è dormire in un letto diverso dopo tanto tempo. Che strano aprire gli occhi e vedere il soffitto in perline di legno, metterci un attimo per capire dove sei, e soprattutto, che strano, voltarsi verso sinistra e notare con stupore che non c'è Giedre che dorme bensì tua sorella, a cui, ancora un po' frastornata, auguri Buona Giornata. Che strano scendere le scale e vedere i tuoi in cucina, a chiaccherare, la stufa accesa, e la mamma che sta preparando il tuo piatto preferito.
Ho in testa l'immagine di una bambina, che trova davanti a sé una pila immensa di mattoncini rossi. E' contenta, pensa a tutte le cose che può costruire con quei mattoncini. Poi, d'un tratto, si incupisce, le viene in mente che non ha le istruzioni per mettere insieme tutti quei pezzi. Non sa da dove partire, potrebbe costruire mille cose, infinite in realtà, ma non riesce a decidersi. Di solito, anche senza istruzioni, se la cava bene perchè sa improvvisare, inventare, qualcosa le viene sempre fuori. Ora invece il vuoto. L'inventiva, l'istinto, che di solito l'aiutano, è come se l'avessero abbandonata. E rimane lì, immobile, davanti a tutti quei mattoncini, senza riuscire a far nulla. Sola.
Serenità. L'insensata certezza che ce la farò a mettere insieme tutti i pezzi, in qualche modo. Magari non subito, sicuramente non da sola. Ma ce la farò.
Ed è già un buon inizio. Credo.
sabato 16 febbraio 2008
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