiuso a riccio, impermeabile all'esterno. "Allora, adesso sotto con la trasferta...": Bocia istruisce decine di ragazzi su come affrontare un esodo "caldo". Quando l'Atalanta gioca fuori casa i suoi ultrà vengono quasi sempre accolti in modo non esattamente ospitale; loro sanno che è così, in fondo, spesso, non chiedono di meglio. "Occhi aperti e niente *** quot;, sono i consigli per l'uso. "Perché quando ti scontri devi avere la mentalità giusta. Se un avversario cade a terra non devi infierire. Devi rispettarlo. E niente coltelli né bombe. Il problema è che oggi la violenza ha raggiunto livelli altissimi. Non sai mai chi incontri. Cosa ti può capitare. Ci sono gruppi che girano con la pistola in tasca... ".

Già, la pistola. E Gabriele Sandri, e l'autogrill, e il poliziotto, e la rivolta delle banlieue da stadio: parli con gli adepti del tifo e davanti ti scorrono le immagini dell'ultima domenica bestiale. Gli ultrà bergamaschi che assieme ai colleghi milanisti assaltano la polizia fuori dallo stadio (a Bergamo si giocava Atalanta-Milan); che esercitano il loro potere esecutivo imponendo lo stop alla partita. Il come si sa: sfondando con un tombino la vetrata che separa la curva dal terreno di gioco. "C'era tanta confusione. Forse il tombino è stato un errore - ammette Bocia - ma bloccare tutto era un dovere morale: e noi l'abbiamo fatto, anche se con modi discutibili. Il calcio doveva fermarsi per Sandri, come si è fermato per Raciti".

È un mondo aspro e selvaggio quello degli ultrà. Per conoscerlo da dentro, per comprenderne le logiche informi, l'anarchia, le derive incendiarie, bisogna andare a vedere da vicino: non farsi impressionare dalla ruvidità di certe facce, di certe scene. E poi i toni, le abitudini cameratesche e carbonaresche che scandiscono la preparazione della "partita". Quello che a loro pare normale, a te sembra "fuori". È possibile impacchettare dentro la stessa bandiera le sassaiola contro un treno e le collette per le scuole del Ruanda? Le sprangate per strada e la raccolta fondi per la distrofia muscolare? E viaggiare per quindici ore su un treno tipo carro bestiame, presi in consegna da una teoria di poliziotti armati, scortati in mezzo a una città a bordo di pullman coi finestrini sbarrati con reti di ferro e infine, se va bene, tenuti dentro lo stadio per due ore finita la partita e rispediti a casa magari dopo aver preso una pietra in testa o una messe di manganellate? Saranno 500 o 600 qui al "Covo". Due o tre riunioni la settimana. Un mini esercito in servizio permanente sui gradoni di una curva infuocata, temuta, oltranzista, rispettata. Colpita come molte altre da una pioggia di "Daspo", il provvedimento che vieta ai supporter violenti beccati in flagrante di assistere a manifestazioni sportive per un periodo che va da 1 a 3 anni.

Per gli incidenti dell'11 novembre sono arrivati sette arresti. Il presidente dell'Atalanta Ivan Ruggeri ha puntato il dito contro la curva: "Sono *** che non voglio più vedere allo stadio". Il comunicato era firmato anche dai giocatori, che però tre giorni dopo, tra qualche imbarazzo, hanno tirato il freno: "Isoliamo i violenti, ma non criminalizziamo la Curva Nord che ci ha dato e ci dà tanto". "Era il minimo che potevano fare...", dice ora un po' sardonico Bocia. "Adesso comunque staremo fermi per un po', dobbiamo fare quadrato, ma la nostra mentalità non cambia". Il clima che si respira piacerebbe a Chuck Palahniuk, l'autore di Fight club e anche all'hooligan-scrittore inglese Cass Pennant, ma qui al Covo, almeno qui, non ci si prende a pugni né a calci. Semmai capita che pugni e calci si programmano o si commentano. "Oltre alla fede per la squadra, la cosa più importante per noi è il rispetto - spiega il leader della Nord - E rispetto vuol dire anche scontrarsi. Anzi, è la base". È la prima volta che un capo ultrà ci mette la faccia e riconosce che "sì, noi i casini ce li cerchiamo anche quando non ci sono. Romanisti, viola, granata, genoani: con tutte queste tifoserie vogliamo picchiarci. È così, non c'è niente da fare". Lui è uno di quelli che allo stadio non può andare. Il prossimo è il suo dodicesimo campionato da diffidato. "A fasi alterne, ovviamente". La domenica gioca a calcio: Bonate Sopra, prima categoria. E anche qui qualche guaio se lo tira addosso. Come il 9 settembre scorso a Cologno Monzese. Un centinaio di ultrà dell'Inter gli preparano un agguato. Sono lì per vendicare un assalto al loro treno diretto a Bergamo, campionato 2006-2007. Contro il pullman del Bonate partono sassi e bottiglie. A bordo ci sono anche donne e bambini. Ma soprattutto c'è lui, Galimberti. "Il nostro mondo è fatto anche di queste cose. Certe volte dimostri la tua superiorità cantando più forte degli altri. O presentandoti in gran numero in una trasferta. Se facciamo mille chilometri e andiamo a Napoli in 500 magari ci tirano addosso le bombe carta, però come nemici sanno che siamo rispettati".

La curva atalantina un tempo era "rossa". Negli anni '80 è stata filoleghista. Oggi è rigorosamente "apolitica". Seimila ultrà. Mille lo zoccolo duro, quello che c'è ovunque e comunque. Che vive per la squadra, per il tifo. Come Danilo, 41 anni, operaio. Uno dei colonnelli. "La "mentalità ultras" sta scomparendo - dice - Ci sono curve che hanno fatto la storia di questo movimento che non hanno più codici di comportamento. Si sono sputtanate per gli affari commerciali, si sparano per un pugno di biglietti omaggio, mandano avanti i ragazzini coi coltelli. Questo è vergognoso".

I seguaci della Dea (la dea Atalanta), come amano definirsi, hanno pochi rapporti di amicizia (Ternana, Cosenza, Eintracht Francoforte, Cavese) e moltissime rivalità. Praticamente con tutte le tifoserie. Il momento sociale per eccellenza è la Festa della Dea, l'omaggio al "totem" Atalanta. "Ogni estate facciamo 10 mila persone a sera. Vengono i giocatori, quelli di oggi e quelli di ieri. Si beve birra, si canta in piedi sui tavoli", spiega Daniele Belotti, 39 anni di cui 33 in curva, consigliere comunale e regionale leghista ("ma la politica non c'entra"). Ha scritto un libro, Belotti, "Atalanta folle amore nostro", che ripercorre 35 anni di tifo. "La Nord un tempo era considerata un covo di violenti e emarginati. Oggi coinvolge nelle sue iniziative decine di migliaia di bergamaschi. Gente che prima ci guardava con distacco e un certo timore".
"Bocia" Galimberti ascolta, annuisce, si tormenta la barba. Poi stappa una birra. Dice che in testa ha un pensiero fisso: i napoletani. "Se il Viminale non vieta la trasferta, li aspetto a Bergamo. Noi da loro andremo, sicuro, sempre che lo Stato ce lo permetta". Lui non potrà esserci, ma saprà tutto dal primo all'ultimo minuto. Perché la curva ha tante radio. Che messe assieme formano una specie di grande ugola indisciplinata. Bocia si alza in piedi, porge la Ceres a Daniele e, scandendo il ritmo con le mani aperte a tamburo, lancia un coro che fa rimbombare il Covo: "A-ta-lan-ta olè... ". Subito dopo, a mo' di litania liturgica, parte un fragoroso "Bergamo, Bergamo...". Una città da difendere, cento città dove "farsi rispettare".


http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/sport/calcio/tifo-violento/berizzi-tifosi/berizzi-tifosi.html


Santi subito!