mercoledì 3 giugno 2009

La vita in rosa - Fèn (prima parte)

[Attenzione: questo post andrà in onda in forma frammentata per venire incontro alle vostre capacità mentali]

Mi mancano da raccontare questi ultimi giorni, in cui ho fatto sostanzialmente la cura del sonno. Ricordiamo a chi si fosse perso qualche puntata precedente, che ero a Padova da venerdì scorso e, da allora a stamattina, mi sono sorbita praticamente da sola il ratùn e le sue incombenti manie (vedere il suo post sullo sport domenicale nel suo blog per averne un qualche esempio).

C'è da dire però che forse anche lui ha qualcosa da lamentarsi con me: vi ricordate per esempio della mia imbarazzante idea di andare dal piadinaro in bici? Potevamo noi rinunciare a quest’idea? Ovviamente no, perché domenica alle 12 circa, quando è uscito il sole siamo subiti usciti, senza aver fatto merenda, e abbiamo percorso kilometri di piste ciclabili in un romantico paesaggio bord-de-canal. Il cielo, dopo che il sole si era ritirato, era “a pecorelle” e di un colore tragicamente vicino al blu scuro. Una volta arrivati a Caselle di Selvazzano Dentro, una località col cui nome si commenta da sola, il fidato piadinaro Zio Toni era prevedibilmente chiuso. Cinque minuti dopo aver pronosticato un suo imminente svenimento, Jacopo cambia idea decidendo di non fermarci in nessun posto alternativo perchè doveva farsi le mozzarelle in carrozza una volta a casa. Ripetizione in direzione opposta dei tre quarti d’ora di bici. Inspiegabilmente, il vento rimaneva sempre invariabilmente contrario.

Ma questa serie di post non doveva essere dedicata al Giro d’Italia? Eh sì, perbacco, allora bisognerà almeno dire che è finito. È finito in maniera estremamente prevedibile ma non mi sono persa neanche l’ultima tappa (nella location del centro di Roma) scucchiaiando la mia vaschetta Grom. Nonostante il secondo in classifica, Di Luca, non avesse alcuna possibilità di rimonta sul primo, Menchov, era molto bello sentire le voci concitatissime di Cassani e Bulbarelli gridare al “finale trhilling” e alla “incredibile suspence”. In realtà quando Menchov è caduto a un kilometro dal traguardo mettendo, almeno per una manciata di secondi, tutto in dubbio anch’io sono rimasta col cucchiaino in mano e la bocca aperta. Poi nessuna sorpresa, ha vinto lui, e meritatamente. Però davvero è stato un bel Giro. E davvero i suoi protagonisti sono stati agguerriti e fino all’ultima tappa, fino all’ultimo secondo, il che non fa mai male. Addirittura per qualche attimo abbiamo potuto pensare che anche un traguardo volante (traguardi intermedi che nessuno si è mai cagato di striscio) potesse contare qualcosa ai fini della competizione finale.

Per me, è stato davvero emozionante andare in “Giro” per l’Italia, anche solo con la mente. Molto perché è stato un tuffo in un passato bello e dimenticato. Ma non solo. Da tanto leggo libri di viaggi. Perché è il modo più economico di farsi una vacanza. E anche il Giro, per certi versi, è così.
Un’altra cosa di cui mi sono innamorata (perché tradizionalmente le cose le scopri di più quando ti mancano) è Padova e la sua possibilità di girare in bici. Mi piace tantissimo andare in bici; è la mia personale, vivace e –ancora economica- sensazione di libertà completa. Tornando da Selvazzano, domenica, ma anche ieri in una passeggiata, scoprivo posti di Padova centro in cui in due anni e mezzo non avevo mai messo piede. Il che è un po’ surreale, visto che non si tratta certo di una grande città. [..]

2 commenti:

Menchov in rosa ha detto...

Te l'avevo detto che vincevo, asd!!! La caduta era calcolata...a posteriori ovviamente!

Pulcino ha detto...

ahahahaha! voglio vedere la faccia di jacopo dopo 3 quarti d'ora in bici e zio Tony chiuso!!!
Ahahaha!