giovedì 11 ottobre 2007

Baruffe chiocciotte 2 (lungo)

MINERVA JONES
"Sono Minerva, la poetessa del villaggio,
fischiata, schernita dagli Yahoos della strada
per il mio corpo goffo, l'occhio guercio, il passo barcollante,
e tanto più quando "Butch Weldy"
mi prese dopo una caccia bestiale.
M'abbandonò al mio destino dal dottor Meyers,
e sprofondai nella morte, col gelo che saliva dai piedi,
come a chi s'immerga più e più in un fiume di ghiaccio.
C'è qualcuno che vada al giornale,
e raccolga in un libro i versi che scrissi?
Ero così assetata d'amore!
Ero così affamata di vita!"

Edgar Lee Masters - Antologia di Spoon River


Cari amici del blog, che giorno è oggi? Giovedì!! E poteva mancare la vostra chioccia, che poi è un'elefantessa, all'appuntamento delle "Baruffe chiocciotte" che ricordiamo essere una rubrica di recensioni? Sì, poteva benissimo. Tuttavia non manco all'appuntamento, perchè vado a proporvi un gioiellino: l'Antologia di Spoon River. Uno di quei libri che pur non essendo un capolavorone della letteratura ti cambia l vita quel tanto che basta. Per chi non sa cos'è: nell'America a cavallo tra l'800 e il 900, il signor Edgar Lee Masters ha l'idea geniale di prendere un paese di provincia (Spoon River) appunto, e mettere in bocca ad ogni abitante che giace morto nel piccolo cimitero una poesia che racconti della sua vita. A volte sono riflessioni intimistiche, a volte storie di vita legate ad altri personaggi. (Ad esempio, sopra ho riportato l'epitaffio di Minerva Jones, una degli abitanti del villaggio. Il libro riporta anche gli epitaffi di Butch Weldy e Doctor Mayers, citati nella poesia).
Lessi per la prima volta l'Antologia a 15 anni. Non mi rimase molto dentro, a parte che ogni tanto credevo di essere Emily Sparks. Poi un mesetto fa il libro mi ricapita tra le mani. Ed inizio a rileggerlo, ma in un modo innovativo: ogni volta che in una poesia viene citato un altro personaggio salto a leggere il suo epitaffio. In una ricorsa da storia a storia, da vita a vita, da personaggio a personaggio. Per assaporare ancora di più quei legami forti che la vita crea in una piccola comunità e che Masters riproduce in maniera decisamente gustosa. Così, a fine settembre, mentre me ne tornavo a casa mi sono trovata in un intercity pur non essendo lì: in realtà ero a Spoon River:
tante scelte di vita, tanti sbagli, tanti rimpianti, ma anche molte gioie, molti bei ricordi gelosamente custoditi, tante rabbie che la morte non ha spento, ma anche molti amori che sopravvivono.
Chi vive in un piccolo paese se lo gusterà di più, ma questa in realtà è una lettura per tutti quelli che stanno cercando un posto nella piccola comunità umana e stanno scegliendo il loro destino.
Con l'augurio, come dice il suonatore Jones di finire con mille ricordi, e nemmeno un rimpianto...

La chioccia

P.S. Ma è un libro di poesia, non posso leggerlo, diranno i miei piccoli lettori! Sbagliato: che è un libro di poesia lo dimenticherete già dopo la prima pagina. Anzi, la sua struttura è molto comoda se volete leggere qualcosa di breve o che potete potete chiudere e riprendere con flessibilità

4 commenti:

Tiziano Crudeli For President ha detto...

Ma l'intercity l'hai pagato? Io no... asd asd

Cmq grazie per la dritta "libristica"... appena posso (traduzione: quando ho voglia) me lo presterai... Chissà a quale personaggio mi sentirò più vicino?

Tiziano Crudeli For President ha detto...

Ma la Marghe scrive anche i comunicati sul sito di Statistica??? :o

Pazzesco...

Anonimo ha detto...

Visto che è stato proposto questo splendido libro, mi sembra d’obbligo consigliare (anzi, secondo me dovrebbero venderli insieme!!!) il disco di Fabrizio de André ‘non al denaro, non all’amore né al cielo’ che liberamente si ispira alle poesie di Masters. Tra le canzoni più belle e dal testo più accativante suggerisco ‘un matto’ , ‘un giudice’ e ‘un blasfemo’, quest’ultima canzone solo se non siete troppo bigotti…
Laura Recaldin (La Quaglia)

Matto
(Dietro Ogni Scemo C'è Un Villaggio)

Tu prova ad avere un mondo nel cuore
e non riesci ad esprimerlo con le parole,
e la luce del giorno si divide la piazza
tra un villaggio che ride e te, lo scemo, che passa,
e neppure la notte ti lascia da solo:
gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro

E sì, anche tu andresti a cercare
le parole sicure per farti ascoltare:
per stupire mezz'ora basta un libro di storia,
io cercai di imparare la Treccani a memoria,
e dopo maiale, Majakowsky, malfatto,
continuarono gli altri fino a leggermi matto.

E senza sapere a chi dovessi la vita
in un manicomio io l'ho restituita:
qui sulla collina dormo malvolentieri
eppure c'è luce ormai nei miei pensieri,
qui nella penombra ora invento parole
ma rimpiango una luce, la luce del sole.

Le mie ossa regalano ancora alla vita:
le regalano ancora erba fiorita.
Ma la vita è rimasta nelle voci in sordina
di chi ha perso lo scemo e lo piange in collina;
di chi ancora bisbiglia con la stessa ironia
"Una morte pietosa lo strappò alla pazzia".

Anonimo ha detto...

Cara Laura,
ovviamente hai detto tu quello che avrei tanto voluto aggiungere io (e non ho fatto perchè avevo già scritto un poema epico). Quel cd è il più bello tra tutti quelli di De Andrè (il che è un'affermazione molto forte visto che molti suoi dischi li considero capolavori). L'unica cosa su cui non sono d'accordo con te è la selezione delle canzoni più belle. Bellissime quelle citate da te, ma indelebili dal cuore "un chimico", "un malato di cuore" e, inarrivabile "il suonatore Jones".
Grazie del tuo intervento, mi ha fatto tanto piacere