Di solito non faccio post su grandi temi sociali e politici, anche perchè finirei per rompere le scatole con i miei indigni. Stasera, però, il nostro spensierato chichichi blog assumerà doverosamente dei toni luttuosi, nonchè indignevoli.
Oggi in un cantiere del mio piccolo paesino, San Marcello, è morto un uomo.
è caduto da un'impalcatura, dall'altezza di 6 metri. Ho deciso di risparmiarvi i particolari della modalità del suo decesso. Non ne so molto di più, solo che aveva 54 anni e che suo figlio, anche lui muratore nello stesso cantiere, si è precipitato a soccorrerlo, ma non ha potuto fare niente per salvarlo. E poi una cosa molto importante so: che ovviamente questo lavoratore non aveva alcuna protezione.
Non riesco a trattenere il mio profondo sdegno, per non dire parole ben peggiori, per chi mette in pericolo la vita del gli altri per un fottutissimo misero risparmio sulle condizioni di sicurezza. Non riesco a trattenere il mio profondo senso di frustrazione, anche in questo caso edulcoro le parole, per uno Stato che se ne frega di far applicare le proprie leggi, uno Stato che non fa un controllo sui cantieri e sui posti di lavoro per dirne uno, uno Stato che sicuramente non condannerà adeguatamente gli indifferenti responsabili di un assassinio, tanto più ignobile quantopiù perpretato per un po' di soldi da risparmiare.
Mi è sempre più evidente tutta l'assurdità di un paese che lotta contro la microcriminalità (di per sè cosa buone e giusta) e se ne strabatte le balle della criminalità. Di un paese che per il reato rubare intende solo 'sfilare i portafogli' e per il quale il reato omicidio si restringe al caso di aggressione fisica tramite armi, meglio se da parte di soggetti deviati/pazzi/extracomunitari.
Ma non intendo solo la classe politica. No. Intendo l'opinione pubblica. Intendo quelli -e sono tanti -che ti fanno notare che i vicoli sono il cuore della criminalità genovese, tutti spaventati e sdegnosi, e non si rendono conto di quanti ce ne sono, coi vestiti eleganti e le mani sporche di sangue, seduti nelle loro ampie scrivanie ai piani nobili di via XX Settembre, nelle squisite pallazine di Castelletto, nei prestigiosi uffici di Via di Francia.
Cerco di spegnere il mio indigno pensando semplicemente ad una morte, che rimane tale a prescindere dal contesto, ma si tinge comunque nel mio cuore delle tinte foschissime dell'evitabilità.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento