Ho sempre pensato che il luogo da visitare per capire meglio lo spirito di una città fosse il mercato (alimentare). Finora ne ho visti tanti e tanti sono così belli ed emozionanti da girare. Sto pensando, ad esempio, alla Vucciria e a Ballarò a Palermo. A quando a Parigi sono voluta per forza andare nello stesso mercato in cui si svolgeva la scena fondamentale de “Il favoloso mondo di Amelie”. A quello colorato di Nizza. A quando a Genova andavo ogni sabato, come la casalinga di Voghera, al (fantastico) mercato Orientale a fare scorte di formaggio, carne, frutta e verdura. Adesso è la volta di piazza delle Erbe, e, oggi, la piacevolissima scoperta, il mercato a Venezia, vicino a Rialto. Pieno di banchi di frutta, di pescivendoli, di gente in fila per l’aperitivo. Non sopporto l’opulenza immediata e sfacciata che occhieggia dagli scaffali di supermercati enormi. Adoro quella piccola ricchezza di ogni giorno, abbondare con allegria in mille banchi diversi. Gli odori, i colori. I besagnini invece della bilancia che premi il tasto (anche quelli odiosissimi che ti chiamano “Signora”). La possibilità di scegliere lo stesso tipo di frutta in tante bancarelle diverse, sentendosi per una volta un po’ donna di casa. Il magico rito di girare tutti gli stand per vedere qual è il prezzo migliore. L’estasi davanti al banco del formaggiaio, quello pieno di gente, che ti da quello buono, e ha mille forme esposte ognuna con un nome diverso.
Una cosa di cui non mi capacito ancora è quanto sia magica Piazza delle Erbe a Padova. Oltre allo stupendo Palazzo della Ragione. La mattina accoglie te, che arrivi pedalicchiando allegro, carica di bancarelle e resti organici buttati per terra. Già dopo pranzo, nel pomeriggio un po’ sonnolento, tutta sta mercanzia sparisce nel nulla per lasciare posto ad una piazza un po’ deserta, a malapena riempita dai tavolini dei bar. Con quella luce un po’ così, direi crepuscolare, che dà quel tono strano al palazzo della ragione. Di sera, soprattutto qualora sia mercoledì, è piena di giovini nonché di bottiglie. E la mattina dopo ritorna al punto di prima… e io ho l’impressione di essere sempre in un posto diverso…
Piaza delle Erbe è piazza nel vero e proprio senso di piazza. Qualcosa che a Genova forse è esistito per certi aspetti (Banchi?), che ora non esiste (piazza de Ferrari non è una "piazza piazza", è uno slargo immane che hanno fatto 100 anni fa buttando giù tutto) e probabilmente non esisterà più. I genovesi mi contraddicano se credono
Fine della digressione urbanistica
Chioccia
sabato 20 ottobre 2007
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1 commento:
Titolo geniale.
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