lunedì 25 maggio 2009

La vita in rosa - intermezzo

Oggi non si parla di Giro d’Italia. Certo, vale la pena parlare delle ultime tappe, ma lo faremo nelle prossime puntate. Anche perché la tappa di oggi si corre nella mia terra, e quindi non sono proprio riuscita a perdermela.
Oggi mi sentivo un po’ precaria, un po’, come dire, “come d’autunno sugli alberi le foglie”. Questo perché stamattina sono uscita di casa per farmi le analisi del sangue, quindi digiuna e piena di tensione. L’afa ci mette il suo per abbassarmi la pressione, quindi ho passato soprattutto la mattinata, ma anche il resto della giornata, con la sensazione di spalmarmi da un momento all’altro sul pavimento.
Il caldo è stato forte anche nel resto del weekend che, come preannunciato, vedeva la mia partecipazione (eccezionale) al compleanno di Sandro e Francesca a Prato. La location, una casa di campagna su una verdissima altura alle spalle di Prato, era paesaggicamente spettacolare. La Toscana è una regione meravigliosa, molto simile alla mia (che è ancora meglio, intendiamoci), il suo paesaggio presenta comunque delle differenze che percepisco ma non riesco con precisione ad identificare.

Ciò di cui volevo parlare, invece, sono i “salti nel tempo” che piccoli particolari ti fanno fare, riportandoti alla mente tanti ricordi del passato. Un po’ come le Magdalenas di Proust, per intenderci. Le mie magdalenas sono state le voci di Bulbarelli e Cassano (eggià..) e una pasta fredda che mi son preparata venerdì sera mettendoci dentro, un po’ per disperazione, dei cubetti di parmigiano. Il sapore del tutto è subito passato dalla bocca al cuore, facendomi riassaporare col pensiero l’insalata di riso che in epoca genovese mi facevo fare regolarmente dal famoso “paninaro”. Ho in testa paninari, ingredienti, bottega e tutto come se ci fossi stata stamani a comprarmi il pranzo. La mia ricetta segreta prevedeva: mais, pomodorini, carote julienne, funghetti piccanti, tonno e cubetti di parmigiano. Uno spettacolo.

Ma venerdì non sono solo i ricordi che mi hanno fatto piangere nel bel mezzo della cena. La commozione derivava invece dal mio innato amore per la bellezza, questa volta fortemente sollecitato dalla scoperta della musica lirica dopo l’ascolto dell’ultimo album di Mina. I brani di Puccini mi pugnalavano il cuore, mentre li rimettevo varie volte. Bellissimi in sé stessi, e non tanto per l’interpretazione di Mina, che comunque ci mette quel “quid” in più.
Mentre Mimì ricorda a Rodolfo che lui “è l’amor, tutta la mia vita” e il protagonista della Tosca “muore disperato e non ha mai amato tanto la vita” la serata mi passava, senza che me ne accorgessi, a documentarmi di tutto questo, e ancora una volta affanculo alle pulizie rimandate.

Durante le mie documentazione internaute, però mi ritornò in mente un articolo letto la mattina stessa, che avevo poi momentaneamente rimosso durante la giornata di lavoro. Le dichiarazioni di Loredana Bertè, sulla morte della sorella Mia e su quello entrambe che avrebbero subito dal padre, sono agghiaccianti, un vero pugno nello stomaco. Non si può essere del tutto sicuri dell’attendibilità delle parole pesanti di Loredana, negli ultimi anni tristemente famosa per i suoi eccessi. Ma certi racconti non te le puoi inventare di sana pianta, nemmeno se sei piena di droga. La scena del padre che prende a calci il pancione della moglie, il pavimento del bagno che cambia colore, il fratellino che “lui non ce l’ha fatta”. Il mouse resta sospeso in mano, devo ricacciare indietro qualche lacrima spontanea.
Il mio pensiero va a quella canzone fortissima “Padre davvero”. A Mimì e alle interpretazioni magiche che ci ha lasciato. A tutti quei brividi che ci hanno fatto venire.
No, Mimì, gli uomini non cambiano. L’unica speranza, ora e per sempre, è nell’amore. L’unica cosa che ci tiene a galla.

“Amore gli uomini che cambiano
sono quelli innamorati..come te”

2 commenti:

Paulpinot ha detto...

A me tiene a galla anche il fantacampionato...vero jacopo?!asd

Pino/Pippo Franco ha detto...

mio innato amore per la bellezzaNon a caso stai con me. Era sottinteso, potevi evitare questa frase. asd