Comincio mettendo un asd, non vorrei mai che voi fraintendeste pensando che questo sia un post serio: asd asd.
Ultimamente sento parecchi di voi e di altre persone che dicono di avere problemi esistenziali, crisi di personalità e cose simili. Io invece in 23 (quasi 24) anni (anzi compleanni, se no Rossi si incazza asd) non ho mai avuto particolari momenti difficili dal punto di vista personale. Cioè, a meno che non mi sia successo qualcosa di brutto o di grave, non mi sono mai posto problemi sulla mia vita e sul mio futuro. Eppure ho dovuto già prendere decisioni difficili (una su tutte, venire a Padova a fare la specialistica). Perchè tutti hanno crisi e io no? Sono un alieno? O sono gli altri che interpretano male la vita? La vita è un dono meraviglioso, dobbiamo godercelo finchè si può, non rovinarla pensando alle numerose scelte che dovremo fare per farla rendere al meglio. (poi ovvio che queste crisi occupino l'1% del tempo di chi le ha, mentre il restante 99% è felicità, però anche quell'1% per me dovrebbe essere cancellato).
Insomma cari amici basta pensare a se fare il dottorato o andare a lavorare, basta pensare a dove andare a vivere e con chi, basta dubbi: si sceglierà quando arriverà il momento. Per ora asdate e godetevi questo ultimo periodo di università che poi tempo per il cazzeggio non ce ne sarà più così tanto!!!
Ratùn
P.S.: ho scritto questo post così Cavazz non rompe asd
P.P.S.: ho scritto questo post perchè ho una crisi: domani NYMAN o SULLIVAN??? asd asd
giovedì 28 febbraio 2008
venerdì 22 febbraio 2008
Vota Antonio vota Antonio (Cassano o il collega tutor? bah)
"Allora, alle prossime elezioni?" "Come la vedi tutta 'sta cosa della politica adesso?" "Hai visto come siamo messi?". Ecco, queste le domande più frequenti che mi vengono rivolte da un po' tutte le categorie di quelli che conosco (nonne, conoscenti, compagni dell'università, mezzi sconosciuti ecc.). Ma io, per rispondere, non ho più parole. Francamente non riesco più a esprimere anche solo più una mezza frase di previsione, di speranza, di fiducia nel mondo politico italiano. [Ma vorrei sottolineare nel mondo politico, che il mondo degli italiani veri, di quelli che conosco, di quelli onesti, di quelli di tutti i giorni, di quelli che lavorano è sempre andato avanti indipendentemente da (anzi nonostante) quello che fa la nostra classe dirigente]
Non avendo più parole, mi affido a quelle della sciura Mina.
Non smetteranno mai di scherzare se non li fermeremo. Mi riferisco alle recenti «performance» politiche bianche rosse e verdi. E mi sembra già di vederli insorgere a denunciare il qualunquismo di tutti quelli che proprio non ce la fanno più a credere, sopportare, ascoltare.
Vorrei gentilmente inviare qualche improperio bilaterale o omnilaterale, tanto per non fare confusioni né esclusioni, a tutti quegli uomini che parlano di sé invece che di noi, del loro futuro invece che del nostro. Vorrei dedicare un’altrettanto gentile maledizione ai loro colpevoli e conniventi amplificatori cartacei e audiovisivi dai quali viene loro concesso di urlare e sbracciarsi nel tentativo di spacciarsi per difensori dei nostri interessi. Vorremmo avere il diritto alla non informazione per un momentino piccolo a piacere. Desidereremmo restare in pace durante una pausa di riflessione. La loro intendo.[...]
E ancora..
In politica, ogni certezza diventa un po’ più incerta e il senso di giustificazione può, incolpevolmente, essere ampliato fino al limite ultimo della legalità. Il politico, cultore della pratica della mediazione e del compromesso, si può concedere ampi spazi, ma non può prendere in giro «chicche e ssia», come diceva Totò. Altrimenti non sarà odiato soltanto dall’anarchico e dall’individualista, ma da tutti. Mi vien voglia di sperare che non si riaffacci nessuno, con camuffamenti costituzionali, a reiterare inefficienza, quando va bene, o disastri, se la dea si sbendasse.
Non mi abbandona un presentimento. Non smetteranno mai di scherzare se non li fermeremo. E se qualche intelligente mi vuole zittire, sono a disposizione.
Già che ci siete, beccatevi anche questo, e, già che siamo a 30 facciamo 31, andate a scoprire cosa potete regalarmi per le occasioni future non prossime.
P.S. Mi scuso per aver imperdonabilmente dimenticato di allegare al mio ultimo post i complimenti e le congratulazioni per il pulcino che mano a mano esce dal nido e fa i suoi primi passi sulla paglia, come l'incredibile step formativo di fare l'orlo ai pantaloni. Neanche mamma chioccia sa farlo (non sa neanche attaccare un bottone, precisamente), ma ha una giustificazione: sarà il ratùn ad imparare questa nobile arte, essendo io già avvezza allo stiraggio.
Ma ritorniamo al pulcino, il cui cammino verso la maturità e l'indipendenza va di pari passo con quello del suo giovane computer Pino. Me ne compiaccio, caro pulcino, ma hai visto che avevo ragione io che non potevi andare avanti senza orlo?
Non avendo più parole, mi affido a quelle della sciura Mina.
Non smetteranno mai di scherzare se non li fermeremo. Mi riferisco alle recenti «performance» politiche bianche rosse e verdi. E mi sembra già di vederli insorgere a denunciare il qualunquismo di tutti quelli che proprio non ce la fanno più a credere, sopportare, ascoltare.
Vorrei gentilmente inviare qualche improperio bilaterale o omnilaterale, tanto per non fare confusioni né esclusioni, a tutti quegli uomini che parlano di sé invece che di noi, del loro futuro invece che del nostro. Vorrei dedicare un’altrettanto gentile maledizione ai loro colpevoli e conniventi amplificatori cartacei e audiovisivi dai quali viene loro concesso di urlare e sbracciarsi nel tentativo di spacciarsi per difensori dei nostri interessi. Vorremmo avere il diritto alla non informazione per un momentino piccolo a piacere. Desidereremmo restare in pace durante una pausa di riflessione. La loro intendo.[...]
E ancora..
In politica, ogni certezza diventa un po’ più incerta e il senso di giustificazione può, incolpevolmente, essere ampliato fino al limite ultimo della legalità. Il politico, cultore della pratica della mediazione e del compromesso, si può concedere ampi spazi, ma non può prendere in giro «chicche e ssia», come diceva Totò. Altrimenti non sarà odiato soltanto dall’anarchico e dall’individualista, ma da tutti. Mi vien voglia di sperare che non si riaffacci nessuno, con camuffamenti costituzionali, a reiterare inefficienza, quando va bene, o disastri, se la dea si sbendasse.
Non mi abbandona un presentimento. Non smetteranno mai di scherzare se non li fermeremo. E se qualche intelligente mi vuole zittire, sono a disposizione.
Già che ci siete, beccatevi anche questo, e, già che siamo a 30 facciamo 31, andate a scoprire cosa potete regalarmi per le occasioni future non prossime.
P.S. Mi scuso per aver imperdonabilmente dimenticato di allegare al mio ultimo post i complimenti e le congratulazioni per il pulcino che mano a mano esce dal nido e fa i suoi primi passi sulla paglia, come l'incredibile step formativo di fare l'orlo ai pantaloni. Neanche mamma chioccia sa farlo (non sa neanche attaccare un bottone, precisamente), ma ha una giustificazione: sarà il ratùn ad imparare questa nobile arte, essendo io già avvezza allo stiraggio.
Ma ritorniamo al pulcino, il cui cammino verso la maturità e l'indipendenza va di pari passo con quello del suo giovane computer Pino. Me ne compiaccio, caro pulcino, ma hai visto che avevo ragione io che non potevi andare avanti senza orlo?
giovedì 21 febbraio 2008
Civiltà scomparse
Vanno di moda le civiltà scomparse. Canali in chiaro o satellitari ci propongono ogni sorta di speciali su egizi, assiro-babilonesi, popolazioni pre-colombiane e tribù varie ed eventuali. E molta gente, della precedente come della mia generazione, si interessa e si appassiona a tutti i misteri ancora da chiarire riguardo la vita, l'organizzazione, la primitiva tecnologia di questi uomini. è bello, ed è importante: arricchiamo la nostra cultura conoscendo altre culture (scusate il gioco di parole) e impariamo anche qualcosa di scienze varie, che c'è sempre l'esperto che ti spiega come gli scienziati hanno fatto a scoprire questo o quell'altro.
Quello che ho scritto fin qui non era sarcastico. Anche a me piace farmi domande e cercare risposte sui modi di vivere di tante civiltà, del passato o contemporanee, anche se non guardo mai i documentari. Però vorrei saperne di più anche su un'altra grande civiltà, scomparsa nel nulla e abbastanza all'improvviso, di cui nessuno parla mai: la civiltà contadina (con questo termine non voglio intendere semplicemente rurale) di 50 anni fa.
I miei coetanei ascoltano Alberto Angela parlare (che parola grossa) dei riti sacrificaoli dei maya, e non si accorgono se sta passando accanto a loro un testimone oculare di un'altra grande civiltà scomparsa. Alla nostra generazione non gliene frega niente forse proprio perchè non c'è nessun mistero insondabile sotto, visto che basta chiedere ai propri nonni. Invece spesso ai nostri nonni gli chiediamo solo "come stai?" sì e no rimanendo in attesa della risposta.
Forse la generazione successiva, quella dei nostri figli, si appassionerà all'argomento, quando ormai l'intera schiera dei "testimoni oculari" non ci sarà più. E forse ci rimprovererà di non esserci sbattuti, di non esserci fatti domande e di non averle fatte a nostra volta a chi poteva risponderci. Forse quella generazione sì, si appassionerà, considerando esotico e introvabile qualsiasi oggetto di comunissimo uso fino a pochi decenni fa. Apprenderà della struttura familiare dei fenici, come di quella dei suoi più vicini avi, dalla tv.
Ma io vorrei che mio figlio sentisse da me, e non dal prossimo discendente degli Angela, cos'è il pertigaro (nel mio dialetto una specie di aratro) e la storia di come i nostri nonni e zii si sono innamorati, si sono sposati ed hanno messo al mondo figli. Non mi resta che "ascoltare", e non nel senso di fare sì con la testa e dire "beh, certo" ogni tanto, chi ha cinquant'anni più di me. A volte si impara più che a certe lezioni in facoltà.
Quello che ho scritto fin qui non era sarcastico. Anche a me piace farmi domande e cercare risposte sui modi di vivere di tante civiltà, del passato o contemporanee, anche se non guardo mai i documentari. Però vorrei saperne di più anche su un'altra grande civiltà, scomparsa nel nulla e abbastanza all'improvviso, di cui nessuno parla mai: la civiltà contadina (con questo termine non voglio intendere semplicemente rurale) di 50 anni fa.
I miei coetanei ascoltano Alberto Angela parlare (che parola grossa) dei riti sacrificaoli dei maya, e non si accorgono se sta passando accanto a loro un testimone oculare di un'altra grande civiltà scomparsa. Alla nostra generazione non gliene frega niente forse proprio perchè non c'è nessun mistero insondabile sotto, visto che basta chiedere ai propri nonni. Invece spesso ai nostri nonni gli chiediamo solo "come stai?" sì e no rimanendo in attesa della risposta.
Forse la generazione successiva, quella dei nostri figli, si appassionerà all'argomento, quando ormai l'intera schiera dei "testimoni oculari" non ci sarà più. E forse ci rimprovererà di non esserci sbattuti, di non esserci fatti domande e di non averle fatte a nostra volta a chi poteva risponderci. Forse quella generazione sì, si appassionerà, considerando esotico e introvabile qualsiasi oggetto di comunissimo uso fino a pochi decenni fa. Apprenderà della struttura familiare dei fenici, come di quella dei suoi più vicini avi, dalla tv.
Ma io vorrei che mio figlio sentisse da me, e non dal prossimo discendente degli Angela, cos'è il pertigaro (nel mio dialetto una specie di aratro) e la storia di come i nostri nonni e zii si sono innamorati, si sono sposati ed hanno messo al mondo figli. Non mi resta che "ascoltare", e non nel senso di fare sì con la testa e dire "beh, certo" ogni tanto, chi ha cinquant'anni più di me. A volte si impara più che a certe lezioni in facoltà.
martedì 19 febbraio 2008
Genoa-Sampdoria 0-1
E' con colpevole ritardo che mi accingo a fare questo post sul derby più bello che una città possa proporre: Genoa-Sampdoria, il derby della Lanterna.
E' il 17 febbraio 2008, quarta giornata di ritorno del campionato di Serie A TIM. Il vostro ratùn è già felice per l'esito dello slalom speciale maschile di Zagabria quando si siede sul divano in compagnia della Chioccia Marghe, del fratello Alessio e dell'amico del fratello Luca (milanista, ma per l'occasione lurido genoano). Fischio d'inizio alle ore 15, passano 30 secondi e Christian Maggio fa subito capire di poter devastare la fascia sinistra rossoblù: tirocross insidioso che Rubinho blocca; passano altri 30 secondi e Di Vaio di testa impegna Castellazzi. E' passato un minuto ma ci sono state già più occasioni e più spettacolo rispetto al derby d'andata. Intanto rientra il padre del ratùn (lurido genoano) che si piazza sulla sedia di vimini, luogo notoriamente porta fortuna del vostro amato topo. Dopo 10 minuti Juric prende palla di mano e Sua Altezza Antonio non ci sta: manda platealmente a fanculo l'arbitro che lo ammonisce. I genoani si lamenteranno per la mancata espulsione (ogni asd è riduttivo) Purtroppo il primo tempo perde di vivacità: il Genoa gioca un po' meglio ma non crea occasioni colossali. Il divertimento è così alto che mio padre si addormenta... ma al 30' Sua Altezza si inventa un numero strabiliante, mette Maggio da solo davanti a Rubinho, ma il nostro numero 7 si beve il cervello, non tira e si fa fottere la palla. E' la prima occasione colossale della partita, e per il resto del primo tempo non ce ne saranno altre.
Si va al secondo tempo e la prima mossa tattica la faccio io: lascio il divano e mi siedo sulla sedia di vimini lasciata incustodita dal padre. In partita invece purtroppo dopo 5 minuti il Genoa mette in campo l'undicesimo giocatore: esce (? asd) Di Vaio ed entra Figueroa che dopo poco è subito pericoloso con un colpo di testa a lato, ma Castellazzi sembra sulla traiettoria. Pochi minuti e una nuova magia di Sua Altezza smarca di nuovo Maggio, che però si pisciazza di nuovo e tira in bocca a Rubinho. Christian però sulla destra è devastante e in 5 minuti provoca due falli da ammonizione a Danilo: il Genoa torna (asd) in 10 al 15' del secondo tempo. A questo punto la partita si fa incredibilmente bella, e non solo perchè le speranze di vittoria aumentano: prima Maggio è anticipato dall'uscita di Rubinho, poi il Genoa con il neoentrato Lucarelli impegna severamente Castellazzi in angolo. Ma la Samp ci crede: Sua Altezza smarca per la terza volta Maggio che al momento del tiro è fermato da Bovo. Poi Franceschini vince un rimpallo rimanendo solo con Maggio davanti a Rubinho, la passa al numero 7 che per la quarta volta tira a botta sicura: sta volta è Criscito che recupera e salva sulla linea. Sembra una partita maledetta, ma all'87' Sua Altezza inventa l'ennesima magia di una partita straordinaria, scarta 4 giocatori, smarca per la quinta volta Maggio su cui prima Rubinho si supera, ma sulla respinta nulla possono le statuine genoane che provano a respingere sulla linea: 0-1. La Sud, unica gradinata che canta a squarciagola per tutta la partita (e pure i genoani si sono lamentati di questo) esplode, il trionfo è vicino. Il Genoa però giustamente ci prova, ma non crea nessun pericolo serio se non un'incursione in area di Borriello al 94' che Palombo ferma rischiando non poco di provocare un rigore. Finisce 1-0 per i blucerchiati, unica vera grande squadra di Genova.
Le pagelle:
rubinho 6
de rosa 6
criscito 6,5
konko 7
rossi 5,5
milanetto 5
paro 6
juric 5,5
danilo 4,5
di vaio 5
borriello 5,5
(bovo 5,5
lucarelli 5,5
figueroa 5)
CASTELLAZZI 7
CAMPAGNARO 6,5
SALA 5,5
ACCARDI 6
MAGGIO 6,5
PALOMBO 6
FRANCESCHINI 6,5
DEL VECCHIO 5
PIERI 6
BELLUCCI 5
CASSANO 9
(VOLPI 6,5
BONAZZOLI s.v.
ZIEGLER s.v.)
Rizzoli 7 (tutto sommato partita facile, ma non ha sbagliato nulla)
E' il 17 febbraio 2008, quarta giornata di ritorno del campionato di Serie A TIM. Il vostro ratùn è già felice per l'esito dello slalom speciale maschile di Zagabria quando si siede sul divano in compagnia della Chioccia Marghe, del fratello Alessio e dell'amico del fratello Luca (milanista, ma per l'occasione lurido genoano). Fischio d'inizio alle ore 15, passano 30 secondi e Christian Maggio fa subito capire di poter devastare la fascia sinistra rossoblù: tirocross insidioso che Rubinho blocca; passano altri 30 secondi e Di Vaio di testa impegna Castellazzi. E' passato un minuto ma ci sono state già più occasioni e più spettacolo rispetto al derby d'andata. Intanto rientra il padre del ratùn (lurido genoano) che si piazza sulla sedia di vimini, luogo notoriamente porta fortuna del vostro amato topo. Dopo 10 minuti Juric prende palla di mano e Sua Altezza Antonio non ci sta: manda platealmente a fanculo l'arbitro che lo ammonisce. I genoani si lamenteranno per la mancata espulsione (ogni asd è riduttivo) Purtroppo il primo tempo perde di vivacità: il Genoa gioca un po' meglio ma non crea occasioni colossali. Il divertimento è così alto che mio padre si addormenta... ma al 30' Sua Altezza si inventa un numero strabiliante, mette Maggio da solo davanti a Rubinho, ma il nostro numero 7 si beve il cervello, non tira e si fa fottere la palla. E' la prima occasione colossale della partita, e per il resto del primo tempo non ce ne saranno altre.
Si va al secondo tempo e la prima mossa tattica la faccio io: lascio il divano e mi siedo sulla sedia di vimini lasciata incustodita dal padre. In partita invece purtroppo dopo 5 minuti il Genoa mette in campo l'undicesimo giocatore: esce (? asd) Di Vaio ed entra Figueroa che dopo poco è subito pericoloso con un colpo di testa a lato, ma Castellazzi sembra sulla traiettoria. Pochi minuti e una nuova magia di Sua Altezza smarca di nuovo Maggio, che però si pisciazza di nuovo e tira in bocca a Rubinho. Christian però sulla destra è devastante e in 5 minuti provoca due falli da ammonizione a Danilo: il Genoa torna (asd) in 10 al 15' del secondo tempo. A questo punto la partita si fa incredibilmente bella, e non solo perchè le speranze di vittoria aumentano: prima Maggio è anticipato dall'uscita di Rubinho, poi il Genoa con il neoentrato Lucarelli impegna severamente Castellazzi in angolo. Ma la Samp ci crede: Sua Altezza smarca per la terza volta Maggio che al momento del tiro è fermato da Bovo. Poi Franceschini vince un rimpallo rimanendo solo con Maggio davanti a Rubinho, la passa al numero 7 che per la quarta volta tira a botta sicura: sta volta è Criscito che recupera e salva sulla linea. Sembra una partita maledetta, ma all'87' Sua Altezza inventa l'ennesima magia di una partita straordinaria, scarta 4 giocatori, smarca per la quinta volta Maggio su cui prima Rubinho si supera, ma sulla respinta nulla possono le statuine genoane che provano a respingere sulla linea: 0-1. La Sud, unica gradinata che canta a squarciagola per tutta la partita (e pure i genoani si sono lamentati di questo) esplode, il trionfo è vicino. Il Genoa però giustamente ci prova, ma non crea nessun pericolo serio se non un'incursione in area di Borriello al 94' che Palombo ferma rischiando non poco di provocare un rigore. Finisce 1-0 per i blucerchiati, unica vera grande squadra di Genova.
Le pagelle:
rubinho 6
de rosa 6
criscito 6,5
konko 7
rossi 5,5
milanetto 5
paro 6
juric 5,5
danilo 4,5
di vaio 5
borriello 5,5
(bovo 5,5
lucarelli 5,5
figueroa 5)
CASTELLAZZI 7
CAMPAGNARO 6,5
SALA 5,5
ACCARDI 6
MAGGIO 6,5
PALOMBO 6
FRANCESCHINI 6,5
DEL VECCHIO 5
PIERI 6
BELLUCCI 5
CASSANO 9
(VOLPI 6,5
BONAZZOLI s.v.
ZIEGLER s.v.)
Rizzoli 7 (tutto sommato partita facile, ma non ha sbagliato nulla)
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Evento!
Ragazzi, scusate la stupidità estrema di questo post, ma sentivo il bisogno di comunicarlo al mondo!! Oggi è successa una cosa incredibile, un evento che ha causato una transizione importante nella mia vita, il passaggio allo stato adulto, o meglio all'indipendenza dalla famiglia di origine. Ebbene si, oggi è accaduto qualcosa di straordinario, che anch'io stento a credere...
Oggi ho fatto il mio primo orlo ai pantaloni!!!!!!!!!!
Ed è anche venuto dritto! o meglio, la seconda gamba è venuta dritta, la prima è un po' più storta... però sono emozionata! mi sono bucata un dito e ho rotto l'ago (tra gli sghignazzi divertiti del buon vecchio ratun), ma ne è valsa la pena! Sono orgogliosa di me! e anche la chioccia lo sarebbe in questo momento! Avevo sempre pensato a un orlo come qualcosa di impossibile, che mai avrei fatto (anche perchè ero convinta che avrei sempre trovato qualcuno che lo avrebbe fatto al posto mio.. ) E invece, oggi, spinta dalla necessità estrema, senza mamma Marghe e senza mamma Candida, il piccolo pulcino si è dovuto arrangiare da solo! ;op
Stasera si festeggia!!!
Pulcino :o)
Oggi ho fatto il mio primo orlo ai pantaloni!!!!!!!!!!
Ed è anche venuto dritto! o meglio, la seconda gamba è venuta dritta, la prima è un po' più storta... però sono emozionata! mi sono bucata un dito e ho rotto l'ago (tra gli sghignazzi divertiti del buon vecchio ratun), ma ne è valsa la pena! Sono orgogliosa di me! e anche la chioccia lo sarebbe in questo momento! Avevo sempre pensato a un orlo come qualcosa di impossibile, che mai avrei fatto (anche perchè ero convinta che avrei sempre trovato qualcuno che lo avrebbe fatto al posto mio.. ) E invece, oggi, spinta dalla necessità estrema, senza mamma Marghe e senza mamma Candida, il piccolo pulcino si è dovuto arrangiare da solo! ;op
Stasera si festeggia!!!
Pulcino :o)
lunedì 18 febbraio 2008
a Zena cöse ti ghe vêu tornâ?! 4
Per il giorno finale a Genova, vista la mia partenza programmata per le 12, potevamo permetterci solo una capatina veloce veloce da qualche parte, tanto più agevole da raggiungere in macchina. La nostra preferenza è caduta su un posticino niente male, di cui abbiamo una diapositiva. Questa spiaggetta, non si sa ben perchè, ha segnato momenti importanti della mia vita. Anche quello di oggi, in realtà, anche se solo segnato da brevi dialoghi, mi ha dato indicazioni importanti per il mio percorso futuro.
In realtà questi giorni ho capito una cosa importante. Non è vero che io e Jacopo non abbiamo neanche una passione in comune. Sì, io amo cose che non lo sfiorano minimamente, la sua ardente adorazione per lo sport è in parte condivisa da me, ma solo a livello di interesse, e neanche per le stesse discipline, abbiamo gusti, abitudini e stili alimentari completamente opposti, nel tempo libero io andrei ovunque, lui neanche a pensarci... ma qualcosa che ci unisce c'è: il gorgonzola. Per due giorni di seguito, a cena fuori, abbiamo ordinato, uno indipendentemente dall'altra, la stessa specialità, e, in entrambi i casi, a base di gorgonzola. Non potrei mai passare la mia vita con qualcuno che odia il delizioso alimento, che mi guarda di sottecchi se ordino una pizza ai quattro formaggi, che mi lancia sguardi d'odio se ci condisco la pasta.
Ma ecco, che il mio soggiorno a Genova finisce. Ed io non vedo già l'ora di rinornarci. Il cuore diviso a pezzettini tra la voglia di vivere la mia vita padovana, l'irrestibile richiamo della città che mi affascina più di qualunque altra, il bisogno di ritrovare gli improbabili personaggi della mia famiglia, ogni tanto. Io girerei, in lungo e in largo, ed in continuazione tra questi tre ambienti, e anche per l'Appenino da cui ormai sono stata conquistata, ed anche per altri luoghi da esplorare. Ma, ahimè, i sghei nel percorso per diventare palanche e poi ritrasformarsi in guadrì, vengono spesi in grosse quantità. Non vi dico quanto ho speso in treno per queste vacanzine-fine-esami che lasciamo stare che è meglio che oggi si è pure guastato l'intercity e son ritornata in interregionale con 1 ora e mezza in più. Almeno, a risollevarmi e farmi percepire ancora fresco il clima vacanziero, l'esito di data mining, che chiude con gioia e sospiri di sollievo quest'ennesima -quasi ultima- sessione d'esami.
In realtà questi giorni ho capito una cosa importante. Non è vero che io e Jacopo non abbiamo neanche una passione in comune. Sì, io amo cose che non lo sfiorano minimamente, la sua ardente adorazione per lo sport è in parte condivisa da me, ma solo a livello di interesse, e neanche per le stesse discipline, abbiamo gusti, abitudini e stili alimentari completamente opposti, nel tempo libero io andrei ovunque, lui neanche a pensarci... ma qualcosa che ci unisce c'è: il gorgonzola. Per due giorni di seguito, a cena fuori, abbiamo ordinato, uno indipendentemente dall'altra, la stessa specialità, e, in entrambi i casi, a base di gorgonzola. Non potrei mai passare la mia vita con qualcuno che odia il delizioso alimento, che mi guarda di sottecchi se ordino una pizza ai quattro formaggi, che mi lancia sguardi d'odio se ci condisco la pasta.Ma ecco, che il mio soggiorno a Genova finisce. Ed io non vedo già l'ora di rinornarci. Il cuore diviso a pezzettini tra la voglia di vivere la mia vita padovana, l'irrestibile richiamo della città che mi affascina più di qualunque altra, il bisogno di ritrovare gli improbabili personaggi della mia famiglia, ogni tanto. Io girerei, in lungo e in largo, ed in continuazione tra questi tre ambienti, e anche per l'Appenino da cui ormai sono stata conquistata, ed anche per altri luoghi da esplorare. Ma, ahimè, i sghei nel percorso per diventare palanche e poi ritrasformarsi in guadrì, vengono spesi in grosse quantità. Non vi dico quanto ho speso in treno per queste vacanzine-fine-esami che lasciamo stare che è meglio che oggi si è pure guastato l'intercity e son ritornata in interregionale con 1 ora e mezza in più. Almeno, a risollevarmi e farmi percepire ancora fresco il clima vacanziero, l'esito di data mining, che chiude con gioia e sospiri di sollievo quest'ennesima -quasi ultima- sessione d'esami.
domenica 17 febbraio 2008
a Zena cöse ti ghe vêu tornâ?! 3
"Che Genova non è mai una cosa sola.
Ma sempre due cose assieme, o tre, o quattro.
Sempre, in ogni suo luogo, circostanza e anima"
Sono solo 24 ore, diamine, eppure la Genova della domenica mattina cambia completamente faccia da quella del sabato. è pressoche deserta, algida, ariosa. E dire ariosa di Genova, quanto di più stretto e sacrificato esiste tra roccia ed acqua, è proprio una cosa inusuale. Perchè, allora, girare la città di mattina, quando potevo benissimo farlo di pomeriggio, momento del giorno sicuramente più affolato di gente?
Se ti stai facendo questa domanda, sicuramente non sei genovese. Perchè se tu lo fossi, sapresti benissimo che oggi pomeriggio c'è il derby Genoa-Samp e sapresti ancora meglio, da sempre, che tale appuntamento è immancabile, inevitabile e imprescindibile. L'attesa di QUELLE squadre in QUELLO Stadio (che sia il Ferraris il vero, condiviso, cuore della città?) si sente palpabile nell'aria già da giorni.
Ma questa è una cosa diversa. Stamattina c'ero io, io solo, e visto che sono marchigiana e non soggetta all'inevitabile schieramento, di palpabile non c'era proprio niente, almeno per me. Beh, in realtà, una tensione c'era: ai miei polpacci. I poveri (e ciò basta a definire il mio stato di forma) hanno risentito della morfologia non esattamente piatta dell'agglomerato urbano e non mi permettono di scendere. Salite sì, agevolmente, discese no, che mi fanno un male boia. Qui ci vuole un itinerario ad hoc.
Grazie alla capillarità ed efficenza della mai abbastanza lodata AMT vado a scoprire, tramite funicolare, piazza Sant'Anna. La funicolare mi consegna su alla circonvallazione a monte, e appena dietro l'imponente viabilità inventata dal nulla poco più di un secolo fa (e che ora appare l'unica esistente) si scorge quella preesistente. Quella appoggiata lì, sul fianco del costone roccioso, da quando gli uomini sanno trasportare merci con imbarcazioni e muli, cioè un bel po' di anni fa. Sempra quasi che i palazzoni ottocenteschi siano dei paraventi, delle quinte di un teatro, così convincenti da sembrare l'unica realtà. Appena dietro, piazza S.Anna. Piazza viene chiamata qui a Genova, anche se è solo un delizioso luogo di sosta per chi sale, in forte pendenza anche questo, chiaro, con l'immancabile chiesa conventuale e la prospettiva così sghemba che un architetto ultramoderno e strambo che doveva costruirla a posta così, non ci riusciva.
Ma si diceva che dovevo costruire un itinerario mirato e solo in salita. Ecco allora, un ideale porto-castelletto che per ridiscendere da lì c'è l'ascensore. Al porto l'aria fresca spazza via tutto. Rimangono solo i turisti a fare la fila per entrare all'acquario e il cielo, come al solito sgombro di nubi. La sopraelevata e le palme.
Ma due passi, e la Superba mi risucchia. Da qui a castelletto sarà quasi sempre il Medio Evo a farci da sfondo. Solo largo Zecca è una profonda incisione fin-de-siecle nel territorio urbano. Si supera quella, e si ritrova l'immancabile creuza in salita, quella nascosta da tutto il resto, sì, le quinte ottocentesche. Questa mi sputa in luoghi pazzecchi, in un'altra piazza con chiesa dalla forma e dall'architettura poco credibili. La creuza continua a salire, fiancheggiata da abitazioni altissime di gente fortunata le cui finestre si affacciano sopra i giardini odorosi, sopra la città e sopra il mare, offrendo ad ognuno prospettive sghembe ed originalissime, alcune delle quali tra caseggiati, muri di calce e cancelli riesco a catturare anch'io. Sono luoghi più abitati, questi, anche di domenica mattina, dalle famiglie, dai parrocchiani e dai bambini con la bandiera del Genoa.
La trita e ritrita spianata non riesce neanche stavolta, mannaggia a lei, a lasciarti indifferente e superiore. è sempre come la prima volta, come accade per gli abbracci della persona che ami.
Ascensore di Castelletto. 18. Casa di Jacopo. Pranzo con le nonne, dopo che i fratelli dello sport invernale hanno finito di guardare l'interminabile biathlon.
Ed ecco, l'appuntamento che più ho aspettato nei miei tre anni di permanenza a Genova: vedere un derby in A. Contestualizziamo. Se il Bene e il Male decidessero, assumendo sembianze umane e gigantesche, di affrontarsi una volta per tutte sulle alture genovesi, uno coi piedi su Borzoli l'altro su Quezzi, i genovesi si dimostrerebbero meno interessati all'esito della sfida. E non solo i genovesi "target medio del tifoso": tipo uomini giovani o meno giovani del tipo "Bar sport". No, le sorti di tutti, delle ragazzine, dei bambini, delle coppie di vecchietti, delle madri di famiglia sembrano essere appese al risultato finale di quella stracavolo di partita. E nonostante questo, nonostante ci sia un'attesa enorme intorno, una sfida verbale a riguardo tra le due compagini che si protrae per non so quanto tempo, esso rimane sostanzialmente una festa, una festa di sport.



Ma quello di oggi (a parte che, lo aspetto da anni e doveva capitarmi proprio adesso che il calcio non mi piace più di tanto?) all'inizio non mi ha coinvolto affatto. Solo la precedente pennichella mi ha salvato dal crollare sul divano. Mano a mano la sfida si è intensificata, per lasciare spazio ai momenti finali di suspance. Ehm..è con somma riconoscenza e grande sollievo che vorrei ringraziare l'U.C. Sampdoria, in particolare nella persona del Signor Antonio Cassano per aver vinto la partita che altrimenti chi cavolo lo sopportava il ratùn per un lasso di tempo tristemente lungo susseguentesi la partita stessa?
Alla fine della serata, come una ciliegina sulla torta, un regalo grande grande, anche se per tutti sembra la cosa più normale e scontata del mondo: la possibilità di scorpacciarmi una focaccia al formaggio. Un grazie enorme alla famiglia Barbieri per questo squisito pensiero di invitarmi al ristorante dove preparano questa chicca senza glutine. (Questi giorni ho mangiato come un maiale)
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sabato 16 febbraio 2008
Che strano..
è dormire in un letto diverso dopo tanto tempo. Che strano aprire gli occhi e vedere il soffitto in perline di legno, metterci un attimo per capire dove sei, e soprattutto, che strano, voltarsi verso sinistra e notare con stupore che non c'è Giedre che dorme bensì tua sorella, a cui, ancora un po' frastornata, auguri Buona Giornata. Che strano scendere le scale e vedere i tuoi in cucina, a chiaccherare, la stufa accesa, e la mamma che sta preparando il tuo piatto preferito.
Ho in testa l'immagine di una bambina, che trova davanti a sé una pila immensa di mattoncini rossi. E' contenta, pensa a tutte le cose che può costruire con quei mattoncini. Poi, d'un tratto, si incupisce, le viene in mente che non ha le istruzioni per mettere insieme tutti quei pezzi. Non sa da dove partire, potrebbe costruire mille cose, infinite in realtà, ma non riesce a decidersi. Di solito, anche senza istruzioni, se la cava bene perchè sa improvvisare, inventare, qualcosa le viene sempre fuori. Ora invece il vuoto. L'inventiva, l'istinto, che di solito l'aiutano, è come se l'avessero abbandonata. E rimane lì, immobile, davanti a tutti quei mattoncini, senza riuscire a far nulla. Sola.
Serenità. L'insensata certezza che ce la farò a mettere insieme tutti i pezzi, in qualche modo. Magari non subito, sicuramente non da sola. Ma ce la farò.
Ed è già un buon inizio. Credo.
Ho in testa l'immagine di una bambina, che trova davanti a sé una pila immensa di mattoncini rossi. E' contenta, pensa a tutte le cose che può costruire con quei mattoncini. Poi, d'un tratto, si incupisce, le viene in mente che non ha le istruzioni per mettere insieme tutti quei pezzi. Non sa da dove partire, potrebbe costruire mille cose, infinite in realtà, ma non riesce a decidersi. Di solito, anche senza istruzioni, se la cava bene perchè sa improvvisare, inventare, qualcosa le viene sempre fuori. Ora invece il vuoto. L'inventiva, l'istinto, che di solito l'aiutano, è come se l'avessero abbandonata. E rimane lì, immobile, davanti a tutti quei mattoncini, senza riuscire a far nulla. Sola.
Serenità. L'insensata certezza che ce la farò a mettere insieme tutti i pezzi, in qualche modo. Magari non subito, sicuramente non da sola. Ma ce la farò.
Ed è già un buon inizio. Credo.
a Zena cöse ti ghe vêu tornâ?! 2
"oudù de mà misciòu de pèrsa lègia
cos’àtru fa cos’àtru dàghe a ou cè"
Stamane mi sono svegliata di buon mattino (almeno relativamente..). Infatti ho un sonno abbastanza pesante. Non potevo mancare il mio appuntamento con la Genova del sabato mattina. Sono stata piacevolissimamente impressionata dalla presenza, nella città antica, di gente, negozi ed attività che vanno aumentando e vivacizzandosi ogni anno che passa. Il che mi riempie della consapevolezza che il centro storico più grande d'Europa e più affascinante del mondo possa tornare a rivivere e risogere dalla desolazione, dalla solitudine e dalla brutta nomea che lo hanno colpito per tanti decenni.
Il 19 mi scaricò a Piazza dell'Annunziata. Il nuovo di questo mio ritorno a Genova è la decisione di non prepararmi itinerari, non scegliere percorsi a priori, ma lasciarmi portare, pur avendo selezionato posti che ho il dovere morale di toccare nel mio girovagare, prima o poi. Cammina, cammina tra vie, vichi, caffetterie, focaccerie, friggitorie, besagnini e pesciaroli (beh, stavolta il termine non è esattamente genovese) mi sono trovata, forse quasi inconsciamente alla drogheria Torrielli di Via San Bernardo.

Uno dei posti più belli, odorosi e accoglienti e suggestivi in cui io abbia mai messo piede. Tutto lì è ancora primo-novecento, anche se manca ormai quel vecchio commesso primo-novecento degnamente sostituito da sue gentilissime discendenti, selezionatrici e consigliatrici di thè, spezie, cioccolate e quantaltro.
Nei miei adorati insaporitori, in tanti sacchetti diversi, ho speso infine 20 euro, sentendomi discretamente in colpa. Il rimorso è sparito all'istante pensando a certi miei coetanei che spendono ben di più in altra sorta di droghe.Il tour continua uscendo dal cuore grumoso e ancestrale del città, passando per il cappuccino al Caffè degli Specchi, altro posto fascinoso, per venire sputata nell'ariosissima Piazza De Ferrari, al capolinea del "mio" 44. Esso, tappa immancabile, mi ha portato fino ad un'altro luogo, altrettanto immancabile: il mercato orientale.
Qualcuno mi può spiegare il perchè del sottile piacere che provo nel mettermi davanti a quello che era il mio formaggiao di fiducia per confrontarne i prezzi coll'attuale che frequento qui a Padova? Per non parlare della mia voglia di comprare pere Paradiso e fagiolini, cosa che non posso certo fare essendo ospite dai miei "suoceri fra molte virgolette".
Ma è già tardi! Meglio prendere il 18 per Piazza Corvetto. Da qui, però, mi rimmergo, attraverso Salita Santa Caterina, nel grumo stretto della città. Osservo queste vie, ora Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco a strettissima distanza da zone della città, martoriate, distrutte, cancellate definitivamente dalla guerra e dalla più crudele speculazione anni 60'. Oppure, se non basta, tagliuzzate di qua e di là dalle grandi ed elaganti arterie ottocentesche. Forse, senza questi tagli, colpi, trasformazioni, innesti, Genova sarebbe ora una città morta. Non so, non voglio dire che sia stato tutto sbagliato.
Fortunatamente le mie elucubrazioni sono interrotte, perchè mi ritrovo già in Luccoli, circondata da un più rassicurante MedioEvo. Da qui a Macelli di Soziglia il passo è breve. Devo essere sincera, questa via, già percorsa negli anni passati miliardi di volte, non pensavo potesse darmi molto, emozionarmi ancora.Inve rimetterci piede, beh, mi sento scema, ma è stato brividoso, come non l'avessi mai vista prima, coi suoi negozi alimentari così, così..alimentari; alcuni sono cambiati (la panetteria diventata "Pane e tulipani") e alcuni meravigliosamente sempre uguali, alcuni, sempre di più, nuovi del tutto, segno di come questa zona pulluli ancora di vita, nonostante le avanzate marginali della prostituzione dalla vicina zona della Maddalena e la minuscola traversa di Via della Rosa.
Infine, i quaresimali che occhieggiano dalle bellissime pasticcerie di Soziglia mi sembrano un ottimo pensiero per la magnifica nonna Valeria, dalla quale pranzeremo. Piazza Banchi. Sottoripa coi suoi portici che sembra di essere in un mondo lontano, ad eccomi alla fermata dell'1 con le spezie in borsa ed il vassoio coi pasticcini di marzapane in mano.
Dopo lo strepitoso ragù di Valeria e un sonnellino la nostra famosa coppia di eroi è partita di nuovo alla volta di Genova centro a godersi l'atmosfera di Piazza de Ferrari seduti ai bordi della fontana spumosa, girovagando per vicoli già usati, compricchiando cose più o meno utili, e più o meno strane, trovate guardacaso a Genova, che non a caso i liguri hanno il modo di dire "Ghé de tutto comme a Zena". Messa in Cattedrale e cena in creperia. Che ci fa Marghe in creperia? Beh, in quella di stradone San Agostino ci mangia, grazie al nuovo servizio per celiaci. Non ho parole per la galettes di grano saraceno con gorgonzola, prosciutto, noci e calvados e la crepe mascarpone e nutella (quando ho finito di digerire tutto vi mando un fax), ma neanche per l'inaudita gentilezza del rattone che mi ha permesso di cenare lì, nonostante le difficoltà logistiche.
Infatti, una corsa in metro, ed eccoci a Sampierdarena, al Mazda palace, al concerto per il compleanno del Signor Fabrizio De Andrè, con quei buontemponi della PFM. Quelle note mi riportano a quasi 10 anni fa, quando le sue canzoni iniziavano a portare a spasso la mia anima in luoghi mai visitati prima e mi spingevano a cogliere ogni profumo di ogni gesto di ogni minuto della mia vita, cercando di riempire gli attimi, come quel Suonatore Jones di Spoon River che non a caso dice, alla fine della sua vita, "e ricordi tanti e nemmeno un rimpianto".
Un grazie commosso alla premiata ditta Barbieri&Cavicchi, che mi hanno permesso di essere al concerto, e a chi, per me, ha rinunciato non ad uno, non a due, ma ben a tre anticipi di serie A. Grazie
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venerdì 15 febbraio 2008
a Zena cöse ti ghe vêu tornâ?! 1
Ma lo sapete dove sono?? Lo sapete?? Sì, lo sapete perchè ho già rotto i maroni a tutti con l'euforia per il ritorno a Genova dopo tanto tempo. L'attesa è stata ripagata, cari amici di tutti i bambini, perchè oggi è stata una giornata magnifica, ma che dico magnifica, sarebbe un termine quasi riduttivo.
Subito dopo pranzo il troglodita sampierdarenese mi ha portato su al Righi. I due temerari esploratori hanno raggiunto a piedi il forte Sperone, dominando così tutta la Valbisagno da una parte e la Valpolcevera dall'altra. Il clima ci ha sicuramente aiutato e ci siamo riempiti di sole. Ovviamente, in tali condizioni, la mia Yashica si è animata come di vita propria ed ho iniziato a scattare a destra e a manca. Vista la gradevolezza della giornata un sacco di gente, coppie, cani e cose varie affolavano i forti genovesi ed il lussureggiante verde circostante.
Dopo l'allegra scampagnata Jacopo è ritornato a casa, mentre io sono scesa in centro parzialmente a piedi e parzialmente in funicolare.
Sto diventando troppo romantica, quindi non mi dilungo sulla bellezza di quella creuza percorsa per scendere dal Righi, sul fatto che si vedesse il porto sullo sfondo, sul fatto che il cielo iperazzurro e terso emozionasse la regolazione dell'asposizione della mia macchina fotografica, del fatto che cercando a caso la stazione della funicolare ho scoperto vari angolini suggestivi.
E svaccarsi sulle panchine della stanzioncina aspettando il vagone rosso che ti porta a valle?
Poi, appena scesa, sono ecco la via Aurea e i suoi palazzi, le vetrine di Profumo, fontane marose e via XX. Infine, con somma gioia delle mie gambine, un simpatico treno per Voltri mi ha riportato da Brignole fino a Sampierdarena.
Però ho un problema. Un problema di fame. Stasera cena al Focone con pizza senza glutine ai quattro formaggi. Appena finita, volevo mangiarne un'altra...
Domani? Domani si continua, cari amici, con altri giri, giretti e Giletti, che non vi anticiperò ora.
Un commento del ratùn: Nosawa Onsen. Tempestivi al massimo. Pieralberto Carrara in testa alla gara. Nessun errore... Molto bene per il bergamasco, 15 tiri precisi! Fino alla seconda serie di tiri per il bergamasco era secondo posto; poi, grazie agli sci, (non ricordo come va avanti... Tratto dalla telecronaca di Franco Bragagna della 20km di biathlon delle olimpiadi di Nagano 1998).
p.s. Dimenticavo!!! Ho cambiato posizione ad Hulk Hogan! Sapete una cosa? Gli mancavo, si vedeva che era emozionato. Infatti poi mi ha detto tutte le cose carine che sa dire lui..
Subito dopo pranzo il troglodita sampierdarenese mi ha portato su al Righi. I due temerari esploratori hanno raggiunto a piedi il forte Sperone, dominando così tutta la Valbisagno da una parte e la Valpolcevera dall'altra. Il clima ci ha sicuramente aiutato e ci siamo riempiti di sole. Ovviamente, in tali condizioni, la mia Yashica si è animata come di vita propria ed ho iniziato a scattare a destra e a manca. Vista la gradevolezza della giornata un sacco di gente, coppie, cani e cose varie affolavano i forti genovesi ed il lussureggiante verde circostante.
Dopo l'allegra scampagnata Jacopo è ritornato a casa, mentre io sono scesa in centro parzialmente a piedi e parzialmente in funicolare.
Sto diventando troppo romantica, quindi non mi dilungo sulla bellezza di quella creuza percorsa per scendere dal Righi, sul fatto che si vedesse il porto sullo sfondo, sul fatto che il cielo iperazzurro e terso emozionasse la regolazione dell'asposizione della mia macchina fotografica, del fatto che cercando a caso la stazione della funicolare ho scoperto vari angolini suggestivi.
E svaccarsi sulle panchine della stanzioncina aspettando il vagone rosso che ti porta a valle?
Poi, appena scesa, sono ecco la via Aurea e i suoi palazzi, le vetrine di Profumo, fontane marose e via XX. Infine, con somma gioia delle mie gambine, un simpatico treno per Voltri mi ha riportato da Brignole fino a Sampierdarena.
Però ho un problema. Un problema di fame. Stasera cena al Focone con pizza senza glutine ai quattro formaggi. Appena finita, volevo mangiarne un'altra...
Domani? Domani si continua, cari amici, con altri giri, giretti e Giletti, che non vi anticiperò ora.
Un commento del ratùn: Nosawa Onsen. Tempestivi al massimo. Pieralberto Carrara in testa alla gara. Nessun errore... Molto bene per il bergamasco, 15 tiri precisi! Fino alla seconda serie di tiri per il bergamasco era secondo posto; poi, grazie agli sci, (non ricordo come va avanti... Tratto dalla telecronaca di Franco Bragagna della 20km di biathlon delle olimpiadi di Nagano 1998).
p.s. Dimenticavo!!! Ho cambiato posizione ad Hulk Hogan! Sapete una cosa? Gli mancavo, si vedeva che era emozionato. Infatti poi mi ha detto tutte le cose carine che sa dire lui..
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