Ostenda è una città portuale belga che si affaccia sul Mare del Nord. A quanto pare sti qui, in virtù della loro nordità, parlano gallone e vorrebbero distaccarsi dalla parte francese del Belgio. Ma cosa c'è ad Ostenda oltre al Mar del Nord? Ehm...
Abbiamo iniziato a porci questa domanda a partire da questo episodio: appena scese dal treno, io e Fra stavamo guardando un pannello con la cartina della città, quando ci si avvicina un gentile anziano signore, probabilmente membro del clero, chiedendoci se stavamo cercando qualcosa di specifico. Alla risposta di Fra "No, niente. Siamo due turiste e vorremmo visitare Ostenda" il signore fa una sottile risata sotto i baffi... (cosa avrà voluto dire???)
Ma io e Fra siamo coraggiose e non ci perdiamo d'animo. Dopo una visita all'immancabile cattedrale gotica (sono insensibile al fascino dell'arte io o davvero le cattedrali gotiche sono tutte sconsolatamente uguali??) e una ristorante colazione ci avviamo verso il mare.
Cavolo, ci voleva proprio. Non sarà immancabile come una visita ad un museo, ma questa vista e questa atmosfera sono davvero rilassanti. Soprattutto per noi abituati a spiagge affollate ed afose.
Una passeggiata sulla spiaggia, attente, a differenza degli autoctoni, a non bagnarci i piedi nell'acqua gelata, perchè comunque siamo meditteranee, noi.
Poi ci riinterniamo alla ricerca di cose belle da vedere in città. E, dopo un po', veniamo accontentati: per alcune vie un po' anonime si spande un'allegra musica, che ci sia una festa? Sì sì, una festa, però, così a occhio, sembra di essere in Romania (senza offesa per i rumeni,eh..). Si tratta di un mercatino pieno di cose imbarazzantissime da mettere in vendita. Ma la cosa ancora più angosciante è che c'era anche pieno di gente che contrattava, che comprava. Se pensate che io sia esagerata vi elenco una serie di oggetti in vendita: tavolette del cesso vecchie, una volpe impagliata, scarpe da paggio ottocentesco, musicacassette che già è tanto se dentro c'è ancora il nastro, piatti per bambini sporchi e vecchi, un copertone, latte di biscotti (trovabilissime al supermercato) e tanto altro (Fra, se ti vengono in mente articoli che non ho citato aggiungi pure nei commenti). Ovviamente non poteva mancare l'allegro complesso coi simpatici musicisti barbuti ed ubriachi, nonchè i loro ascoltatori attempatelli ma arzilli seduti ai tavoli ad acclamare i beniamini con pari tasso alcolico. Comunque giuro che la Sagra della salsiccia al confronto è una kermesse elegante.
Io e Fra torniamo dunque alla stazione convinte di aver visto tutto, satolle di cotal esperienza. Invece no, perchè ci adagiamo su una panchina, del tutto ignare di quello che i nostri occhi avrebbero veduto. Ora, la stazione di Ostenda pullula di gabbiani, piccioni, passerotti e non so se altri esseri alati. Nel seguire con lo sguardo tali esserini lottare per il cibo giriamo lo sguardo e vediamo un individuo nella panchina vicino a noi.
Seguiamo passo passo le fasi cicliche dell'operato del genio, che chiameremo il signor x:
- il signor x tiene in mano una mela e ne stacca un morso
- egli mastica codesto morso come tutte le persone normali, riducendo quindi il pezzo di frutta in piccoli frammenti
- quando il livello di masticazione del signor x raggiuge livelli da lui desiderabili egli estrae dalla sua bocca quanto defrantumato, deponendolo nella sua mano aperta
- codesti pezzetti di cibo vengono dalla sua mano aperta buttati in terra e generosamente distribuiti ai piccioni, che sembrano gradire.
Ovviamente io e Fra rimaniamo ammirate dalla civiltà tutta europea di premasticare sostanze altrimenti non digeribili dai piccioni per mancanza di qualche enzima. Cibare animali con sostanze da loro non assimilabili è un maltrattamento, un malcostume tutto italiano, da granturco in piazza San Marco, per intenderci.
A parte gli scherzi, cosa potevamo fare se non ridere come deficenti e avere la netta sensazione di aver assistito ad un evento incredibile?
Concludo il post, infine, con gli ultimi dettagli sulla visita a Bruxelles, di cui mi è piaciuto un sacco un altro particolare, che anche Fra mi ha fatto notare. Abitazioni vecchie o nuove, di epoche svariate si affiancano, ma creando un tutto armonico. Anche le diverse altezze di palazzi adiacenti non disturbano l'occhio. Si possono così ammirare palazzate elegantissime e varie, piene di contrasti e particolari deliziosi. A voi, anche se non sul tema, due foto dell'immancabile Grand Place e di Sainte-Catherine, di cui ringraziamo Fra (io ho lasciato la macchina i casa per non superare i limiti di peso Ryanair... sento già i vostri insulti a riguardo, inutile che li ripetiate nei commenti..)
1 commento:
Ma che incivili, è quello un cretino e ancor più cretini gli uccelli che mangiano la roba ciucciata da un vecchio sbronzone asd asd asd
Posta un commento