lunedì 11 maggio 2009

La vita in rosa


È incredibile come alcune sensazioni cambino a seconda che io mi sposti in varie parti d’Italia; forse perché cambia il proprio “mood” o in generale quello di una città. Non a caso nel mio ultimo post dicevo che i vari periodi della mia vita mettevano in luce aspetti diversi di me: sì, sempre per la serie Uno, nessuno e centomila (eh, ragazzi, c’avevo la Pettinelli di italiano e saremo stati tre mesi su Pirandello…).

Ecco allora che torna ad esplodere la passione per il Giro d’Italia, forte più che mai negli anni genovesi, e un po’ smorzatasi nel mio soggiorno padovano. Il perché non è da ricercarsi nella vocazione più o meno ciclistica di queste terre, come tutti gli esperti di bici considereranno, ma come dicevo a qualche particolarissimo non scandagliabile “mood”.

Non è solo la direzione sportiva a prendermi. In primo luogo c’è la dimensione del paesaggio. Perché davvero il Giro d’Italia è quello che esprime già dal suo nome: un meraviglioso giro, appunto, nella nostra meravigliosa terra. Le immagini della corsa corrono su paesaggi di montagna, di mare, di collina, di campagna, di città ecc. facendoti scoprire tanti posti bellissimi di cui la maggior parte delle volte non conoscevi neanche l’esistenza. E ti sembra di viaggiare, pur restando nelle quattro mura della tua stanza.

Poi c’è la dimensione dei ricordi. Perché è inevitabile che alle varie tappe del passato si appiccichino eventi concomitanti, emozioni provate, le persone che erano con te in quel momento. Magari c’è anche il ricordo, chessò, del giovane ciclista che esplode proprio in quella determinata tappa, ma anche cose più personali, come una delle decisioni più importanti della mia vita presa mentre si apriva il collegamento alla penultima durissima tappa di montagna di un giro di tanti anni fa. E come si può evitare che faccia capolino nella mente quel ricordino del nonno che si guadarva ogni santissima tappa quando da bambina stavo con lui? Io ovviamente allora trovavo noiosissime quelle corse, ma ora non posso fare a meno di dadicare a lui tappine e tapponi.

Oggi la decisione di sentire la tappa odierna in radio (si avvertono i miei detrattori che non è che non lavorassi, ma che stavo facendo girare un processo con tempi macchina molto molto lunghi).

Anche se non è certo una delle tappe più memorabili (pur se spumeggiante e piena di colpi di scena) mi ha riacceso dentro la voglia di seguirlo fino in fondo questo giro: centenario, quindi già imperdibile di per sé, percorso stravagante, dinamiche assolutamente poco prevedibili che lo rendono, a mio giudizio, molto più godibile del seppur prestigioso Tour.

Domani si prevede già una tappa di quelle importanti; la mia radiolina è pronta, io anche. Piano piano arriveranno anche le mie simpatie o antipatie per gli atleti e le squadre fino a venire coinvolta in un mondo inestricabile di emozioni.

Delle quali vi aggiornerò.

Nessun commento: